Le età di Lulù

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Per Lulù, protagonista di questa opera prima, l’erotismo ha i caratteri di un’ossessione, di una condanna da scontare, di un richiamo che la spinge a sperimentare le estreme, più offensive forme di trasgressione: conseguenza paradossale di una prima, violenta e tenera esperienza avuta a quindici anni con Pablo, amico di famiglia di dodici anni più vecchio di lei, e del rapporto che i due hanno coltivato nella lontananza e nel desiderio fino a ritrovarsi e a sposarsi. Ma è un rapporto fondato sulla pratica del libertinaggio. La prossima età di Lulù sarà quella della fuga da Pablo e del tentativo di costruire un’esistenza autonoma: rimane però, irresistibile, l’attrazione per la sessualità più torbida e sfrenata, incarnata nella intensa figura di Ely. (Quarta di copertina)

Mai come in questi ultimi 3/4 anni la letteratura erotica ha vissuto un così clamoroso successo commerciale.
Le famose (famigerate) 50 sfumature di grigio hanno fatto da grimaldello, aprendo la strada a un’infinità di romanzi ed ebook cloni dell’originale e – se possibile – ancora più scadenti dal lato tecnico e qualitativo.
Delle 50 sfumature io ho letto sì e no quaranta pagine, giusto perché mi piace fare critiche documentate, e non attacchi alla cieca.
Ebbene, posso confermarlo: si tratta di un libro pessimo. Soprattutto per come è scritto, ancor più che per la storia che racconta.

Devo ammettere di non essere un grande fan della narrativa erotica. Sostanzialmente mi annoia da morire. Apprezzo gli elementi erotici in un romanzo di qualunque altro genere, ma non mi interessa leggere una storia il cui focus sia l’erotismo, il sesso.
Spero di essermi spiegato bene, ripetizioni a parte.

C’è un solo libro che mi è davvero piaciuto, di questo filone. Parlo de Le età di Lulù, della scrittrice spagnola Almudena Grandes.
Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1989, raggiungendo subito il successo (è stato tradotto in venti lingue e ha vinto un considerevole numero di premi più o meno importanti).
Il libro della Grandes funziona su un duplice piano: è eccitante – come si presuppone debbano esserlo i libri erotici – e ha dei personaggi tridimensionali, vivi e “vividi”. Non sono macchiette, al contrario delle pezzenterie semi-pornografiche che vanno oggi per la maggiore, né mere macchine per allestire qualche sudaticcia scena di sesso.
La protagonista stessa, Lulù, è a suo modo memorabile. Senz’altro migliore di Anastasia Steele, che fa una figura barbina come personaggio principale di 50 sfumature di grigio.

Dal romanzo della Grandes è stato tratto anche l’omonimo film di Bigas Luna, con una giovane e bellissima Francesca Neri nel ruolo di Lulù. Film che – lo dichiaro senza mezzi termini – io adoro, pur essendo solitamente distante da opere del genere, non per puritanesimo (io sono perfino a favore della pornografia consenziente, figuratevi), ma perché mi lasciano freddino.

Tutto ciò per arrivare a dire che non ci si improvvisa scrittori erotici. Non basta metterci del sesso gratuito o le parolacce. Non basta usare i soliti cliché stucchevoli, che vanno bene semmai proprio per l’industria del porno. Occorre saper scrivere e studiare.
So che a qualcuno può sembrare strano, ma è così.

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