Abituarsi al brutto

Plan 9

Disclaimer: questo è uno di quei post in cui mi lamento.

Anni fa c’era una pubblicità, o forse era un editoriale di un giornalista famoso, che parlava della “dittatura del bello”. Non ricordo bene e non ritengo necessario googlolare questo dettaglio.
Nel mentre è passato del tempo e stiamo scivolando nella dittatura del brutto.
Brutti libri, brutti ebook, brutte copertine. Ma anche brutte canzoni, brutti film, brutti personaggi elevati a “famosi” o invidiabili (di solito soltanto perché hanno un po’ di quattrini).
Basta dare un’occhiata in giro per vedere quanto il brutto venga pian piano sdoganato. Succede anche nella pubblicità, per dire, dove sempre più spesso si vedono attori grassoni e sfatti, che si ingozzano di porcherie e di mediocrità.
Il brutto, ancor più del mediocre, è un modello facilmente imitabile, che punta spesso sulla simpatia (strategia che funziona a fasi alterne) per imporsi.
Vale tanto per le “cose” quanto per le persone. Non a caso – ne abbiamo già parlato – i siti internet e le pagine Facebook che funzionano sono quelle che fanno sarcasmo pesante, solitamente su cose brutte.

Lungi da me la volontà di fare del moralismo, eh.
Ho visto la mia dose di film trash, non disdegno i filmati stupidi su YouTube (per qualche tempo ho seguito Giuseppe Simone, il che è tutto dire) e mi piace la vecchia commedia all’italiana, quella fatta anche di rutti, peti e di battute sconce e sessiste.

Detto ciò, da qualche tempo mi chiedo quanto possa essere dannoso abituarsi al brutto.
Se si parte dal presupposto che le cose e le persone ridicole e strampalate sono la via più rapida per ottenere il successo, saremo presto inondati da una marea di porcheria.
Ah, come dite? Sta già accadendo? Cavolo, è vero.

L'ombra
Gli autori mi perdoneranno, ma la copertina de “L’Ombra” è davvero orribile.

Come ho scritto poco sopra, mai come in questo periodo siamo sommersi da libri brutti, canzoni brutte, riviste brutte etc etc.
Si tratta di beceri lavori amatoriali che ci vengono spacciati come “cult del nuovo trash”, o qualcosa del genere.
Badate bene: il mio non è un discorso di contenuti. Io sono il primo usufruitore di film e romanzi del genere Zombie contro Squali Alieni contro Mecha. Se mi seguite, lo sapete.
Ma anche per scrivere cose di questo genere occorre essere bravi. Essere preparati. Studiare.
Invece assistiamo all’esaltazione della faciloneria, al “basta provarci”, che tanto la passione sopperisce all’ignoranza e all’impreparazione.
Che poi non ci sarebbe nulla di male, se tutte queste cose orrende fossero esterne al mercato. Invece no: ci vogliono far credere che il brutto vende. Ogni tanto questa panzana diventa realtà. Purtroppo.

A me piace invece pensare che vale il discorso inverso.
Mi consola per esempio vedere che le serie televisive ben girate, ben recitate, con grande cura dei dettagli e della caratterizzazione dei personaggi sono quelle che riscuotono maggior successo di pubblico.
Poi, certo, assistiamo a fenomeni un poco inspiegabili, come per esempio la glorificazione dei film della Asylum, che del brutto ha fatto la propria bandiera. Con tutto che a me la Asylum sta simpatica, ve lo confesso senza vergogna.
Però chi si pone oltre questo brutto fatto con consapevolezza, ecco, mi trova assai più critico.

I figli delle tenebre
Brutta copertina, contenuto dilettantesco, eppure qualcosa ha venduto. Abituarsi al brutto, appunto.

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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22 commenti

  1. Come dici tu, il brutto è semplice: è semplice produrlo, tutti possono farlo; è semplice per chi ne parla, è molto più facile interpretare e capire una cosa brutta che una bella; infine, in Italia, dove sembra che la maggior parte della gente abbia un immotivato senso di superiorità marchiato a fuoco nel DNA, è più facile dire “Io l’avrei fatto meglio” davanti ad un’opera brutta, che ad una bella.

