Quelli che leggono fantascienza sapevano?

Due settimane fa ho letto uno status sgradevole, scritto da uno stagionato “esperto” di fantascienza italiano. Suonava più o meno così:

Adesso dobbiamo sopportare tutti questi lettori/scrittori di fantascienza apocalittica solo perché sanno più o meno cosa succederà durante la pandemia.

Lo reputo sgradevole perché è uno status spocchioso, scritto da un addetto ai lavori che però ha sempre preferito la fantascienza “spaziale” (la space opera) rispetto a quella sociale/catastrofica. Quest’ultima è quella che piace a me, per esempio. Sono certo che ne siate già al corrente 🙂
Mi è sembrato il solito giochino per sminuire chi ha altri gusti, per marcare il territorio fuori tempo massimo. Dico “fuori tempo massimo” perché abbiamo ben altro di cui occuparci, rispetto a queste cose infantili.
Ma alla fine sarà vero che i lettori (e gli scrittori, e gli spettatori) di fantascienza apocalittica sapevano cosa sarebbe successo?

Risposta breve: no.
Solo la scienza lo sapeva. Anzi, anche la scienza, l’epidemiologia in particolare, sa darci degli scenari di massima, basandosi su studi, proiezioni, e su ciò che imparano di giorno in giorno sul virus.
Ripetiamo: di giorno in giorno. Perché Covid-19 era sconosciuto fino a pochi mesi fa, e ancora oggi ha delle incognite enormi. Da qui la scelta del lockdown: per dare tempo alle strutture sanitarie di sopportare una mole crescente di pazienti, e per dare modo ai virologi di familiarizzare col virus.

Risposta più articolata: il lettore/scrittore di fantascienza apocalittica ha senz’altro qualche elemento in più su cui ragionare, rispetto al profano totale. Li ha e li utilizza per intuire qualche possibile scenario. Attenzione: non sto parlando dei survivalisti fanatici, con un bunker scavato in giardino e con scorte di mascherine FFP3 pronte fin dall’11/09 (per paura del terrorismo a colpi di antrace).
No, io sto parlando, per esempio, di chi è cresciuto leggendo i romanzi di tanti scrittori britannici degli anni ’60 e ’70.

Ho appena riletto il romanzo breve Il Grande Contagio, scritto nel 1963 dall’autore inglese Charles E. Maine, e arrivato in Italia grazie a Urania (lo trovate nell’usato, oppure in formato ebook, in lingua originale).
Maine, nel suo stile asciutto e spietato, descrivere questo scenario: in Cina si sviluppa un virus finora ignoto, che si estende poi nel vicino Giappone. I morti sono numerosissimi, ma le autorità locali nascondono i veri numeri.
Nel mentre, in Occidente, i governi intuiscono che le cose andranno presto peggiorando, ma tranquillizzano la popolazione, dicendo che il nuovo virus è soltanto “un’influenza piuttosto brutta.” Nel frattempo il contagio si avvicina lentamente a Europa e America Settentrionale.
I governi di UK e USA prendono le prime contromisure: distanziamento sociale, consigliano alla gente di non uscire di casa, quindi sospendono molte attività produttive e chiudono le frontiere e le linee di trasporto pubblico.
Inoltre vengono scavati in gran segreto dei bunker dotati di laboratori all’avanguardia, nel caso il virus si dimostrasse addirittura più devastante del previsto.
Vi ricorda qualcosa?

Un estratto da “Il Grande Contagio”

E questo è solo un esempio tra i tanti.
Potrei citare Andromeda o I Sopravvissuti, per esempio. In molti hanno tirato in ballo L’Ombra dello Scorpione. Io trovo illuminante World War Z, di Max Brooks. A tantissimi è venuto il mente il cinema di Romero, con gli zombie viste come metafore del Coronavirus.
Tra eccessi e sfumature, ciascun “esperto” di un certo tipo di narrativa ha sicuramente una vaga idea degli scenari sociali che comporta una pandemia.
Ripetiamo assieme: scenari sociali, NON scientifici.
Ed è già qualcosa.

Io, per esempio, so che questa emergenza durerà molto più a lungo di quanto immaginino i profani, ed è una cosa che anche i virologi stanno lentamente facendo intendere alla gente.
Il virus circolerà a lungo (forse per un paio d’anni – si spera per meno), le nostre abitudini di vita cambieranno, l’economia cambierà, la tecnologia cambierà. Alcuni paesi avranno svolte autoritarie favorite dall’emergenza, altri andranno incontro a catastrofi umanitarie senza precedenti. Penso all’Iran e all’India, per esempio.

Nessuno di noi ha la sfera di cristallo, nessuno di noi “esperti” vuole essere presuntuoso o bullarsi.
Certo, ci sono le eccezioni. Il mio amico autore indie texano sta comprando fucili d’assalto (fotografandoli su Instagram). Forse crede davvero che il Covid-19 farà “il salto” e resusciterà i morti, ma più probabilmente si è soltanto perso nelle sue fantasie romanzesche.
Ma sono – appunto – eccezioni.
Noi altri vogliamo solo sopravvivere. Qualunque cosa ci aiuterà a farlo, anche qualche romanzo semisconosciuto di fantascienza, sarà benvenuto.


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2 commenti

  1. Da amante del genere, a 9 anni mi guardai la serie I Sopravvissuti sulla TSI, non sono tanto preoccupato per la virulenza del covid, ma dal possibile crollo delle istituzioni sotto il peso di disordini sociali.
    Ovviamente da noi la corsa alle armi semplicemente non esiste, per via delle nostre leggi, e anche perché le armerie sono chiuse😃 dal primo giorno di chiusura totale.
    Ad esempio a me quello che ha fatto suonare più di un campanello d’allarme è stata la notizia della chiusura totale della regione in Cina, li si che le mie letture, compreso quello che hai scritto tu, sono servite.

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