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Dieci cose da evitare in un racconto sugli zombie

Articolo-guida, che vi porterà per mano verso la fase calda del concorso Racconti Scelti della Pandemia Gialla.
Credo che sia infatti arrivato il momento di mettervi al lavoro, se volete partecipare. La scadenza è il 31 marzo 2012, non vicinissima ma nemmeno così lontana come appariva a dicembre, quando pubblicai il bando del concorso.
RSPG si rifà al progetto di scrittura condivisa Survival Blog. Per chi ancora non lo conoscesse, lo scenario si può riassumere così: una zombie apocalypse con degli infetti al posto dei classici zombie. In stile 28 giorni dopo, per capirci.
Ora, io sono un lettore estremo di “roba zombesca”. Tra romanzi in italiano e in inglese, non c’è mese che non mi capiti di sorbirmi qualcosa in materia.
Voglio definirmi un esperto? Bon, senza mezze misure la risposta è .

Nella narrativa-zombie (e affini) ci sono una marea di cliché che si ripetono a profusione. Se gestiti bene essi impreziosiscono il racconto. Il punto è che pochi scrittori sono in grado di bilanciare stereotipi e cliché in modo saggio.
Elencherò dieci cose che – personalmente – non sopporto in racconti e romanzi di questo ricco sottogenere. Parlo a nome mio. L’altro giudice di RSPG, Germano, se lo vorrà, potrà dirvi la sua ha pubblicato a sua volta un decalogo a tema, in modo di avere un quadro completo dei passi falsi da evitare in questo concorso 🙂

DIECI COSE DA EVITARE IN UN RACCONTO SUGLI ZOMBIE

  1. L’Apocalisse come scusa per una psicoanalisi. Introspezione e riflessioni sono OK. Non vorrei mai leggere un racconto solamente action. Tuttavia usare pagine e pagine per descrivere le emozioni – scontatissime – del protagonista, risulta particolarmente noioso. Siamo nel bel mezzo della fine del mondo, circondati da mostri cannibali. Inutile star lì a ribadire mille volte che Tizio ha paura. Semmai fatelo capire attraverso ciò che fa.
  2. Salvare la moglie/il figlio/il fratello. Il drammone famigliare è uno dei cliché più abusati. Nel bel mezzo dell’Apocalisse c’è sempre chi deve attraversare mezzo mondo per ritrovare il figlioletto, magari affidato alla moglie divorziata. C’è chi sfrutta tutto ciò al meglio – avete detto Brian Keene? – e chi ne tira fuori una specie di soap opera hollywoodiana troppo buonista.
  3. L’amico infetto che tiene nascosta la cosa. Una delle cose più viste/lette nei film/romanzi sugli zombie. Per dirla tutta è pure un comportamento logico. Se io venissi morso, valutando l’alternativa di un proiettile in fronte, cercherei di tenere la cosa per me. Il brutto di questo cliché è come viene gestito: l’infetto subirà la trasformazione definitiva nel momento meno opportuno, tipo quando il protagonista è già nei guai. Evitatelo.
  4. L’eroe Terminator. Qui siamo dalle parti dei gusti personali. Ho poche simpatie per il tipico protagonista-commando che fronteggia cento zombie senza battere ciglio, imbracciando due fucili d’assalto per mano e pronunciando battute idiote. Se non state scrivendo qualcosa di pulp, non sceglietevi un eroe del genere. Il più delle volte risulta soltanto stupido.
  5. I militari kattivissimi. Ok, gli uomini in verde magari non brillano sempre per bontà d’animo e amore verso i civili, ma direi che inserire qualche variante rispetto alla classica, romeriana “violenza militare” potrebbe essere un esperimento interessante.
  6. I militari buonissimi. Sono un tipo difficile lo so. Se i soldati super-cattivi li trovo abusati, quelli ultra-buoni mi fanno venire l’orticaria. Vorrei vedervi, a fare discorsi sulla patria, la bandiera e l’onore, mentre una decina di zombie vi mangiano le chiappe. A questo punto direi che le parole d’ordine dovrebbero essere due: varietà e verosimiglianza psicologica.
  7. Armi improbabili. Del tipo: ammazzare uno zombie con una mazza da golf, o spaccandogli uno scopettone in testa. Sono morti viventi, non palloncini da far scoppiare con un ago. Direi che una buona lettura in materia potrebbe essere Manuale per sopravvivere agli zombie, di Max Brooks. Una miniera di spunti per chi vuole scrivere qualcosa in questo filone senza scadere nel grottesco.
  8. Una minima consapevolezza. A seconda del periodo storico in cui è ambientato il racconto – durante l’apocalisse, appena dopo essa, o molto tempo più in là – occorre dare almeno qualche informazione generica su ciò che è successo nel resto del mondo. Se il protagonista non si muove dal suo bunker ci deve essere un perché. Cos’è accaduto al centro urbano più vicino? Esiste ancora una minima forma di ordine sociale? L’esercito ha preso delle contromisure? Scrivere un racconto ignorando un contesto più ampio è sintomo di trascuratezza.
  9. Zombie intelligenti. C’è a piacciono e a chi no. Se volete inserirli fate sì che ci sia un vero un motivo. Gestiteli bene, curate i dettagli e comunque non umanizzateli troppo. Gli zombie pucciosi da questa parti non interessano affatto.
  10. Nel dubbio, ragionate. Evitate le peggiori porcherie che vi capita di vedere nei film: deus ex machina, munizioni infinite, scienziati che di punto in bianco trovano la cura per il virus, alieni che arrivano sulla Terra per salvare il genere umano. I lettori di narrativa zombie sono esigenti. Molto. Non prendeteli per i fondelli e vedrete che avrete dei buoni riscontri.