    Ma io confido sempre nella selezione naturale 😀

  2. D’altronde basta vedere certe fiction prodotte dalla Rai (dalla Rai, non da TeleBrianza) sceneggiate e girate con un’approssimazione e una faciloneria talmente indisponente che, beh, insomma, se poi la gente guarda anche certi filmini amatoriali stile Asylum il salto è meno breve di quanto possa credere.
    Come pure certi romanzi ultra-pubblicizzati perché scritti dall’autore che ormai si è fatto un nome e campa sul seguito di lettori fissi che ha saputo conquistarsi nel tempo ma che ormai sforna roba di una banalità avvilente che secondo il suo editore è sempre e comunque “il nuovo capolavoro” di Tizio… Ovvio che uno che legge “il nuovo capolavoro” di Tizio può pensare “Se questo è un capolavoro allora anch’io provo a pubblicare il mio manoscritto” (n.b.: non voglio fare il censore, in quest’ultima categoria di autopubblicati per presunzione propria mi ci includo anch’io. E anche come creatore di pessime copertine, tranne quelle che mi ha confezionato Luca che ovviamente sono di un’altra categoria 😉

  3. Come sai, il sindaco della città in cui vivo, ha dichiarato di voler invitare in Comune Stefano Sole e le Donatella (ignoravo chi fossero, a dire il vero) per premiarli in quanto rappresentanti della creatività giovane. Orbene, se anche un sindaco manda questi segnali direi che siamo nel pieno di una deriva preoccupante. Gli ho pure scritto ,lamentando la sua iniziativa come diseducativa, ma preferisco reagire – sia pure nel mio piccolissimo – con impegno, producendo quando è possibile qualche testo dove almeno ci sia la chiara volontà di realizzare qualcosa di valido.
    Di sicuro il Rinascimento non lo vediamo nemmeno con il cannocchiale.

    1. Rinascimento?
      Direi che stiamo tornando al Medioevo… solo che le streghe non le bruciano, bensì le mettono alla conduzione di “Pomeriggio Cinque”.

  4. Ci vedo una doppia lama tremenda in tutto questo. E la vedo legata anche all’impoverimento dell’istruzione al quale stiamo assistendo. Mi sembra di assistere alla costruzione di un intero popolo mediocre. Blandito incoraggiando da una parte la propria narcisisitica presunzione (pensate ai discorsi dietro le quinte di un qualsiasi talent) e dall’altra coltivato allo squallore nazional popolare come dimensione ideale nella quale muoversi,vivere e prosperare. Naturalmente in realtà non si prospera ma ci si avvia a una de evoluzione molto utile a chi poi questa massa la comanda.

  5. Ormai in Italia si è talmente abituati al brutto che quando c’è qualcosa di bello nessuno se ne accorge. La televisione italiana è talmente infarcita di orrende produzioni recitate male e sceneggiate male che quando passa di qualcosa di livello è come se non venisse trasmesso. Ho visto (penso uno dei pochi) il film Fango e gloria mandato il 24 Maggio per ricordare il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia. Penso una cosa unica nel panorama attuale: hanno miscelato immagini di repertorio ricolorate e doppiate con scene di girato con attori. Mi ha veramente colpito come tecnica e come trama.

  6. Buon giorno. Sono Roberto Blandino. Il mediocre autore di quel libro mediocre dalla brutta copertina e dal contenuto dilettantistico. Condivido perfettamente il Vs pensiero. Sul serio. Si può fare molto di meglio. Posso fare molto di meglio. Non ho il talento del grande Girola certo ma con volontà e impegno si possono raggiungere buoni traguardi comunque sia coltivando il poco che madre natura ci ha donato sia stringendo i denti e lottando per ciò in cui si crede. È vero che ho venduto qualcosa. Circa 7.000 ebook. Pensavo fosse un buon risultato, ma come mi ha poi recentemente fatto notare il mio Editore alla firma del contratto di 10 anni con cui gli ho ceduto i diritti del primo romanzo di quella serie con opzione su tutti gli altri per 10 anni appunto, gli autori veri vendono centomila libri cartacei a 15 euro l uno. Non 7.000 ebook a 99 centesimi. Proprio per questo editor, grafici e altri professionisti del settore sono già all opera per rendere i miei testi meno brutti e dilettantistici. La data di lancio in centinaia di librerie Mondadori e Feltrinelli si avvicina e giustamente molto é ancora da fare prima della tourné nazionale che dovrò affrontare a inizio 2016 per la promozione del libro. Di certo il mio Editore nonostante la lunga esperienza sta prendendo una brutta cantonata con il sottoscritto. Getterá via molti denari per pubblicare e promuovere un flop colossale e i lettori perderanno senza dubbio interesse per la Sua casa editrice. Che dire? Gli gireró le vostre giuste osservazioni affinché a sua volta le inoltri al Suo comitato di valutazione testi. Peraltro è stato proprio l Editore a contattarmi e non viceversa, forse ingannato dai 7.000 ebook di cui sopra. Sicuramente per i prossimi 10 anni sarò una palla al piede per una famosa Casa Editrice e la mia avventura nel circuito dell editoria vera terminerà nell ^oblio per tornare all ^autopubblicazione. Ma concedete a un mediocre dilettante le sue debolezze. Da solo, dal nulla, privo di talento e decoro, senza alcun merito, sono arrivato in poco tempo dove il 99,9% degli autori o aspiranti tali non arriverà mai. Firmare un contratto decenale di distribuzione nazione nel circuito Mondadori (ora fusa con RCS, e quindi detentrice del 90% del mercato italiano). Scusate se é poco… Cordialità e le migliori cose.
    Roberto Blandino

