Vigilia di Natale 1999

Natale 2013

Vigilia di Natale 1999.
In una Milano fredda fuori ma calda dentro, io e un amico ci dannavamo l’anima per trovare dei regali adatti a delle persone che a quell’epoca per noi erano importantissime. Ora non le frequento più da tempo. So a malapena cosa combinano, grazie a quello strumento da voyeur che è Facebook, ma non interagisco con loro da anni.
Ma questa è la vita. Gli amici vanno e vengono, pochissimi rimangono. Nemmeno quel mio amico lo frequento più, se devo essere sincero.

A Natale 1999 avevo 23 anni, studiavo un po’ svogliatamente. Mio papà era ancora vivo. I miei nonni materni erano morti rispettivamente da un anno (nonno) e da due (nonna), ma ancora mi mancavano. Mi mancano anche adesso, a dire il vero.
Nel ’99 avevo Internet da 18 mesi, giocavo di ruolo tutte le settimane, ascoltavo molta musica dal vivo, anche in posti molto lontani da casa.
Milano, la mia città, era una città molto diversa da quella di oggi, anche se si intuiva già un cambiamento che non lasciava prospettare granché di positivo.
Nell’aria c’era una divertita paura per il Millenium Bug, paranoia trendy di fine secolo.

E il secolo poi è finito davvero. Il mondo no, ovviamente, anche se da allora è cambiato parecchio.
In meglio? In peggio? La risposta mi pare un poco scontata.
Per carità: non sono uno di quei nostalgici che vivono nel ricordo distorto di un passato in cui tutto era felice e zuccheroso. Il futuro (e anche il nostro presente) ci ha regalato opportunità, sviluppo tecnologico, indipendenza creativa, libertà di scelta. Tutto il mondo è letteralmente alla nostra portata: basta un click col mouse, o su uno schermo touchscreen.
Io non rinuncerei mai a tutto ciò. Chi dice di rimpiangere il mondo pre-informatico è probabilmente perché non si ricorda com’era. Non a caso questi struggimenti malinconici vengono fatti nel 99% dei casi su Facebook, vera icona del mondo interconnesso.

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Ma cosa ci siamo persi di quegli anni?
La mia risposta è: una speranza per il futuro.
Non per il futuro del singolo, bensì per un futuro comunitario, costituito da una base comune, su cui tutti dovremmo poggiare, per poi poter spiccare il balzo.
Ecco, in quella vigilia di Natale del 1999 io respiravo un’aria buona. Il nostro paese sembrava in evoluzione, nonostante l’alternarsi di governi deboli. Senz’altro era una sensazione amplificata anche dalla giovane età: comunque la si giri, 23 anni sono meglio di 38. Però non era solo un fatto di anagrafe. Il futuro sembrava tutto da scrivere. Pieno di incognite, ma anche di opportunità.

Di questo 2013 rimane poca roba buona. Crisi, disoccupazione, la rinascita di movimenti populisti che si nascondono dietro la menzogna della “democrazia diretta”. Ma anche: una cultura che in Italia rasenta dei valori vitali pari allo zero, una coesione sociale allo sfascio, un senso comune di appartenenza quasi azzerato.
E la mancanza di un futuro comune deve preoccupare anche i singoli. Perché, in un modo o nell’altro, siamo tutti collegati. La diffusione di fenomeni quali alcolismo e consumo di stupefacenti nei giovanissimi vorrà pur dire qualcosa. Annientare le preoccupazioni per un futuro che non esiste, utilizzando i cosiddetti “paradisi artificiali”, non è un comportamento imputabile solo all’assenza dei genitori (che pure, ahimé, non può essere taciuta).

Dei vecchi Natali mi piacerebbe dunque recuperare quel senso di timida speranza e vera coesione che avevamo una volta. Quel poter guardare in faccia i nostri anziani e poter ambire ad arrivare alla stessa età con almeno metà della loro serenità. O anche tenere in braccio un figlio – per chi ne ha – senza auguragli necessariamente di espatriare quanto prima possibile, perché questo paese è diventato un buco nero.

Non riesco a essere sereno, in questo Natale.
Preferisco semmai pensare al 2014 e immaginarlo come un altro tassello nella ricostruzione di qualcosa che non so bene definire, ma che senz’altro esiste ancora, da qualche parte.

Natale Vintage

– – –

(Alessandro Girola – Follow me on Twitter)

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25 commenti

  1. Per quello che può valere , Buon Natale , Alessandro , di cuore , da parte mia e della mia famiglia che ha imparato a conoscerti sentendomi commentare le tue opere.
    P.S. io continuo ad essere ottimista…

  2. Spero anch’io che il 2014 sia un tassello per iniziare a ricostruire qualcosa, come spero che il prossimo Natale sia meno grigio sulla faccia della gente.
    Buona Natale!

    1. Mettiamola così: il prossimo Natale, per questo paese, potrà essere soltanto migliore (viceversa credo che nemmeno esisterà più, l’Italia).
      A livello personale, speriamo di continuare a realizzare cose buone 😉
      Buon Natale a te e ai tuoi cari, Marco!

