Unaussprechlichen Kulten

Unaussprechlichen Kulten

Unaussprechlichen Kulten (noto anche come Nameless Cults o come il Libro Nero) è un lavoro di finzione di letteratura occulta, appartenente al mondo dei Miti di Cthulhu. Il libro fa la sua prima apparizione nel racconto di Robert E. Howard The Children of the Night (1931), per tornare subito dopo ne La Pietra Nera (1931), proprio con la dicitura Nameless Cults. È proprio in questa occasione che il fantomatico tomo riceve la sua “consacrazione” agli occhi dei fan.
Come il Necronomicon e altri pseudobiblia, il libro fu poi citato in diversi racconti di H.P. Lovecraft.

Il titolo in lingua tedesca è merito di August Derleth. Per i puristi delle traduzioni vale la pena ricordare che c’è una piccola differenza tra il titolo in inglese (Nameless Cults) e quello teutonico, traducibile letteralmente come Le Sette Indicibili.

Come tutti i migliori pseudobliblia, anche questo volume ha una sua storia di fantasia ben realizzata e decisamente affascinante.

Si crede che Unaussprechlichen Kulten sia stato scritto da Friedrich Wilhelm von Junzt. La prima edizione del testo tedesco (spesso citata col titolo inquietante di Libro Nero), è apparsa nel 1839 a Düsseldorf. L’edizione inglese è stata pubblicata da Bridewall a Londra nel 1845, ma conteneva numerose imprecisioni e parecchi errori di traduzione.
Una versione parzialmente censurata è comparsa a New York, grazie alla Goblin Press, nel 1909. Si trattava di una edizione a tiratura limitata, molto costosa.

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Le copie originali in tedesco sono rivestite con spesse copertine di cuoio, rinforzate da listelle metalliche. Ne esistono oramai pochissime, perché molti librai preferirono bruciarle, dopo aver appreso della terribile morte occorsa al von Junzt (sei mesi dopo la sua ultima spedizione in Mongolia fu trovato legato in una stanza chiusa, con delle ferite mortali di artigli sulla gola).
Si sa per certo che una copia è custodita nella biblioteca della Miskatonic University, mentre altre appartengono a facoltosi collezionisti, che non sono disponibili a cederle.

Il testo contiene rare informazioni sui culti e sette che venerano divinità pre-umane, come Ghatanothoa (le copie in tedesco comprendono geroglifici utili a evocare quest’ultimo).
Ci sono anche informazioni sui culti più recenti tra cui quello di Bran Mak Morn, l’uomo nero.
Il libro del Von Junzt contiene diversi passaggi poco chiari, volutamente criptici, in cui fa riferimento a nomi e luoghi che ricorrono in altri testi occulti. Vale la pena ricordare per esempio le citazioni fatte a proposito del Tempio del Rospo in Honduras (forse riferito all’oscuro Dio Tsathoggua) e all’eretico T’yog, oltre che all’artefatto conosciuto come Pietra Nera (un monolito situato da qualche parte in Ungheria, e capace di far impazzire la gente).

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15 comments

  1. Veramente fichissimo…
    Articoli come questo sono una miniera per l’aspirante pennaiolo 🙂
    Ma quindi, oltre al famosissimo Necronomicon (citato anche in Evil Dead e che presto ritornerà in auge… alzi la mano chi non sapeva della notiziona della nuova serie ideata da Raimi), ed al “Libro Nero” di cui parli nell’articolo, esistono altri “Pseudolibri” famosi?

  2. Io l’ho sempre trovato molto più affascinante del più “commerciale ” Necronomicon. Sarà quel titolo in tedesco che mi colpisce più di Al Azif. Oforse anche il fatto che La pietra nera è uno dei miei racconti preferiti di sempre.

  3. Il mio pseudobiblium preferito è sempre stato il Re in giallo (amore che ha resistito anche alla vaghezza dei racconti di Chambers) ma in generale, il libro come manufatto magico o maledetto, per me, è sempre stato un must 🙂
    Nel caso degli pseudobiblia, poi, c’è tutto il fascino della storia inventata, ma così dettagliata che pensi: e se fosse tutto vero? O.O

    1. Infatti sono nate leggende metropolitane spettacolari. Del tipo: e se il Necronomicon fosse vero, ma fatto passare per finto per occultarne (in un certo senso) l’esistenza?

  4. Sì, concordo con Daniele: “Il Re In Giallo” ha un fascino morboso imparagonabile, senza nulla togliere agli ottimi pseudobiblia di Lovecraft (che da lì comunque trasse ispirazione, quantomeno per l’idea del libro che fa impazzire). Mi è piaciuto come John Carpenter, ne “Il seme della follia” e “Cigarette Burns”, abbia aggiunto un ulteriore tassello al “media proibito” – nel primo caso con un prodotto di massa, nel secondo col feticcio da collezionista.

  5. Io da sempre sogno di averne delle copie da esporre in libreria, anche solo ricreate su misura da qualche esperto artigiano. I costi temo però siano proibitivi 🙂

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