    1. Complimenti vivissimi.
      Ciò non toglie che, a mio esclusivo parere, “I figli delle tenebre” è un mediocre romanzo.
      In bocca al lupo per il tuo lancio nella grande distribuzione. Sono certo che sarai in linea con le attuali proposte dei megastore che vendono libri.

      1. Sono contento di questa Sua precisazione. Apprezzo la Sua onestà intellettuale. Si tratta infatti di un Suo personalissimo giudizio. Purtroppo dal tono del post sembrava, invece, che i Suoi gusti e convincimenti personali potessero costituire una sorta di Verità assoluta e oggettiva. Meglio così. La ringrazio per i complimenti che accetto volentieri, augurandole altrettanta, se non maggiore fortuna, per i Suoi testi.
        All the best.
        Mi firmo, come al solito

        Roberto Blandino

        1. Spero di non essere inopportuno né di essere frainteso. Era tempo che volevo cogliere l’occasione di fare una domanda a un self che viene reclutato da una CE. Signor Blandino, le chiedo, se lei è riuscito a vendere 7000 copie dei suoi romanzi, cosa di cui non dubito e confermo che si tratta di una mosca bianca, perché ha accettato di affidare il suo successo a un editore? Tra l’altro, se ho ben capito, è sì distribuito dai circuiti da lei menzionati, ma non si tratta di Mondadori stessa, bensì di un piccolo/medio editore.
          Lavoro nel settore da tempo, occupandomi di editing per autori, “aggiustando” i loro testi prima che vengano effettivamente proposti agli editori e alle agenzie, ed è risaputo che i piccoli/medi editori stampano tirature davvero basse, inferiori alle cifre che ha raggiunto lei.
          Voglio dire, 7000 copie non le vende nessun esordiente con una casa editrice, e le centinaia di migliaia sono riservate ai grandi gruppi editoriali che investono prima sul personaggio, e poi sul testo. E mi ripeto, è cosa risaputa a chiunque sia un minimo nel settore.
          Quindi, non si sminuisca dicendo che il suo è un piccolo successo: semmai è il contrario. Mi dispiace quindi che vada forse incontro a una delusione, che restanto indipendente non avrebbe avuto.
          Cordiali saluti,
          Lorenzo Silvestri

