Cinque autori autopubblicati che squalificano il settore

La Cosa

Io stesso sono un autore autopubblicato, quindi posso parlare con cognizione di causa.
In realtà mi piace definirmi autore indipendente, autore artigiano, oppure autore autoprodotto, ma poco cambia, visto che quasi nessuno si prende la briga di notare le differenze.
A ogni modo, non è questo il punto. Oggi voglio concentrarmi su cinque archetipi di autori autopubblicati che infestano il Web, rendendo ridicolo l’intero settore. Come La Cosa dell’omonimo film, essi si infiltrano nelle maglie del sistema e lo infettano.
Il perché lo capirete leggendo questa breve top 5 tragicomica.
Una sola esortazione, prima di lasciarvi al post vero e proprio: ricordate che, come in ogni cosa, non si può fare di tutta l’erba un fascio. Noi autori indipendenti non siamo tutti così.

Cinque autori autopubblicati che squalificano il settore

  • La Locusta

Fastidioso, poco bello da vedersi, sgraziato, in grado di fare danni ovunque passa. L’autopubblicato-locusta è il tipico novellino che sbarca su Amazon (e su altri store digitali) con ebook impaginati alla cazzo di cane, imbruttiti da copertine oscene, privi di editing e scritti in un italiano da terza media. Convinto di avere tra le mani un buon libro, la Locusta inizia a spammare ovunque (soprattutto su Facebook), impermeabile alle critiche, alle frecciatine, ai suggerimenti sensati. La sua vita non è lunghissima. Di solito, quando si accorge di vendere poco, smette di esistere, per infestare altri campi (la musica, la fotografia, o chissà che altro).
Danneggia il settore perché: Dà l’impressione che la media qualitativa del self publishing sia davvero bassa.

  • La Diva

Solitamente donna, scrive romanzi e racconti di soltanto due o tre generi: erotico, paranormal romance, fantasy. Ha un buon bacino di lettori, complice il fatto che oramai il mercato italiano pare essere animato soltanto dalle appassionate di questo tipo di storie. Basta guardare le classifiche del Kindle Store per trovarle, là in alto, con le loro trilogie da 500+500+500 pagine vendute per un totale di 3 euro scarsi.
Su Facebook si comportano come novelle Marion Zimmer Bradley, rivolgendosi ai “fan” (più raramente ai lettori), e coinvolgendoli in ridicole faide con le colleghe. Di solito il motivo del contendere è il colore del prepuzio del vampiro Lester o la misura del seno dell’Elfa Lywin.
Danneggia il settore perché: Lo satura con ebook intercambiabili l’uno con l’altro, tra l’altro giocando a un inaccettabile ribasso dei prezzi di copertina.

keep calm and be a diva

  • L’Ex Troll

Trattasi del tipico blogger che per anni ha condotto una sistematica campagna di spernacchiamento di QUALUNQUE autore, specialmente italiano, farfugliando di cose che nemmeno comprende, come il POV ballerino, lo show don’t tell e l’infodump. Arruolati un po’ di cultisti assetati di sangue, il Troll Libresco decide di fare il grande salto e di diventare autore. Vantando una presunta conoscenza dei meccanismi narrativi, nonché la volontà di uscire dagli schemi, esordisce sugli store con ebook alternativi, come “La Suora ninfomane che violentò il Dalai Lama”, specificando che si tratta di un racconto steampunk con derive bizarro e personaggi weird.
E ‘sti cazzi!
Danneggia il settore perché: Si comporta da demagogo e parla di cose che comprende solo in minima parte, spacciandole per verità assolute. Il peggior esempio possibile per i giovani lettori e scrittori.

