White Zombie

White Zombie

Oggi torniamo alle origini della cinematografia sugli zombie.

Per impedire il matrimonio di Neil e Madeleine, il geloso Beaumont (ricco signore di stanza ad Haiti), chiede aiuto a Legendre, che ha appreso le pratiche magiche dell’isola caraibica, grazie alle quali guida un gruppo di zombie fatti lavorare come schiavi nelle proprie piantagioni di zucchero. Madeleine viene apparentemente fatta morire e poi trasformata in una creatura fredda ed inerte, del tutto priva di quella vitalità che aveva fatto innamorare Beaumont. Questi prova quindi a ribellarsi a Legendre, ma senza fortuna: spetterà a Neil sconfiggere il malefico negromante e i suoi mostruosi aiutanti.

White Zombie (da noi noto come L’isola degli zombies) è il primo film ad aver portato sul grande schermo la figura caracollante dei morti viventi più “sfigati” e proletari della storia dell’horror.
Correva l’anno 1932, e Victor Halperin decideva di ingaggiare il celeberrimo “Dracula”, Bela Lugosi, per girare questo film, basato sulle leggende del vudù haitiano, fatte di morti viventi, di schiavi controllati da malvagi bokor (stregoni) e piacevolezze simili.

Siamo molto lontani dai canoni che, 34 anni dopo, George A. Romero avrebbe definito a proposito degli zombie. Ciò non di meno White Zombie è un film molto interessante, basato sul saggio di un controverso autore, esploratore e giornalista (William Seabrook) di cui riparleremo fra qualche giorno.
I morti viventi della pellicola di Halperin sono in realtà persone soggette a una sorta di profonda di trance, una morte apparente che li induce, complice una predisposizione al condizionamento mentale, a obbedire a colui che si pone come loro signore e padrone.

White Zombie 2

White Zombie ha, a dispetto dell’ambientazione esotica, tutte le caratteristiche del cinema dei mostri della Universal: ambientazioni cupe e gotiche, villain caratterizzati da espressioni e motivazioni derivate dall’espressionismo tedesco e dai film muti del decennio precedente.

Lo zombie haitiano è il prototipo dello schiavo del terzo mondo, al servizio di padroni spietati e luciferini. Una metafora forzata, ma che a quei tempi funzionava e probabilmente appariva innovativa (anche alla luce dei fatti che il vudù era poco noto al pubblico generalista).
Gli zombie romeriani assumeranno un valore simbolico al passo coi tempi: i ritornanti del ’68 e del ’78 sono lo specchio deformante degli americani divorati dal consumismo galoppante e insensato. Siamo noi, ma più brutti e più miseri, schiavi di un materialismo divorante. O almeno così ce l’hanno raccontata i critici per anni (Romero, a quanto pare, voleva soltanto girare film divertenti).

Mi piacerebbe recuperare un film “zombesco” ancora più vecchio di White Zombie, vale a dire Per la Patria (J’accuse), girato da Abel Gance nel 1919. Una storia che racconta gli orrori della Prima Guerra Mondiale, che racconta di soldati che tornano dalla morte per ripudiare il conflitto, la violenza, e l’insensato, freddo comportamento di chi la guerra la decide da palazzo, senza preoccuparsi della vita degli uomini semplici.
La cosa più inquietante e singolare è che la parata dei fantasmi venne girata riprendendo veri mutilati e invalidi della Grande Guerra, talmente malmessi da rappresentare uno dei più spaventosi eserciti di “zombie” della storia del cinema.

Per la Patria (J'accuse) - La parata.
Per la Patria (J’accuse) – La parata.

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