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Perché non autopubblico su Amazon (o simili portali)

Un titolo, quello di questo post, che magari non vi aspettavate. Non da me, che dell’autopubblicazione ho fatto una specie di marchio di fabbrica.
Vediamo di spiegare un po’ meglio quel che intendo dire.
Innanzitutto parto con una premessa: come sapete io non sono interessato all’editoria tradizionale. Il che vuol dire che non m’interessa inviare manoscritti, tantomeno a case editrici che si offrono di editarmi/pubblicarmi a “prezzi concorrenziali”. Tuttavia non ho mai sostenuto né mai sosterrò che questa mia scelta è la migliore in assoluto. Né mi sento di spingervi a emularmi. Sono percorsi molto personali e non mi va di fare il guru di nessuno. Anche perché da queste parti i guru li prendiamo a badilate in testa, dal tanto che ci stanno simpatici.
Tra l’altro questa scelta l’ho fatta già dai tempi in cui portali come Simplicissimus non esistevano nemmeno a livello concettuale. Chi mi segue fin dal 2007 sa che è così, gli altri si informino, oppure credano alla versione che preferiscono, tanto tutto è relativo. Di proposte editoriali ne ho rifiutate alcune e , alla fin fine, non mi sono mai pentito.

Bene, detto questo, parlavamo di autopubblicazione.


Già, l’autopubblicazione… un altro dei grandi mali del secolo, a sentire certa gente. Uno dei cavalieri dell’Apocalisse, insieme agli eBook, ad Amazon e ai blog. “Autopubblicare immette una quantità immane di merda sul mercato, si ammazzano i veri professionisti, si abbassano i prezzi degli ebook” (che invece, notoriamente, sono venduti equamente dai nostri editori), etc etc.
Una marea di accuse su cui sarebbe pure interessante discutere, se non fosse che molti preferiscono pronunciare fatwa, ridere di chi si autopubblica, facendo di tutta l’erba un fascio: “con questo sistema ogni sfigato senza qualità potrà comunque pubblicare il suo romanzo“. Questo è più o meno il sunto del pensiero altrui.
Obiezione che non è nemmeno del tutto campata in aria. Basta guardare alcune autoproduzioni messe in vendita su Amazon, per tacere de “Ilmiolibro”, per intuire un livello basso che più basso non si può.

Sarà però che io vivo nell’illusione che gli esseri umani siano in fondo capaci di discernimento. Sarà per il mio background di darwinista. Sarà che se uno è un incapace cronico verrà presto stroncato e finirà nel dimenticatoio. Beh, insomma, saranno tutti questi fattori, ma sono abbastanza convinto che la selezione naturale farà un lavoro migliore rispetto alla nostra editoria tradizionale, che comunque immette settimanalmente una notevole quantità di liquame immondo sul mercato. In altre parole: i bravi emergeranno, gli scarsi verranno dimenticati.
Nel bel mezzo rimarranno invece tutti quegli struzzi starnazzanti che gettano badilate di letame alla cieca, citando all’infinito manuali e regole che a quanto pare interessano solo a loro. Gente così brava, ma così brava, che dopo anni che presenziano in Rete non ci hanno ancora fatto leggere nulla di loro, se non articoletti sarcastici pieni di orripilanti espressioni mutuate dal gergo internettiano dei sedicenni americani. Se mi facessero pena vi chiederei di recitare una preghiera per questi sventurati, invece andiamo semplicemente oltre.

Sono infatti ancora off-topic rispetto al titolo, e siamo già a 400 parole d’articolo. Quindi cercherò di farla breve: penso che d’ora in poi pubblicherò tutti i miei ebook col sistema sperimentato per La Nave dei folli. Il che vuol dire: ebook scaricabile gratuitamente ed eventuale, non obbligatoria donazione spontanea a fine lettura tramite PayPal.
I risultati incoraggianti, di cui ho parlato già qui, mi hanno fatto propendere per questa scelta. Dopo il post che vi ho appena linkato ho ricevuto altre donazioni per il romanzo, tanto che alla fine posso affermare tranquillamente di aver ricavato più consensi (anche monetari, diciamo le cose come stanno) rispetto a Scene Selezionate della Pandemia Gialla, ebook molto più pubblicizzato e venduto lo scorso anno sulla piattaforma Simplicissimus.
Intendiamoci: si tratta pur sempre di cifre simboliche, che mettono insieme due o tre cene in una pizzeria di buon livello, con l’aggiunta di dolce, amaro e caffè.

