Il cacciatore di ratti di Hamelin

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Hamelin – in tedesco Hameln – è una città della Bassa Sassonia, capoluogo del  circondario di Hameln-Pyrmont.
Sessantamila abitanti scarsi, turisticamente nota per un movimento artistico noto come il Rinascimento del Weser (1520-1640), ma soprattutto per essere l’ambientazione di una delle favole più famose al mondo, quella del Pifferaio Magico (non a caso chiamata, in origine, Il Pifferaio di Hamelin).
O, meglio ancora, Der Rattenfänger von Hameln. Il Cacciatore di Ratti di Hamelin.
La storia, rivisitata più volte, è rimasta sostanzialmente invariata. Citando Wikipedia:

Il Pifferaio Magico narra di un suonatore di piffero magico che, su richiesta del borgomastro, allontana da Hamelin i ratti al suono del suo strumento; quando la cittadinanza rifiuta di pagarlo per l’opera, questi si vendica irretendo i bambini del borgo al suono del piffero e portandoli via con sé per sempre.

Come è facile intuire, si tratta di una fiaba particolarmente cupa, molto “tedesca” nella sua concezione.
Pochi sanno che essa prende spunto da un fatto storico, ovviamente rielaborato in chiave per così dire fantasy.

XIII secolo: nella Bassa Sassonia, così come in buona parte d’Europa, dilaga la peste.
Questa pandemia fu un vero e proprio spartiacque della Storia. Un evento che può essere considerato una delle tante “fini del mondo” in versione ridotta, che la civiltà umana ha spesso incontrato, sopravvivendo a stento e maturando grandi cambiamenti, dopo lo scampato pericolo.

La peste era dilagata anche grazie ai ratti, malefiche e perniciose bestie (sì, le odio) portatrici del Yersinia pestis, il bacillo del virus. Non deve quindi stupire che ratti e topi erano raffigurati come araldi della morte, come aiutanti di streghe e vampiri.

Come dicevamo, Hamelin non fu certo immune al contagio, anzi, fu investita in pieno.
Ma da dove nasce la leggenda del pifferaio?
Ci sono varie teorie.

pifferaio

La prima, che è anche la più semplice, riconduce la “fuga dei bambini” all’effettivo abbandono di massa della cittadina da parte di 130 giovanissimi, diretti in campagna, alla ricerca di un luogo dove scampare alla peste.
La seconda teoria, più drammatica, racconta che quei 130 ragazzini erano già appestati, e vennero portati fuori da Hamelin per essere messi in quarantena in una caverna, dove di fatto furono abbandonati a morire.
Terza teoria: i famosi 130 fanciulli vennero reclutati da un misterioso viandante, in cerca di soldati per una crociata, o una campagna militare. Secondo alcuni potrebbe anche trattarsi di un riferimento alla famosa Crociata dei Bambini (o al tentativo di organizzare qualcosa di molto simile a essa).
Quarta teoria: la peste non c’entra nulla. I bambini morirono per colpa di un’inondazione del fiume Weser, o forse per una frana.
La quinta teoria prevede invece l’intervento di una misteriosa setta, colpevole del rapimento (o del condizionamento mentale) dei 130 ragazzi di Hamelin. Il “pifferaio” sarebbe il capo di questa setta. Fu lui – secondo questa versione – a condurre i rapiti sul colle Ith, in una grotta chiamata Calvario, e a sacrificarli in un macabro rituale. Questa teoria si aggrappa soprattutto all’esistenza di un luogo, a soli 15 chilometri da Hamelin, chiamato “La cucina del diavolo”. Luogo ameno e selvaggio, per secoli legato a rituali pagani mai scomparsi del tutto, nemmeno durante gli anni più violenti del cristianesimo.
C’è una sesta e ultima teoria, che interpreta la storia del Pifferaio come una sorta di versione medioevale del classico viaggio nell’aldilà (la cui entrata sarebbe la grotta vicino ad Hamelin). Dopo aver attraversato l’oltretomba, i 130 prescelti sarebbero infine tornati al nostro mondo, sbucando però nel “paese oltre la foresta”: la Transilvania.
Tutti meno uno, lo zoppo.
Non a caso, secondo la tradizione pagana, gli zoppi erano spesso considerati come “segnati dal destino” per fare da tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti…

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«Nell’anno 1284, il giorno di Giovanni e Paolo
il 26 di giugno
Da un pifferaio, vestito di ogni colore,
furono sedotti 130 bambini nati ad Hameln
e furono persi nel luogo dell’esecuzione vicino alle colline.»
(Iscrizione del 1602, presente tuttora nella città di Hamelin)

Un viaggio ad Hamelin

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Oggigiorno Hamelin/Hameln non è forse una delle mete più battute dai turisti italiani in viaggio in Germania, tuttavia è una meta che va inserita in un eventuale itinerario più ad ampio respiro.
Come è giusto che sia, la cittadina della Bassa Sassonia sfrutta la fama derivata dalla fiaba gotica e lo fa in modo anche abbastanza elegante.

Innanzitutto, se passate di lì, non potete perdervi il carillon che, due volte al giorno, ricorda gli eventi del Pifferaio. Si trova alla Hochzeitshaus e suona sia alle 9.35 che alle 11.35.
C’è poi la Rattenfängerhaus, letteralmente “casa del catturatore di topi”, splendido edificio del rinascimento tedesco, datata 1603, con una alta facciata in pietra e frontone ornato di volute.
Tutte le domeniche, da maggio a settembre vengono organizzate delle vere e proprie rievocazioni storiche, con tanto di attori e figuranti in abiti tradizionali, che sfilano per le vie di Hamelin al suono di un flauto. Esse hanno inizio a mezzogiorno in punto e pare che valga proprio la pena di vederle.

A intervalli meno regolari c’è anche il musical Rats, che fa il verso al celeberrimo Cats. Questo musical è andato ben oltre Hameln, visto che ha fatto il tour teatrale di tutta la Germania (tra l’altro con ottimi successi di pubblico).
Sul fiume Weser è ben visibile una statua di sette metri e mezzo, raffigurante il “topo ballerino”, uno dei tanti incantati dal flauto del Pifferaio.

Ma Hameln ha anche attrazioni slegate alla fiaba: chiese, edifici barocchi, lo splendido monastero di San Bonifacio, e alcuni elementi di archeologia industriale (ora recuperati e riconvertiti in centri commerciali).

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(A.G. – Follow me on Twitter)

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3 comments

  1. E poi c’è Eine Kleine Nachtmusik, di Fredric Brown, favolosa rivisitazione moderna della fiaba da parte di uno dei giganti della narrativa fantastica breve.
    Che ti consiglio vivamente di leggere (o, più probabilmente, di ri-leggere) 😉

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