La Securitate e Arafat

DAMASCUS, SYRIA – AUGUST 17: The Palestine Liberation Organization (PLO) chairman Yasser Arafat attends a ceremony marking the end of a military training in Damascus 17 August 1970. Yasser Arafat found the Palestine Liberation Movement or Fatah in Kuwait in 1959 and gained control over the PLO in 1969. (Photo credit should read STF/AFP/Getty Images)

Guardando l’ottimo serial The Americans (che trovate su Netflix), ho maturato un certezza: la migliore arma a disposizione di una spia è il sesso.
Non esiste – o quasi – persona che non sia ricattabile tramite il giusto stimolo sessuale. La brava spia sa capire/scoprire qual è il punto debole del suo bersaglio, e quindi può lavorarci su. Un lavoro ben fatto può perfino spingere un politico o un agente segreto a tradire il suo paese. Tutto questo in nome del sesso.
Non è una teoria, la mia, bensì un dato di fatto.

Tutto questo preambolo per parlarvi di un episodio di storia recente noto soltanto agli addetti ai lavori. Quella che sto per citarvi non è una verità acclarata, bensì una verità nascosta, di quelle che non vengono citate sui libri di testo. Certe faccende vengono sussurrate nei corridoi (virtuali) degli esperti di intelligence e di geopolitica. Difficilmente ne sentirete parlare al telegiornale.

Ve lo ricordate Yasser Arafat?
Certo che sì.
Le fonti ufficiali lo vogliono nato al Cairo, nel 1929, con molti fratelli attorno. Altri sostengono che in realtà fosse nativo di Gerusalemme, salvo poi trasferirsi nella capitale egiziana. Non manca nemmeno chi dice che Arafat sia stato un agente del KGB, mandato al Cairo con un background costruito a tavolino. Reputo quest’ultima ipotesi molto improbabile, ma era comunque opportuno citarla.
Non che la biografia ufficiale sia più rassicurante, considerando che lo zio di Arafat, Amīn al-Ḥusaynī è stato Muftì di Gerusalemme e fondatore delle SS musulmane.

La fama del buon Yasser arriva con la nomina a leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina – la OLP.
Per molti anni Arafat è stato considerato alla stregua di un terrorista, in quanto la OLP, in tutte le sue derivazioni, ha compiuto diversi attacchi in territorio israeliano e in Giordania. Yasser ha avuto un ruolo di primissimo piano nello scontro tra l’Armata Palestinese (supportata dalla Siria) e le forze armate giordane, e successivamente col radicamento dell’OLP in Libano.
L’onta principale di cui Arafar è complice riguarda forse quel terribile episodio ricordato col nome di Settembre Nero. Al-Fath, gruppo interno all’OLP, ha offerto sostegno ai criminali responsabili del rapimento e dell’uccisione di undici atleti israeliani.

Gli undici atleti israeliani uccisi dai palestinesi.

Col tempo però Arafat ha parzialmente e furbamente moderato le sue posizioni, rinunciando alle azioni violente (almeno di facciata) per dare precedenza alle battaglie politiche e diplomatiche. Dopo essere eletto capo di stato del governo palestinese in esilio, Yasser acquisisce ancor più spessore. Nel 1982 viene accolto in Italia come un eroe pseudo-pacifista (tranne che da pochi politici, tra cui Pannella e Spadolini). Pochi anni dopo accetta il dialogo con Israele, aprendo così un percorso che nel 1994 gli farà vincere il premio Nobel per la pace.

Arafat è morto nel 2004, ufficialmente per il repentino peggioramento di una brutta influenza che lo ha colpito all’improvviso.
Nonostante le cause della morte non siano mai del tutto chiarite, le autorità palestinesi non ordinarono alcuna autopsia, accettando così la versione diramata dagli addetti stampa di Arafat.
E qui nascono un paio di teorie interessanti riguardanti i veri motivi del decesso del leader della OLP.

La prima racconta di un possibile avvelenamento a base di Polonio. Alcuni esami eseguiti sugli effetti personali di Arafat confermerebbero tale teoria. Sul suo spazzolino, per esempio, vennero trovate “rilevanti tracce radioattive”, così come su alcuni campioni prelevati in una riesumazione della salma, effettuata due anni dopo il decesso.
Francesi, russi e svizzeri hanno eseguito le loro indagini, arrivando però a conclusioni contrastanti. Permane dunque il mistero riguardo al possibile avvelenamento radioattivo del capo della OLP.

Brussels, Belgium – Palestinian President Yasser Arafat holds up a map of the Middle East

La seconda teoria è più pruriginosa.
Le voci sull’omosessualità di Arafat si sono alternate per anni alle secche smentite del suo entourage. Eppure gli esperti di “gossip politico” ne erano sostanzialmente certi: il buon Yasser era gay, e non lesinava nel cercare avventure occasionali, soprattutto durante i suoi spostamenti diplomatici in Occidente.
L’omosessualità è diffusa nel mondo arabo (come altrove), ma per gli islamici si tratta di un tabù, di qualcosa che può essere praticato, ma nell’assoluto silenzio, soprattutto se la parte in causa è un leader, un capo, una figura di riferimento. Cosa che Arafat effettivamente era.

Mostrine della Securitate.

La vita dissoluta di Yasser l’avrebbe portato infine a contrarre l’AIDS, che sarebbe dunque la vera causa della sua morte. Le risposte sdegnate dalla vedova e della famiglia non hanno fatto chiarezza in merito, venendo reputate come scontate e inevitabili.
Non si hanno però nemmeno prove riguardo all’omosessualità di Arafat. Questo se si eccettua quanto dichiarato da un ex generale della Securitate rumena, Mihai Pacepa.
La Securitate, per chi non lo sapesse, era il servizio di polizia segreta del regime di Ceausescu, il dittatore comunista rumeno. Durante un viaggio di stato di Arafat a Bucarest, il buon Ceauscescu ordinò ai suoi agenti di nascondere delle telecamere negli alloggi riservati al leader arabo e alla sua nutrita scorta.
Ciò che filmarono gli operativi della Securitate – a dire di Pacepa – sarebbe in sostanza una selvaggia orgia tra Yasser e le sue guardie del corpo. Probabilmente il tiranno rumeno intendeva usare le registrazioni per ricattare Arafat, in caso di bisogno. Quando poi il regime cadde, Pacepa vendette la sua storia ai media occidentali.
La testimonianza del generale rumeno si sommerebbe ai tanti racconti degli anni giovanili di Arafat. I nemici lo descrivevano come un feroce predatore sessuale, spesso avvicinato alla pedofilia. Ovviamente l’OLP, quando si degnava di rispondere a queste voci, liquidava tutto come diffamazione diffusa dai nemici della Palestina.

A tredici anni dalla morte di Arafat perdura il mistero.
Per la sua gente è un’eroe, un’icona. Per molti è l’immagine, in positivo e in negativo, della causa palestinese. Per altri Arafat è un enigma, probabilmente destinato a rimanere tale.

A Palestinian honor guard stands at the grave of the late Palestinian Authority president Yasser Arafat.

Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola

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2 commenti

  1. The Americans è veramente ben fatto e molto coinvolgente, confermo.
    Per quanto riguarda Arafat, sono d’accordo con la chiusa dell’articolo: rimane, nell’immaginario collettivo, la figura centrale e più rappresentativa di quello che è (è stata) la lotta palestinese. Ovviamente non sapremo mai con certezza di cosa è morto, ed in fondo è l’opzione che più fa comodo ai suoi sostenitori e ai suoi detrattori: ognuno opta per l’ipotesi che più gli fa comodo…

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