I tesori perduti di Urania Fantasy

Le trame dell'oscurità

I lettori con almeno trent’anni sul groppone, o forse anche un po’ più grandicelli, ricorderanno la collana spin-off di Urania, intitolata Urania Fantasy e dedicata proprio a questo genere di narrativa fantastica.
Urania Fantasy nacque nel 1988 e pubblicò mensilmente fino al settembre del 1994. Rimase aperta fino al 1995, con uscite irregolari, quindi chiuse i battenti, lasciandosi alle spalle 79 uscite a prezzi più che popolari, alcune decisamente valide.
Urania Fantasy fu il tentativo, inizialmente riuscito, di sdoganare questo genere anche ai non appassionati, grazie alla distribuzione da edicola.
Visto che in queste ultime settimane sto approfondendo tutto un discorso proprio sul fantasy e sul suo decadimento nel nostro paese, sono andato ad aprire i miei scatoloni, e ho trovato delle vere e proprie perle impolverate.

La collana debuttò con uno scrittore piuttosto noto, Orson Scott Card, di cui fu tradotto I giorni del cervo.
In realtà il primo volume della mia collezione è il numero 5, Il pozzo dell’unicorno, un ottimo romanzo di Fletcher Pratt, che risulta gradevole ancora oggi.

Molti sono i popoli raccolti sotto lo stendardo dell’Impero fondato dal leggendario re Argimenes, ma sono molti anche gli anni trascorsi da quella eroica Età d’Argento. La magica pace del Pozzo dell’Unicorno è stata calpestata più volte dal ferreo piede dei tirannici conti Vulk, che con la forza si sono impadroniti dell’intera terra di Dalarna sotto lo sguardo sempre più attonito degli ultimi imperatori. Per opporsi alla potenza di Vulk, sfidando la morte e la tortura, non basta il coraggio che anima i membri dell’allenza segreta dell’Anello di Ferro, ma occorre un capo che tutti possano seguire senza dubbi o gelosie. E dall’umile terra di Trangsted ecco giungere Airar Alvarson, un giovane destinato a incrociare sul suo cammino Meliboe l’incantatore, i cinque Capitani della Stella di Carrhoene, il piratesco conte Mikalegon, e infine la principessa imperiale Argyra, fautrice della pace del Pozzo ma capace di portare solo nuovi tumulti e nuove passioni nella sua vita.

Il pozzo dell'unicorno

Ho poi trovato il numero 10, Il Bastone del Drago, di Peter Morwood, di cui non ricordo molto, se non che ai tempi mi piacque moltissimo, forse per la sua struttura vagamente giocoruolistica. Solo ora scopro che il libro in questione è il volume uno della saga The Book of Years, che ovviamente in Italia non ha avuto più alcuna pubblicazione.

Anche il numero 11, Il Colore della Magia (di Terry Pratchett) è una vera e propria perla, tra l’altro riguardante un autore che in Italia ha avuto un discreto successo e un buon numero di appassionati lettori. Ironia, fantasia, elementi weird e un ottimo stile di scrittura hanno garantito a Pratchett la dovuta fama.
A quei tempi, se non erro, da noi era ancora quasi sconosciuto.

In un angolo remoto dell’universo in una piega isolata del tempo, esiste l’incredibile mondo Disco la cui forma è perfettamente conforme al proprio nome: è infatti un gigantesco disco che le più recenti teorie astronomiche in voga sul pianeta vogliono sorretto da quattro magici elefanti ritti in piedi sul dorso di una cosmica tartaruga (il cui sesso è tuttavia ancora ignoto). La superficie superiore di Disco ospita numerosi regni e varie razze di abitanti, ma la leggenda vuole che anche sul lato inferiore del pianeta esistano terre abitate, ovvero il mitico continente Contrappeso. La leggenda diventa realtà quando nella città di Ankh-Morpork arriva un inatteso visitatore dal continente misterioso: è l’ingenuo e ricchissimo Duefiori, sempre seguito fedelmente dal suo forziere ricco di tesorie e di decine di zampette ben deciso a godersi una meritata vacanza in veste di turista. Ma fra i troll e i tagliagole che abbondano in città un ricco forestiero può avere vita breve, e un incidente diplomatico va evitato in ogni modo. Al mago Rincewind tocca dunque il compito di guidare e proteggere l’incauto turista… un’impresa alquanto pericolosa, per non dire disperata.