          1. Buongiorno Lorenzo, innanzitutto grazie per la domanda. In verità al punto in cui ero non avevo alcuna intenzione di tentare l’avventura con una CE. Come self ho avuto un discreto successo in effetti. Sono stato al primo posto delle classifiche di Amazon per tre mesi e con ben tre titoli. Partendo da zero è stato un mezzo miracolo, ne convengo. E sono anche consapevole del fatto che occupandomi di tutto, dalle copertine, all’editing, alla correzione ed ovviamente della stesura dei testi, di errori se ne commettono molti. E’ questo il motivo che mi ha spinto a rispondere al Signor Girola sulle critiche espresse sul mio lavoro. La copertina è brutta? Può essere ma non sono un mago né di Photoshop né di grafica ed ho molto da imparare. Il contenuto è dilettantistico? Forse, ma in effetti potrebbe essere ovvio visto che sono ancora un dilettante ed appunto scrivo per diletto… Mi sarebbe molto più utile una critica costruttiva, per crescere, di una semplice affermazione “per me è mediocre e basta”. Quando faccio valutare i miei testi a diverse Agenzie Letterarie, per esempio, ricevo alcune pagine di critiche che mi spiegano dove, secondo loro, dovrei intervenire per migliorare. Ecco, quelle sono critiche che mi aiutano. Altro, no. Più o meno riusciti siano i miei lavori sono appunto frutto del mio di lavoro e mi sono costati fatica e soldi. Non pretendo di piacere a tutti, ma nemmeno mi permetto di criticare il lavoro altrui appunto perché rispetto enormemente chi fatica a prescindere dai risultati che ottiene e non mi sognerei mai, nemmeno avendone i numeri, di pensare di poter far meglio di qualcun altro. Semplicemente non ne avrei nemmeno il tempo. Ho giusto il tempo di pensare ai miei problemi… Senza contare che per ogni mio lettore a cui non sono piaciuto, ce n’è almeno un altro che, bontà sua, è di parere esattamente contrario. A questo punto chi dei due ha ragione? Io non sono in grado di rispondere. Qualcun altro sì? Lo invidio grandemente allora…
            A parte l’inciso, che chiudo immantinente, torno alla Sua domanda. Il fatto è che, almeno in Italia, ma è così anche nel resto del mondo, l’editoria vera è cartacea. Così come i lettori veri acquistano libri che cercano fisicamente in libreria. Gli ebook sono una valida alternativa per chi viaggia e/o ha problemi di tempo, ma il lettore avrà sempre voglia di sfogliare il libro che ha acquistato, di sentirne l’odore, il fruscio, di vederlo esposto nel propria libreria, in bella mostra… Nonostante abbia rilasciato qualche intervista (http://www.latelanera.com/editoria/interviste/intervista.asp?id=209) e abbia venduto qualche migliaia di ebook, a 0,99 in libreria, sugli scaffali non ci sono i miei libri. Punto. Ergo, se non sei lì, non sei lì e basta… Quando si è saputo che avevo firmato, mi hanno scritto privatamente moltissimi self, tutti con la stessa domanda: perché, visto il tuo successo, non li hai mandati a cagare? Ed a tutti ho risposto la stessa cosa. Non sono ancora nessuno, a prescindere da quanti ebook auto pubblicati posso aver venduto. Lorenzo, tutto quello che Lei dice è corretto e bazzico questo ambiente da un po’ e non sono uno sprovveduto. Lei mi chiede perché ho affidato i miei testi, peraltro per il prossimo decennio, a una CE con la quale difficilmente farò gli stessi numeri che rimanendo un self? Semplice. Perché non mi aspetto nulla, quindi non potrò rimanere deluso. Tutto quello che verrà sarà un di più. Ma ho fatto un piccolo salto di livello. Un piccolo passo, certo, ma è così che si fa strada. Con un piede davanti a un altro. E poi sono un inguaribile sognatore. Se avessi ascoltato la ragione e non il cuore, non avrei nemmeno dovuto tentare l’autopubblicazione. Seeeee, certo, certo…. figurati se ne vendi migliaia… Ci sono migliaia di self in rete… Quelli che ci riescono sono mosche bianche… non ce la farai mai… rassegnati…..
            Eppure per tre mesi sono stato primo nella classifica horror di Amazon davanti a Stephen King e Glenn Cooper (cosa che posso documentare in qualsiasi momento, se per assurdo qualcuno non ci credesse) e ora io e Lei siamo qui a parlarne… I piedi li tengo sempre ben piantati a terra, ma la testa, perché no? è lassù da qualche parte. Prima il self, poi una CE media… poi chissà… Al mio posto Lei cosa avrebbe fatto? Sono curioso…

