Gli Indiana Jones delle SS: la Ahnenerbe

“Ahnenerbe”. Emblem, 1939. Designer Karl Diebitsch.

Il protagonista del mio ultimo romanzo, Razza Ventura, è un capitano delle SS Ahnenerbe.
Un nazista vero e proprio, quantomeno a livello pratico: è iscritto al partito e per di più è inquadrato nelle fila di una delle associazioni più strane – per certi versi più inquietanti – della variegata galassia delle SS, i “templari neri” di Himmler.
Ed è proprio a Heinrich Himmler, l’uomo più potente della Germania nazista dopo Hitler, che si deve la nascita della Ahnenerbe, insieme al filologo e storico olandese (naturalizzato tedesco) Herman Wirth e all’ideologo Walter Darré.
La Forschungsgemeinschaft Deutsches Ahnenerbe – Società di ricerca dell’eredità ancestrale, iniziò le sue attività il primo luglio del 1935.
Dapprima l’associazione ebbe il compito di eseguire ricerche riguardanti le origini della razza ariana (vera fissa di Himmler) e la storia antropologica della Germania e dei suo abitanti del passato e del presente.
Nel 1937 il Reichsführer-SS ristrutturò l’Ahnenerbe, defenestrando Darré, e sistemando ai vertici dell’associazione due uomini di fiducia: Walther Wust, responsabile scientifico, e Wolfram Sievers, amministratore.
Fu dopo questo sviluppi che l’Ahnenerbe acquisì le funzioni e le caratteristiche che l’hanno resa famosa a tutti gli appassionati di queste tematiche.

Innanzitutto si iniziò a occupare di Storia Antica (ampliando le già intense ricerche antropologiche), cercando, quantomeno inizialmente, di applicare un metodo rigorosamente scientifico.
L’associazione istituì poi dei centri culturali dedicati alla razza germanica, insegnandone la storia, le tradizioni e la cultura alle giovani SS.
Tuttavia il vero fiore all’occhiello della Ahnenerbe furono fin da principio le spedizioni archeologiche, antropologiche, botaniche e geologiche in luoghi remoti del pianeta. Da esse deriva la fama (in parte meritata) che vuole le SS interessante all’occultismo, all’esoterismo e alla cosiddetta fringe science.

1935: nasce la Ahnenerbe.

Già nel 1935 Himmler finanziò una spedizione in Finlandia, alla scoperta delle tradizioni folkloristiche di maghi e streghe che operavano nella remota regione della Carelia. Dotata di fondi e di strumenti all’avanguardia, la squadra guidata dall’antropologo finlandese Yrjö von Grönhagen registrò i “canti magici” degli sciamani di quella regione, portando i risultati a Himmler.

Seguirono poi le spedizioni naziste in Tibet, due in totale, nel 1938 e nel 1939. Esse avevano il compito di verificare la bizzarra teoria secondo cui gli Ariani sarebbero originari dell’Himalaya, diffondendosi poi in Cina, Giappone e India, fino a originare alcune dottrine buddiste che, secondo gli antropologi delle SS, avevano analogie con la dottrina nazionalsocialista.
Uno degli scopi secondari delle spedizioni era anche quello di trovare l’ingresso al fantomatico regno sotterraneo di Agarthi, un luogo antico come il mondo, dove in teoria vivrebbero i “superiori occulti”, signori e padroni degli Ariani e dotati di grandi poteri mistici.

⇒ Nota a margine: In un altro mio racconto, Kaijumachia: Megaevento, ho riportato la notizia relativa alle ricerche degli archeologi nazisti sull’isola di Ischia, dove si celerebbe un altro ingresso alla misteriosa Agarthi. Anche questa informazione è vera: le SS dell’Ahnenerbe credevano davvero di poter trovare un ingresso a quel mondo ctonio, tanto in Tibet quanto a Ischia.

