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Cinque libri che (forse) non scriverò mai

Notoriamente io non so scrivere, eppure mi intestardisco a farlo.
Nonostante tutti i miei sforzi ci sono però dei libri che, per quanto mi piacerebbe realizzare, probabilmente non vedranno mai la luce. Lascio la forma dubitativa perché, in fondo, questa top 5 potrebbe essere anche uno sprone, una sfida a darmi da fare per ribaltare i pronostici. O anche un promemoria per impedire di lanciarmi in qualche idiozia.
Ovviamente, prima di lasciarvi alla classifica, vi chiedo se avete a vostra volta dei libri che, per quanto vi piacerebbe scrivere, non vedranno mai la luce.

La domanda di cui sopra non vale se siete nella categoria “scrittore geniale che ha un romanzo bellissimo in testa, ma che in quindici anni non ha ancora avuto il tempo nemmeno di abbozzarlo”.

  • Il seguito di Uomini e Lupi

Me lo chiedono ancora in molti. Uomini e Lupi è uno dei miei ebook più scaricati, letti e apprezzati. Senza nascondermi dietro un dito devo ammettere che buona parte del successo di questo romanzo è dovuto alla sua apparente attinenza a quella categoria di paranormal romance che sta monopolizzando il mercato. Inutile dire che non in realtà non ha nulla da spartire con tutto ciò, ma lasciamoglielo credere… A ogni modo, a parte un breve racconto, non esiste un seguito di U&L. Né mai esisterà. Ho provato a scriverlo due volte. Ho qui ancora le bozze. Il primo tentativo mi ha stancato dopo quaranta pagine, il secondo dopo cento. Forse la spiegazione è una soltanto: i licantropi mi sono venuti presto a noia.

  • Ucronia sulla Seconda Guerra Mondiale

Un bel romanzo ucronico sulla WWII: esiste lettura più piacevole? Probabilmente no. Infatti questo particolare filone è fin troppo sfruttato. Il rischio, scrivendo qualcosa del genere, è quello di riproporre cose più o meno già viste, già lette. E’ vero: ci sono sempre infinite, piccole varianti su cui lavorare. Tuttavia le più particolari, quelle per cui forse varrebbe la pena dedicarsi a un progetto del genere, riguarderebbero “distorsioni ucroniche” talmente singolari e secondarie che verrebbero apprezzate solo dai veri appassionati di storia. Sinceramente: ne varrebbe la pena? (In Italia?)

  • Diario di un insider

Bazzicando questo mondo (quello della scrittura), si incontra una sfaccettata umanità: troll, nazisti della grammatica, wannabe qualchecosa, ex aspiranti scrittori che sputano nel piatto dove hanno mangiato, editori che non sanno esprimersi in italiano, blogger uomini che si fingono ragazzine, depressi, lunatici, fanatici. Potrei scrivere un libro pieno di aneddoti e di resoconti ai confini della realtà. Sono anche certo che ne uscirebbe un successone. Ma poi? Attirerei tre volte tanto i membri delle categorie sopra citate. Anche qui la domanda è la medesima del punto due: ne varrebbe la pena?

  • Qualcosa di autobiografico

Qui non c’è un proposito, bensì una certezza: reputo le autobiografie noiose, supponenti, stomachevoli. Ovviamente non parlo di quelle riguardanti uomini di stato o personaggi di un certo livello, bensì quelle dell’uomo comune che desidera condividere le sue sfighe col mondo intero, partendo dall’erroneo presupposto che il risultato sarà entusiasmante e irrinunciabile. Io vi dico invece che i vostri problemi col lavoro, con la fidanzata, con la suocera… beh, sono noiosi. Un conto è scriverli su un blog, di tanto in tanto, con articoli brevi e ficcanti. Un conto è ricavarci un libro e pretendere pure di rifilarlo a qualcuno. Ecco, questo io non lo farò. Ed è l’unico punto dissonante nella top 5.

  • Psicogeografando

Ebbene sì: mi piacerebbe tantissimo scrivere un libro psicogeografico. Spesso sogno di prendermi un mese di ferie (o anche più), raccogliere armi e bagagli, tracciare una meta e mettermi in viaggio per “studiare degli effetti precisi dell’ambiente geografico, disposto coscientemente o meno, che agisce direttamente sul comportamento affettivo degli individui“. Non sceglierei mete esotiche o improbabili. Sarei diviso tra due opzioni: l’esplorazione di una città di grandi dimensioni (Londra, NY, Berlino), oppure il più affascinante tragitto naturalistico, non dissimile (nella sua concezione) di quello descritto in Una passeggiata nei boschi. Conoscendo i miei limiti da avventuriero, mi accontenterei di qualche valle italiana, anche qui in Lombardia, dove ci sono aree incontaminate e stupende a pochi chilometri da città medio-grandi (Lecco, Como, Bergamo).
Comunque sia, un giorno lo farò!

