La paura è paura dell’ignoto: intervista a Lucia Patrizi

Il Posto delle Onde

  • Ciao Lucia, bentornata su Plutonia Experiment. Ci siamo conosciuti anni fa, accomunati dalla comune passione per l’horror. Solo che questa passione non ha radici e motivazioni identiche per tutti (anzi!). Le tue quali sono? Perché ti piace questo genere?

Prima di tutto, grazie per ospitarmi qui sul tuo blog e per darmi la possibilità di farmi conoscere ai tuoi lettori.
La passione per l’horror ha radici antichissime. Sin da bambina mi piacevano i mostri le storie paurose. Ed è strano, perché in casa mia non sono mai girati né cinema né letteratura fantastici. I miei, tutt’ora, si chiedono da chi abbia preso. Forse è iniziato tutto per colpa di mia madre, insegnante di latino e greco, che mi raccontava dei massacri presenti nelle tragedie antiche. E io ero terrorizzata, ma le chiedevo di raccontarmene ancora. Ricordo poi le locandine degli anni ’80, quelle dei vari seguiti apocrifi de La Casa, quelle con Freddy Krueger che ti spiava dai manifesti posti a ogni angolo di strada. Era il periodo d’oro del cinema del terrore. Uscivano una miriade di film e, anche se mi erano interdetti, la loro fascinazione era innegabile, come anche gli incubi notturni. Poi mio padre comprò un videoregistratore, uno dei primi e, per provarlo, noleggiò senza nemmeno sapere cosa fosse, il vhs de La Cosa di John Carpenter. Mi spedì a dormire, ma io mi nascosi dietro lo stipite della porta e guardai tutto il film. Fu amore. Non ho dormito per settimane, ma da quel giorno la mia vita è stata segnata per sempre da ogni tipo di orrore e mostruosità assortite. E tutte quelle bestiacce, assassini mascherati e creature della notte hanno fatto di me una persona felice.

  • Due titoli che ti hanno spaventato in senso assoluto: un film e un romanzo.

Risposta secca: Suspiria di Dario Argento e L’Estate della Paura di Dan Simmons.

lestate-della-paura-Dan-Simmons

  • Da blogger sei diventata anche un’apprezzata autrice, con già due titoli all’attivo, Il Posto delle onde e My Little Moray Eel. Come hai metabolizzato questa evoluzione?

È stato tutto merito del blog e dei colleghi blogger e autori indipendenti che ho avuto la fortuna di conoscere da quanto l’avventura de Il Giorno degli Zombi è iniziata. Scrivere è una cosa che ho sempre amato fare. E ho sempre scritto storie legate al fantastico. Però l’idea di pubblicarle sul serio mi spaventava. Essere circondata da persone che amano le stesse cose e si cimentano, anche loro, nell’ardua impresa di scrivere letteratura di genere in questo paese che il genere lo ha da tempo rinnegato, mi ha dato coraggio. E voglia di mettermi in gioco. Essere un’autrice autoprodotta è interessante e ti dona tantissime possibilità. Ha i suoi contro, è ovvio. C’è tanta diffidenza e anche un’ostilità ferocissima (non so bene dovuta a che cosa) che spesso ti getta nello sconforto più totale. Ma l’importante, secondo me, è continuare a lavorare al meglio delle proprie capacità e, soprattutto, fare gruppo. Gli altri autori indipendenti sono colleghi e non avversari. Questo dovrebbe essere ben chiaro a tutti quanti. Ed è il motivo per cui apprezzo molto l’idea di uno spazio virtuale (come per esempio De Ebook Mysteriis) dove confrontarsi e discutere su quella cosa ancora poco capita e da molti osteggiata che è l’editoria digitale. Siamo dei pionieri che si muovono in territori sconosciuti e dobbiamo sostenerci a vicenda, perché non lo farà nessun’altro.

my little moray eel

  • Scrivi storie “del fantastico” con ambientazione marina, o comunque acquatica. Quali sono i motivi di tale scelta?

Il mare è la mia seconda casa. Ho iniziato a fare immersioni quando avevo 11 anni e da allora non ho mai smesso di mettermi la muta, caricarmi sulle spalle le bombole e andarmene a spasso per i fondali. Penso che il mare sia un’ambientazione perfetta per una storia fantastica. È un luogo dove l’essere umano sarà sempre un ospite indifeso e non tanto gradito. Ed è anche un luogo che non conosciamo per niente, e che è in grado di riservarci qualunque tipo di sorpresa. Come diceva Lovecraft, la paura è paura dell’ignoto. Il non sapere cosa si nasconde sotto la superficie dell’oceano, l’immaginare misteriose intelligenze, creature in grado di vivere in quelle condizioni per noi del tutto aliene, ha portato, al cinema e in letteratura, a una serie di storie fantastiche dall’impatto indelebile sull’immaginario collettivo. È come lo spazio profondo, ma è sulla terra. Il mare è una sorta di universo parallelo al nostro, vicinissimo, eppure irraggiungibile, dove uno scrittore può davvero scatenare la sua fantasia e lasciarla a briglia sciolta.

leviathan

  • Una delle cose che più ci trova concordi e l’affezione che abbiamo per gli zombie, critiche al genere comprese. Ti viene mai la tentazione di scrivere una storia di zombie apocalypse?