            Roberto

          2. Mah, sul discorso che i veri lettori vogliono un cartaceo da mettere in bella mostra (io, solitamente, i libri li voglio leggere, non fare vedere alla gente che viene a casa mia…) ci sarebbe da fare un discorso molto lungo. Le dico solo che ho aperto con un amico una libreria nel 1990, quando ero poco più che un ragazzo. Lui la sta cedendo a un gruppo di catena, io me ne sono uscito già cinque anni fa. Questo perché, in coscienza mia di lettore da una vita, non potevo accettare il compromesso di diseducare i nuovi lettori. Vedere scaffali pieni di libri che nulla hanno a che fare con la letteratura era mortificante.
            Ma non era di questo che volevamo parlare.
            Le porto solo un esempio, per rispondere alla sua ultima domanda:
            una mia cara amica, di cui ho seguito l’editing, di cui ho costruito il blog e a cui ho dato i primi suggerimenti per migliorarlo, si è fatta quello che in gergo è il mazzo. Partendo quasi cinque anni fa, si è creata la sua identità on line, lavorando sul suddetto blog, creando relazioni sui social (partì con MySpace, si figuri) e arrivando con orgoglio alle sue prime pubblicazioni da self. Questo dopo un pessimo episodio con un piccolo editore (non colse i miei suggerimenti. Amen). Dopo tanta fatica, e complice il genere che scrive, molto vendibile commercialmente, ha ottenuto buone vendite. E con queste, entravano quei soldini che le servivano come carburante per le produzioni successive ecc… Non parliamo di milioni, ne di centinaia di migliaia di euro.
            Un giorno, venne contattata da un editore. Uno importante, premetto. Uno che troviamo pure all’autogrill e sui banchi dell’ufficio postale, intendiamoci.
            Mi chiede di accompagnarla per consigliarla. Ebbene, siamo usciti dall’ufficio non solo delusi, ma pure offesi. Prima tiratura scarsa, anticipo (ancora ne offrivano uno) misero, percentuale vergognosa. E se la prima tiratura fosse andata al macero, l’avventura finiva.
            Quindi sì, io direi di NO, un categorico NO, a qualsiasi editore che volesse usarmi come cavia, lasciandomi briciole, condannando un mio lavoro all’oblio, e lasciandomi guardare quei 2 o 3 nomi famosi che vengono venduti con la forza, e di cui si gonfiano i dati di vendita per colorire le fascette.
            Ma io sono un editor per passione, ex libraio, e non sono un autore. Perciò, non mi dovrò mai crucciare sul decidere se vedere il mio nome sulla mensola di una casalinga o se amare veramente ciò che ho scritto. Parere mio.

            Saluti,
            Lorenzo Silvestri

          3. Beh parlavo di metterli in mostra in libreria non per un atto narcisistico, ma per sottolineare la cura e la passione di un lettore verso i propri libri. Conservo con religiosa cura ogni libro che posseggo e che ho letto e sgrido mia figlia piccola ogni volta che per gioco rovista in libreria e poi comincia a lanciarli per aria (non sa ancora leggere, ovviamente), perché quei libri sono comunque un bene patrimonio di famiglia.
            Comprendo ciò che dice. Mi rivedo in toto nella sua amica. Stesse tappe, stessi errori, stesse soddisfazioni, stesse delusioni. I contratti per gli autori esordienti o emergenti, come nel nostro caso, fanno schifo. Sono capestri, le percentuali e le tirature non sono certo alte e i rischi che vuole correre una CE sono minimi, gettando alle ortiche l’obsoleto concetto di rischio d’impresa che si cerca oggigiorno di spalmare sulle spalle altrui, non certo su quelle dell’imprenditore. Il self permette di bypassare tutto questo e di diventare imprenditori di sé stessi. E’ innegabile. Mi permetta però di rassicurarla. Io amo ciò che faccio. Profondamente. Amo i miei personaggi e amo scrivere. Non è la mia unica passione ma è senz’altro una delle mie passioni vere. Peraltro scrivo la notte, perché di giorno non ho tempo. A volte mi addormento mentre scrivo e cosa ancora più importante è ciò che voglio fare da “grande”. Però, pensiero mio che non pretendo trovi riscontro in altri, il chiudere la porta in faccia a un’opportunità, con tutti i suoi evidenti limiti e difetti, lo trovo un atto narcisistico e supponente. Ripeto, parlo per il sottoscritto e il sottoscritto soltanto, vendere qualche migliaio di ebook, come nel caso mio ma anche della Sua amica, è un risultato senz’altro lusinghiero e gratificante, ma lo è solo nell’ambito ristretto del mondo dell’auto pubblicazione. Certo è molto più semplice voler essere il pesce gatto nello stagno piuttosto che un tonno nell’oceano, ma lo stagno è lo stagno e l’oceano, pur con tutti i suoi pericoli e problemi, è pur sempre l’oceano. In definitiva, la questione è riconducibile a una scelta. La sicurezza della modestia o il pericolo dell’ignoto? Di un mondo duro e predatorio, come lo è quello dell’editoria cartacea non self? Credo che non ci sia una risposta corretta e una sbagliata. Ognuno decide per sé stesso e ne paga il fio, sia un verso che nell’altro. Continuo a parlare per me stesso soltanto: non sono nessuno e non credo di né di potermi permettere di rinunciare a un’occasione né di essere arrivato. Tutt’altro. Conosco piuttosto bene il mondo del self e posso tornarci quando voglio. So bene cosa lascio, e, allo stesso modo, so cosa mi aspetta dall’altra parte. Ma il fatto è che non ho nulla da perdere. A parte, tolte commissioni e tasse, qualche migliaio di euro in più all’anno? Tutto qui? La mia dignità? Chi si trincea dietro il concetto di dignità spesso maschera un ego smisurato perché crede di essere un nome, qualcuno che conta solo perché ha venduto qualche ebook auto pubblicato più di altri e perché il suo lavoro meriti i riflettori del mondo e i rulli di tamburo… Peraltro il post di apertura di questo 3D prova inequivocabilmente che anche il mondo del self è uno schifo parimenti, dove non solo c’è una concorrenza spietata, ma dove c’è sempre qualcuno che per invidia o per ego si prende la briga di gettare merda sul lavoro altrui vomitando sentenze e pontificando come se ne avesse non solo i requisiti tecnici ma soprattutto un qualche diritto per investitura divina o per acclamazione, invece di pensare alla trave nel proprio occhio…
            No, Lorenzo. Continuo a non essere nessuno e continuo a non possedere alcun potere contrattuale. Devo dimostrare ancora tutto. Forse prima ancora a me stesso che a un Editore. Conosco autori self come me che hanno venduto molto meno che pensano di meritare tirature enormi, royalties del 25%, promozioni hollywoodiane e quant’altro e di essere defraudati di chissà cosa e tutto perché? Solo perché hanno venduto qualche ebook? La Rowling, abbandonata dal marito, scriveva Harry Potter cullando sua figlia e vivendo nella tavola calda del cognato. Tutti gli editori hanno rifiutato il testo perché, usando dei termini cari a Girola, era “infantile, dilettantesco e pure troppo lungo”. L’unico editore che ha accettato di pubblicare il testo era un editore medio/piccolo con una prima tiratura ridicola. Inutile rammentare cosa è successo dopo. Stoppo tutti sul nascere, prima che mi saltino alla gola: no, non sono la Rowling, né lo sarò mai. Uno su centomila ce la fa. E’ più facile essere colpiti da un fulmine in questo preciso momento. Lei è una mosca bianca. Aveva molte, molte più possibilità di fallire… Una mosca bianca… dove ho già letto questa espressione? Boh…
            Ma, e con questo? Si prova. Sempre e comunque. E non si molla mai. Mai. Ciò che mi aspetta sarà l’oblio? Forse. Probabile. Ma chi può dirlo con certezza? Non ho nulla da perdere e comunque meglio bruciare come una candela accesa dai due lati che spegnersi lentamente. Viviamo per vivere, non per preparaci a farlo. Qui e ora. E se tutto andrà male, pazienza. Continuerò a scrivere ed a auto pubblicarmi. Ma chi sta fermo non va da nessuna parte. E chi si accontenta non gode. Si accontenta.