32 risposte a "Cinque libri che (forse) non scriverò mai"

  1. Io non scriverò mai i romanzi fantasy che avevo preparato una decina di anni fa. A quei tempi mi sembrava un bel genere, fatto di mille possibilità e che lasciava libera la mente. Ero fermamente convinto che mi sarei divertito a scrivere la trilogia che avevo in mente più un paio di episodi satellite. La storyline era pronta, i personaggi pure. Poi ho cambiato idea. Magari da vecchio, quando sarò stanco e in ritiro, li scriverò. Per ora no. Domani neppure.

  2. Il che mi fa venire in mente che anch’io ho ancora in giro due vecchissimi romanzi fantasy che a quei tempi mi sembrano bellissimi e che ora avrei forse vergogna a rileggere.
    Uno era basato sulla mia più riuscita campagna di AD&D. Se non sbaglio ne avevo scritto già un centinaio di pagine, poi la cosa è morta lì. Probabilmente è meglio così.

  3. Io ti prego in ginocchio: scrivi il libro psicogeografico. Senza la retorica del viaggio alla scoperta del proprio cazzo di io, e senza l’ esotismo a ogni costo. Sarebbe uno dei pochi libri di quel tipo che comprerei a scatola chiusa 😀
    E sulle autobiografie…quanta ragione hai. che noia mostruosa.

    1. Sì, sì, nessuna retorica da film! Anzi, mi piacerebbe più un approccio “lovecraftiano” al territorio, con un occhio di riguardo a quanto certi luoghi isolati (ce ne sono anche a venti minuti di macchina dal centro di Milano) condizionano la vita delle persone e i rapporti sociali. Un po’ come quando HPL descrive certe zone del New England.
      Oddio, mi sa che verrebbe anche un po’ lombrosiano 🙂

  4. La psicogeografia è estremamente interessante anche perché richiede una preparazione sul ‘territorio’ preso in esame piuttosto seria. A farla bene una cosa del genere rischia di essere il libro di una vita.
    Per il resto è ver che ci sono dei filoni che si sono banalizzati o inariditi e che la polemica fine a se stessa non ti appartiene. Tuttavia nel fantastico hai molto da dire e sopratutto hai voglia di farlo. Mai pensato a un pò di SF ‘dura’?

    1. Dici bene, per questo io un eventuale libro psicogeografico lo scriverei su posti che conosco bene e che frequento da anni. Valsassina e Valtellina sarebbero le mie prime scelte, Milano la terza. Ma su Milano hanno già scritto Tangenziali (http://mcnab75.livejournal.com/279564.html), che a mio parere è il libro perfetto in questo campo.

      Riguardo al resto, quando parli di SF io vado un po’ in confusione, perché il termine include parecchia roba. Di sicuro non mi piace la SF spaziale (magari da lettore, da scrittore no di certo), e mi sono un po’ allontanato anche da quella militarista (che invece da lettore continua a piacermi, se fatta in un certo modo).
      Di certo la fantascienza che mi piacerebbe trattare è quella distopica e ucronica. Anche steampunk e derivati, ma temo che l’ambiente italiano sia troppo avvelenato per proporre qualcosa senza farsi sbranare dopo due secondi 😦

  5. MI piacerebbe leggere il diario di un insider, grazie hai tuoi anni di “Vagabondaggio” sul web ne uscirebbe qualcosa di divertentissimo 😀
    Ah, riguardo all’attirare attenzioni indesiderate: Non ti curar di loro, ma scrivi e autopubblica ( Cit. Dante…)

  6. Mah, sarò di un cinismo ributtante, ma non ho particolari tabù.
    Diciamo che ci sono cose che non scriverei mai a meno di non essere pagato… un romanzo rosa, un “romance” (che è l’etichetta asinina che qui da noi si applica al soft-porn per il pubblico femminile), una storia di vampirelli innamorati, un fantasy con gli elfi i draghi e gli hobbit…
    Sono cose che così, per il puro piacere di scrivere, non scriverei mai.
    Sul piano puramente tecnico, faccio una fatica mortale a scrivere storie a base di sesso e violenza – ho un assegno che mi aspetta appena ne pubblicherò una, ma essendo uno di quelli che pensano che il sesso sia meglio senza lividi, scrivere il racconto si sta rivelando una tortura.
    Ma scriverò anche quello.
    E realisticamente non scriverò mai la pentalogia di space opera militare che pianificai con cura ai tempi del liceo ed è lì ferma da sempre.