  • Diabolik

Arriva dal nulla, munito di nickname, pagina Facebook, blog, trilogia pronta da pubblicare a prezzi iper-ribassati. L’argomento di solito è uno di quelli che tira, per esempio la zombie-apocalypse. La qualità degli ebook varia dal mediocre al discreto. Diciamo che sono un gradino sopra la sufficienza, il che fa intuire che l’autore senza nome non è proprio il primo sprovveduto che passa per strada.
Dopo pochi giorni blog e webzine di settore iniziano a recensirlo e a scrivere articoli su di lui. Il che sarebbe anche un bene, se per un attimo ci dimenticassimo che i professionisti della “vera” editoria ignorano completamente gli autopubblicati. Tranne in questi casi…
Danneggia il settore perché: Di solito si tratta di autori già più o meno affermati, che assaltano il treno del self publishing, contando sull’appoggio di amici ben imbucati in redazioni e giornali. Almeno usassero il loro vero nome…

  •  Il Fanfictionaro

Il tizio – o la tizia – che ti riscrive Harry Potter cambiando un nome qua e là, iniettando nel tutto un’insana dose di erotismo (o pornografia), e poi pubblica il tutto sui soliti store.
I generi più colpiti da questi autori privi di qualunque anelito di originalità sono il fantasy e la fantascienza, ma è impossibile non citare anche tutto il ciarpame urban fantasy copiato pari pari da serial televisivi come Supernatural o Once Upon a Time. Tanto che ci vuole? Basta variare qualche elemento qua e là, le storie son già scritte, e a quanto pare vendono.
Danneggia il settore perché: Lo danneggia con la sua sola esistenza. Punto.

spock

– – –

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28 commenti

  1. Sto terminando la stesura del mio primo racconto , una breve sintesi : Bismarck esce dal gabinetto ( della Cancelleria ) e si trova davanti Sansone e Maciste assonnati che gli chiedono chi cazzo è e dove cazzo sono finiti , non fa in tempo a rispondere che una tizia vestita di rosso da fuoco ai locali e tutti scappano , in giardino si alza una botola ed esce un tizio vestito da cowboy con una manticore attaccata al culo , bestemmiando in piemontese si butta in canale , ma lì esce un blooper che se lo magna , intanto un gruppo di signori spettinati e vestiti stile ‘800 , brandendo balestre e quant’altro inseguono la manticore che però balza dentro un’auto giallo dorata apparsa all’improvviso . Nel casino generale un gruppo di zombie giallastri mordicchiano tutti e fuggono solo davanti al Prof.Freud che , a bordo di un mechone di 7 metri , mena mazzate a destra ed a manca ..com’è , può andare ?
    Fammi sapere se lo posso pubblicare , di sicuro sarà un successo….l’importante è essere originali !

  2. In tutto ‘sto gran ribollire di pubblicazioni niente dovrebbe aver presa se non ciò che piace. Il punto è: se una cosa piace è bella? Be’, per il diretto interessa di sicuro, ma forse non per tutti. Tuttavia, col meccanismo del compra il mio che compro il tuo, il fattore “mi piace” reale, ossia che uno legge una cosa e gli piace per davvero, non è più in grado di influire. D’altronde, con volumi di vendite bassini, hai voglia, basta avere una buona schiera di appartenenti al suddetto meccanismo compro il tuo se compri il mio per falsare tutto.

    1. Abbastanza vero.
      C’è anche da dire (parlo per esperienza personale), che anch’io ho imparato a comperare a scatola chiusa gli ebook di alcuni colleghi. E so che molti di loro comprano me.
      Però ci muove reciproca stima. Ci siamo trovati per affinità di gusti, e non per scambio di favori. Senz’altro esistono molti altri casi del genere.
      Viceversa conosco anche una miriade di casi di quelli che dici tu: ci si acquista a vicenda, senza nemmeno leggersi.

  3. Povero Spock, come lo capisco.
    Io lo so di essere ancora a livello “babbana”, ma mi sono accorta di schivare queste categorie quando saltello da un ebook all’altro su amazon per semplice mia ingenuità unita a cattiveria d’assalto. Dato che ritengo che amazon sia uno degli strumenti tecnicamente meritocratici non mi va di foraggiare le statistiche di queste schifezze -diva soprattutto- nemmeno con gli estratti -anche se non so se siano davvero dati visualizzabili, suppongo di sì come i dati delle pagine di fb. Prendo solo quello che mi piace se fatto bene.
    Poi in realtà ho anche la paura, se e quando riuscirò a metterci qualcosina di mio su Amazon, di mutaformare in una di queste categorie senza accorgermene u.ù

