Gli avvocati dei supereroi ti peleranno i glutei

pelare il culo

(Da una storia vera).
Con 1600 “amici” su Facebook capita spesso di leggere storie bizzarre o incredibili, magari riguardanti persone che hai sì tra i contatti, ma con cui non hai mai interagito direttamente.
Settimana scorsa mi sono imbattuto nel resoconto affranto di un tizio, che raccontava di aver ricevuto una denuncia tramite avvocato, da parte di una famosa casa di produzione di fumetti e film con sede negli Stati Uniti. Quando dico “famosa” intendo proprio una delle due arcinote… ma non vi dirò quale, perché non m’importa fare nomi.
Perché questo tizio è stato denunciato? Come ha fatto a finire, lui misero e tapino, nel radar di una multinazionale ricchissima? Semplice: tizio replicava i costumi di scena dei supereroi sotto copyright e li vendeva sul suo store online. Forse, essendo “piccolo” e sconosciuto, credeva di farla franca. Invece certe società hanno avvocati appositamente pagati per scovare i furbetti che credono di operare in modalità stealth, protetti dall’anonimato.
E infatti è andata proprio così.

La cosa paradossale è stata un’altra, vale a dire leggere i commenti di sostegno a tizio.

“Ma perché i cinesi possono vendere magliette tarocche e tu no?”

“Il costume del supereroe XY è un patrimonio dell’immaginario popolare, non possono averne l’esclusiva!”

“Tanto non possono farti causa perché tu sei italiano e loro americani!”

“Ma tu non hai copiato, ha reinterpretato…”

“Ha detto mio cugggino che una volta lui vendeva le magliette col logo di Batman, e nessuno gli ha fatto causa.”

“Potresti cambiare i nomi dei personaggi… basta una lettera diversa, Betman, Capitan Svizzera, Suppaman…”

“Eh, ma allora denunciassero anche tutti quelli che fanno i cosplayer!”

Ok, l’idiozia di tali commenti è palese, credo non ci sia bisogno di aggiungere granché.
Quel che fa più rabbia è però il sostegno verso un’operazione che, senza troppi giri di parole, cade direttamente nel reato di contraffazione. Che non è cosa da poco, anzi. Ci sono i margini per azioni legali pesanti, altro che solidarietà.

Il copyright, piaccia o meno, esiste e in quanto tale va rispettato.
Essendo stato, pur nel mio piccolo, vittima di un plagio, so quanto la cosa risulti fastidiosa e insopportabile.
Copiare è un gesto antipatico e sgradevole. Copiare a fini di lucro è reato.
In realtà le leggi italiane sono lacunose, in questo campo. Ben diverse sono quelle che regolano i diritti d’autore in paesi giuridicamente più severi, come gli Stati Uniti. Non bisogna scherzare col fuoco. Se lo si fa non si può poi dare la colpa alle fiamme, se ci si scotta.

La proprietà intellettuale va tutelata.
Io la vedo così.
Con essa molta gente ci campa. I ricchi quanto i poveri. E, visto che non si può legiferare per fascia di reddito, vanno tutelati tutti, indistintamente.
Chi sbaglia deve pagare.

cazzate

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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23 commenti

  1. Mi ricorda molto la lettera che Bill Gates spedì agli hobbisti del software nel ’76.
    92 minuti di applausi per un articolo che attirerà le ire dei parassiti.

        1. Il filo rosso e’ sottile.
          Putroppo oggi non si è piu’ abituati ad approfondire le discussioni, a volte semplificare è un obbligo.

          1. Non credo sia così sottile.

            Sono le interpretazioni “interessate” (come quelle dei tizi che hanno espresso i “commenti” citati), e le approssimazioni sbrigative che lo assottigliano.

      1. Quella dell’immaginario collettivo è preoccupante come affermazione. Va oltre alla paura, si va nel campo del terrore puro, perché questi un giorno potrebbero entrarti in giardino e fare un picnic: tanto il tuo giardino lo vedono tutti, quindi è pubblico.

  2. Alle volte mi incuriosisce sapere dove è il limite in questo genere di cose.
    Nel senso che il preseparo che tra pastori, pecorelle, Giuseppi e Marie ci mette Maradona, Superman, Obama e Pertini forse farà pure un plagio, ma lo considero troppo caratteristico per condannarlo.
    In secondo luogo direi anche che il volume di affari debba essere una discriminante:
    se io guadagno 1000 euro all’anno dai miei libri, uno che ne guadagna 50 plagiandomi mi fa un danno di un certo tipo.
    Nel caso dei supereroi, però, vista l’enorme differenza di guadagno tra le 2 parti e la conseguente trascurabilità del danno economico, prima di denunciare il tizio avrei apprezzato una proposta di acquisto dei diritti, poi un ammonimento a non proseguire e solo alla fine la denuncia.

    P.S.
    Ovvio che non conoscendo nei dettagli la vicenda che hai descritto l’ho generalizzata piu’ per definire una situaizone tipo che per prendere le parti di questo o di quello.

