L’uomo dal cuore di ferro

Cosa sarebbe successo se gli ultimi nazisti, come avevano effettivamente pensato di fare, avessero predisposto una feroce resistenza in un “ridotto”, per esempio in qualche valle nel cuore della Germania?
Come sarebbero andate le cose se i “Lupi Mannari” delle SS fossero riusciti a organizzare – come era nelle loro intenzioni – una spietata guerriglia contro le forze nemiche che hanno debellato il regime nazista?
Questo è ciò che ipotizza Harry Turtledove, il signore e padrone della narrativa ucronica, in The Man with Iron heart.
Il gerarca Reinhard Heydrich, scampato al tentativo di assassino del ’42, a Praga (tentativo che in realtà nella nostra timeline si concluse con la sua morte) viene incaricato da Himmler di preparare un gruppo di determinati e addestrati guerriglieri, che dovranno dare battaglia agli invasori quando la Germania cadrà. Nel ’42 questo pare già quasi del tutto inevitabile, anche se è proibito parlarne, pena l’accusa di disfattismo.
I lupi mannari – questo è il nome dell’unità di Heydrich – scavano bunker segreti in buona parte della Germania, accumulano armi, studiano piani e… si nascondono.
Quando oramai Berlino è conquistata e spartita tra Alleati e Sovietici, i lupi mannari escono dalle loro tane e iniziano a colpire, con atti che oggi definiremmo di terrorismo.

Questo è lo scenario ucronico, assai singolare, scelto da Turtledove per The Man with the iron heart, purtroppo inedito in Italia.
Semplificando all’estremo il concetto, potremo dire che zio Harry ha applicato i fondamentali delle azioni di guerriglia e terrorismo proprie di Al Qaeda (più che dell’ISIS) al nazismo.
Il tutto è inquietante, ancor più perché credibile.
Dove sta la chiave del successo di un progetto di resistenza all’invasore (o comunque a qualcuno percepito come tale)? Nel fanatismo, nella progettazione a lungo termine, nella disponibilità di risorse.
Cosa che i nazisti del romanzo ucronico in questione hanno, così come le ha avute Al Qaeda nella nostra timeline.
Ed ecco che assistiamo a una serie di attentati ai danni di ufficiali americani e russi, all’assassinio di politici tedeschi tenuti prigionieri perché avversi al nazismo, e ora ripescati per creare una Germania democratica (mai sentito parlare di Adenauer?), allo sgozzamento di soldati adescati nei modi più fantasiosi possibili.

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Man mano che gli investigatori militari americani, britannici e sovietici indagano, Heydrich alza l’asticella e rilancia la sfida, aumentando il livello di dannosità dei suoi guerriglieri. Li vediamo così sequestrare un gruppo di fisici nucleari, tentare di esportare il terrorismo nella vicina Francia, e trafficare con sostanze radioattive capaci di avvelenare centinaia di persone con una sola azione.
Anche qui, le somiglianze con Al Qaeda sono evidenti e del tutto volontarie.

Evidentemente non posso spoilerare altro, per non togliervi il piacere della lettura.
Ricordate, se avete intenzione di acquistare questo romanzo, che lo stile di zio Harry è sempre il solito, fatto attraverso POV differenti (qui spiccano quello di un tenente americano e del suo pari grado russo), tra cui quello di Heydrich stesso. Non mancano poi disquisizioni squisitamente politiche, per far comprendere, a secondo delle situazioni e dei POV, gli scopi e le motivazioni delle varie parti in gioco.
Come sempre Turtledove si parla molto addosso – ma è quasi sempre un parlare ricco d’interesse – e lesina con le scene d’azione, funzionali ai momenti chiave del romanzo.
Sarcasmo e ironia non mancano mai, a dispetto dell’argomento trattato.
Una buona lettura.
Lo trovate qui: The Man with the Iron Heart 


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