  4. Il problema è che queste categorie stanno diventando sempre più forti e presenti sul mercato e, se è anche vero che quest’ultimo poi si autoregolamenta sciacquando via le brutture, nel frattempo ci sta che gli autori meritevoli muoiano annegati aspettando che si apri un varco :-/

  5. Sì, figure esistenti, ma per fortuna c’è anche altro. Personalmente, sono passato dai romanzi editi da un medio editore all’autopubblicazione ritenendo che il valore aggiunto dell’editore fosse, purtroppo, ben poca cosa. Questo però comporta un grosso lavoro di ricerca di collaboratori per le illustrazioni e l’editing e una gran fatica per la promozione. Autopubblicarsi può essere molto impegnativo. Forse mi collocherei in un’altra categoria: lo stakanovista.

  6. Io scrivo fanfiction.
    Non le pubblico su Amazon e non le vendo, quindi penso di non danneggiare il mercato dell’autopubblicazione. Scrivo anche cose originali, ma le fyccine mi piacciono. Mi piace anche leggerle sui siti appositi (tipo EFP, tanto per intenderci). Alcune sono scritte in maniera decente, ma non è questo il punto. Ai lettori di questa roba piace veder continuare la loro storia preferita e tanto basta. Io mi diverto a scriverle e bene così.
    Per il resto concordo ma le categorie che citi esistono anche nell’editoria comune: storie scritte in maniera approssimativa con copertine assurde, la diva che se la ira nel suo piccolo fandom e organizza crociate ideologiche contro le colleghe, quello che scrive la saga da millemila capitoli che ruotano sempre attorno alla stessa trama ecc. ecc.
    Mancano giusto i ghostwriter, ma scommetto che qualche autoprodotto si starà già attrezzando.

    1. Io ce l’ho soprattutto sulle fanfiction porno.
      Non tanto perché esistono (ok, anche per quello), bensì perché chi le scrive si considera pure figo.
      Cioè, un realismo che non ti dico…

      Riguardo alle categorie ti quoto in toto: esistono anche nell’editoria comune.

  7. Il tuo post la dice tutta, e la dice vera. Esiste una sostanziale differenza tra scrivere per sé stessi e scrivere per gli altri. Il primo caso è molto comune, del resto scrivere è una delle forme più economiche di autoterapia che conosca. Il problema nasce quando vuoi scrivere anche per gli altri. Capita a tutti di farsi questa domanda: ciò che scrivo ha un valore assoluto? Può piacere a qualcun altro?
    Se vuoi rispondere davvero a questa domanda senza passare per le porte sbattute in faccia dell’editoria tradizionale, devi metterti in gioco con il self-publishing ed essere disposto ad accettarne le conseguenze, come del resto accade quotidianamente nella vita. In sintesi, se sei bravo è possibile che ciò venga notato e che i lettori se ne accorgano e passino parola, se sei scarso significa che le cose tue devono restare tali.
    Mettersi in gioco però non significa buttarsi da un ponte di bungeejumpers senza elastico, ma farsi aiutare da chi ne sa più di te, da professionisti disinteressati. Oltre a ciò, un bravo editor è fondamentale ed è il primo step (la mamma, gli amici e i parenti tutti non valgono molto) verso la decisione di debuttare o meno con la propria opera: lui è pagato per leggerla e capire, col mestiere e il fiuto di un esperto, se il gioco vale la candela.
    Questo è ciò che ho fatto io, incoraggiato dall’entusiasmo di un team che mi ha seguito nella titanica impresa: ai posteri la sentenza ma se pollice verso sarà, avrò fatto tutto quello che era in mio potere per evitare di arrecare danno al settore e mi scuserò con cornetto e cappuccino pagati per ogni scrittore che si sentirà offeso dalle mie parole 😉

  8. Perfetta la descrizione dell’ex-troll; potrei sbagliarmi ma credo di aver capito chi possa celarsi tra le righe e anche per questo hai tutta la mia stima. Non c’è nulla di peggiore della saccenteria mescolata a qualche termine tecnico in inglese. E i crostacei risultano pure indigesti…

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