Le spedizioni naziste sull’Himalaya sono tra l’altro documentate nel noto film Sette anni in Tibet, che racconta la vera storia di Peter Aufschnaiter e Heinrich Harrer, organizzatori della squadra che scalò il tetto del mondo nel 1939.
Harrer, grande alpinista ed esploratore, si portò appresso fino alla morte l’onta di aver rappresentato il regime nazista con le sue imprese sportive e avventurose. C’è da dire però che Harrer, nonostante facesse parte formalmente delle SS, non compì mai crimini di guerra di alcun tipo, anche perché trascorse diversi anni in un campo di prigionia inglese, dopo essere stato catturato nel Kashmir, mentre era di ritorno proprio dal Tibet.

Heinrich Harrer e sua santità il 14° Dalai Lama (1948).

Le spedizioni dell’Ahnenerbe nel resto del mondo sono assai meno note, ma sono probabilmente ancora più insolite e intriganti di quelle in Tibet.

In Grecia cercarono di indagare le origini dei Miti, alla ricerca di qualche fonte di potere realmente esistente. Hitler stesso aveva una grande ammirazione per il classicismo greco, tanto che la città di Atene, tra le tante conquistate in Europa, fu risparmiata da barbarie durante l’occupazione. Gli archeologi tedeschi esplorarono gli scavi e i resti archeologi di Delfi, Corinto, Tebe, Argo, e della stessa Atene.

In Francia, come è risaputo da chi legge romanzi e romanzetti relativi ai presunti segreti dei templari, Himmler cercò il Graal, ma anche il presunto accesso per l’oltretomba nel sito archeologico di Les Trois-Frères. Ci furono poi le esplorazioni di molti siti in cui erano state rinvenute antiche pitture rupestri.

In Persia (l’attuale Iran), l’Ahnenerbe sperava di trovare prove relative a una stretta parentela tra gli scomparsi Ariani e i germani del passato. Soltanto lo scoppio della guerra impedì ai ricercatori di raccogliere un’imponente documentazione riguardante lo shah Dario 1° degli Alchemenidi, la cui necropoli nasconderebbe una serie di iscrizioni runiche riconducibili allo stesso sistema runico usato in nord Europa.

⇒ Altra nota personale: nell’appendice al racconto Aquila di sangue parlo delle spedizioni naziste in Amazzonia, tra gli anni ’30 e i primi ’40. Queste avevano il duplice scopo di esplorare una regione che a quei tempi era ancora in parte selvaggia e sconosciuta, e quello di effettuare ricerche botaniche e zoologiche su piante e animali in grado di fornire materie prime per produrre droghe, veleni e medicine.

Una presunta mappa del mondo sotterraneo di Agarthi (o Agharta).

Alle ricerche in Amazzonia sono affini quelle sulla Cordillera Blanca, in Perù, iniziate ancor prima della nascita dell’Ahnenerbe, e proseguite fino al 1943. Grazie a queste spedizioni si ebbero le prime dettagliate mappe dell’intera area, complete di annotazioni, sentieri e dettagli finora ignoti agli altri esploratori.

Nei Balcani gli studiosi delle SS studiarono l’antico popolo dei Daci, approfittando del regime rumeno amico e delle Guardie di Ferro (un movimento emulo delle SS medesime). In maniera meno uniforme ma con altrettanta abnegazione, i ricercatori nazisti si occuparono delle popolazioni che abitarono la Bulgaria in epoca romana, delle cronache macedoni, delle religioni pagane dei popoli balcanici, di antiche tavolette di epoca pre-russa, che avevano a che fare con la magia sciamanica dei popoli slavi.
Spingendosi a nord-est, la Ahnenerbe si occupò anche dello sciamanesimo baltico, e in particolare di magia elementale e del culto degli Avi.

Anche in Italia gli uomini di Himmler ebbero frequenti attività, complice la stretta alleanza con Mussolini, che garantiva loro risorse, facili permessi e – talvolta – amicizia coi pari-ruolo italiani.
Proprio in Razza Ventura cito le lunghe, complesse e ricche ricerche effettuate nel 1940/41 da Willi Mai in Alto Adige. Esse riguardavano il folklore locale, ricco di storie su streghe, folletti, e creature misteriose che abitano i monti. Mai si spostò di fattoria in fattoria e di villaggio in villaggio portando con sé un registratore vocale per raccogliere aneddoti, scherzi e battute (alcune anche contemporanee) nel dialetto locale e trasferì direttamente nella sua raccolta le storie, esattamente nel modo in cui erano state raccontate dai narratori locali, rendendo così la collezione unica e peculiare.