Da un po’ di tempo sto buttando giù qualche appunto per la storia di un gruppo di cacciatori di zombie in bicicletta, in una Roma apocalittica e del tutto abbandonata a se stessa. Ci vorrà un po’, ma prima o poi sarà scritta.

  • Dimmi che non diventerai mai uno di quei blogger di settore che, di punto in bianco, sconfessano la propria passione per il fantastico, condannando tutto ciò che non risulta cervellotico o “impegnato”.

Neanche per sogno. Come spettatrice e lettrice sono onnivora, nel senso che apprezzo qualunque tipo di narrazione, se ben condotta. Ma la mia grande passione è quella per il fantastico. L’intrattenimento, se fatto con intelligenza, è una delle arti più nobili. Essere un “intellettuale” (sempre che questa parola abbia ancora un significato) non vuol dire rifiutare a priori un film o un romanzo che mirano a divertire il pubblico. E, attraverso l’intrattenimento, si possono comunque veicolare dei concetti tutt’altro che banali o sciocchi. Non è vero che quando si cresce ci si deve staccare dalla dimensione del sogno. Altrimenti si muore ancora prima di finire dentro a una bara. E non è vero che il cinema cosiddetto “commerciale” non sia degno di una critica seria e impegnativa. Basta vedere com’è ridotta la cultura italiana, da decenni oramai ostaggio di un realismo imposto con la forza, per rendersi conto di quanto sia importante dare il giusto spazio alla narrativa (per immagini o su carta) di immaginazione. La distinzione tra “alto” e “basso” non fa parte del mio modo di pensare.

  • Ma questo benedetto cinema italiano ce li ridarà mai i “fottuti mostri giganti” (cit.), o dovremo accontentarci per sempre del pur ottimo Caltiki?

Temo che dovremo farci bastare Caltiki… Anche se uno dei nostri migliori registi, Matteo Garrone, ha da poco ultimato un fantasy, Il racconto dei racconti, in uscita per il maggio del 2015. È una storia ispirata alle fiabe e al nostro folkore locale, una grande produzione, con degli investimenti ingenti e un cast internazionale (Vincent Cassel, Salma Hayek). Credo si tratti del primo film fantastico italiano non indipendente da decenni a questa parte. E, se dovesse avere un buon successo di pubblico, forse potrebbe spingere i nostri produttori a investire finalmente in qualcosa di diverso dalle commedie.

Caltiki

  • Hai in mente qualche novità per il tuo blog e per la tua scrittura, in questo 2015 che è oramai alle porte? Se sì, puoi anticiparci qualcosa?

Per quanto riguarda il blog, spero di riuscire a portare a termine la mia rubrica preferita, quella che si occupa di selezionare un horror per ogni anno a partire dal 1920, fino ad arrivare ai giorni nostri, per ricostruire una storia del genere e vedere come si è evoluto nel corso di quasi un secolo di vita. Vorrei anche dedicare più spazio agli ebook e ai libri in generale, di cui ho sempre parlato troppo poco, magari iniziando con una rubrica mensile di segnalazioni di letture interessanti. Vedremo se il tempo e il lavoro me lo permetteranno.
Sul versante scrittura, invece, ho parecchi progetti in cantiere. Vorrei cimentarmi con un po’ di narrativa breve, perché ho sempre avuto delle grosse difficoltà con i racconti e potrebbe essere una sfida interessante. L’idea è quella di sfruttare lo scenario di guerra contro Quelli degli Abissi che fa da sfondo a My Little Moray Eel per una serie di novelette autoconclusive. E speriamo di farcela. Ma il progetto a cui sto lavorando in questo momento è un saggio sul sottogenere dell’horror più bistrattato e odiato dai “cvitici” di tutto il mondo: lo slasher. Non esiste un testo italiano che se ne occupi e mi piacerebbe poter riempire questo vuoto.

  • Chiudiamo con una domanda alla Lucia grande esperta di cinema: da quali titoli è lecito aspettarsi grande cose, nel 2015?

