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Scomparsi nel nulla

Un uomo si sveglia, solo, in una città assolutamente deserta. Non ci sono voci, rumori, nessuna traccia di esseri viventi. Eppure case, macchine e utensili di tutti i giorni sono intatti e funzionano normalmente. Poco a poco, il senso di disagio e straniamento che pervade il protagonista di questo celebre racconto dà corpo a una domanda angosciosa, paralizzante: che fine ha fatto il genere umano? Quale mistero si cela dietro la sua improvvisa e inspiegabile scomparsa?

Questa è la sinossi della versione italiana (pubblicata da Urania Mondandori n° 1193, del 29/11/1992) di uno dei migliori racconti di Rod Sterling, noto soprattutto per essere il creatore di quella magnifica serie televisiva che è Ai Confini della Realtà, di cui vedremo prossimamente il reboot (molto promettente).
Il racconto è – appunto – L’umanità è scomparsa.

Il filone apocalittico del “tutti sono scomparsi senza un perché” (non saprei definirlo in modo differente) è uno dei più particolari e criptici del fantahorror.

Una cosa molto simile è molto diffusa anche in ambito religioso. Parlo ovviamente della profezia escatologica sul “Rapimento”, evento futuro che alcuni teologi evangelici hanno dedotto dall’Apocalisse di San Giovanni.

Il nuovo testamento spiega come Gesù Cristo scenderà dal cielo e porterà con sé tutti quelli nati di nuovo, i quali verranno trasportati simultaneamente a incontrare il Signore nell’aria e, dopo aver subito una trasformazione del corpo, si uniranno ai credenti, precedentemente morti che nel contempo passeranno attraverso la prima risurrezione. Riguardo al rapimento fra i teologi evangelici c’è disaccordo se si verificherà prima o dopo la cosiddetta Grande Tribolazione, un periodo di sette anni che tali teologi sostengono debba precedere la seconda venuta di Cristo sulla Terra. Disaccordo sussiste anche circa la presunta durata di tale Grande Tribolazione: sette anni secondo alcuni, o solo tre anni e mezzo secondo altri.

Sul Rapimento sono stati girati (brutti) film e sono anche stati scritti (mediocri) libri.
Mediocri ma vendutissimi, come per esempio la saga Left Behind di Tim LaHaye e Jerry B. Jenkins, religioso battista, romanziere e ottimo… venditore di sé stesso. I libri di questa saga, una quindicina, hanno venduto oltre 60 milioni di copie in tutto il mondo, e sono di fantascienza catastrofista a forte carattere teologico. Se non ricordo male, delle ricerche statistiche spiegano che LaHaye, in America, ha più lettori di Stephen King.
Nulla che valga davvero la pena leggere, a parer mio, ma era impossibili non citarli.

Già più interessanti sono i romanzi della serie Yesterday’s Gone, di Sean Platt e David Wright, pubblicati in Italia da Fanucci Editore.

È alle 02:15, in piena notte, che accade. Ma solo al risveglio l’umanità – o quel che ne resta – se ne rende conto. Il mondo è deserto, gli uomini che lo popolavano dissolti nel nulla. Familiari, amici, conoscenti, vicini di casa… sono tutti scomparsi, come non fossero mai esistiti. Non rimane che una manciata di sopravvissuti. Confusi, vagano aggrappandosi alle ultime tracce lasciate da un passato ormai cancellato: un giornalista perduto tra le vie di una New York spettrale, alla ricerca della moglie e del figlio; un serial killer improvvisamente a corto di vittime; una madre che cerca di proteggere tutto ciò che le è rimasto, la propria figlia, e pochi altri disperati condannati a quella sorte. Eppure, tra loro c’è anche chi ha sognato quel giorno per anni, un mondo disabitato come premessa di una nuova età dell’oro. Ma in quella landa desolata e sterile, qualcuno – o qualcosa – li osserva, e attende il momento propizio per entrare in scena…

Si parte da qui, per poi procedere con gli altri volumi, se lo riterrete opportuno. Lo stile è molto televisivo, diretto, senza fronzoli, e per questo può anche non piacere, tuttavia l’argomento trattato ha quel non so che di intrigante che suscita una certa curiosità.

