L’Attacco dei Giganti – Un’analisi (guest post)

L'attacco dei giganti

Sono titanici, colossali, corazzati. Incutono timore e paura, spazzano via tutto ciò che hanno davanti e non si fermano di fronte a niente.
Sono mostri antropofagi, orrendi, grotteschi, sbucati fuori all’improvviso, dal nulla.
Non si sa da dove provengono.
Né cosa vogliono.
Cosa sono?
Sono “i giganti”.
E stanno mettendo in pericolo l’esistenza dell’intera razza umana.

Sembra la sinossi di Nimrod, invece è il punto di partenza di uno dei più acclamati fumetti degli ultimi anni: Shingeki no Kyojin, “L’Attacco dei Giganti”.
Se ad Hajime Isayama, l’autore del manga, aveste detto che a distanza di pochi anni la sua opera sarebbe diventata non solo uno dei successi più strabilianti del mercato fumettistico nipponico, ma anche di quello internazionale (per non dire “mondiale”), lui non vi avrebbe creduto.
Soprattutto, se gli aveste detto che i suoi giganti avrebbero fatto parte di un importantissimo cross-over con i personaggi di casa Marvel, affiancando icone del calibro di Spiderman, Hulk e Ironman, probabilmente si sarebbe fatto un’enorme risata.
E se gli aveste vaticinato che il suo fumetto avrebbe venduto quasi 50 milioni di copie, è quasi sicuro, vista la sua natura schiva, che avrebbe smesso immediatamente di disegnare.

Invece Shingeki no Kyojin è riuscito a ritagliarsi un posto elitario nel gotha dei manga, divenendo a tutti gli effetti un “must read” che ogni amante della nona arte non può lasciarsi sfuggire, nonché una delle poche novità negli ultimi dieci anni a poter essere definita come “eccellenza”.
Ma com’è stato possibile? Cos’ha reso quello che si presentava come un manga molto “di nicchia” un prodotto largamente mainstream, idolatrato da lettori di tutto il mondo?

Paradossalmente, la ragione del suo successo va ricercata proprio nel suo essere “molto di nicchia”. Rispetto agli shonen classici d’azione, dove l’eroe di turno è (pre)destinato a superare tutte le avversità che gli si presentano davanti nel corso della storia, “L’attacco dei giganti” è caratterizzato dalla presenza di situazioni totalmente agli antipodi rispetto al canone classico, poiché fornisce al lettore pochi appigli e poche sicurezze, offrendogli in cambio situazioni estremamente drammatiche che vedono al centro di tutto la precarietà della vita umana.

L'attacco dei giganti 2

La colpa di tutto, naturalmente, è dei giganti. Mostri inarrestabili e dalle fattezze umanoidi, creature orripilanti, fortissime, alte anche più di 50 metri, che hanno costretto l’umanità intera a rintanarsi in una megalopoli cinta da mura invalicabili. Quella megalopoli è diventata a tutti gli effetti il centro del mondo, e gli esseri umani non hanno l’ardire di uscire fuori, perché farlo significherebbe imbattersi in una di quelle creature tanto temute.
E perdere la vita.

Ma cosa accadrebbe se un giorno i giganti decidessero di attaccare la città? E se creassero un varco all’interno delle mura? E se fossero in grado di disfarsi, facilmente, delle linee di difesa approntate dagli uomini?
Sarebbe una catastrofe, perché significherebbe l’estinzione dell’intera razza umana.

La lotta contro i giganti infatti sembra essere giorno dopo giorno (e pagina dopo pagina) completamente vacua e controproducente. Il dramma è sempre dietro l’angolo, e se in un manga “normale” prima o poi l’eroe vince (anche a costo di enormi sacrifici), qui basta una semplice disattenzione per perdere la vita e finire dritti nelle fauci di un gigante.
Non ci sono posti sicuri, gli eroi sono (pre)destinati a cadere come mosche, non mancano i traditori e tutti fanno parte di un gioco più grande di loro. Un gioco che non capiscono, e che sembra essere in mano unicamente a pochi eletti.
Cosa si cela, infatti, dietro il mistero dei giganti?
E perché attaccano gli esseri umani, cibandosi delle loro carni, anche se non avrebbero bisogno di farlo?

Sono questi gli interrogativi chiave del fumetto.
Interrogativi che si uniscono a un pessimismo di fondo e a un disagio palpabile nel combattere una forza soverchiante che si muove senza una ragione (apparentemente) logica.
Il tutto condito da una storia che ha nella cura maniacale della sceneggiatura, nei colpi di scena piazzati al punto giusto, nell’ottima caratterizzazione di alcuni personaggi e (per l’appunto) nei misteri che ruotano attorno ai giganti i suoi punti di forza.

L'attacco dei giganti 3

L’unica sicurezza che ha il lettore è quella di stare leggendo una storia i cui capitoli, puntualmente, finiscono per tramutarsi in orrore puro per tutti i protagonisti. E anche quando c’è un speranza di salvezza, anche quando l’umanità sembra aver trovato delle “armi vincenti” contro i giganti, la situazione è talmente cupa e disperata che i loro assi nella manica paiono, a tutti gli effetti, dei palliativi utili solo a rimandare un po’ ciò che ormai sembra “inevitabile”.

