Ultracorpi d’estate

Una delle mie saghe cinematografiche preferite di sempre è quella degli Ultracorpi.
Nata nel 1956, col film cult di Don Siegel, tratto dal romanzo di Jack Finney, la storia degli Ultracorpi narra di spore aliene piovute sulla terra, nella cittadina californiana di Santa Mira. Queste spore crescono, diventano bacelli e assumono le sembianze degli abitanti di Santa Mira, sostituendoli uno a uno. Quando la copia è completa, l’originale viene eliminato per sempre.
I duplicati sono privi di emozioni ma hanno assimilato i ricordi del soggetto copiato, che sono quindi in grado di imitare alla perfezione.
Gli Ultracorpi, a differenza degli umani, hanno una ragione d’esistere basata sulla collettività e non sul singolo. Il singolo, quindi, viene visto come una minaccia al bene della comunità aliena.
Questa, in soldoni, è la trama del film capostipite di una saga, che non ha mai vissuto di sequel quanto invece di molti remake.

Sono ben tre i rifacimenti del film di Siegel:

  • Terrore dallo spazio profondo (Invasion of the Body Snatchers, 1978) di Philip Kaufman, remake del film del 1956
  • Ultracorpi – L’invasione continua (Body Snatchers, 1993) di Abel Ferrara, remake del film del 1956
  • Invasion (The Invasion, 2007) di Oliver Hirschbiegel, remake del film del 1956

A mio parere si tratta di film interessanti e ben riusciti, anche se l’originale resta a suo modo inimitabile.
Perfino la terza pellicola, quella in cui recitano Nicole Kidman e Daniel Craig, ha degli spunti validi, anche se forse è la meno innovativa del quartetto.
Il mio remake preferito è invece quello di Abel Ferrara, Body Snatchers.

Steve Malone, un tecnico dell’Ente per la protezione ambientale, è inviato in missione a Fort Daly (Selma, Alabama) per studiare la situazione igienico sanitaria in una zona di rifiuti. Viene fatto installare dal generale Platt – che comanda la base militare in sito – in una delle villette del grande recinto, insieme alla moglie Carol, al piccolo Andy ed alla sedicenne Marti, figlia avuta dal precedente matrimonio. Dalle prime analisi, Malone si rende conto che quei residui sono di alto potenziale tossico. In realtà a Fort Daly, zona isolata in una grande pianura, sono scesi e continuano ad arrivare moltissimi alieni, racchiusi in grossi baccelli o bozzoli negli acquitrini. E’ da quei contenitori che poi escono filamenti tentacolari i quali assalgono le persone nel sonno, le avvinghiano e le prosciugano (fonte: https://www.comingsoon.it/film/ultracorpi-l-invasione-continua/35364/scheda/)

Il remake di Ferrara è un incubo sudato e pregno di fluidi immondi, quelli attraverso cui avviene la sostituzione aliena.
Gli elementi chiave: l’ambientazione calda, afosa dell’Alabama, il contagio lento e silenzioso che serpeggia in una base americana, dove l’omologazione e il silenzio sono quasi comandamenti, la paranoia, la privazione del sonno (perché il sonno porta al cambiamento).

Body Snatchers è un film di fantascienza classico e al contempo allegorico. Dall’inizio alla fine è pervaso da un’atmosfera inquietante, quasi claustrofobica, anche se per ovvie ragioni non può far conto su alcun effetto sorpresa.
Ferrara gioca tra atmosfere da b-movie e tocco d’autore.
Il risultato finale è un film che da almeno un ventennio ritengo perfetto per le afose serate horror estive, e che incarna alla perfezione il senso dell’invenzione degli Ultracorpi, col loro carico di atarassia e di uniformazione.
Sono passati sessant’anni dal film di Siegel e venticinque da quello di Abel Ferrara tuttavia, ogni volta che osservo la nostra società, sia dal vero che attraverso i social media, non posso fare a meno di domandarmi se quelle spore sono davvero piovute sul nostro pianeta, germinando nell’indifferenza totale.


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2 commenti

  1. Resto un fan del primo, e il mio gradimento va calandoc on ogni nuova iterazione.
    È tuttavia interessante vedere come ogni nuovo remake aggiorni il significato e la metafora dell’invasione alle preoccupazioni del decennio in cui è stato girato – una bella testimonianza del potere della narrativa fantastica di descrivere il presente attraverso la sua lente deformante.

    1. La cosa positiva di tutti questi remake (ultimo compreso) è proprio l’aver adattato il “mito” degli ultracorpi a seconda delle esigenze e dell’attualità.
      Come dici tu, è una prova della potenza del fantastico.

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