Le monomanie dell’aspirante scrittore

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L’aspirante scrittore è quell’essere sospeso in un eterno limbo. Né carne né pesce, ambisce a essere legittimato in quanto scrittore. Tale legittimazione può venire soltanto da uno stimato professionista del settore: un “vero” editore, un autore di bestseller, un’agenzia letteraria, un importante blog di letteratura.
Fin quando questo diploma/contratto/pacca sulla spalla non arriva, l’aspirante scrittore continuerà a sospirare e a smadonnare contro il mondo, che non comprende il suo talento e la sua grandezza.
O al limite si iscriverà ai provini di Masterpiece.
E dire che c’è poco a cui “aspirare”. Di solito per definirsi scrittore basta, beh… scrivere. E cercarsi un pubblico, senza dimenticare il continuo percorso di miglioramento, che non ha mai fine, ma che è bello percorrere.
Ci sono delle manie, o forse delle fobie, che riguardano il 90% degli aspiranti scrittori. Più o meno sono queste.

Le manie e le fobie dell’aspirante scrittore

  • Trovare una Persona Importante del Mondo dell’Editoria (sì, tutto maiuscolo) che ne riconosca l’innato talento.
  • Far sì che la Persona Importante del Mondo dell’Editoria lo introduca nel Giro Giusto (maiuscolo anche questo).
  • Utilizzare il self-publishing unicamente come esca per attirare una Persona Importante del Mondo dell’Editoria.
  • Sfanculare il self-publishing un nanosecondo dopo aver ricevuto anche la più miserevole proposta di un contratto di pubblicazione.
  • Aprire un blog in cui parlare unicamente delle brutture dell’editoria.
  • Atteggiarsi a grammar nazi per dimostrare di essere uno che la sa lunga.
  • Minacciare di chiudere il blog se dopo un paio di mesi qualche editore non si è fatto avanti per proporre un contratto (sì, è un controsenso del punto precedente. Non fate domande).
  • Se la proposta di contratto arriva, il nostro aspirante scrittore cercherà di entrare subito in qualche blog che funge da house organ di una casa editrice (sì, anche questo è un controsenso… continuate a non fare domande).
  • Una volta entrato nel Giro Giusto, il nostro aspirante scrittore sentirà il bisogno irrefrenabile di sparare a zero contro gli autori indipendenti, notoriamente fonti di tutti i mali della nostra sana e santa editoria.
  • Se invece il contratto di pubblicazione continua a non arrivare, il nostro aspirante scrittore pubblicherà una serie di riflessioni su quanto sia da sfigati dedicarsi a un’attività come la scrittura.
  • La fobia più grande è quella di passare inosservato. Infatti il nostro eroe ritiene impossibile che un talento come il suo non sia stato ancora universalmente riconosciuto. Poco importante se nel mentre si è dimostrato un blogger maleducato, un inopportuno lecchino e/o un mediocre comunicatore. La colpa è sempre del complotto. Svegliaaa!!! (cit.)
  • … E comunque, se proprio la legittimazione non dovesse arrivare, si fa in fretta a scrivere un romanzo sui vampiri liceali innamorati, no? Tanto sarà sicuramente più bello degli altri 9999 già in circolazione, perché il talento fa la differenza.

Writer

Postilla: Se volete veramente farmi arrabbiare, definitemi “aspirante scrittore” o “scrittore esordiente”. Nel primo caso è quasi come se insultaste la mia mamma. Così, giusto per avvisarvi…

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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19 commenti

  1. Lo ammetto, io mi sono definito per una vita un “aspirante scrittore”. Nel senso che avrò iniziato a scrivere qualcosa (racconti, romanzi, copioni, saggi, barzellette, insomma di tutto) infinite volte, ma non ho mai portato a termine una sola cosa.