Il decalogo di Germano Hell Greco.

52 risposte a "Dieci cose da evitare in un racconto sugli zombie"

  1. Prendo buona nota, ma purtroppo continuo a non avere idee valide per l’ RSPG… e per nient’altro, sono in pieno blocco dello scrittore 😦

  2. Ricordiamo anche che :
    Le centrali telefoniche,che gestiscono tutto il traffico dati,e voce,hanno pochi giorni di autonomia,se dotate di gruppo elettrogeno,altrimenti poche ore se dotate solo di accumulatori elettrici.
    Quindi, a meno di miracolose invenzioni,internet si fermerebbe in pochi giorni,perchè tutti i server sono colegati con le centrali telefoniche in tutto il mondo,e anche la rete cellulare è interconnessa con le centrali telefoniche,quindi in poche ore le singole antenne(Stazioni Radio Base) smetterebbero di funzionare.
    Solo le reti di radio CB forse sopravviverebbero.

    Quindi,non abusate di blog e collegamenti a partire da 24h dopo la fine di tutto.

    1. Beh, dipende dagli scenari. La Pandemia Gialla è a diffusione lenta (anche se di sicuro abbiamo esagerato con l’espediente dei blog, ma per scopi narrativi). Come 24 ore mi sembra una previsione decisamente troppo pessimista.

      1. Infatti io parlo dal momento della caduta del mondo civile.
        Per mia esperienza diretta,ti dico che una centrale telefonica di Milano città,durerebbe 24h,fidati,poi o si spegnerebbe,oppure se non adeguatamente ripristinata,prenderebbe fuoco.
        Ovvio che per ragioni narrative,le comunicazioni dovrebbero restare in piedi,ma la vedo dura,e sicuramente se Milano viene abbandonata,la torre di Rozzano,che è nodo principale per veicolare tutto il traffico telefonico,sia dati che voce tra Nord Italia e il resto del mondo,smetterebbe di funzionare in poco tempo(parlo di giorni).
        🙂

    1. La regola madre del decalogo è: trasgredisci pure uno di questi punti se sai come farlo. Quindi non prenderlo come la tavola delle leggi.
      Alla fine quasi tutti i racconti di zombie che leggo hanno uno o più di tali cliché, ma gli autori bravi sanno volgerli a loro favore 😉

  3. Bella classifica. Sarei davvero curioso di leggere quella di Germano, a questo punto.
    I militari kattivi/pucciosi li ho sempre odiati pure io. Idem il tizio che tiene nascosto il morso ai compari. Un’ottima linea “guida”, comunque.

