I nodi delle streghe

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Il Nodo della Strega non è solo il titolo di un bel romanzo di Marco Siena (lo trovate qui), bensì una vera e propria peculiarità legata alla stregoneria europea e anglosassone, ma riscontrabile anche in altre culture.
In pratica con questa dicitura – nodo della strega, o anche incantamento del nodo – si fa riferimento a uno specifico sortilegio che le megere votate a Satana erano solite utilizzare per scagliare malefici contro i loro nemici.
Le componenti per tali incantesimi erano tutto sommato semplici: bastava possedere un pezzo di corda, oppure dei ramoscelli, e intrecciare il tutto in un noto, reso poi magico con delle arcane formule.
Il nodo poteva essere utilizzato in due modi. Il primo – quello più diffuso – consisteva nel lasciarlo cadere a terra, magari in una via poco trafficata di un villaggio. La persona che raccoglieva l’oggetto annodato, provando poi a scioglierlo, veniva colpita da una potente fattura, che causava malattia e sfortuna.

Questo primo incantesimo del nodo serviva per obbligare il malcapitato a rivolgersi alla strega, facilmente riconducibile all’origine della maledizione, pregandola di liberarlo dal sortilegio. Cosa che avveniva sempre a caro prezzo.
Certo, era una pratica rischiosa, perché qualcuno poteva prendersi la briga di segnalare la fattucchiera alle autorità, ma di solito i paesani, timorosi e superstiziosi, preferivano pagare l’estorsione e non sfidare i poteri della megera.

stregoneria

La seconda versione dell’incantesimo del nodo era più diretta ed efficace. Il suo utilizzo richiama in qualche modo alle pratiche delle “bamboline voodoo”. La strega creava, come già detto, il nodo magico, quindi lo puntava verso il bersaglio a mo’ di bacchetta, il quale sentiva le viscere aggrovigliarsi – anzi, annodarsi – in modo estremamente doloroso (a volte mortale).

C’era poi un terzo modo in cui utilizzare l’incantesimo del nodo. In questo caso doveva essere realizzato in maniera ancora più efficace e consacrato a qualche spirito infernale. Quindi lo si seppelliva insieme a sterco e letame nei pressi di un campo coltivato, causando una carestia che durava fino a sette anni.

Gli incantesimi dei nodi erano una specialità delle streghe della Slesia, ma si trattava di una pratica magica piuttosto diffusa in tutta Europa. Sortilegi simili trovano però riscontro in altre tradizioni esoteriche, come nel già citato voodoo, ma anche nella magia del Centro-Asia, dove è possibile raccogliere – ancora oggi – aneddoti su questo tipo di malocchio.

C’è però anche un utilizzo benefico del nodo, che veniva attribuito alla magia bianca. Amuleti e talismani venivano – come è noto – indossati per allontanare fatture e maledizioni. Più era intrecciato il loro disegno, più risultavano efficaci nella loro funzione di “scudi” contro gli incantesimi.
La Chiesa tuttavia non andava troppo per il sottile e trattava anche queste pratiche come se fossero stregonerie a fin di male.

amuleto


(A.G. – Follow me on Twitter)

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Un commento

  1. “Questo primo incantesimo del nodo serviva per obbligare il malcapitato a rivolgersi alla strega, facilmente riconducibile all’origine della maledizione, pregandola di liberarlo dal sortilegio. Cosa che avveniva sempre a caro prezzo.”

    … interessante. Praticamente ci troviamo di fronte a un antenato delle moderne pratiche di phishing o ransomware.

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