Vetri colorati per i selvaggi

doni ai selvaggi

Sulla blogosfera se ne discute da parecchio tempo: la parola sta perdendo potere?
Non ho una risposta valida per quel che concerne il mondo reale, mentre temo di averne una inquietante per quel che riguarda in mondo virtuale (il Web). Tale risposta è .
Chi, come me, gestisce un blog di lungo corso, con un buon numero di visitatori, se ne rende conto valutando le statistiche d’accesso al blog medesimo. Gli elementi che atttirano attenzioni sono immagini, video e icone. Gli articoli costituiti principalmente da puro testo di solito allontanano i lettori casuali e i distratti (che poi, piaccia o meno, rappresentano il pubblico più corposo di ciascun blog). In linea di massima ho notato che sforare le 500 parole ad articolo tende a respingere i visitatori, piuttosto che ad attirarli.
Il perché ce lo spiegano alcune ricerche fatte dagli esperti di comunicazione: l’internauta medio sta regredendo al livello del buon selvaggio: viene affascinato da immagini e dalle cose colorate, mentre spesso e volentieri salta tutto il resto.

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Dichiarare o meno gli intenti di voto?

È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora. (Winston Churchill)

È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora. (Winston Churchill)

La domanda che dà il titolo a questo post può sembrare sciocca. Soprattutto perché in questi giorni basta accedere a qualunque social network per accorgersi che il 90% dei cittadini italiani dotati di profilo Facebook o Twitter stanno martellando gli amici da giorni, con un entusiasmo che secondo me è positivo, rivelando i loro intenti di voto.
Conosco però una nutrita schiera di persone che ritengono inopportuno parlare di politica ed esporsi in pubblico. Soprattutto in luoghi dove di politica non si discute abitualmente, come se fosse una materia da lasciare solo ai professionisti del settore. “Ehi, tu hai un blog che parla di libri, di mostri e di speculative fiction, come ti permetti di dare giudizi?
Che poi, questo appropriarsi della politica da parte di chi la fa attivamente, va poi a creare quell’orrendo meccanismo che i giornalisti definiscono con un termine altrettanto orribile: la Casta. E allora no, questa volta vi dico pacatamente la mia, e poi non se ne parla più.
Ve la dico in pochissime parole, senza intenti di proselitismo, senza alcuna intenzione di aprire un dibattito. Se ritenete inopportuno questo mio post potete smettere di leggere qui.
Non cliccate oltre, e io vi prometto che per un bel po’ la politica non tornerà sulle pagine di Plutonia Experiment.

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3.74 gradi di separazione

sei gradi di separazione

Dato un insieme di N persone, qual è la probabilità che ogni membro di N sia connesso a un altro membro attraverso K1, K2, K3… Kn collegamenti ?
Questa è la formula abbozzata da due matematici degli anni ’50, tesa a dimostrare l’interconnessione di tutti gli esseri umani, attraverso una serie non superiore a cinque intermediari. Forse ne avrete sentito parlare grazie a un famoso film, 6 gradi di separazione.
Una semplificazione, per capirci: tra due amici il grado di separazione è pari a zero. Tra due persone che non si conoscono, ma che hanno un amico in comune, il grado di separazione ha un valore pari a uno. E via dicendo.
La dimostrazione a questa formula è arrivata qualche anno più tardi, nel 1967. Un noto sociologo di nome Stanley Milgram formulò la teoria del “Mondo Piccolo”, grazie a un semplice esperimento. Citando Wikipedia:

[Milgram] Selezionò casualmente un gruppo di americani del Midwest e chiese loro di mandare un pacchetto a un estraneo che abitava nel Massachusetts, a diverse migliaia di chilometri di distanza. Ognuno di essi conosceva il nome del destinatario, il suo impiego, e la zona in cui risiedeva, ma non l’indirizzo preciso. Fu quindi chiesto a ciascuno dei partecipanti all’esperimento di mandare il proprio pacchetto a una persona da loro conosciuta, che, a loro giudizio, poteva avere il maggior numero di possibilità di conoscere il destinatario finale. Quella persona avrebbe fatto lo stesso, e così via, fino a che il pacchetto non fosse stato personalmente consegnato al destinatario finale.
I promotori dello studio si aspettavano che il completamento della catena avrebbe richiesto perlomeno un centinaio di intermediari, mentre invece si rilevò che i pacchetti, per giungere al destinatario, richiesero in media solo tra i cinque e i sette passaggi.