    1. Ok, ragionamento che ci può stare ma… quando mi dovrebbero pagare per scrivere un paranormal romance? O un fantasy alla Tolkien?
      Perché quei quattro soldi che girano qui in Italia non sono abbastanza per ripagare la fatica di una scrittura coatta e sgradita.
      Diciamolo che la scrittura è anche fatica! Diciamolo a chi ci crede dei vezzosi bohemien che amano cazzeggiare davanti a cocktail tra intellettuali, parlando di Saviano e Fabio Volo, per poi sfornare un romanzo in un paio di giorni.

      1. Concordo sulla fatica, ma non credo che in un affare mercenario come scrivere una storia di fate infoiate la fatica sarebbe eccessiva – si tratta di trovare una formula, ed applicarla col minimo dello sforzo.
        O per dirla ancora meglio, credo che tra lo scrivere una storia “mia”, nella quale creo tutto, a partire dalla struttura, e lo scrivere una storia a formula di qualità dignitosa, si utilizzino muscoli narrativi diversi, e quindi cambi la fatica.
        Per il mercenariato becero, della serie “ti butto il manoscritto, tu buttami i soldi”, io non farei tanto un discorso di quanto si paga la mia fatica, quanto piuttosto di quanto si paga il mio tempo.
        Quanto impiego a scrivere “Schiava del Signore della Notte”?
        Una settimana per la prima stesura? Dieci giorni?
        Allora desidero danaro in proporzione.
        Poi è questione di metodi, di attività – chiaro che quello che fai in una settimana full tme, se hai un lavoro con orari fissi e devi farlo nei weekend ti brucia un mese, e un sacco di altre cose.

        Però io ci terrei a farlo presente agli editori appollaiati là fuori – scrivo bene, sono rapido e divertente, e sono maledettamente a buon mercato.
        Chiamatemi!
        😀

        1. Sì, questo è vero.
          Se mi devo limitare a scrivere una porcheria con pochi elementi arcinoti (vampiro, licantropo, la fatina maialina etc), non andrò a compiere tutto quel lavoro di documentazione che di solito mi porta via moltissimo tempo.
          A questo punto comincio a pentirmi di non aver accettato la proposta di scrivere quel fantasy sotto pseudonimo, anche se, ora che ci penso, ho sentito che ci sono stati problemi di pagamento per gli autori di quella collana.
          Ma che caz…

  7. A parte il libro psicogeografico, che probabilmente è il più interessante dei cinque… Dai, l’ucronia sulla WWII è fighissima! 😀
    Io la leggerei, un’ucronia basata su un episodio magari marginale, poco conosciuto, o ambientata in un paese inconsueto… boh, sono l’unico a pensare che sia straordinariamente interessante? O meglio… sono l’unico che adora venire a conoscenza di certi fatti storici dopo averne letto la distorsione? 😀

    1. A me, come lettore, piacerebbe tantissimo.
      Non a caso amo Turtledove, che in certi suoi libri “minori” va a prendere delle distorsioni temporali molto particolari o secondarie.
      Però, considerando che viviamo in un paese di illetterati ignoranti, ne varebbe la pena? Qualcuno coglierebbe la differenza?

      1. Eh, questo lo decidi tu. Insomma, dipende dalla fatica, dalla “corposità” dell’opera e via dicendo. Insomma, io la apprezzerei, e credo che., se riguardasse avvenimenti che mi sono sconosciuti del tutto o in parte, beh, me li andrei a studiare con gusto. E così alcuni altri. Ma pochi, te lo riconosco. Non so se il gioco varrebbe la candela…ma potrebbe valere la pena per il gioco in sè.

  8. Ma tutti e 2 due i seguiti mai fatti di Uomini e Lupi avevano come trama quellapost-apocalittica de La Stagione Del Lupo?
    O avevi provato anche con un plot non futuristico?

    1. Una sì, l’altra no, era più classica, diciamo sull’impianto narrativo di Uomini e Lupi.
      Solo che proprio non riesco ad andare avanti, mi sembra di citarmi addosso ed è una cosa che sopporto poco.

