Come NON promuovervi sui social

comandamenti social

Prima o poi realizzerò un agile volumetto per condividere quanto ho imparato in questi anni di promozione della mia scrittura attraverso i social media. Non vi stupirà scoprire che, se sto (come pare) ottenendo qualche risultato, è perché ho studiato e ho fatto pratica sul campo. Non si scappa da queste dinamiche, non c’è spazio per la sola fortuna o per l’improvvisazione.
Tuttavia siamo in piena estate e mi pare inopportuno approfondire ora il discorso. Oggi mi limiterò quindi a elencarvi alcune delle cose – le principali – che NON funzionano quando fate promozione ai vostri libri (ma vale anche per qualunque altro prodotto) sui social network.
Badate bene, non si tratta di pareri personali, ma di regole incontrovertibili.
Eccone qui alcune.

Cosa NON fare quando promuovete il vostro prodotto sui social

  • Non parlate solo di voi stessi. Risultereste soltanto noiosi, egocentrici e spocchiosi. Nemmeno le più grandi celebrità parlano solo di se stesse. C’è sempre spazio da dedicare ad altri argomenti e ad altre persone, purché meritevoli.
  • Non fate dello spam “autistico”. Frequentare le comunità online solo per sganciare il vostro spam, senza un saluto, senza partecipare alla vita delle comunità medesime, è inutile, anzi, controproducente. Gli spammer non li calcola nessuno, se non per prenderli in antipatia.
  • Non frignate. I frignoni non piacciono. Siate positivi e propositi – quando e se è possibile. Se dovete esprimere delle lamentele o delle polemiche, cercate di usare un tono autorevole e non disfattista.
  • Non siate troppo autoreferenziali. Vantatevi dei risultati ottenuti, ma ricordatevi di ringraziare chi vi aiutato nella strada verso un traguardo raggiunto. Non schernite la concorrenza, semmai ignoratela. Siate entusiasti, ma non dei palloni gonfiati.
  • Non fate i muti. Interagite coi vostri lettori (o comunque coi vostri “fan”). Rispondete ai commenti, alle mail, anche in modo semplice e stringato, ma date l’impressione di essere vivi, e non dei robot.
  • Non fate i venditori. La gente non è sui social per comprare. Può accadere – è vero – ma in realtà il 99% degli iscritti a Facebook, Twitter etc è online per divertirsi, per comunicare. Perciò cercate di trasmettere l’amore per ciò che producete, non il cartellino del prezzo.
  • Non date da mangiare ai troll. Questo consiglio non è mai ripetuto abbastanza. Evitate le polemiche sterili, i flame e le discussioni con chi dà la netta impressione di commentare solo per danneggiarvi. Ignorateli o bannateli. Vostro il castello, vostre le regole.

– – –

A.G. – Follow me on Twitter)

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10 commenti

  1. L’ha ribloggato su squarcidisilenzioe ha commentato:
    Interessante post su come rendersi antipatici nei social, su come limitare le conversazioni, le condivisioni, in poche parole, su come essere a-sociale.
    Tutte cose molto vere, ma in fondo, regole di sano buon senso, regole del comune vivere sociale.
    Chiara

  2. concordo al 100%. Mai comprato un ebook di quelli che passano, lasciano lo spam e se ne vanno. Di contro, ho comprato molti ebook delle persone che partecipano alle discussioni. Alcuni autori sono più timidi e non condividono molto della loro vita personale o opinioni, ma il tempo dell’artista mitico e irraggiungibile è nettamente tramontato.

  3. La vita sul web ha le stesse regole della vita reale; menzogne, maleducazione, parolacce, furberie e quant’altro portano agli stessi risultati che si otterrebbero nella vita reale.
    Un saluto

  4. Vero vero vero. L’unico punto un po’ controverso è quello dello spam. Certo lo spam selvaggio assolutamente no. Però, in certi casi (non avere ancora nessun contatto o conoscenza,) e in certi luoghi (gruppi e community che lo permettono) la segnalazione educata toccata e fuga ci può anche stare, o no? Certo hai ragione al 100% nel dire che è praticamente inutile, perciò…si potrebbe forse evitare.

    1. Sì, sì, per carità, esistono luoghi – gruppi e community, come dici tu – deputati proprio allo “spam”. Ciò che c’è da stabilire è proprio l’utilità di tali pratiche. Secondo me è pochina.

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