La Fine del Mondo (2013): recensione

World's End

La Fine del Mondo
di Edgard Wright
UK/Francia, 2013

Sinossi

Cinque amici d’infanzia si riuniscono dopo vent’anni per ripetere un “epico” tour dei pub della loro giovinezza, il Miglio d’Oro, tornando alla loro città natale ancora una volta per tentare di raggiungere il leggendario pub “Fine del mondo”. Nel corso della notte si renderanno conto che a Newton Haver è in corso un’invasione aliena vera e propria. Concludere il Miglio d’Oro diventerà quindi l’ultima delle loro preoccupazioni, tranne che per Gary King, il fallito del gruppo…

Commento

Nick Frost e Simon Pegg costituiscono una delle coppie artistiche più consolidate del cinema moderno. I due si stimano, lavorano insieme a occhi chiusi e sanno confezionare storie intelligenti, per quanto venate di sana demenzialità.
La Fine del Mondo (The World’s End) è infatti un film che diverte senza essere stupido, anche quando fa utilizzo di scene “stupide” per accelerare i plot twist della trama.

La pellicola racconta di cinque amici, cinque tizi comuni, un po’ come me e voi che leggete. La gioventù è un ricordo, la vita moderna ha cannibalizzato tutto, in una routine che smorza tutto e fa dimenticare le stupidaggini degli anni del liceo. Stupidaggini “eroiche”, s’intende, come per esempio compiere un giro alcolico di dodici pub, in una sola notte.
Di questi cinque amici uno soltanto, Gary King, è rimasto saldamente ancora al passato, ma nel peggiore dei modi. King (Simon Pegg) è un fallito, alcolista e drogato, che vive nel ricordo di quando era il più figo della sua scuola. Il suo unico desiderio è quello di riunire i compagni per portare a termine il giro del Miglio Dorato. Nemmeno un’invasione aliena sembra demotivarlo, ma la medesima servirà ai suoi amici, per ritrovare la grinta di un tempo.

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La Fine del Mondo è un pregevole film, che riesce ad analizzare la nostalgia della giovinezza perduta senza ricorrere a mezzucci abusati e già visti in mille occasioni. Ciò nonostante gli spunti di riflessione non mancano affatto, tanto che il derelitto Gary King riesce a sembrare, per brevissimi istanti, l’unico uomo adulto veramente libero, per quanto bruciato nella testa e inaffidabile agli occhi del resto dell’umanità.

La pellicola è anche ricca di citazioni. Oltre agli evidenti rimandi a cult quali L’Invasione degli Ultracorpi, La CosaThe Stepford Wives e molti altri ancora, ci sono inside jokes che fanno riferimento alla “trilogia del cornetto”, composta da Shaun of the Dead e Hot Fuzz.
Se, a mio parere, Shaun of the Dead rimane il miglior film della coppia Frost/Penn, questo The World’s End si piazza senz’altro sul secondo gradino del podio, impreziosito da un’ottima fotografia e da alcune trovate brillanti (i robot alieni dal sangue letteralmente blu, a cui dobbiamo il balzo tecnologico di questi ultimi due decenni, per esempio).

Per me è stata anche una bella occasione per fare un ripasso riguardo ai ragionamenti, già affrontati molte volte, sugli inutili capestri che noi stessi (e non altri) ci creiamo nell’età adulta.
Commuovente trovare qualcuno in grado di portare le medesime riflessioni su pellicola, per di più nel contesto di un film di fantascienza.

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