Il Colore della Magia

Ho qui poi un paio di titoli di cui non ricordo assolutamente nulla: Il Sole d’Argento, di Nancy Springer, e Il Potere della Luna, di Andre Norton.
In compenso ho ritrovato un ottimo romanzo, il volume numero 20, Alla morte della Dea (di Darrell Schweitzer), che rappresenta senz’altro uno dei picchi qualitativi di Urania Fantasy. Per una recensione più completa di questo libro sconosciuto ma validissimo vi indirizzo alla recensione che ne fa Davide Mana.

Seguono poi altri titoli che forse all’epoca nemmeno lessi (e che quindi posso recuperare ora, tempo permettendo), tra cui il promettente L’Isola del Mare Oscuro, di Roger Eldridge. Nel mentre vedo, catalogo alla mano, che la collana pubblico, tra tanti titoli poco noti, degli assoluti pezzi da novanta, quali sono Il Campione Eterno di Moorcock, Demone mancato di De Camp e la Saga dei Mitago, di Holdstock.

Saltando altri volumi che mi premurerò di leggere in futuro, ho ritrovato quella che per me è forse la pubblicazione più cara dell’intera collana, vale a dire La Spada Rossa di Piers Anthony, un urban fantasy molto diverso da quelli che siamo abituati oggi a leggere.
Tale romanzo fa parte di un ciclo narrativo molto complesso, di cui ho parlato in questo special. Ciclo narrativo, ahimè, di cui Mondadori non si premurò di pubblicare altri volumi.

Mym, figlio di un potente quanto autoritario rajah, è costretto a fare una drastica scelta. Piuttosto che seguire ciecamente gli ordini del padre e sposare una donna che non ama, decide di sfidare la sorte e impugnare la Spada Rossa, un’arma che è anche un simbolo e che trasformerà il principe Mym nell’incarnazione stessa della Guerra. Diventato immortale, trasferito su un piano di realtà che non è lo stesso di quello umano, Mym tenta di battersi per ristabilire la giustizia sulla terra, ma deve ben presto accorgersi che non ci sono guerre giuste e che dietro ogni faida dell’uomo vi sono le macchinazioni dell’Avversario, il demonio potente e invincibile. Non resta, dunque, che sfidarlo sul suo stesso terreno e scendere negli inferi, per organizzare la rivolta dei dannati contro Satana. Piers Anthony, l’autore del famoso ciclo di Xanth, torna con uno dei suoi temi prediletti: che accadrebbe se un uomo qualsiasi, uno come tutti noi, acquistasse i poteri di un semidio e potesse competere con le forze più oscure del Fato e della Natura?

La spada rossa

Urania Fantasy è andata poi perdendo lettori, e con essi ha perso anche quello spirito pionieristico che la spinse, almeno nei primi anni, a proporre autori poco noti al pubblico italiano.
Le ultime uscite tentarono di ripescare dei classici come Conan e Ursula K. Le Guin, inframezzati da altri titoli meno appetibili (la Saga di Paksenarrion, che ricordo con una certa noia).

Sarebbe possibile rifare un esperimento del genere? Fantasy a prezzi contenuti, venduto in edicola?
Non lo so.
Il concetto stesso di fantasy è molto cambiato, si rischierebbero clamorosi flop.
Voi che ne pensate?

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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25 commenti

  1. Sono sempre stata una grande finanziatrice delle edicole tra fumetti e libri low cost. Mi ricordo anche di una bella collana di mini-tascabili (100 pagine 1000 lire) dei grandi classici del fantastico.
    Difficile prevedere cosa succederebbe oggi. 😦
    Bella domanda…

    1. Ne ho una mezza dozzina dei 1000 lire tra cui mi pare il numero 1: Sotto le lune di Marte di E.R.B. con una copertina fantastica