            Cordialità e le migliori cose, sia a Lei che alla Sua amica.

            Roberto Blandino

          4. Signor Blandino, la discussione stava prendendo una piega interessante, poi mi nomina la Rowling come esempio di successo partendo dalla miseria? Siamo abbastanza adulti per sapere che è leggermente alterata, questa storia, vero? 😉
            Comunque, tornando a noi. Quello che mi premeva fare notare – ed è su questo punto che insisto nel dirle che è sprecato a non continuare a percorrere la sua strada in solitiaria – è il fatto che lei è riuscito a fare una cosa che altri 1000, 10000, 100000 self non sono riusciti a realizzare: partire dal nulla, senza blog, senza promuoversi, senza interagire sui Social, senza creare campagne mirate di marketing. Lei ha messo il suo primo romanzo su Amazon (attraverso Narcissus) e ha avuto la fortuna (e la bravura, perché se il testo non fosse valido non sarebbe successo nulla) di avere subito un buon numero di acquirenti che l’hanno fatta salire al top, innescando una reazione a catena.
            Questa è un’anomalia, se lo lasci dire, e le anomalie vanno studiate perché potrebbero portare benefici anche ad altri. Ci sono persone che si smontano le braccia per provare a promuovere e vendere i loro lavori, rimanendo on line 20 ore al giorno, scrivendo su blog, su forum, su gruppi social. Lei, senza nulla di questo, ha fatto il boooom. Questo è notevole, e ripeto, andrebbe studiato per dare una mano anche ad altri che magari stanno perdendo tempo senza ottenere nulla.

