Il teletrasporto è possibile?

teletrasporto
Matter transportation

Riapriamo ufficialmente la rubrica su misteri e fringe science del giovedì con qualcosa di semplice e intrigante.
Si parte con una citazione di un bell’articolo della webzine di notizie e attualità BlastingNews.

Secondo il fisico visionario di fama mondiale Michio Kaku, professore presso la City University di New York, nell’arco di cento anni il teletrasporto diventerà una realtà e i lunghi viaggi (se non per scelta) potrebbero diventare soltanto un ricordo. “Eravamo abituati a ridere quando parlavamo di teletrasporto, però adesso non ridiamo più. Il teletrasporto quantico esiste già, ed entro un decennio potremo teletrasportare la prima molecola”, ha dichiarato il fisico al periodico The Express. Secondo Kaku, gli essere umani già realizzano qualcosa del genere a livello atomico: il fenomeno è conosciuto come entanglement quantistico e consente interconnessioni tra atomi che possono mandare le loro informazioni ad altri più lontani.

Cento anni non sono poi molti, eppure lo sviluppo tecnologico e scientifico è in una costante accelerazione, tanto che oggi disponiamo di conoscenze e di macchinari che fino a non più di trent’anni fa appartenevano unicamente al mondo della fantascienza.
Se molti associano il teletrasporto a Star Trek, si potrebbe dire la stessa cosa del comunicatore, prontamente realizzato anche nella realtà (che altro è un telefono cellulare, se non questo?).
Idem per il celeberrimo Tricorder, ipotetico computer multifunzione in dotazione agli ingegneri della Flotta Stellare, che altro non è se uno dei nostri comunissimi notebook, acquistabile in un qualunque negozio di informatica per poche centinaia di euro.

Ma torniamo al teletrasporto.

La domanda principale che il fisico (Michio Kaku) si pone è: “Siamo solo un insieme di informazioni? Oppure la nostra vera essenza è racchiusa nell’anima? Non conosciamo la risposta, ma sappiamo con sicurezza che è fisicamente possibile teletrasportare un uomo in una stanza o addirittura sul pianeta Marte”. Lo scienziato ipotizza che probabilmente esistono razze aliene che hanno già realizzato tutto ciò, e potremmo essere nel bel mezzo di un sistema di pendolari interstellari, ma siamo ancora troppo stupidi e probabilmente troppo arroganti per rendercene conto.

Non iniziamo però a sognare spostamenti di migliaia di chilometri semplicemente azionando un macchinario grossomodo simile a quelli dell’Enterprise. Il discorso è del tutto ipotetico e basato su tecnologie che, sebbene siano attualmente studiate in serie e prestigiose università, sono al momento intraducibili in macchinari di reale utilizzo.

Personalmente identifico il teletrasporto – più che con quello di Star Trek – coi macchinari mirabolanti e pericolosissimi de L’esperimento del dottor K.
Cult di fantascienza che alcuni di voi ricorderanno soprattutto grazie al riuscito remake: La Mosca.
Se sapete di cosa sto parlando, il teletrasporto vi sembrerà assai meno affascinante di quanto appariva all’inizio di questo breve post.

the fly teleport


(A.G. – Follow me on Twitter)

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3 comments

  1. Se – come pare ormai abbastanza sicuro – la coscienza è una caratteristioca emergente dovuta alla complessità del nostro sistema nervoso, allora replicando la struttura del sistema nervoso dovremmo anche replicare l'”effetto collaterale” della coscienza (o anima che dir si voglia).
    Resta il problema del determinare quale tipo di coscienza emergerebbe dal duplicato del nostro sistema nervoso – nulla esdclude che un medesimo schema neurale non possa generare un effetto collaterale diverso.
    Potremmo quindi non tanto “perdere l’anima”, ma semplicemente ritrovarci all’arrivo con una coscienza diversa – potremmo insomma essere persone diverse con lo stesso identico corpo.
    Il che è forse più inquietante dell’arrivare morti a destinazione.

  2. Non sono per nulla ottimista.
    Troppe le difficoltà oggettive.
    In QUESTO post ne parlai in modo approfondito.
    E peccato, perché nessuno più di me lo desidererebbe.

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