È inutile che vi parli di Star Wars, Terminator, Jurassic World o Mad Max: Fury Road (sembra di essere tornati a quando eravamo bambini. La cosa, da un certo punto di vista, mi fa piacere). Cerchiamo di tirare fuori qualche titolo meno conosciuto, ma in cui ripongo parecchie speranze: c’è il ritorno all’horror di Guillermo Del Toro con Crimson Peak, per cui dobbiamo aspettare ottobre. Il cast è da capogiro e l’ambientazione nel XIX secolo mi sembra molto adatta ad alcune ossessioni tipiche di Del Toro, uno dei pochi registi che non mi ha mai deluso. Un altro film che tengo d’occhio è Chappie, di Neil Blomkamp, che deve riscattarsi dopo il mezzo passo falso di Elysium.
Restando poi in ambito marinaro, mi incuriosisce molto The Heart of the Sea, di Ron Howard, che in teoria dovrebbe reinterpretare la storia di Moby Dick. Il trailer è piuttosto spettacolare e, per quanto non ami particolarmente Howard, qualche speranza ce l’ho.
E poi, anche se si tratta di un ennesimo remake/sequel, punto tutti i miei averi su Amityville: the Awakening, del francese Franck Khalfoun, responsabile l’anno scorso, di averci regalato Maniac, uno degli horror più allucinanti del decennio.
Grazie ancora per la chiacchierata. Mi sono davvero divertita. E, dato che siamo in periodo, ne approfitto per fare a tutti tanti auguri di buon Natale.

Crimson Peak

Il Giorno degli Zombie (il blog di Lucia Patrizi)

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6 commenti

  1. Lucia è persona umile e talentuosa nell’universo webbico. E l’umiltà è, se mi permettete, virtù andata in decadenza. Io leggo svariati autori indipendenti (tra cui la protagonista di questa intervista e il padrone di casa) da un annetto circa e sono molto felice di essermi “svegliata”. Non capisco l’arroganza di molte persone nel giudicare a priori un nuovo modo di fare letteratura, dire no per partito preso, solo perché non c’è scritto Mondadori o Feltrinelli? Io davvero non capisco. Non dovrebbe essere così difficoltoso vendere i propri ebook (anche perché parliamo di pochi euro, un caffè al bar, a volte pure meno), in un paese in cui non si riesce a fare a meno dell’ultimo modello dell’iPhone, portatile, tablet, iPad e altre tecnologie d’avanguardia. Non vi pare un paradosso?
    Tanti complimenti a Lucia, i suoi due romanzi sono bellissimi (io sono particolarmente affezionata a Il Posto delle Onde) e sono molto interessata al saggio sullo slasher. Lo attendo con ansia.

    1. Grazie ❤
      C'è tanta diffidenza, ma c'è anche tanta ignoranza sull'editoria digitale. Qui da noi ancora in relativamente pochi possiedono un ereader e conosco di persona alcuni che, pur possedendone uno, non sanno usarlo.
      Poi ci sono quelli che odorano la carta. Quelli che non ti leggo per principio perché mi rubi i lettori, quelli che sei un pidocchioso autopubblicato e non ho alcuna intenzione di farti l'elemosina.
      E quelli che, semplicemente, non leggono e basta.
      E allora districarsi in questa giungla diventa complicato. Ma piano piano le cose si muoveranno. È inevitabile.

      1. Mi perplime comunque la pigrizia verso l’utilizzo dell’ereader. Forse quando col kindle si potrà ascoltare la musica (magari gratis) o fare le foto del cibo che mangi e postarlo su feisbuc, allora forse la gente spenderà qualche spicciolo nell’acquistare gli ebook. Che mestizia, debbo dire.
        Ma come suggerivo a tu sai chi e di conseguenza anche a te e compari, non bisogna demordere o farsi scoraggiare. Bisogna continuare a scrivere ottime storie, prima o poi i lettori aumenteranno (l’italiano medio ha sempre bisogno di un po’ di tempo in più rispetto al resto del mondo civilizzato) e fare orecchie da mercante a chi tenta di boicottare (ah, le stelline su Amazon, che pessima idea) il LAVORO altrui. Purtroppo sappiamo che i sabotatori esistono e rigettano le loro frustrazioni sugli altri. Percularli è cosa buona e giusta (perché privarsi di un po’ di sana allegrezza), dopodiché ignorarli è la strategia migliore. Come si suol fare con chi non conta nulla nelle nostre esistenze.

        1. Mi sa che ogni scusa è buona per non leggere.
          Una cosa che ho notato è che i talebani del “profumo della carta” di solito sono tizi che acquistano due o tre libri l’anno, non di più.

          Per il resto, sì: qui si continua a scrivere e a pubblicare, nonostante a volte il senso di scoraggiamento sia davvero enorme.

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