“Paradossalmente” il punto debole del manga è dato dai disegni, spesso legnosi, molte volte sproporzionati. Il tratto di Isayama infatti può risultare indigeribile a molti “puristi” , ma se si riesce a chiudere un occhio (soprattutto all’inizio) ci si trova di fronte a un vero e proprio gioiello, un unicum nel suo genere, che merita a pieno titolo lo straordinario successo che ha avuto e sta avendo in questi giorni.

Parlare de “L’attacco dei giganti” con cognizione di causa, ma senza cadere nello spoiler, è un’impresa titanica (ahaha! Che battutona!), per il fatto che anche solo rivelare il contenuto del primo capitolo (che è molto introduttivo) significherebbe rovinare la sorpresa ai lettori.
Il consiglio comunque è davvero semplice: se vi piacciono le belle storie, questa non potete evitare di leggerla.

E lo so: è probabile che a molti di voi non piacciano i fumetti giapponesi. È probabile che siate più abituati ai comics, alle graphic novel, o ai bonellidi di casa nostra. Ma fatevi dire una cosa: al di là del “senso di lettura”, grazie ad un’ambientazione “simil” medievale, a giganti antropofagi che ricordano quelli della mitologia greco-romana e norrena (non a caso alcuni nomi di alcuni giganti e di alcuni protagonisti si rifanno proprio a quelli “classici”) e a uno storytelling davvero particolarissimo, Shingeki no Kyojin si differenzia dagli altri manga anche per il suo essere piuttosto “occidentale”.
Provare per credere.

E poi, tenendo conto che in Italia sono usciti solo una quindicina di volumi, e che il fumetto (molto probabilmente) non arriverà ai 30, sarebbe un delitto lasciarselo scappare.
Vi pare?

Action figures!
Action figures!

– – –

Guest post di Angelo Sommobuta Cavallaro.
Angelo, oltre a essere un grande amico e un collega, è l’autore di alcuni riuscitissimi saggi dedicati all’animazione giapponese.
ONE PIECE: Pirati, bucanieri e corsari tra Storia, Fumetto e Mito è ancora oggi un bestseller nella categoria “saggistica”, con 113 recensioni positive su Amazon. Non male per essere un ebook indie, vero? Il suo sequel ideale, ONE PIECE: Tra Folklore, Mitologia e Fumetto, sta seguendo la stessa strada lastricata di successo.
Anche se il saggio di Angelo che amo sopra tutti gli altri è sicuramente Holly e Benji: lo spokon che ha rivoluzionato il Calcio. Un must have per chi è cresciuto con uno dei manga/anime più famosi di sempre!

Tsubasa


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11 commenti

  1. Io in questo momento sto seguendo l’anime che anche dal punto di vista del design e delle animazioni è per me ottimo, anche perchè tutte le scene d’azione che nel manga non sempre sono comprensibili ad una prima lettura, nel cartone animato sono rese splendidamente. L’unica nota stonata per me è che da quello che scrisse proprio Buta nel suo blog, girava voce che il buon Isayama aveva pensato di modificare il finale da quello previsto all’inizio per via del grande successo…speriamo ben di no…anche perchè allungare troppo la minestra poi rovina il tutto…

    1. Sì, Isayama disse che col successo del suo fumetto aveva ripensato il finale. E speriamo che non l’abbia ripensato “in bene”, che ci piacciono gli andazzi “malsani”. :3

  2. meh…
    non per fare la solita “voce fuori dal coro” ma… mi sono avvicinato a “hoshigen coso” in tempi non sospetti (credo addirittura 2011 o forse più probabilmente nel 2012), e devo dire che non m’ha preso per nulla. Il tratto legnoso (che il buon Buta con correttezza ha segnalato) mel’ha reso del tutto indigesto fin da principio, spingendomi a lasciar perdere in favore di altre serie che promettevano essere più interessanti (e inoltre, essendo già seguace di Vinland Saga e di Uebel Blatt, il mio vincolo di bilancio non mi permetteva poi molti altre “espansioni sperimentali” verso altre serie).

    Ho sentito parlare bene dell’anime , che sembra aver risolto molti dei problemi “grafici” del manga, anche se la mia solita ritrosia per le serie, ed il poco tempo libero, mi hanno fin’ora impedito di tastare con mano.

    1. L’anime è oggettivamente molto, molto buono, e sono solo una 20ina di episodi (fin’ora).
      Diciamo che come sottolineato il “guaio” è il tratto di Isayama, non sei il primo che dice che “no, non ce la faccio, è troppo brutto”. Ed è un peccato, perchè al netto dei disegni, la storia è davvero molto, molto buona (ma nel caso sì, guardati il cartone). 😛

  3. E’ un peccato che nell’ultimo tankobon sia successa pochissima roba, è stato usato giusto per confermare quanto era già intuibile da indizi lasciati in passato. Spero che rivelazioni più succose arrivino con la traduzione del quindicesimo volumetto 😀

    Qualcuno qui ha letto lo spinoff prima della caduta? Com’è?

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