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Le Uova Fatali (di Michail Bulgakov)

Uno scienziato che scopre un raggio rosso dalle qualità straordinarie, una misteriosa e inarrestabile moria di polli, un oscuro funzionario di partito che ottiene l’autorizzazione a usare il raggio su uova di gallina per ripristinare in tempi brevi la pollicoltura, un errore fatale: con questi quattro ingredienti Bulgakov confeziona, nel 1924, un racconto che costituisce un capolavoro della letteratura satirica russa. Attingendo ai procedimenti di vari generi letterari – il genere fantascientifico, l’apolago – Bulgakov dà vita a un’antiutopia dove s’incontrano satira di costume e satira politica, e che alla fine offre al lettore una chiarissima “morale”: la scienza può rivelarsi un’arma incontrollabile e micidiale se messa al servizio di una società arretrata dal punto di vista civile ed etico. (Dal sito dell’editore)

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Ricordi da Ravenloft

Ravenloft boxed set

Post nostalgico riguardante i giochi di ruolo, pubblicato di sabato: una garanzia per passare inosservati? Beh, speriamo di no, perché secondo me vale la pena ricordare il setting di cui parlerò oggi, anche se magari non avete mai praticato i GDR.
Era da tempo che volevo dedicare un articolo a Ravenloft, il semipiano del terrore. Uno dei setting di Advanced Dungeons & Dragons che più è stato amato e giocato, per il suo essere così deliziosamente ibridato con atmosfere horror di qualunque genere e tipo.
Per chi non lo sapesse, Ravenloft non è un vero e proprio mondo, bensì un piano dimensionale, raggiungibile solo per volere dei Poteri Oscuri, le forze malevole, di natura misteriosa, che manipolano il fato dei malvagi. Perché Ravenloft è soprattutto una prigione dimensionale, un luogo in cui sono intrappolate alcune tra le creature più pericolose della terra. Le più potenti tra di essere sono a capo dei Dominii Oscuri, regni su cui hanno il potere completo e assoluto, ma che non possono lasciare in nessun modo e per nessuna ragione.
I giocatori vengono risucchiati a Ravenloft per i motivi più disparati, di solito riconducibili al classico scherzo del destino. Sta di fatto che, quando le Nebbie chiamano, l’avventura nel semipiano del terrore ha inizio. E il ritorno non è affatto assicurato.

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Ragazza milanese in metropolitana

Katie Holmes è perfetta nel ruolo. Milanese nello spirito?

Katie Holmes è perfetta nel ruolo. Milanese nello spirito?

Il rientro di oggi a Milano, dove lavoro, ha portato quella bella ventata di grigiore e di acidità che solo la routine di una grande città sa generare.
Che poi Milano, in questi 18 anni di frequentazione, tra scuola, università e lavoro, è cambiata moltissimo. In peggio. Ne abbiamo già parlato tante volte. E ogni anno riesce a perdere qualcos’altro di bello – quel poco che rimane. Volevo scrivere un post estemporaneo che descrivesse l’atmosfera della Milano post-natalizia senza ricorrere ai luoghi comuni. In realtà credo basti una foto: la ragazza (età X, tra i 15 e i 35 anni) scazzata e dallo sguardo duro che prende la metropolitana. Ipod o cellulare fanno parte dell’equipaggiamento standard per evitare contatti umani.
Una sola, senza nome, che rappresenta un’intera generazione. Ci starebbe bene una vignetta in stile fumetto: “Sono problematica, non rompetemi i coglioni. Non attaccate bottone.”
Vorrei una città più sorridente, anche per motivi futili. Così, perché è bello vedere le persone allegre (specialmente le donne).
Temo sia oramai impossibile.

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(A.G. – Follow me on Twitter)

Creare dei giochi

librogame

Questo post è ispirato – anzi, direi palesemente copiato – dall’articolo comparso qualche tempo fa su Draghi d’Ottone e Nani con la scopa.
Della mia passione per i giochi di ruolo ve ne ho già parlato diverse volte, idem di quella per i librogame.
Per un role player scrivere moduli d’avventura personalizzati, o addirittura interi setting, è un passaggio quasi obbligato, specialmente se si gioca per anni e anni, come ho fatto io. Infatti di moduli ne ho scritti una trentina, e ho anche inventato tre mondi nuovi di zecca in cui ambientare le mie campagne, visto che roba come i Forgotten Realms e Greyhawk mi piacevano fino a un certo punto.
Tuttavia le esperienze più divertenti, ragionando col senno di poi, riguardano la creazione di sistemi di gioco totalmente nuovi e personali. Cosa che ho sperimentato per anni, spaziando dai board games ai giochi di ruolo, con non rari sconfinamenti nel campo dei librogame.

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Meme della Fine del Mondo

pollution concept

Allora, domani finisce il mondo.
Lo dice Giacobbo, lo dicevano i Maya, lo dice qualche millenarista convinto. A me viene proprio tanto, ma tanto, da ridere, però ho voglia di stare al gioco. Facciamo dunque finta che oggi, giovedì 20 dicembre 2012, sia il penultimo giorno della nostra civiltà. Domani il mondo finirà e, in questa nostro giochino, ne abbiamo la certezza matematica. Quindi scatta il meme, che è di mia invenzione, lungamente cogitato e ragionato mentre smadonnavo contro i ritardi di TreNord.
Le regole sono semplici: rispondete a queste domande (inizio io), dando per scontato che vi restano meno 24 ore all’ora X di un’imprecisata Apocalisse. Poi nominate cinque persone, che dovranno portare avanti il meme, se ne avranno voglia. Questo passaggio, la nomina, io lo odio profondamente, perciò è un piacere immenso rifilarvelo.
Ma ora iniziamo…

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