  4. Ma la regola 1… quell’ultima riga… è proprio lo show don’t tell 😉
    Cazzate a parte, bel decalogo. Ci starebbe, in fase di smaltimento dei racconti ricevuti, fare una statistica di quanti rientravano in ognuna delle 10 categorie.

  5. Bella l’idea di dare delle linee guida
    Posso però fare un appunto sul punto 7?

    Secondo me tutte le mazze da golf possono andare bene (non da minigolf…). Forse quelle nuove in carbonio posso essere troppo leggere però voglio dire con un putter, un ferro 2 o un legno 1 puoi davvero rovinare un essere umano. Credo spaccargli il cranio ma anche fosse solo accecarlo e rompergli il naso e quindi stordirlo secondo me ci sta tutta.
    Chiaro devi coglierlo di sorpresa e colpirlo bene, però credo che sia verosimile.
    Lo scopettone effettivamente un po’ meno…
    Se proprio il golf non ti va si può usare una mazza da croquet come fa il buon King in Shining?

    E posso dire una cosa anche sul punto 9?
    Sono d’accordo con te che lo zombie emotivo e sensibile sia un assurdità ma uno zombie intelligente nel senso di predatore più sgamato degli altri secondo me evolutivamente può starci (Davide che dici?).
    Magari 1 ogni 10000 ma è sensato che ci sia.
    Un po’ come nel racconto di Angelo Benuzzi. A me sono piaciuti i suoi zombie intelligenti… 😉
    soprattutto la motivazione era buona sul eprchè esistessero. (nel caso la posso usare?)

    Non volevo essere polemica, tutt’altro. Sto studiando la mia storia e questo decalogo è un ottimo motivo di riflessione e un aiuto per fare bene 🙂

    Cily

    P.S.
    Riguardo al punto 1: Ahhhhh ma allora anche tu segui la setta dello Show don’t tell! 😉 (scherzo OVVIAMENTE!)

    1. Ci mancherebbe siamo qui per scambiarci idee 🙂

      Riguardo alle mazze, io le ho solo soppesate per qualche secondo in mano (quelle da golf, intendo) e non mi hanno dato l’idea di poter frenare uno zombie. Nel senso che secondo me subentra il fattore stordimento/dolore, a cui i nostri amici putrefatti dovrebbero essere immuni.
      Però la mia non è una sicurezza assoluta, solo una considerazione. Niente di più facile che magari hai ragione tu!

      Gli zombie intelligenti… a me non dispiacciono.
      Quelli che però non vorrei incontrare in un racconto sono coloro che di punto in bianco ridiventano paladini non-morti dell’umanità, buoni e magari pure altruisti. Una via di mezzo sarebbe già più tollerabile, mentre lo zombie intelligente ma comunque predatorio mi piacerebbe, se ben giostrato 😉

      1. PERFETTO! 🙂
        Allora va bene come li avevo intesi io gli zombi intelligenti…altro che altruisti, semmai ancora più avidi…
        Sulle mazzi da golf hai ragione, gli ultimi modelli ahimè sono un po’ troppo leggeri…un po’ come i cavalletti delle macchinette fotografiche, ma quelle vecchio stampo sono piuttosto pesanti (in particolare quelle che ti ho nominato).
        Che poi probabilmente manco la userò mai una mazza per colpire uno zombi ma sai che mentre scrivi tutto è possibile… 🙂

        Grazie ancora…e per qualsiasi altra incertezza si può usare lo spazio commenti di questo post?