  3. Io temo sarà molto peggiore, ma spero di sbagliare clamorosamente. Auguri a tutti.
    Concordo che è finito (spero non per sempre) il senso di progresso collettivo, che è quello cui, in teoria, si dovrebbe tendere.

    1. Io tutto sommato voglio sperare che le cose miglioreranno un po’ per tutti. Nel mio piccolissimo, cercherò di industriarmi per far sì che almeno per me e per chi mi sta vicino sia così.

      1. Lo spero anche io, e quel che si potrà fare si farà, ma ho come l’impressione che – a livello dove il singolo può fare poco- si sia superata una soglia preoccupante. In ogni caso spero tra un anno di essere qui a commentare come mi ero sbagliato. 🙂

  4. Si sente ovunque che questo natale è coi nervi scoperti. C’è davvero un senso di terrore diffuso e un’angoscia palpabile.
    Ma anche io spero che magari, col tempo, qualcosina si riuscirà a costruire.
    E intanto, per quello che vale, buon natale.

  5. Mi ci riconosco molto in quello che hai scritto…comunque per me c’e’ piu’ speranza ora che negli anni ’90 , in cui sembrava tutto facile, scontato. Ci aggrappiamo alla speranza…nel senso vero ..quando e’ solo speranza, non probabilita’ che tutto proceda bene.Comunque Buon Natale!!

    1. Sì, forse è stato il lassismo di quell’epoca ad averci portato alla situazione di adesso… insieme ad altri fattori, ovviamente.
      Ma cambieremo le cose, dai 😉
      Buon Natale!

  6. Anche a me questo Natale mi sembra più rigido rispetto ai passati. Ci sono momenti in cui solo le lucine mi ricordano che lo è. Però è anche il primo dopo 6 anni che riesco a passare in casa senza dover correre a lavorare. Speriamo che il prossimo sia meglio per tutti :3 comunque, buon Natale e buon anno! ❤

  7. Io non vorrei essere nei panni del 2014, che ancora non è arrivato e già è l’oggetto di tante aspettative, di tante speranze… che ansia.
    Io il natale 1999 non me lo ricordo – è parte di quegli anni che per la mia memoria sono inaccessibili – non ero particolarmente felice, credo, non ero particolarmente soddisfatto della mia situazione.
    Quest’anno è quasi lo stesso.
    Ma sono cambiato io, e quindi, se non altro, questo Natale me lo ricorderò.
    E anche le cose cambieranno.
    In un modo o nell’altro cambiano sempre.
    Buon Natale, Alex.

  8. Di questo 2013 rimane poca roba buona…
    Questa decadenza però non è frutto di sfortuna o di un destino avverso, è il frutto di scelte e di responsabilità.
    Tra questa poca roba buona ci sono i giovani Alessandro. I giovani e la speranza che pur se poca ancora ce l’abbiamo. Su questo si dovrà ristabilire la giusta misura.
    Forse m’illudo, non so, sarà il clima natalizio a farmi vedere più rosa del dovuto.
    E a proposito di clima “tanti auguri, buon Natale” 🙂
    Affy

  9. L’incertezza nel futuro e il senso di fallimento e ridimensionamento del nostro paese sono evidenti, c’è poco da fare. Persino i più incalliti qualunquisti cominciano ad avere un po’ d’ansia.
    Anch’io ho un po’ di nostalgia dei miei parenti più anziani, mia zia in particolare, e lei mi raccontava sempre di come lei, suo marito e mio padre ancora bambino erano sopravvissuti alla fame, ai bombardamenti e ai rastrellamenti durante la guerra… Era un messaggio: si può sopravvivere a tutto e non perdere mai la voglia di sperare che si riuscirà a vedere un futuro migliore, bello come il passato. Diamoci dentro 😉
    Buon natale Alex.

  10. il commento di Ariano Geta mi ha fatto pensare ai cari che non ci sono più, che hanno visto la guerra. Nonostante le macerie c’era anche la voglia di ripartire, di mettersi il passato alle spalle, che è sopratutto quello che invece manca oggi pur al netto di visioni politiche non lungimiranti.
    Auguri di buon Natale a te Alex e a tutti i frequentatori di questo blog, sempre molto lucidi e competenti, che sono sempre un piacere leggere

    1. Grazie mille per il bel complimento, davvero. Anch’io credo che nell’ultimo anno i commenti su Plutonia siano diventati davvero competenti, spesso migliori dei miei post.
      Auguri, buon Natale anche a te!

  11. Eravamo più giovani, avevamo più voglia di fare, ma avevamo anche altri problemi. Difficilmente avevamo diecimila lire in tasca e spesso si passava il tempo giù in strada a fare nulla, solo ad aspettare qualcosa. E’ normale che tutto sia cambiato. M non è tutto da buttare. Se guardi nel tuo portafogli oggi dieci euro ce li hai di sicuro, magari anche la foto di una moglie/compagna, magari anche quella dei figli. Oggi c’è il blog e nel blog hai messo in file decine di libri. Non è tutto da buttare, dai.

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