Per quel che mi riguarda credo di aver individuato nel rapporto diretto coi lettori una chiave interessante del discorso autopubblicazione. Gestendo tutto tramite blog, e non su un enorme, anonimo portale in cui un ebook si confonde con altre centinaia, ho la possibilità di presentare meglio i miei lavori, di creare il giusto hype, ma anche un filo diretto con chi ha domande da fare in merito alle storie proposte o al making of delle medesime. Ovviamente questa proposta di dialogo non è rivolta a chi puntualmente insulta, a chi non conosce l’educazione e a chi crede che il modo migliore per rivolgersi a qualcuno sia trattarlo come un minus habens. La critica, anche severa, l’ho sempre accettata. I coglioni saccenti e incivili, no.

Credo che la personalizzazione del proprio lavoro, non solo come scrittore bensì anche come “autoeditore”, sia una strada ancora poco battuta ma dal potenziale notevole.
In un mondo, quello dei media digitali, che offre sempre più contenuti e sempre meno contatto diretto tra artista (quando odio questa parola) ed usufruitore, il blog si pone come ottimo interlocutore tra le due parti in causa.
O almeno così mi pare.

49 risposte a "Perché non autopubblico su Amazon (o simili portali)"

    1. Sì, di sicuro sono un’alternativa in più. Se mai dovessi scrivere qualcosa in inglese probabilmente la pubblicherei su Amazon. Il mercato anglofono è molto diverso.

  1. Il fatto di avere un blog molto curato e molto seguito è sicuramente più utile che cacciare il tutto dentro il calderone Amazon. D’ altro canto la piattaforma Amazon per la sua semplicità d’ uso e la sua diffusione la vedo affiancata alla distribuzione tradizionale come supporto e come veicolo di diffusione.
    Almeno Amazon mi sembra molto più onesta di molti “editori” nostrani che ti obbligano a comprarti i tuoi libri…

    1. Di Amazon posso parlare solo bene, alla faccia dei complottisti vari eventuali.
      Finora il Kindle store lo trovo più sensato in inglese che non in italiano, ma il bacino d’utenza è straordinariamente diverso.

  2. Mi unisco ai precedenti commenti: il blog è essenziale per stabilire un contatto diretto e monotematico sui propri lavori, ma amazon potrebbe essere UN canale in più, non IL canale.
    Poi, ho notato che non esiste una regola. Su lulu.com a oggi non ho ancora venduto una copia, su amazon invece le cose stanno andando diversamente (sempre cifre piccolissime, sia chiaro, ma qualcosa sto vendendo). Eppure gli ebook sono esattamente gli stessi!
    Se hai trovato una formula che funziona col sistema della donazione, evidentemente è la più indicata. Però non escluderei nessun canale (a parte, ovviamente, la pubblicazione con un piccolo editore: quella ormai ti porterebbe più limitazioni che vantaggi, se proprio devi fare il salto ci vuole un editore conosciuto 😉

    1. Lulu è stata una grossa delusione anche per me. In 4/5 anni che ho materiale su quel portale avrò venduto dieci copie in tutto.
      Comunque per il resto non mi precludo mai nulla in maniera definitiva, tranne forse l’editoria tradizionale 😉

  3. Alla fine è una decisione intelligente. Qui disponi di un “parco” lettori attenti e con cui hai un rapporto quotidiano. E una piattaforma come Amazon è troppo dispersiva, per come intendi tu diffondere i tuoi libri.
    Forse aumenta la visibilità, ma finisci anche in mezzo a miriadi di altre pubblicazioni e si rischia il mare indifferenziato.

  4. Sul concetto delle modalità di autopubblicazione a mio parere ognuno deve trovare la sua strada, sia per mettere a disposizione il proprio lavoro che per la parte della diffusione / promozione. Simplicissimus è una piattaforma interessante e se scrivi in lingua inglese passare per Smashwords può essere molto interessante. Alla fine contano i risultati e come ci si trova rispetto alle attese, se tu sei contento va bene così. Quanto alla polemica posso capire la voglia di togliersi sassolini dalle scarpe ma alla fine perdi tempo ed energie che potrebbero trovare impego migliore. Just my two cents, as always.