C’è poi un prodotto di qualità superiore, The Leftlovers, di Tom Perrotta, da cui è stata anche tratta una serie TV per la HBO, che però non ho avuto modo di vedere.
Lo spunto narrativo è il medesimo, ma questa volta la scomparsa riguarda “solo” il 2% dell’umanità, anche se le cause dell’accaduto sono talmente misteriose e traumatiche da costituire il fulcro del romanzo.

The Rapture, un fenomeno inspiegabile per il quale migliaia di persone svaniscono nel nulla in un istante. Alcuni perdono figli, genitori o consorti, altri conoscenti. Le vite sono sconvolte, il lutto è diffuso, le famiglie decimate. I sopravvissuti faticano a trovare un senso alle cose, combattono contro il dolore dell’abbandono e a loro volta tentano in vari modi di fuggire, mentre attorno a loro la realtà pare proseguire la propria corsa inerziale. I pochi sopravvissuti cercano di andare avanti malgrado tutto, alle prese con la banale quotidianità dell’American way of life nella cittadina di Mappletone. Al centro del racconto è la famiglia XY: la madre Laurie cerca rifugio all’angoscia nella setta dei Guilty Remnants, facendo voto di silenzio e abbandonando il tetto coniugale; sua figlia Jill, adolescente, spera invano che la madre ritorni mentre cerca rifugio in giochi sessuali che la lasciano ancora più svuotata di senso; suo fratello Tom sparisce di casa per seguire un guru che predica l’amore ma si rivelerà un truffatore; il padre, Kevin, cerca goffamente di parare i colpi della sventura e degli abbandoni con coraggiosi ma patetici tentativi di animare la comunità di cui è sindaco. In questo clima millenaristico paradossalmente calato nei supermercati e nelle borghesi periferie americane all’apparenza intatte, l’autore segue quanto di umano può restare nella vita di persone che hanno perso tanto, a volte tutto.

Il miglior romanzo di questo particolarissimo sottogenere è però – a mio parere – il quasi sconosciuto Le invenzioni della notte, di Thomas Glavinic.
Se cercate azione, splatter, cospirazioni o altro NON comprate questo libro.
Siamo infatti in presenza a una storia criptica, intimista, dove il mistero fitto e insondabile della totale scomparsa dell’umanità si fonda col regresso del protagonista in una solitudine fatta di incubi e di domande irrisolte.

In un normalissimo mattino di luglio, Jonas si sveglia nella sua casa di Vienna. Dopo il solito caffè, scopre che la televisione non funziona, internet non va, il giornale non gli è stato consegnato, e il telefono della sua fidanzata continua a suonare a vuoto. Perplesso, esce per andare al lavoro, ma dopo qualche passo si rende conto che c’è un silenzio innaturale, e si accorge di essere l’unico per strada. In breve arriva alla sconcertante certezza di essere rimasto solo al mondo: uomini e animali sono scomparsi dalla faccia della Terra, come se nella notte si fossero volatilizzati. Unica presenza reale del romanzo, gli oggetti fisici sembrano trasformarsi in rettili freddi che lo osservano, silenziosi e immobili, una minaccia che percorre il romanzo con una violenza sottile, mai sopita. E mentre la paura di essere solo si trasforma nella paranoia di non esserlo, i sogni del protagonista travalicano la realtà, si mescolano ai ricordi, e Jonas comincia a dubitare della propria mente, risucchiato in un vortice di delirio e disperazione che lo trascina verso l’inevitabile.


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3 risposte a "Scomparsi nel nulla"

  1. Ultimamente sto recuperando parecchi Urania, mi sa che presto toccherà anche a questo.
    The Leftlovers è un’ ottima serie, anche se un po’ ostica e lenta, specie negli episodi iniziali.

  2. Credo che Urania abbia avuto il grandissimo merito di introdurre intere generazioni alla fantascienza, anche a distanza di decenni dalla prima pubblicazione (conservo come una reliquia “Luna Luna di Miele”, di Brown, edito nel 1969, e sono nata venti anni più tardi 😀 ).
    Di The Leftovers, la serie, avevo visto la locandina ma non mi ero mai interessata alla trama, non m’aveva ispirato… Magari è il caso di darle una seconda possiblità (:

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