          5. Caro Lorenzo, continua a parlare di booom, di essere arrivati, di successo… Lei è una persona evidentemente intelligente, troppo per non accorgersi che l’anomalia è proprio questa. Basta davvero così poco per definire i risultati di autore emergente come un successo editoriale? Certo, considerando che un autore esordiente, almeno stando all’editoria cartacea tradizionale, nel 99% dei casi vende poche decine di copie, e qualche decina come self, quello che dice sembra avere un senso. Ma il successo è ben altro. Non può definirsi un successo quello di un autore il cui nome è sconosciuto ai più e in nessuna libreria trovi i suoi lavori. Ora, è inutile nascondersi dietro a un dito. Senza enormi investimenti di promozione da parte di una CE affinché venga costruito un successo editoriale prima ancora dell’uscita del lavoro del tal autore sul quale si sta investendo, il successo, quello vero, di solito non arriva. E’ un dato di fatto. Rimane quindi da rispondere all’ovvio quesito sul perché una CE importante decida di investire su di un autore piuttosto che su di un altro. Lei, prima, diceva che mai farebbe da cavia ad una CE. Ma la CE in questione direbbe: Lorenzo Silvestri chi? Piuttosto che Roberto Blandino chi? Un po’ come è successo, de facto, con la Sua amica. Le CE sono aziende, e come tali devono massimizzare i profitti e ridurre i costi. La stragrande maggioranza di chi scrive è pigra. Scrive, dà una rilettura veloce al proprio lavoro e poi lo invia a un bel po’ di CE. Queste ultime leggeranno le prime tre pagine, in media, e poi cestineranno il lavoro in questione. Questo per vari motivi. Di solito un errore ortografico, una storia banale e/o mal scritta, ma anche e soprattutto un editing assente. Quasi tutti gli autori esordienti ignorano l’editing. Più il testo è lontano dalla sua forma definitiva pubblicabile e più si avvicina il cestino. Anche se è un capolavoro di contenuti e sintassi. L’editing è un costo, infatti. Uno dei tanti. Uno sconosciuto per uno sconosciuto, alla CE converrà sempre dare attenzione al testo che richiederà meno lavoro… Ecco perché è nato il self. La Sua amica deve sbattersi 20 ore al giorno perché è una delle migliaia di scrittori che innondano la rete con le proprie opere senza che nessuno glielo possa impedire. Senza nessuna selezione all’ingresso. E questo vale, ovviamente, anche per il sottoscritto e per il titolare di questo blog. Chiaramente spesso l’autore self ma anche quello che è riuscito ad ottenere un contratto capestro con una CE, sa fare benissimo una cosa: lamentarsi. Si lamenta perché la CE in questione non l’ha trattato con i guanti bianchi, senza offrirgli un contratto meraviglioso e tutto in suo favore, garantendogli fama e gloria, oppure si lamenta della qualità delle opere della concorrenza e del fatto che, inspiegabilmente per lui, quell’autore ha venduto qualche copia in più. E’ sempre la solita solfa. Gli altri non mi capiscono, gli altri sbagliano, gli altri mentono, gli altri truffano, gli altri sono dei mediocri, gli altri sono troppi, gli altri sono troppo pochi, gli altri sono ignoranti, gli altri sono abituati al brutto, gli altri non apprezzano il bello, gli altri preferiscono altro, e poi ancora gli altri dovrebbero condividere il loro successo, gli altri dovrebbero aiutare, gli altri… gli altri… Di conseguenza, all’opposto della curva: Io sono meglio di tal dei tali ma… Io so scrivere ma… Io mi faccio un culo così per promuovermi ma… Io faccio ottime copertine ma…. Io merito più di altri il successo ma… Io sono un cultore del bello ma… ma la colpa è sempre degli altri. Tutti i meriti sull’Io. Tutte le colpe sugli Altri. Gli altri sono l’anomalia. Gli altri dovrebbero comprare i miei testi. Se non lo fanno è perché non sono cultori del bello, ma del brutto. Io sono il meglio. Se qualcuno ha più successo ha barato, mentito, truffato e cosa ancor peggiore, gli altri gli sono andati dietro… Sono un autore self perché scrivo testi di qualità, ma le CE promuovono mediocrità. A loro la qualità non interessa, altrimenti IO sarei già diventato un autore di successo…

            A parlare è sempre un EGO smisurato.

            Ecco perché ho affidato il mio “successo” a una casa editrice. Ho accettato e firmato perché nessuna delle persone con la quale ho interagito mi ha disgustato quanto alcune di quelle che bazzicano il mondo del self. Nessuno ha finto con me, o mi ha mentito. Le cose sono state chiare fin da subito e, personalmente, condivido tutti i punti di vista che mi sono stati prospettati.
            1) Hai talento, ma non sei ancora nessuno.
            2) Devi dimostrare di valere nel mercato cartaceo, non in quello a 99 centesimi dell’auto pubblicazione.
            3) Neanche questo è un punto d’arrivo.