        Cily

    1. Citando un mio commento scritto in mattinata: “La regola madre del decalogo è: trasgredisci pure uno di questi punti se sai come farlo. Quindi non prenderlo come la tavola delle leggi.”
      😉

  6. Un tempo c’erano le top 5, adesso è il periodo dei decaloghi. xD Comunque mi pare di ricordare che Hell avesse stilato una top 10 di dieci stereotipi da evitare in caso di apocalisse. 🙂

    Ciao,
    Gianluca

  7. Mmmhh… ok, ci penso e lo pubblico, con un titolo affine a questo. Giusto per far capire con che razza di giudice avranno a che fare i partecipanti.
    Anche perché sembra che qualcuno non abbia ancora capito che io sono uno dei giudici. ^^

    Ottimo decalogo, intanto. Ma non posso concordare col punto 7. Chi vuol intendere, intenda. 😀

    1. Punto numero 7: tu sei l’esempio vivente (o non-morto) di come è BENE trasgredire le regole se si sa come farlo 😀

      Poi però dovrò anche insultarti un po’, perché:
      – A) I giudici litigiosi fanno audience;
      – B) Dopo ti abitui ai complimenti e ciò non va bene 🙂

  8. Ottimo articolo! Davvero, specialmente il discorso del dramma famigliare, dove è abusto anche l’atteggiamento iperprotettivo del famigliare zombificato e la famiglia che si rifiuta di fargli saltare la testa. A tale proposito, una cosa a mio avviso originale (magari sbaglio) sarebbe uno dei protagonisti che sa di avere a che fare con degli zombi già dal primo incontro grazie all’esperienza con tutti i media esistenti quali videogames, film, libri, fumetti etc, e non la classica esternazione di un personaggio che alla vista di una persona che incespica trascinandosi l’intestino mentre emette versi gutturali dalla gola squarciata esclama AVVICINANDOSI “ehi, devi esserti ferito in un incidente…stai bene?”

  9. Che bel prontuario! Anche io dissento col punto 7 però, il mio alter ego nel Survival Blog ha usato un bel sanitario (cesso n.d.t.) nuovo di trinca e se l’è cavata bene !!!

  10. E pensare che i miei zombie preferiti sono i Mercy di The Zombie Hunters. Checepossofffà, son troppo poetici. (all’incirca)

    Comunque mi è venuta un’ideuzza, però avrei bisogno di alcune specifiche in privato. C’è un modo per contattarti in privato, che non sia posta elettronica? Chessò, questo sito supporta gli MP?

  11. Ecco, che bello. Posso far sfoggio della mia cultura…
    Il punto sul “salvare un familiare” secondo me é illustrato benissimo (in positivo e in negativo) dalle due edizioni de “I Sopravvissuti”, quello stupendo sceneggiato inglese degli anni 70 “rimodernato” qualche anno fa.
    Nella serie originale uno dei personaggi aveva come obiettivo principale ritrovare il figlio, scomparso ma quasi certamente vivo; questo elemento però era mantenuto come una “motivazione personale”, il ragazzino non spuntava mai, anzi – a un certo punto anche la madre, pur essendo un personaggio primario per gran parte della storia, scompariva alla sua ricerca.
    Nella serie contemporanea lo trova, in un mellifluo abbraccio diabetico che a me ha smontato personaggio, motivazioni e trama.
    Qual’è la differenza? Nella vecchia serie, appunto, “find the child” era una caratteristica (motivante) del personaggio; nella nuova era un punto chiave della trama. E un fail.

  12. Fantastico…lo zombie intellettuale però non si è mai visto, quello che disquisisce di Shakespear o di fisica quantica con una tazzina da tea in mano (mezza mozzata).
    Possiamo anche inventarci il Calendario Zombielli, con le zombiesse gnude e discinte…

    1. @lady
      Ti stai cimentando anche tu…vedo… 😀
      Lo Zombie intellettuale stile vampiro infatti non funziona…e men che meno lo Zombie emotivo tipo Licantropo che quando torna normale ha i sensi di colpa…
      Sono curiosa di leggere quello che inventerai… 😉

      Cily

      1. Scusami, non era per pressarti prenditi tutto il tempo che vuoi.
        Ti ho scritto solo perchè una volta Davide mi ha fatto aspettare un mese per una risposta perchè la mail gli era finita in spam e io ero lì che aspettavo pazientemente…
        Al che mi ha fatto pensare che vale sempre la pena chiedere una conferma di avvenuta ricezione… 😉

        Cily

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