La tematica del mondo ctonio

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In queste settimane mi sono fatto una full immersion in un paio di saggi che trattano la narrativa a fumetti (ovvero i manga) del maestro Go Nagai, papà di Mazinga, di Jeeg, di Devilman e di altre saghe di successo. Uno di questi saggi, probabilmente il migliore (non legato al solo Go Nagai) è Guida ai Super Robot, di cui ho già parlato su Plutonia.
Ma concentriamoci sul papà di Mazinga e soci.
Ci sono varie tematiche ricorrenti nelle opere di Go Nagai. È piuttosto semplice rilevarle, se si conoscono bene le sue opere. Perfino sulla pagina Wikipedia a lui dedicata esiste un elenco esaustivo. Ve lo riporto in versione abbreviata:

  • Fiducia nella scienza, ma non completa.
  • Ambiguità tra male e bene.
  • Fiducia nelle giovani generazioni.
  • Interesse per il cinema occidentale.
  • Interesse per il mondo antico, sia giapponese che europeo.
  • Atmosfere che fondono una fantasia a tinte dark ed erotismo.

Tutto questo preambolo serve per arrivare alla mia scrittura.
Quindi, se la cosa non vi interessa, ora potete smettere di leggere.

Siete ancora qui?
Bene (grazie!).
Dunque, da qualche tempo medito a mia volta sulle tematiche ricorrenti nei miei racconti, novelette e romanzi.
Ancora una volta ribadisco con orgoglio la mia appartenenza a quella schiera di scrittori che hanno come obiettivo primario quello di intrattenere i lettori. Se poi, di tanto in tanto, pubblico opere più “politiche” (su tutte Noi siamo la gente e Vox Populi), è perché sento il bisogno di dire la mia. Eppure, anche in questi casi, lo faccio nascondendomi dietro il paravento del fantastico, della letteratura di genere.

underdark

A parte questo, c’è una tematica che, spesso a livello inconscio, che ripropongo in molte mie storie: quella del mondo ctonio, o comunque della civiltà perduta.
L’elenco è lungo.
Ci sono gli orcui di Antica Gens, che forse rivedrete presto in un sequel ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale.
C’è la mia personale rielaborazione della teoria cospirazionista della Terra Cava, utilizzata come “valle perduta” dei kaiju protagonisti del ciclo narrativo Kaijumachia.
C’è il mondo infradimensionale delle Tre Madri, qualcosa a metà tra il Sidhe e un universo parallelo costituito dalla pura essenza del Male.
C’è poi Mondo Delta, un’altra dimensione parallela, che è un po’ il Paese delle Meraviglie e un po’ la rivisitazione dell’Inferno Dantesco. In questo setting ho ambientato sia novelle contemporanee (Il Treno di Moebius) che un dittico weird west che richiama al Risorgimento italiano (Biondin e i mostri e relativo seguito).
Anche i misteriosi giganti di Nimrod e i racconti di Valli del Terrore possono essere contati in questo particolare novero.

Ma perché tanta passione per i mondi sotterranei, nascosti, per le dimensioni parallele e per le civiltà perdute?
Immagino si tratti del mio interesse per i limiti della conoscenza umana, dove per “conoscenza” intendo (in questo caso) soprattutto quella geografica.
Sono appassionato da sempre delle grandi esplorazioni, così come dei grandi esploratori. Sono cresciuto leggendo le loro storie, così come quelle di fantasia, di avventurieri alla ricerca di città dimenticate, spesso gravate da terribili maledizione e protette da temibili guardiani.
Allan Quatermain, protagonista dei romanzi di H. Rider Haggard, è l’avventuriero che ben rappresenta l’archetipo dell’eroe di questo genere di storie.
Il Mondo Perduto, di Arthur Conan Doyle, è invece il libro che ha acceso in me la voglia di leggerne altri. E così ho fatto.
Anche per quanto riguarda i film, non sono mai riuscito a resistere al richiamo di pellicole che trattano questa tematica, sebbene spesso si tratti di b-movie. Non a caso uno dei miei film preferiti è La terra dimenticata dal tempo, così come i suoi due sequel.