  2. Come raccontavo ad “altroevo” qualche minuto fa, mi capita molto spesso di trovare Urania Fantasy (serie classica) nelle bancarelle che frequento, addirittura una volta ne ho beccata una che presentava una corposa parte della collezione intera: i visitatori stavano molto attenti a non toccarla a mani nude quelle decine di splendidi volumi, per paura di essere contagiati… A parte un gruppo di appassionati sinceri, quei pochi lettori che rimangono in Italia seguono mode e tendenze e se un fantasy non supera le mille pagine e non fa parte di una decalogia non sanno neanche che esiste: Urania Fantasy presentava ottimi romanzi conclusivi, ben curati e a basso prezzo, quindi il simbolo di tutto ciò che è negativo per le mode di oggi. Lo dimostra il fatto che ogni tanto la collana si riaffaccia e scompare dalle edicole, con numeri speciali e one-shot che evidentemente non vendono abbastanza per rilanciare il genere. (Hanno provato pure con Mastro Conan, ma evidentemente non è andata bene manco con lui.)
    Invece di lasciar marcire i propri tesori, la Mondadori dovrebbe ripresentare in ebook l’intera saga: guadagnare poco sarebbe sempre meglio di non guadagnare affatto! La cosa migliore sarebbe ristampare, ma se non l’hanno fatto in vent’anni vuol dire che non conviene…

    1. Sì, quoto in toto: dovrebbero puntare sulla digitalizzazione delle opere, e la stessa cosa andrebbe fatta dalla Nord coi titoli della vecchia Fantacollana.
      A fronte di pochissime spese (i diritti sui volumi li hanno già), troverebbero un mercato di veri appassionati, disposti a comprare e a fare passaparola.
      Invece si preferisce accontentare la solita fascia di lettori young adult, con titoli che… mah.

      1. Pensa alla vastità e alla qualità dell’archivio di Nord e Mondadori, giusto per citare un paio di case: togliendo quei titoli di cui hanno perso i diritti o passati ad altre case, rimane un universo di narrativa che sta marcendo nel buio. Gli unici che l’hanno saputa recuperare sono i pirati che ora la distribuiscono gratis: invece di scagliarsi contro di loro, perché le case stesse non prendono in mano la situazione e magari ci guadagnano pure qualcosa?

        1. Perché in Italia il digitale non è ancora stato preso sul serio.
          Certi CEO di grandi case editrici pensano che è una moda passeggera, da far morire al più presto.
          Poveracci.

          1. Ti anticipo che sto preparando proprio una ricerca in questo senso: una raccolta di illuminati analisti che, nel corso degli ultimi secoli, hanno bollato come passeggere le grandi rivoluzioni dell’editoria. Quando i grandi profeti si accorgeranno che il libro digitale è già da anni il passo evolutivo successivo, sarà troppo tardi: invece di cavalcare la balena bianca hanno cercato di far finta che era un bagliore di luce…

  3. Potrebbe ricominciare, c’è tanto buon fantasy in giro per il mondo da portare qui come fa con Urania che, diamo a Cesare quel che è di cesare, a volte porta veri e propri capolavori.
    Dovrebbero credere un poco di più in loro stessi 😀

  4. Il problema è che sembra una regola ferrea che un romanzo fantasy dev’essere lungo in maniera vergognosa. I vari esperimenti riproposti in questi anni da Urania Fantasy (http://www.mondourania.com/fantasy/urania%20fantasy1-20.htm) sono tutti per forza romanzi “brevi”, che devono rientrare in un certo numero di pagine per un paperback da edicola (e infatti i romanzi di fantascienza di Urania, almeno nella gestione Fruttero&Lucentini, venivano tranquillamente tagliati per farli entrare nel formato).
    Il sillogismo è semplice: A) quelli che comprano fantasy vogliono libri grossi B) per andare in edicola a prezzi bassi si devono fare libri piccoli C) le vendite di Urania Fantasy non consentono un rilancio della collana.
    Ovviamente il sillogismo vale per tutti i generi: i libri di Stieg Larsson sono semplicissimi e normalissimi thriller che funzionerebbero ugualmente in 200 pagine, ma li si presenta in 2000 e fanno il record di vendite. Ken Follett, George Martin, e tanti altri: scrivere mille pagine sembra l’unico modo per vendere tanto, e le collane da edicola sono quindi tagliate fuori da questo mondo. Lungi da me difendere la Mondadori, ma temo che la scomparsa del fantasy dipenda dal mondo dei lettori.
    Per questo ipotizzo una rinascita in ebook: allo stesso prezzo dell’edicola mi ci metti 10.000 pagine e il pubblico è contento…

    1. Aggiungiamo anche che altrove (cioè non Italia), li autori vengono pagati a parola… da qui questo proliferare di saghe e di romanzi infiniti, e anche un poco noiosi.
      Curioso che nel digitale, specie nelle autoproduzioni, accada il contrario. Con la rinascita delle novelette e dei formati intermedi (che io apprezzo).