  9. Beh, ammetto che dei cinque mi interesserebbe molto il libro psicogeografico. Lo stesso “Una passeggiata nei boschi” è nella mia wishlist da tempo. 🙂 Sull’ucronia WWII, secondo me tu avresti le carte adatte per tirar fuori qualcosa di interessante. Il problema, come sottolinei, è se il gioco vale la candela…

    Ciao,
    Gianluca

    1. Appunto, è la domanda che mi faccio anch’io…
      Già la saga dei Prometei è stata apprezzata – parlo del suo contesto storico – da pochi appassionati. Eppure la distorsione ucronica è molto evidente.
      Se proponessi qualcosa di più sottile, troverei solo lo storico di turno che romperebbe le balle sui dettagli minimi (il calibro dei proiettili) e una marea di gente che non coglierebbe gli altri riferimenti.
      O magari mi faccio troppe pare io.

  10. Il fatto stesso che ci pensi implica che tutti in qualche modo ti stuzzicano. Comunque, se proprio non riesci a scriverli, è meglio che non insisti, anche se magari potrebbe solo essere questione di trovare il momento giusto.
    Personalmente ho in mente un romanzo “nerdotaku” da molto tempo, ho scritto anche tre racconti del genere ma il romanzo sarebbe un’altra cosa. Però mi blocco sempre perché ho paura che verrebbe diverso da come lo concepisco nella mia mente. Sembrerà stupida come motivazione per esitare, ma è un romanzo in cui vorrei mettere sostanza, qualcosa di più profondo di un semplice riassunto tematico su nerd e otaku, e piuttosto che scrivere un’inutile porcata preferisco lasciar perdere e tornare ai miei racconti storico-fantastici che mi creano meno esitazioni.
    Ariano Geta

    1. Il buon 80% di quel che ho in mente viene in modo diverso da come ce l’ho in mente 😦
      In effetti ho qui molti racconti lasciati a metà e cose che inizialmente mi sembravano fighissime, ma che buttate su carta annoiavano me in primis…

  11. da vecchio lettore di horror e fantascienza, ( mi è capitato per caso in mano il vecchio oscar mondadori su Lovecraft ,Credo fosse ” i mostri all’angolo della strada ” nel 75…e da lì non ho più smesso), mi piacciono le cose nuove o almeno quelle con spunti non tritati dal tempo, ma credo che sarebbe carino ,avendo letto i prometei, un excursus sulla seconda guerra, o Corea, dovresti solo curare di più la parte combat, anche se non ti piace tanto ..comunque vai dove ti porte il cuore..e la penna..( digitale..).

    1. Il lato combat (guerra) mi piace fin quando non si entra in scenari troppo moderni 🙂
      Corea e anche Vietnam mi piacciono… così come altri scenari della Guerra Fredda.
      Non so, qualcosa su questi momenti storici – insieme alla WWII – mi piacerebbe scriverlo, prima o poi.
      Ah, ad avere il tempo di realizzare tutto! 🙂

  12. L’incipit lo adoro. E poi, ma è possibile ciò? Che devi scrivere la top five quando la scrivo pure io?

    Dunque, io rientravo nella categoria scrittore geniale etc… ti stupisci? No. Mi avessi conosciuto anni fa, ci saremmo probabilmente scornati.
    Poi, boh, ho scoperto di starmi sul c… da solo, e ho deciso che era ora di smetterla. Quindi tu hai conosciuto il mio es bravo, docile e buono. Anche se non sembra.
    Il romanzo l’ho tirato fuori dalla testa e l’ho scritto. E ne sto tirando fuori tanti altri.
    Dissento sul punto delle autobiografie. Dipende, come sempre, da quello che si racconta. Certo, è una scommessa sul filo del rasoio. Ma il libro che amo di più è proprio un’autobiografia. C’erano scrittori che ti rendevano avvincente pure la descrizione di un’ora di traffico bloccati sulla statale. C’erano…

    😉

    1. Siamo telepatici!
      🙂

      Ah, tu eri della categoria “scrittore geniale”? No, io sono sempre stato un modesto (un mediocre?) per natura, anche se sono abbastanza lucido per riconoscere i miei pregi e i miei punti di forza 🙂

      Sulle autobiografie, boh, dipende da chi si racconta. Lo facessi io potrei stupire molti, ma dovrei rivelare delle cose che mi costerebbero parecchie amicizie e, no, non ne vale la pena.
      In linea di massima le trovo molto ipocrite (a differenza delle biografie, attenzione) e utili a spararsi le pose, cosa che io odio. Oppure scivolano nel pietismo, cosa che odio ancora di più 🙂

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