    1. Se mai dovessi far tradurre qualche mio lavoro in inglese lo pubblicherei sicuramente su Amazon. Il bacino d’utenza è diverso, il pubblico più attento e curioso. Se non sbaglio alcuni autori italiani ci hanno già provato, con ottimi risultati.
      Riguardo alle polemiche, ogni tanto ci si stanca di sentirsi dare dei ritardati, delle vecchie scoregge e dei cialtroni, fingendo sempre di fregarsene. Togliersi i sassolini dalle scarpe a volte è necessario per tornare a camminare.

    1. Nulla, non c’è nulla di male, assolutamente!
      Io ho soltanto optato per un processo diverso: prima mi faccio leggere e poi, liberamente, pagare. Insomma, elimino l’incognita dell’acquisto a scatola chiusa. Tutto qui.

  5. Ciao Alessandro. Argomentazioni più che valide, le tue. Sono convinto che la tua scelta di gestire tutto attraverso il tuo blog sia la scelta migliore, una volta che hai deciso di non accedere all’editoria tradizionale. Certo, canali come Amazon o altri possono comunque dare una mano, ma alla fine i lettori si affezionano a un blog o a un sito, e se colgono la qualità di ciò che scrivi, preferiscono seguirti lì.
    E’ molto più personale e caldo.
    Per ciò che riguarda il termine artista che odi, comprendo la tua perplessità e immagino sia dovuta al fatto che dietro quel termine si nascondono in pratica quasi tutti. Però ti inviterei a chiederti se in effetti in ciò che scrivi c’è dell’arte. Se si pensa di averne almeno un poco, credo sia legittimo usarlo 🙂
    Prossimamente ti leggerò. Ho intenzione di iniziare a seguire queste iniziative per tutto il web. Intanto ti segnalo, se permetti.

    1. Condividiamo lo stesso pensiero 😉
      Quello che molti scrittori devono capire, autoprodotti o meno che siano, è che un rapporto costante coi lettori è indispensabile. Noto che i lettori sono attratti anche dal processo di making of, ai lavori in corso… Quindi un blog è il modo migliore per lavorare in questa sorta si scrittura 2.0
      Riguardo alla segnalazione, posso solo ringraziarti 😉

  6. Concordo con Domenico, lo sbocco “Amazoniano” potrebbe essere un “più” rispetto alla modalità (ottimale) in cui già ti proponi. Proprio perchè crediamo (mi ci metto in mezzo pure io) nella capacità di discernimento di un singolo, possiamo pensare che una persona, prima di acquistare un prodotto “X” su una piattaforma, si vada a informare sul prodotto in questione. Vero è, comunque, che si sta davvero cominciando a trovare tutto e il contrario di tutto.
    Siamo positivi, e pensiamo “darwiniamente”. 😀

    1. Ma non è che tendiamo forse a immaginare tutti i lettori attenti, esigenti e curiosi come lo siamo noi?
      Mentre la realtà è che sono distratti, poco propensi a googlolare il nome di un autore per scoprirne i trascorsi, e ancor meno propensi a sganciare un euro?

      1. Probabile (anzi, sicuro) che sia così. Però mi piace pensare che “per fortuna” possiamo (sì, dai, includiamoci) dire che bene o male – per quanto pochi siamo – non solo siamo consapevoli di quello che leggiamo, ma riusciamo anche a valutare la lettura in maniera serena. E a “premiarla” quando ci sentiamo di farlo.

  7. Come sai non sono del ramo, ma solo un lettore più o meno accanito. Però il tuo ragionamento fila: l’acquisto “postumo”, non ” a scatola chiusa” è la soluzione per chi vuol stare sul mercato pur senza sottostare al dorato mondo dell’editoria classica. In questo modo si concretizza veramente il discorso del rapporto autore-lettore. Penso inoltre che non sia sbagliato (per chi lo fa) chiedere una tangibilità più concreta di un commento a fine post per quanto riguarda un proprio lavoro: non si vivrà di quello, ma è una soddisfazione più concreta andare in pizzeria e poter dire: questa margherita me la stanno offendo i miei lettori!

