Qualche perplessità sul blogging

mermaid

Prima di Natale avevo annunciato un parziale rinnovamento di Plutonia Experiment.
Non so se viene siete accorti, ma da tempo ho messo in atto questo proposito, cambiando la struttura stessa di molti articoli, pur lasciando quasi immutato il palinsesto.
Ho ridotto notevolmente le recensioni “classiche” di romanzi e saggi, preferendo dedicare alcuni post approfonditi ai titoli su cui ho qualcosa in più da dire, oltre al dare un giudizio di massima. Le recensioni spicce, ma non per questo meno sentite, si sono spostate perlopiù su L’Ultimo Blog a Sinistra, che non a caso non si occupa di null’altro se non di libri, ebook e fumetti.
Avrete poi letto i miei tanti dossier su argomenti di vario genere, per esempio gli ultimi sulle varianti dello steampunk. I risultati ottenuti sono interessanti, quindi credo che continuerò, tempo permettendo, a scrivere articoli di questo tipo.
Ora però ho un altro tipo di dubbio.

Ho sempre cercato di bloggare su argomenti di interesse generale, limitando lo spazio dedicato ai miei ebook e alla mia scrittura a un massimo del 20% circa dei post pubblicati nell’arco di un anno solare.
Questa scelta era dettata da due fattori principali:

  • Odio parlare troppo di me stesso;
  • Un blog in grado di offrire contenuti vari e non autoriferito risulta più interessante.

Plutonia Experiment è senz’altro anche una vetrina sulla mia scrittura. Non è solo uno shop virtuale, offre anzi una serie di “making of” e di ragionamenti su ciò che è oggigiorno il settore della speculative fiction made in Italy, partendo dalla scrittura personale per toccare poi molti macrotemi.
Ma tutto ciò interessa? Chissà.
Magari dovrei fare più articoli sui Lego o sui cartoni animati. La gente, mi dicono, vuole spensieratezza e cazzeggio.

hero's journey

Invece mi accingo a dedicare più spazio a ciò che scrivo. Non molto, non scappate! Porterò quel 20% al 30%. Nulla più, ma mi sembrava giusto diverlo.

Tale decisione è dettata da una serie di ragionamenti, fatti negli ultimi mesi.
In primis voglio spendere più energie per la scrittura dei tanti progetti che ho in ballo. Parlarne in qualche post può aiutarmi in tale processo, e magari può attirare qualche lettore che ancora non mi conosce. Poi, se nel 2015 la situazione non si evolverà in alcun modo, avrò comunque tempo per cambiare di nuovo la mission del blog.
Seconda cosa: ho limitato, quasi annullato, la promozione dei miei ebook sui gruppi Facebook dedicati alla scrittura. Fanno eccezione un paio di community, tra cui De Ebook Mysteriis, che amministro insieme ad altri colleghi.
Terzo: preferisco accontentare i lettori che mi chiedono news sui lavori in corso, che non ribadire per l’ennesima volta la difesa dell’editoria digitale dai barbari adoratori della carta. Sono questioni vecchie e irrisolvibili. Le polemiche poi non portano da nessuna parte e ci tengono ancorati al passato. Lasciamole a chi non ha altro da fare.
Quarto: d’ora in poi le questioni relative alle strategie e ai ragionamenti di marketing editoriale troveranno più spazio sul mio sito tematico, Quantum Marketing, che non qui. Anche se, visto che l’argomento mi piace, cercherò di alternare le pubblicazioni su entrambi gli spazi.

Ma la mia sarà una scelta giusta?
A quanti lettori mancheranno i non pochi post dedicati a discussioni pro/contro il self publishing o pro/contro gli ebook? A quanti piacevano? Quanto erano utili a far breccia nella mente degli sciocchi scettici?
Boh.
Credo (e in parte temo) che saranno in pochi a seguire gli articoli dedicati specificatamente ai miei racconti e romanzi. Ma, come si suol dire, saranno buoni.

tell me a story

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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8 commenti

  1. Un blog – un sito internet in generale – dovrebbe offrire qualcosa – intrattenimento, informazione, qualcosa insomma – per il semplice fatto che se fa solo pubblicità finisce per non essere letto da nessuno. Tuttavia il blog, per sua natura, è autoreferenziale, in quanto rappresenta le esperienze e punti di vista dei suoi autori. E lo so bene: il mio micro-blog (nel senso che non è letto quasi da nessuno 😉 ) è assolutamente auto referenziale!

    Un saluto

  2. Sai bene che non ti leggo ma ti stimo.
    Se decidi di cambiare la struttura del tuo blog, credo che sia comunque una tua scelta.
    Sono comunque passato solo per lasciare un saluto.
    😉

  3. Gli articoli legati al making of sono interessanti perchè, per quanto mi riguarda, mi fanno capire specifici riferimenti o contaminazioni che magari da solo durante la lettura mi perderei, anche per ignoranza, lo ammetto. Quindi avere tali pezzi dove posso approfondire questi argomenti per non fruire in maniera diciamo solo come divertisement i tuoi scritti per me è eccellente.

    1. Ottimo, ciò mi rincuora, perché io adoro scrivere i making of 🙂
      Che tra l’altro mi permettono di spaziare in argomenti che spaziano ben oltre la mia scrittura (come dici giustamente tu).

  4. Gli articoli legati al making of sono interessanti perchè, per quanto mi riguarda, mi fanno capire specifici riferimenti o contaminazioni

    concordo in pieno… è sempre interessante capire come funziona “dal di dentro” la mente di un altro “pennaiolo” [cit.], comprendere i suoi riferimenti, i suoi schemi e le sue idiosincrasie xD

    mi permettono di spaziare in argomenti che spaziano ben oltre la mia scrittura (come dici giustamente tu).

    cosa che personalmente apprezzo assai.

    Visto che tira aria di “rivoluzione”, aprofitto per buttare lì una miniwiashlist: mi piacerebbe che, fra gli articoli che non riguardano la tua scrittura, restasse immutato o ampliato lo spazio per quelli che riguardano “i luoghi del mistero”, le ghost town e altre segnalazioni, curiosità e bizzarrie (che ben difficilmente si possono reperire su altri lidi); un esempio? L’articolo sulla “gemmologia” 😛

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