    Ora, dopo queste tue inquietanti rivelazioni sul vero significato dell’essere un aspirante scrittore, dovrai coniarmi un termine che io possa adottare quando mi riferisco a me stesso. Maledetto Girola…. 😀 😀 😀 😀 😀

  2. °-° anche io necessito di un nuovo termine °__° sono sconvolta da questa lista, improvvisamente mi sento molto civile, carina e per nulla megalomane.
    “Apprendista” andrà bene? “Junior”? Dovrei trovare un acronimo come la macchina di ‘Piovono polpette’ ( f.l.d.s.m.d.f.r !).

  3. Bel quadretto, ma è un sunto di idiozie che per fortuna non si trovano radunate in un solo scrittore, o almeno spero! Però, questa cosa delle definizioni… non chiameresti scultore uno che nel tempo libero scalpella tronchi, o cuoco uno che cucina per la famiglia, no? Perciò è normale che uno esiti a definirsi scrittore se non scrive da professionista, con tanto di riscontri editorial-pecuniari. Apprendista, invece, è davvero più carino che “aspirante” (quello ricorda un po’ troppo l’aspirapolvere).

    1. Però sono due “arti” diverse.
      Per me uno è scrittore da quando inizia a scrivere. Non aspira a nulla, no?
      Semmai sarebbe più giusto dire “aspirante scrittore pubblicato”, se uno cerca un editore per sdoganarsi.
      Sennò apprendista in effetti suona molto meglio 🙂

      1. In effetti se lo scrittore non inizia a essere tale scrivendo, come si sceglie il momento preciso in cui lo diventa? Quando viene pubblicato la prima volta? Quando guadagna una somma superiore a X? Quando si mantiene con la scrittura? Campa cavallo…

  4. Il ritratto del 90% di quelli che battono i tastini al giorno d’oggi. Io ne prendo volentieri le distanze, perché i loro scopi mi sembrano alquanto sciocchi e puerili. Vanità e basta. Anzi, aggiungiamo anche mente fossilizzata.

  5. Ah, anch’io mi imbizzarrisco quando mi dicono che sono un aspirante.
    Nel momento in cui smetti di dirti “vorrei scrivere” e cominci a scrivere, hai smesso di essere un aspirante.
    Poi può darsi che tu sia un pessimo scrittore – succede, si vedon certi orrori in giro – ma aspirante non lo sei più.
    Allo stesso modo mi risento molto quando qualche furbastro cerca di “rimettermi al mio posto” con la domanda “ma se sei così in gamba, perché devi autopubblicarti”.
    Una volta rispondevo a insulti, poi sono passato ad ignorarli – ma in entrambi i casi i deficienti si convincevano di esserci riusciti, a “rimettemi al mioposto”..
    Oggi mi limito a postare l’elenco dei miei lavori pubblicati da editori tradizionali, per cercare di far entrare nel cervellino del mio interlocutore che non devo autopubblicarmi – semplicemente scelgo di pubblicare autonomamente certi miei lavori.
    Sono, in altre parole, quel che si dice un “autore ibrido” (così sembra che io abbia le branchie e viva a Innsmouth).
    Ma credi che capiscano?
    Ah!

    1. Sì, molti non lo capiscono proprio, che il self publishing può essere una scelta ponderata e di qualità (con tanto di collaboratori che garantiscono la medesima).
      Possono continuare a ironizzare o far finta di non comprendere. Quando vedo quel che c’è in giro, son sempre più convinto delle mie scelte programmatiche.

  6. anche a me stanno antipatiche parole come “aspirante” o “emergente”, però si intende che quando uno si definisce “aspirante scrittore” si riferisca ad “aspirante scrittore professionista”, cioè uno che con la scrittura ci guadagna qualcosa, il che è ben lontano dall’essere automatico per chi comincia a scrivere. un po’ come un “aspirante calciatore” è uno che gioca in uisp e vuole arrivare come minimo in eccellenza.

  7. Io ho scritto il primo romanzo e pubblicato (a mie spese… errori di gioventù) nel 1991. Fate un po’ voi i conti sul tempo passato. E ancora adesso qualcuno mi definisce autore esordiente…

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