  8. Articolo interessante, sopratutto perché pian piano mi sto avvicinando al settore degli e-book e dell’auto-pubblicazione, per diversi motivi.
    Il principale è perché: per me scrivere è principalmente un hobby, non voglio diventare famoso/prendere un sacco di soldi, voglio solo scrivere.
    Ho ricevuto un’offerta da una casa editrice, ma ho rifiutato perché il contratto era irto di clausole che definirei trappole.
    Io vorrei pubblicare i miei e-book in maniera totalmente gratuita, ci sono siti che lo permettono?

    1. Su lulu, per esempio (www.lulu.com) puoi pubblicare ebook sia gratuiti che a pagamento. Io uso quasi sempre quella piattaforma per i miei lavori gratuiti.
      Per il resto… siamo in sintonia 😉

  9. eheheheh… si vede che i tuoi lettori ti stimano davvero tanto. Il tastino delle donazioni esiste sul mio sito da eoni ma non ho mai ricevuto un click. Questo è un messaggio forte che non voglio assolutamente ignorare, e che sta segnando il futuro della mia attività da scribacchino.

    A ogni modo sono “quasi” d’accordo con te. E’ giusto che segui la tua strada. E’ giusto che non disperdi le forze correndo dietro a millemila piattaforme, valide o meno che siano. Meglio concentrarsi dove si notano risultati, ed è quello che stai facendo. Temo solo un pochino per la deriva del tuo blog… non è che presto ci proporrai un ebook di cucina? 😀 (ovviamente scherzo).

    Quanto alla sottile polemica sul self-publishing… so che attira lettori, che innervosisce, che svilisce le attività di tutti noi, che il più delle volte esagera i toni. Ma come dice Angelo, meglio lasciar stare e ignorare il rumore di fondo. La tua attività ti da soddisfazioni, è questo che conta. Gli altri… lascia pure che commentino dall’alto dei loro pulpiti. Se il mondo fosse fatto solo da opinionisti, oggi, non avremmo neppure scoperto il fuoco (o la ruota). Lasciali parlare.

    1. Domanda: ma tu hai chiesto ai tuoi lettori una donazione? O almeno hai scritto che ti farebbe piacere riceverla?
      Ho notato che è importante farlo, senza darla come una cosa scontata solo perché c’è il tastino di PayPal. Prima che chiedessi esplicitamente di donare un euro se il mio libro era piaciuto avevo accumulato 15 euro di oboli in… 4 anni.

      Ps: l’ebook di cucina arriverà! Eccome! 🙂

      1. All’inizio, quando misi il tastino, pubblicizzai l’inserimento sul blog (31 Ottobre). Tutti osannarono la cosa nei commenti… ma non ebbi nessun click.
        Nelle pagine del sito dove compare il tasto è scritto esplicitamente che un click mi aiuterebbe a mantenere aperto il sito (che ha un costo) e continuare a pubblicare ebook. Ma nisba. A volte “cito” il mio tastino nei commenti a post che parlano di feedback agli autori esordienti. Ma nisba.

        Già non mi piace sedermi sul marciapiede e mettere il barattolino per terra accanto ai miei ebook artigianali. Figurati se mi metto a sottolineare la cosa a ogni persona che mi passa davanti.

        A ogni modo, ho qualche ebook in uscita nei prossimi mesi, e in quelli scriverò anche all’interno della possibilità di lasciare un obolo. I vecchi li lascio così come sono. Per quanto riguarda ciò che farò da Luglio in avanti… è un mistero. Il mio sito scade ad Agosto. Valuterò se proseguire o meno! A 40 anni ci si stanca a soffiare sulle pale dei mulini a vento per sperare di vederli muovere. Magari mi siederò all’ombra del mulino e mi metterò a leggere qualcosa di qualcun altro!

        Ecco! Lo sapevo! Ma lo sai che pure io ho fatto un libro di cucina? All’epoca non ci conoscevamo ancora via blog, ero su Il Cannocchiale. Andò a ruba. Lo pubblicai su Lulu con rilegatura a spirale… bellissimo ^_^
        Ora attenderò il tuo.