      1. Già da tempo su TM ho cercato di sottolineare che il digitale ha riportato in vita il feuilleton, quelle storie brevi autoconclusive con tanto di cliffhanger finale che hanno creato la narrativa europea. In seguito venivano rilegate in volume e noi oggi pensiamo che gli autori classici scrivessero tomoni infiniti, invece facevano esattamente come noi autori self-published: costruivano il loro universo narrativo un mattoncino alla volta. Capisco che le case editrici non abbiano interesse in questo, perché guadagnano molto di più coi libri venduti a chilo, ma alla fin fine sta tutto in mano ai lettori…

  5. Se si volesse proporre una simile collana ai più giovani bisognerebbe puntare sul digitale e sui cartacei da libreria, secondo me i ragazzini non ci vanno più in edicola. Ma ci sarebbero due problemi.
    1) L’appeal. Se vuoi vendere un libro devi farlo apparire figo e rendere l’esperienza di lettura come qualcosa che dia il senso di appartenenza a un gruppo, è il caso di Harry Potter o Hunger Games che non sono certo capolavori ma sono stati accompagnati da un ottimo marketing. Se le case editrici rimettono in circolo buoni libri ma non li spingono, anzi, li abbandonano a se stessi, non ottengono risultati.
    2)La qualità. Mettere in circolo libri validi è dannoso perché contraddice il teorema secondo cui letteratura di genere e/o di svago uguale schifezza, teorema con cui gli editori cercano di farci il lavaggio del cervello per giustificare i pessimi titoli che pubblicano sulla scia delle mode e della propria ignoranza come selezionatori. Se i lettori scoprono che c’è di meglio e diventano più esigenti è dannoso, poi devi lavorare seriamente e lasciare a secco gli amiketti!

    Sempre sul discorso della qualità nota che le quarte di copertina che hai postato sono scritte molto meglio di quelle attuali, a conferma di quanto ho scritto sopra.

    1. Interessante l’appunto conclusivo sulle quarte di copertina.
      Non ci avevo fatto a caso ma è vero.
      Un sintomo di come sono cambiati i tempi.

      Riguardo agli altri due punti, ci sarebbe da aprire dei post separati (e magari lo farò!).
      Il primo in particolare è davvero interessante, e al contempo mi inquieta un po’.

  6. Col digitale molti editori provano cose nuove, Vaporteppa per esempio, ed è sicuramente l’unica via. L’edicola mi sa tanto che non ha speranza.
    Nonostante non abbia usufruito dei titoli Urania Fantasy, perché la mia giovinezza s’è basata su pezzi grossi come Terry Brooks e Ursula Le Guin, è innegabile che in post come questo riesci a suscitare uno strano mix di nostalgia e acquolina in bocca.

  7. Peccato che alcune volte le traduzioni fossero discutibili – Il Colore della Magia manca in pieno una quantità di giochi di parole (a cominciare da “an astral plane that would never fly” che diventa “un piano astrale che non avrebbe mai volato”).
    Il Pozzo dell’Unicorno mancha delle mappe che accompagnavano ogni capitolo.
    E via discorrendo.
    Non vale per tutti i titoli, fortunatamente.

  8. @Alessandro:
    un’informazione: della Moon che libro esattamente aveva pubblicato questa collana? Il solito “la figlia del pastore” (che si, effettivamene è legnosetto come prosa, anche se a me decenni orsono era piaciuto al punto da volermi leggere poi il resto della saga 😛 ) o la trilogia completa e condensata in unico volume?

    Fammi sapere,se ti è possibile

    grazie in anticipo per la risposta, quale che sia

    P.S. hai posta 😛

  9. Buonasera io ho tutti i volumi della serie dal n. 1 al 96 compresi gli speciali estate e inverno.
    Possono avere valore ?

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