Gli Scambiati

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Sto scrivendo La Strega e l’Ulano, secondo libro della trilogia La Stagione delle Madri.
Sono a buon punto e conto di pubblicarlo a ottobre. Cosa c’è di meglio del mese di Halloween, per un romanzo (breve) horror che parla di streghe?
Oggi vi anticipo qualche cosa sulla storia. Prima di tutto si passa dall’ambientazione balcanica de Il Negromante e l’Ulano a una italiana, in un paese immaginario dalla parti di Verbania (Verbania che, nel 1914, ancora non esisteva). Siamo a pochi giorni dall’ultimatum che, nella timeline del mondo reale, avrebbe portato allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Infatti a una ventina di chilometri da dove si svolge buona parte del romanzo si sta fortificando la Linea Cadorna.
Jorge Kubiak, già protagonista del primo libro, è alla ricerca di Milla, la strega con cui ha combattuto in Vojvodina, senza sconfiggerla.
La sua indagine in terra verbanese lo porterà a scoprire tanti misteri, alcuni molto antichi e particolari (ne riparleremo in altri making of), tra cui quello di un Changeling, vissuto nel castello di un nobile della zona e diseredato prima che potesse ereditare il titolo di conte.
Ma cos’è un Changeling?

C’è una credenza, legata alla mitopeica del Piccolo Popolo, che abbraccia il folklore irlandese e britannico, ma che riguarda anche quello tedesco, francese e italiano. Essa riguarda i presunti scambi fatti da alcune fate (o da folletti): segretamente rubavano i neonati umani, lasciando i loro in sostituzione.
Questo perché i figli delle fate erano spesso deboli o addirittura deformi, a differenza di quelli dei mortali, in buona salute e di bell’aspetto.
Una variante della leggenda – assai più cupa – dice invece che tali scambi venivano fatti perché i folletti che se ne occupavano amavano nutrirsi dell’energia vitale dei neonati umani.

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Spesso il Changeling, riconosciuto come tale, veniva percosso a morte o abbandonato. In altri casi i genitori loro malgrado “adottivi” accettavano comunque di prendersene cura, anche se i bambini del Piccolo Popolo erano talmente diversi da inquietare il prossimo. Essi erano goffi, sgraziati, ma molto intelligenti. Spesso il cattivo stato di salute perdurava anche nell’adolescenza.

C’è una spiegazione razionale per i Changeling: essi erano (con ogni probabilità) bambini malati di autismo. I sintomi descritti nelle leggende popolari richiamano infatti a questa sindrome.

Come già accennavo, esistono molte varianti della medesima leggenda.
I Changeling francesi venivano chiamati Jetins, ed era uso abbandonarli nelle grotte, dopo averli riconosciuti come tali.
Quelli irlandesi erano gli Spriggan, spregevoli nell’aspetto, ma capaci di trovare i tesori del Piccolo Popolo, nascosti sulle colline.
In Germania si parlava di Wechselbalg, e la loro connotazione era quasi sempre negativa.
In Italia erano chiamati Servan e avevano il desiderio di essere accettati come veri esseri umani, anche se la loro natura fatata era evidente.

Perfino Luigi Pirandello ha scritto un racconto basato sulla leggenda dei Changeling: si tratta de La favola del figlio cambiato, che ha però per protagoniste delle streghe, al posto che le fate di derivazione britannica.

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(A.G. – Follow me on Twitter)

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5 commenti

  1. Il dottor Down sostenne che i bambini affetti dalla sindrome che a lui deve il nome fossero quelli che in passato erano stati considerati changeling. La credenza nei changeling serviva anche a spiegare la “cot death”, morte infantile in culla per arresto respiratorio.
    Tanto per ricordarci che il passato meraviglioso e idilliaco normalmente non lo era.

    1. Chi ambisce a vivere in una sorta di nuovo medioevo dovrebbe avere la possibilità di farlo davvero.
      Non sopravviverebbero all’arco delle 24 ore (probabilmente verrebbero bruciati sul rogo, o sgozzati dai bravacci di qualche signorotto locale).

  2. La storia dei Changeling mi ha sempre messo tristezza: anche nei casi in cui erano dispettosi, ho sempre provato compassione per loro.
    Ti ringrazio per l’origine del nome “Spriggan” (fumetto e videogioco di classe) che ho cercato ma ignoravo.

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