  10. Sono d’accordo che chiunque abbia la passione dello scrivere, a un certo punto debba fermarsi, ragionare e quindi scegliere una propria strada e seguirla, anche se questa potrebbe essere la meno popolare o la più difficoltosa.
    Tutte queste possibilità hanno sostanzialmente dei pro e dei contro, ma nessuna (o quasi) la si può escludere a priori, e comunque va rispettata.
    L’importante è che tu (come anche me, e altri amici con questa passione) sia conscio e contento di quello che fa. Tutto il resto lo si valuta strada facendo.
    Personalmente (e chi mi conosce da tempo lo sa) non ho mai creduto di campare scrivendo, o di specularci sopra, ma non credo neanche più nel “tutto gratis”.

  11. >_> Altre frecciatine. Altre, altre, altre frecciatine.

    In ogni caso, non nascondo che se un editore tradizionale dicesse di volere un mio fantomatico libro, farei due cose. Uno, rileggerei (si suppone “ancora”) il mio libro, e ne farei un’analisi completamente slegata alle mie esperienze\affetto verso di esso (ovviamente, ci si prova). Poi passerei alla fase due, che parte con due domande.

    1) E’ merda? Segue, mio malgrado, le mode?
    2) E’ un bel libro?

    E pubblicherei in entrambi i casi. Nel primo caso, potrei sperare, visto che io sono stato prima lettore e poi autore, di migliorare fare bene coi soldi. Ovviamente non nego anche che averei dei buoni introiti a soli 14 anni sarebbe una bella soddisfazione, anche dal punto di vista materiale. Nel secondo caso, pubblicherei per gli stessi identici motivi.

    In ogni caso, tenterei di convincere l’editore a 1) Mettere l’ebook 2) Fare un prezzo basso.

    Almeno, ci si prova.

    1. Provarci è giusto. Anche esporsi, al costo di sentirsi dire “Non hai studiato! Comprati i manuali!”
      La vita non è eterna, chiudersi nella propria stanzetta (nel proprio blog) e sbraitare contro il mondo perché quello che c’è la fuori fa schifo non cambierà nulla.
      Vale anche per il piccolo mondo dei libri.

  12. un unico dubbio (piccola provocazione): “i bravi emergeranno, gli scarsi verranno dimenticati.”
    i bravi a scrivere o a fare promozione?

    alla lunga resto anch’io dell’idea che i bravi emergeranno, ma nell’immediato, specie se qualcuno vuol pensare di tirarci su qualcosa di più che qualche pizza (diamine, i lavori buoni valgono più di qualche pizza!) sono necessarie tutte e due le abilità.
    certo, un blog è una bella base di partenza. ma anche stare su una piattaforma ad alta frequentazione, sempre ammesso che la stessa riesca a migliorare la catalogazione di un archivio che rischia di diventare sterminato (e pieno di sterco, tra le poche perle), potrebbe risultare una vetrina da non sottovalutare.
    al di là del fatto che amazon mi comincia personalmente a stuccare un po’, con l’atteggiamento alla “banco piglia tutto”… ma questa è una sensazione tutta mia.

    1. Per rispondere alla tua domanda: le due cose sono sempre più legate.
      Scrivere bene e farsi promozione sono oramai cose consequenziali. Oramai nemmeno gli editori fanno produzione ai loro autori (ed è uno squallore), perciò imparare ad arrangiarsi da soli è indispensabile. Ma a molti non piace, e li capisco benissimo.

  13. Concordo sulla speranza che il mercato si comporti in maniera darwiniana.
    E aggiungo che io voglio che ogni sfigato senza qualità possa pubblicare il suo romanzo, perché è comunque, io credo, un’attività migliore, più formativa e istruttiva, che starsene in poltrona a guardare un reality show o infinite partite di pallone.
    Se poi lo sfigato scrive schifezze e a qualcuno piace leggerle, amen.
    Se nessuno se le fila, spero che lo sfigato si faccia delle domande e cerchi di scrivere un secondo romanzo che sia migliore…

    Detto ciò, anch’io ho un rapporto edipico con le piattaforme di pubblicazione.
    Al momento per i miei agili volumetti ho rinunciato a Simplicissimus e sono passato al pulsante di PayPal… vedremo alla lunga come gira.
    Credo che considererò una piattaforma – che magari si ribalti su Amazon – se e quando autopubblicherò qualcosa in inglese… semplicemente perché il bacino è amplissimo, e l’alternativa di partire da zero con l’autopromozione è impraticabile.