La Anhenerbe studiò poi le pitture rupestre dei Camuni, in Val Camonica, cercando di trovare un nesso di parentela ancestrale tra quell’antico popolo e i fondatori di Roma (come ho già detto, Himmler aveva una fissazione per certe cose).
Altri archeologi esplorarono le storie e le leggende riguardanti il re visigoto Alarico, nel tentativo di rintracciare la sua tomba (Alarico morì a Cosenza, ma nessuno ha mai trovato il luogo in cui fu sepolto).
Di Ischia abbiamo già parlato in relazione ad Agarthi, ma è opportuno anche citare un’altra meta molto ambita dalla Anhenerbe, vale a dire la Sardegna, dove lavorarono diversi team di SS. Questi cercavano di reperire informazioni sulla civiltà nuragica, specialmente nel periodo in cui fu particolarmente florida (l’Età del Bronzo). Purtroppo non ho avuto modo di scoprire se i nazisti effettuarono scoperte di qualche rilievo.

Chiudo questo ampio articolo citando una delle spedizioni più singolari e bizzarre dell’Anhnenerbe, ripresa poi dalla più piccola associazione SS-Vorgerucktenstudien (Divisione occulta delle SS). In questo caso i nazisti erano sulle tracce di quella che ritenevano essere la vera storia che aveva ispirato Mary Shelley nella scrittura di Frankenstein.
Gli antropologi di entrambe le associazioni avevano scovato una leggenda del 1200 riguardante i barone Frankenstein, dimorati vicino alla cittadina di Nieder-Beerbach (Assia, Germania). La cosa singolare è che uno dei cavalieri di questo casato, Georges Frankenstein, avrebbe dato la caccia a un mostro cannibale che aveva eletto a territorio di caccia proprio il villaggio in questione.
Un mostro enorme, ma delle inequivocabili fattezze umane.

Letture consigliate

Il vero castello dei baroni Frankenstein.

Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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3 comments

  1. Il caso vuole che la settimana passata io abbia spedito al mio editore una storia in cui compaiono dei loschi figuri legati alla Ahnenerbe – ed ho usato come base per la ricerca l’agile ed esaustivo “The Nazi Occult” di Ken Hite, pubblicato da Osprey. Ti consiglio di dare un’occhiata a quella interessante scatola nera che era, nella struttura delle SS, il Reichsscichrheitsauptampt (o RHSA) – scoprirai meraviglie, specie nel dipartimento VII, sezione B.
    Io in generale sono meno generoso nel giudicare personaggio come Harrer o Schafer – che forse non furono esecutori materiali, ma che di fatto abbracciarono con entusiasmo l’ideologia nazista al fine di promuovere la propria carriera. Per lo meno Sven Hedin, che i Nazi cercarono di trasformare nel proprio poster boy, cerecò in qualche modo di mantenere le distanze (e infatti alla fine probabilmente lo accopparono)

    1. The Nazi Occult! Ce l’ho, ed è ottimo (anche se molto meno esaustivo de “La Svastica e la Runa”, citato nell’articolo (a tutti gli appassionati in ascolto: ribadisco il consiglio di lettura —> http://amzn.to/2p3rl6e).

      Riguardo ad Harrer, io credo che non abbia guardato in faccia a chi aveva il potere. Aveva bisogno di finanziamenti e ha fatto di tutto per lisciarsi i ras dell’epoca. Di certo lo si può accusare di grande opportunismo. Harrer, se non sbaglio, diceva che se ci fossero stati al potere i comunisti avrebbe lisciato il pelo a loro…

      1. Sì, è un modello comportamentale, quello di Harrer, che ho incontrato spesso.
        Purtroppo il fatto che sia diffuso non lo rende meno disgustoso.
        Ma le spine dorsali non sono più così comuni, temo 😉

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