    1. Il punto è che la legge non discrimina in base al tanto o al poco. Si tratta di tutelare un concetto, anzi, un diritto.
      Ricevere certe mail legali è senz’altro sgradevole, ma negli States non vanno troppo per il sottile. Forse poi si accorgeranno altrimenti, ma intanto hanno fatto capire che non lasceranno correre…

      1. Non fraintendermi, dal punto di vista legale nulla da eccepire: i diritti sono i miei e sono io a decidere che uso farne.
        Quello che volevo sottolineare è che prima di indicare l’uno come sfruttatore dei diritti altrui o l’altro come despota che si vuole appropriare dell’immaginario popolare faccio un distinguo basato sulla singola situazione.
        In senso generale, poi, prima di denunciare considero un atto dovuto una diffida a continuare.

  3. Pienamente d’accordo, però mi chiedo come mai la Disney non denuncia mezza Italia. Spesso vedo volantini, insegne, reclami di esercizi con i personaggi Disney utilizzati come veicoli pubblicitari e non credo proprio che la pizzeria di un tizio qualsiasi paghi i diritti.

  4. La legislazione statunitense non è più severa della nostra. Per certi versi è più moderna, vedi fair use che noi non abbiamo. Ma è anche più sbilanciata per “fasce di reddito”, vedi DMCA e simili, oppure la deriva della sponda destra del copyright, che si è mossa in passato per coprire Topolino (!). Io condivido una posizione molto critica sul copyright, all over the world. Detto questo, le obiezioni che uno può muovere riguardo questo episodio sono solo teoriche o politiche. Dal punto di vista pratico, l’infrazione esiste e non mi sembra difendibile. Credo che rientri nella categoria furbetti, non meno di chi, fuori dai concerti, vende magliette tarocche.

    Comunque, poteva andare peggio. Potevano scatenare She-Hulk!

    1. Quando parlo di severità non lo faccio a vanvera.
      Ai tempi in cui il mio Survival Blog fu plagiato, chiesi parere a un amico avvocato. La risposta fu qualcosa del tipo “lascia perdere. Basta che cambino una parola qua e là per essere inattaccabili”.
      Mi è facile immaginare qualcosa di più severo di questo 😛

  5. Quei commenti che hai citato mettono tristezza, il caso è esemplificativo di un certo malcostume italico: siamo talmente abituati a credere di essere più furbi (o di poterci permettere tutto ) che non ci rendiamo nemmeno più conto della natura delle cose.
    I diritti di proprietà vanno tutelati e quel blogger è in torto marcio.
    Punto e basta.

  6. In Italia poi se parli di copyright o diritti di proprietà altrui la gente spesso non sa neanche a cosa serva o si lamenta perché non è giusto e non è lecito e non ha senso… poi appena è la loro roba ad essere attaccata con questo genere di meccanismo diventano improvvisamente i paladini della giustizia.
    Brutta storia!

  7. L’idea del “tutto free” esiste anche in altri paesi, non solo in Italia, come pure la contraffazione. Ovvio che a nessuno piace essere copiato, sono soldi in meno, che si tratti della Apple e della Samsung o della pizzeria di fronte che si lamenta perché il pizzaiolo concorrente gli ha copiato la pizza mexicana mettendoci gli stessi ingredienti e chiamandola “mekicana”…
    Bisogna avere la giusta ampiezza di vedute per capire che copiare è comunque una frode, ma molti proprio non riescono ad accettarlo. Soprattutto il pesce piccolo che, come diceva qualche altro commentatore, è convinto di arrecare un danno così infinitesimale al grosso gruppo da non meritare addirittura un processo penale.
    P.S.: esperienza personale: qui da me c’era un negozio di animali che si chiamava “Hello Spank”. Per anni nessun problema (gli autori, giapponesi, forse neppure si ricordano del cartone animato con quel buffo cagnolino) poi un gruppo italiano ha comprato il marchio per usarlo nell’abbigliamento e… nel giro di pochi giorni lo Spank dell’insegna è stato camuffato con una parrucca bionda e il negozio è diventato “Ciao SpEnk”…

  8. I commenti della gente sono a dir poco stupidi… su questo non ci piove.
    Anche il diritto d’autore va tutelato… anche su questo non si discute.
    Però in questo caso non saprei… io sono molto critico nei confronti del copyright e devo dire che sono d’accordo con Zio Nico quando dice che bisognerebbe valutare il danno (immediato e futuro) che la violazione comporta prima di passare per vie legali e quindi sentenziare una pena (di qualsiasi tipo e di qualsiasi gravità).
    Però, un pochetto da niubbo mi chiedo effettivamente come facciano i Cosplayer:
    non intendo come facciano a non essere denunciati i singoli che si mascherano alle fiere (non c’è scopo di lucro vero e proprio, anzi sono ormai un veicolo pubblicitario per le aziende detentrici dei diritti), ma come facciano a mettere insieme un costume, visto che non sempre si tratta di roba “fatta in casa” ed anzi sempre più spesso ci si rivolge ad artigiani (per i vari promps) ma anche a sartorie e negozi specializzati (italiani e non) per le varie componentistiche e non penso che sia tutto materiale proveniente da aziende dotate di licenza di merchandise, anzi… il mercato è molto florido in questo campo (basta anche vedere su vari e-store incluso su ebay) sopratutto all’estero.
    Penso che il tizio dell’articolo abbia fatto qualche “passo più lungo della gamba” e non il semplice “vendo parti di costume del supereroe X” e per questo abbia attirato i segugi della multinazionale di turno.

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