Se il Muro di Berlino non fosse crollato

Recentemente sono stato a Berlino.
La cosa più interessante di tutta la città, soprattutto per uno storico autodidatta come il sottoscritto, è senz’altro l’ombra del Muro (maiuscolo, rigorosamente) che in modo sempre più debole si proietta sulla città riunificata.
In un’epoca storica – la nostra – in cui la memoria è sempre più a breve termine, non mi stupirei se presto molti giovanissimi berlinesi non capiranno ciò che intendiamo quanto parliamo del “Muro”. Magari penserebbero a una cinta divisoria di chissà quale tipo, che una volta esisteva e che ora non c’è più, senza comprendere il contesto storico, i riferimenti sociali e tutto il resto.
Non dobbiamo infatti partire dal presupposto che solo i “millenials” (i ragazzi nati dopo il 2000) italiani siano delle capre. Secondo me tutto il mondo è paese, perlomeno in questo senso.
E se, al contrario, il Muro non fosse mai caduto?

Il Der Spiegel ha studiato uno scenario del genere, nel 2015. Ha cercato di concentrarci sulle vicende tedesche, evitando di considerare il contesto geopolitico mondiale (o quantomeno prendendolo in considerazione solo marginalmente). Quindi ha presupposto la tenuta del Muro, a prescindere di quella dell’Unione Sovietica, che nel 1989 era già più che vacillante, tanto che si interessò a malapena di difendere la DDR, che fino a quel momento era stata de facto una provincia occidentale dell’impero sovietico.

Per prima cosa lo Spiegel ipotizza un progressivo potenziamento economico della Germania Ovest. Senza sobbarcarsi i costi della riunificazione (circa 2 mila miliardi di euro), l’Ovest sarebbe diventato uno dei più ricchi paesi europei, anche in virtù della preservata importanza strategica in uno scacchiere ancora diviso tra sovietici e NATO.
I soldi risparmiati dai fondi di disoccupazione (stanziati dall’Ovest per sostenere l’Est) e dalle pensioni anticipate sarebbero stati utilizzati per ampliare il settore industriale, il commercio, la ricerca scientifica.

L’Est, al contrario, si sarebbe pian piano aperto ad alcune blande riforme di stampo progressista. Forse avrebbe chiesto l’entrata nell’Unione Europea, soprattutto per accedere ai fondi di Bruxelles, oppure avrebbe cercato di costituire un mercato alternativo, aprendo ad altri paesi a ispirazione socialista (soprattutto Ungheria e Cecoslovacchia).
C’è anche tuttavia una terza ipotesi, che vede l’Est isolato in un’Europa sempre più progressista e sempre meno comunista. Ammesso e non concesso che una tale entità sarebbe resistita fino ai giorni nostri, essa sembrerebbe più simile alla moderna (si fa per dire) Bielorussia, che non ad altri paesi europei attualmente esistenti.

La cosa certa è che la perdurante divisione tra le due Germanie avrebbe rallentato – o quantomeno modificato – la nascita dell’Unione Europea così come la conosciamo. Non è da escludere che le divisioni sovietiche presenti nella DDR avrebbero sposato la causa comunista, magari rafforzando anche i politici russi del tutto contrari alle riforme messe in atto da Gorbachev. Da ciò avrebbe potuto nascere una frattura (una guerra civile?) interna all’URSS, o magari un declino più lento e meno caotico dell’URSS stessa.

Una considerazione curiosa, per concludere: a Berlino esistono diversi circoli intellettuali che rimpiangono il muro e il comunismo. Questo sentimento ha anche un nome, la “ostalgie”, e riguarda un numero statisticamente rilevante di berlinesi (e di tedeschi). Nulla che vada oltre qualche punto percentuale, ma abbastanza per rappresentare un fenomeno curioso, considerando quanto è ricca e benestante la Germania.
Tale nostalgia rossa è invece molto, molto più blanda a Mosca, dove oramai non c’è più alcun senso di identificazione con l’Europa Orientale e con gli ex paesi satellite dell’Unione Sovietica.
A Berlino ci sono alcuni russi naturalizzati tedeschi che approfittano della nostalgia per proporre locali, souvenir e itinerari turistici con rimandi al periodo della DDR. Anche questi russi sono in realtà molto lontani da ciò che è diventata nel mentre la loro madrepatria.

“If Berlin wall fall in an other way…” (di Paolo Santaguida)

Letture consigliate


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4 commenti

  1. La storia della nostalgia per la vecchia DDR la conosco grazie al film “Good Bye, Lenin!”. Una Germania ancora divisa è un ottimo spunto per un romanzo ucronico, magari con qualche evento esterno per far seppellire l’ascia di guerra tra Usa e Urss per poter affrontare la minaccia.

    P.S: Grazie per le letture consigliate.

  2. A quanto ne so io, molto dipende da come l’ovest sia passato a rullo compressore su tutto ciò che era l’identità separata dell’est (economia in primis) e su come gli “orientali” siano stati trattati come dei parassiti. Nei primi anni l’est era un pozzo senza fondo, stava strangolando la Germania unita, molti malumori reciproci devono essere nati allora. Per quanto riguarda i Russi, che ho sentito (in alcuni casi personalmente) rinnegare il comunismo 15 o 20 anni fa e poi più di recente dire che non era tanto male, c’è da considerare la pressione USA contro di loro e il fatto che Putin abbia recuperato il feeling della superpotenza. Non dico che sia solo colpa degli americani, ma di sicuro tante cose di recente hanno costretto i Russi sulla difensiva.

    1. Sì, i tedeschi dell’est vennero a lungo considerati parassiti. A Berlino c’è ancora qualcuno che li vede così. Forse anche per questo motivo rimpiangono la DDR.

      In Russia credo che, più che rimpiangere il comunismo in sé, rimpiangano una democrazia meno… democratica. Non a caso Putin, dissidenti a parte, è amatissimo.

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