Indiana Jones e la Coppa del Vampiro

È la coppa di Djemsheed, un prodigioso tesoro medievale. Secondo la leggenda, chi beve da questa coppa otterrà la vita eterna! Mihail Tepes, un archeologo rumeno, pensa che la coppa sia sepolta nella tomba di Vlad Dracula, il famigerato principe che ha ispirato tutte le storie sui vampiri. Ma è morto per sempre o ancora vaga sulla terra, per l’eternità? Forse ha bevuto da quella coppa… La tua ricerca è complicata dall’intervento di molte persone: alcuni sono interessati alla coppa e non si fermano davanti a nulla pur di ottenerla; altri vogliono a tutti i costi impedirti di trovare la tomba di Dracula; altri ancora ti vogliono uccidere, come complice dei vampiri… Fin dall’inizio sei tu il responsabile di questa incredibile avventura. A seconda delle tue decisioni, potrà succederti di tutto: vagare per sempre tra oscure catacombe, incontrare lupi mannari, affrontare banditi assetati di sangue…

Correva il 1988 quando la mania dei librogame andava pian piano calando d’intensità. Eppure c’era chi sul quel formato – le storie a bivio con o senza regolamenti di gioco complessi – ci scommetteva ancora.
Scegli la tua avventura è una serie pubblicata da Mondadori, alternativa alle tante saghe di successo di Edizioni EL, storica casa editrice che deve le sue fortune proprio ai librogame. Scegli la tua avventura è di origine americana –  Choose Your Own Adventure – ed è rivolta a un pubblico più giovane rispetto a quello di Lupo Solitario e soci. Alcuni volumi di questa collana, va detto, erano molto carini, anche se non c’erano dadi da tirare o combattimenti da gestire tramite statistiche, equipaggiamento e incantesimi.

Dal numero 33 Scegli la tua avventura dedica ben dieci numeri alle avventure di Indiana Jones. Esatto, proprio quello protagonista dell’omonima saga cinematografica. Tutto in regola coi diritti, tutto fatto con gli opportuni crismi. L’idea era quella di rilanciare la collana sfruttando un personaggio iconico. Contate che in America questi dieci volumi uscirono a partire dal 1984, quando la fama di Indy era alle stelle. Sarebbe come se ora qualcuno pubblicasse dei gamebook sui personaggi Marvel o su Assassin’s Creed (e, in effetti, questi brand vengono attualmente sfruttati tramite i videogame).

La strategia funzionò fino a un certo punto – come abbiamo già detto i librogame stavano lentamente prendendo la china discendente, complice il boom dei personal computer e dei videogiochi.
I libri con Indy sono però piuttosto interessanti e rivolti a un pubblico più maturo rispetto agli standard di Scegli la tua avventura. Tra l’altro non si tratta proprio della stessa collana, quantomeno non in versione originale. Negli USA i volumetti su Indy facevano infatti parte del progetto Find your fate, una sorta di clone di SLTA.
Ecco l’elenco completo:

Rose Estes (1988). Il tesoro di Saba (Indiana Jones and the Lost Treasure of Sheba, 1984).
Andrew Helfer (1988). La coppa del vampiro (Indiana Jones and the Cup of the Vampire, 1984).
Richard Wenk (1988). L’occhio delle Parche (Indiana Jones and the Eye of the Fates, 1984).
R. L. Stine (1988). I giganti della torre d’argento (Indiana Jones and the Giants of the Silver Tower, 1984 ).
R. L. Stine (1988). La muraglia urlante (Indiana Jones and the Ape Slaves of Howling Island, 1987 ).
R. L. Stine (1988). L’isola maledetta (Indiana Jones and the Curse of Horror Island, 1984).
H. William Stine, Megan Stine (1988). La maschera dell’elefante (Indiana Jones and the Mask of the Elephant, 1987).
Ellen Weiss (1988). Il tesoro di Gengis Khan (Indiana Jones and the Gold of Genghis Khan, 1985).
Richard Wenk (1988). La legione della morte (Indiana Jones and the Legion of Death, 1984).
H. William Stine, Megan Stine (1988). Il drago della vendetta (Indiana Jones and the Dragon of Vengeance, 1985).

Alcuni di questi romanzetti, se adeguatamente espansi e migliorati, fornirebbero tuttora delle ottime sceneggiature per dei nuovi film su Indiana Jones. Quinto film che, tra l’altro, è stato recentemente ufficializzato. C’è ancora un fitto mistero riguardo alla trama, ma è lecito provare qualche brivido, visti i risultati del quarto film.
I miei gamebook preferiti su Indy (o forse semplicemente quelli che ricordo meglio) sono Indiana Jones e la coppa del vampiro, dove il nostro archeologo incrocia la frusta nientemeno che col conte Dracula, e I Giganti della Torre d’Argento, un’avventura a base di Yeti, di misteri del Tibet, con tutti i cliché del caso. Ma anche altri volumi della saga erano piuttosto interessanti, anche se caratterizzati da una certa brevità.
In poche parole, essi coglievano (e colgono ancora, se letti senza troppe pretese), l’essenza di Indiana Jones.

C’è da sperare che anche il quinto film si concentri su questo aspetto delle avventure del celebre archeologo, piuttosto che su una trama eccessivamente ignorante e farcita di effetti speciali.
Indy è infatti qualcosa di diverso dai moderni eroi cinematografici, sempre più spesso bidimensionali, come i videogiochi da cui sono tratti.
Indy è azione e ironia, pulp e astuzia, esotismo ed eroismo di vecchio stampo, ma senza machismo.
È possibile produrre un film così, nel 2017, contando i mutamenti del pubblico in questi 30 lunghi anni?
Chissà…


(Articolo di Alex Girola – Seguimi su Twitter)

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4 commenti

  1. Questi me li sono persi – ma proprio perché erano diretti a un pubblico molto giovane, e la presenza di R.L. Stine fra gli autori è indicativa tanto del target wquanto della buona qualità.
    Sul fatto che Indy sia ormai lontano dai gusti del pubblico pagante – sempre più spesso livellato su gusti e aspettative che definire adolescenziali è dir poco – è una indubbia fonte di preoccupazione per le prossime uscite, che saranno oltretutto targate Disney.
    Staremo a vedere – io la mia su come sarebbe da sviluppare la trama l’ho detta, ma pare che alla Disney non se ne siano accorti 😉

    1. Sono libri per un target adolescenziale, ma scritti bene. Ottimi entry-level sia per il mondo di Indy che per quello della letteratura avventurosa.
      Lodi a chi curava iniziative di questo genere 😉

  2. Li ho persi anche io, mai visti prima, e sono sia fan di Indy che di Stine … Pignoleria: Stine casca in un errore classico, considerare Tepes un cognome, mentre era solo un soprannome.

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