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Attenzione però a non fare confusione. Il cosiddetto filone del “mondo perduto”, che prende spunto proprio dal cult di Doyle, non è da confondersi col planetary romance.

Il planetary romance è un filone della narrativa fantascientifica che ambienta le avventure su un pianeta diverso dalla Terra e come tema generale si concentra sull’esplorazione e la scoperta delle meraviglie di questo pianeta esotico e spesso primitivo, che presenta caratteristiche fisiche, flora, fauna e culture distintive.

A volte i due sottogeneri si sfiorano, o si sovrappongono, ma restano distinti. Io, per quanto apprezzi anche il planetary romance, sono più attratto dal mondo perduto, che è un concetto strettamente legato al nostro pianeta. Anche quando scrivo di dimensioni parallele o pseudo-infernali, esse sono in qualche modo lo specchio del pianeta terra.

In questo senso ho senz’altro un’affinità col maestro Go Nagai, con cui abbiamo aperto questo lungo post.
Go Nagai ha una passione per le antiche, misteriose civiltà, le cui rovine (spesso sotterranee) celano misteri e mostri. Prendiamo per esempio il popolo cyborg dei Mikenes.

I Mikenes sono gli antichi Micenei, trasformatisi in esseri per metà organici e per metà meccanici dopo essersi stabiliti nel sottosuolo. Gli appartenenti a questo popolo hanno cambiato i loro corpi in quelli di giganteschi automi, mentre la loro testa originaria è solitamente incastonata nel torace. I Mikenes vengono comandati dal malvagio Imperatore delle Tenebre a cui fa diretto riferimento il Generale Nero, il quale guida sette generali (ognuno dei quali rappresenta una precisa categoria).

Questo a riprova che ciò che abbiamo gustato da ragazzini, quando eravamo attratti quasi unicamente dalle scazzottate, dalle scene di azione e dai design colorati di eroi e villain, spesso continua a influenzarci anche da adulti.
Ci spinge ad approfondire, a scoprire nuove chiavi di lettura di quelle opere “infantili”. O, meglio ancora, proprio tali opere ci incoraggiano a esplorare interi generi, a curiosare, a fare strane ricerche.
A volte anche a scrivere o a disegnare, perché no.

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(Articolo di Alex Girola – Seguimi su Twitter)

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4 comments

  1. Detesto fare il pedante rompiscatole, ma in realtà il genere dei “mondi perduti” prende l’avvio con “Le Miniere di Re Salomone”, di Henry Rider Haggard.
    Nel quale non ci sono i dinosauri, naturalmente – per quelli bisogna aspettare Doyle.
    E ahimé, se è vero che i libr di “The Land that Time Forgot” sono tre, alla casa produttrice finirono i soldi e ne fecero solo due, di film. Che però sono spettacolari – il primo venne sceneggiato da Michael Moorcock, e nel secondo, notoriamente, il capo dei cattivi ha nella sua sala del trono due poster di Frazetta 😉
    Il “terzo” film a cui pensi è probabilmente “At the Earth’s Core”, sempre con Doug McClure, sempre coi dinosauri e la terra cava, ma basato su un’altra serie di romanzi di Burroughs. E con Peter Cushing!
    OK, ora la smetto 😀

  2. “Questo a riprova che ciò che abbiamo gustato da ragazzini, quando eravamo attratti quasi unicamente dalle scazzottate, dalle scene di azione e dai design colorati di eroi e villain, spesso continua a influenzarci anche da adulti.”

    O magari ci piacevano da piccoli perché attivavano qualcosa di “ancestrale e ctonio” dentro di noi? 😀

  3. Devo dire che i Mikenes erano tra gli antagonisti più affascinanti dell’universo di Nagai, non i soliti alieni ma qualcosa per molti versi più inquietante. Ctonia penso anche alla civiltà perduta antagonista dell’umanità in Jeeg Robot d’acciaio ma il discorso potrebbe perdersi tra molte altre serie

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