            Come sono arrivato fin qui ? Come si spiega l’anomalia? Semplice. tanta fortuna e un pizzico di bravura. Se si scrivono blog, se si imperversa sui social network, se si impiegano ore ed ore nella rete e non si ottengono i risultati sperati, il ventaglio di possibili cause possono essere solo tre:
            1) Non serve a nulla, a prescindere.
            2) Serve, ma sto commettendo degli errori.
            3) I miei testi validi o meno che siano, non incontrano il gradimento del pubblico, a prescindere da tutto il resto.

            Una cosa giusta, il Signor Girola l’ha detta, in fondo. Il successo è un fatto di gradimento del pubblico e non implica, necessariamente, una qualità certa del prodotto. Mi viene in mente il campione di vendite “50 sfumature di grigio”. Chiunque sia dentro la cultura bdsm, ma anche chi ne è a digiuno, non può non notare la superficialità e i gli evidenti stereotipi di cui è infarcito il libro. Eppure, nonostante i suoi difetti evidenti, ha venduto milioni di copie. Ora come al solito possiamo dare il “merito” di ciò alla propensione verso il brutto del lettore o alla sua scarsa educazione letteraria, alla sua ignoranza, alla sua superficialità… a tutto quello che vogliamo. Ma dobbiamo convenire che se l’autrice ha venduto milioni di copie e noi no, per quanto cercheremo delle speculazioni intellettuali per giustificare il nostro insuccesso, ovviamente puntando il dito sugli Altri là fuori, da qualche parte, la verità non può che essere una soltanto. E’ stata più brava e fortunata di noi, su tutti i fronti. Negarlo è inutile e ipocrita. Come è inutile e sciocco arroccarsi dietro la posizione: si ma io scrivo testi migliori, e appunto per quello che nessuno se li fila. Mica sono un autore commerciale. Io. Affermazione ingenua che fa sorridere. Se non sei un autore commerciale perché invadi la rete con i tuoi testi e poi ti sbatti ore e ore per promuoverli? Per poi lamentarti di chi vende più di te? Sempre EGO e ipocrisia allo stato dell’arte…

            La copertina è importante? Si e no. Quanto la cornice di un quadro o la bottiglia che contiene del vino. Possono essere belle quanto vuoi ma non sopperiranno mai il contenuto. Mai.

            Il contenuto è importante? Si e no. Il gradimento del pubblico dipende da molti fattori. Uno può anche scrivere di Zorro e Godzilla alleati che lottano contro H.R. Giger, Nikola Tesla e il Pagliaccio Baraldi a bordo di wurstel volanti, a colpi di flautulenze e poteri mistici, ma deve tenere conto di quale è il suo target di riferimento. Il rapporto morboso a sfondo sado maso tra un bello, dannato e miliardario e la sua avvenente e ingenua nuova conquista, sarà forse meno originale del primo, ma è sarà sempre più intrigante delle battaglie tra Godzilla e il Pagliaccio Baraldi di cui sopra. Anche se l’autore è un maestro nell’esplorare la psicologia dei personaggi e a farli vivere di vita propria. Il Pagliaccio Baraldi perderà sempre contro l’affascinante miliardario, per quanto insipido egli sia. Punto.

            I social network servono? Si senz’altro e infatti io stesso li ho usati molto, ma in maniera molto meno plateale e scegliendo quali. Occorre pensare alla promozione come a una guerra, a una battaglia. I lettori sono territori da conquistare e conservare. Non sono ancora alleati e in ogni caso possono sempre tradire.
            Mai letto il Sun Tzu Bin Fa? L’arte della guerra? Dopo 2500 anni è ancora il più importante testo mai scritto nella storia dell’umanità.

            Come diceva il grande Bruce Lee, è come un dito puntato verso la Luna. Se osservi il dito ti stai perdendo la magnificenza dello spettacolo. Arrivare in cima alle classifiche di Amazon è relativamente semplice. Basta aver regalato, come ho fatto io, migliaia di metà dei miei libri. Far si che in migliaia si comprassero la metà mancante è stato molto più difficile. Ho dovuto scrivere dei buoni libri. Il fatto che incontrassero il gradimento dei lettori è stata la parte fortunata.

            Buonissime cose a tutti.

            Roberto Blandino

  7. Proprio qualche giorno fa ho letto un articolo su PennaBlu sulle copertine brutte degli ebook su amazon. Non ricordo più il link, ma c’è addirittura un Tumblr che le posta quotidianamente 🙂

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