    Alla fine, si scelgono i propri strumenti a seconda delle situazioni e delle inclinazioni, e si cerca di giocarsela al meglio.

    Che poi l’universo si stia riempiendo di critici sublimi… a piccole dosi sono anche divertenti, ma alla lunga come tutti i clown li trovo inquietanti.
    Ma ho già detto altrove che non posso farmi dei problemi a causa delle loro insicurezze.

    1. Ok, siamo in sintonia… Non mi sorprende 🙂
      Non sorprenderà nemmeno i cari insider che ci stanno leggendo e che senz’altro ci accuseranno di fare consorteria. Poveretti.
      Sulla liceità che ciascuno provi a pubblicare il suo vecchio romanzo nel cassetto, hai ragione. È pur sempre un atto creativo e attivo, perciò ben venga. Inutile continuare a citare modelli irraggiungibili e a rimanere alla finestra ad ammirarli.

  14. Quello che non entra in testa a certi signori è che l’autopubblicazione è una via “parallela” a quella odierna, non l’ineluttabile futuro. E il bello è proprio la possibilità di gestire direttamente il rapporto col pubblico, creando hype, intessendo rapporti… Questo farà sparire le case editrici? No di certo. Ma per la prima volta nella storia, possiamo scegliere di leggere anche qualcos’altro, se lo desideriamo. Sarà poi la qualità dell’autopubblicato (e la sua capacità di sfruttare la Rete per farsi conoscere, non dimentichiamolo) a decretare successi o insuccessi. Tanto in Italia con la scrittura non ci si arricchisce in nessun modo, che si scelga l’autopubblicazione o meno 😀

    1. Forse più che non entrargli in testa, dà loro fastidio.
      Come davano fastidio gli mp3 all’industria musicale e, in altro modo, i vari talent show che permettono al pubblico di scegliere i loro beniamini senza passare attraverso strani intermediari.
      E’ un bene assoluto? No. E’ un male assoluto? No. Dà fastidio a qualcuno? Senz’altro sì.

  15. Ciao Alessandro. Non vorrei essere il solito guastafeste ma mi stupisco che ancora nessuno ti abbia fornito qualche dato. Dall’apertura del Kindle store italiano in poco più di due mesi, amazon ha conquistato circa il 35% del mercato ebook italiano ed è in crescita (dati forniti da Tombolini sul suo blog). Senza contare che stanno per arrivare altri colossi sul mercato (apple su tutti senza dimenticare google).

    Credo che un autore come te, che vuole farsi conoscere e che ha già alle spalle una produzione notevole, non possa permettersi il lusso di lasciare inesplorate possibilità così grandi.

    Certo, dirai che a te la formula del download gratuito + donazione va bene così e che pagarsi una pizza ogni tanto con il ricavato degli ebook è più che sufficiente per i tuoi progetti, però a questo punto perchè non provare ad entrare in mercati diversi e più grandi, che raggiungono utenti che non sanno nemmeno che il tuo blog esiste?

    Se ciò implicasse cedere a delle imposizioni “editoriali” (scelta del prezzo, della copertina, della qualità del prodotto libro in generale) sarei d’accordo con te. Ci sarebbe da valutare i pro e i contro.

    Ma Amazon, così come Smashwords (secondo me altro distributore che dovresti usare) e SImplicissimus sono realtà che non ti impongono nulla sul fronte qualità. Che, dal mio piccolo punto di vista, non hanno dei contro se non quelli organizzativi. Spero di aver offerto un altro punto di vista alla discussione. Saluti a tutti. Riccardo Mazzotta

    1. Non sei un guastafeste, anzi, il tuo commento è a tema e mi ha fatto piacere 😉
      Conosco il potenziale di Amazon, portale di cui sono cliente contento: compro uno o due ebook a settimana (quasi tutti in inglese, ma cambia poco).
      So però che al momento gli ebook rimangono molto marginali nel mercato italiano. Una cosa di nicchia, per così dire. Quindi al momento, secondo me, non c’è questa grande differenza nel vendere un ebook su Simplicissimus o venderlo direttamente su un blog con un buon traffico di visitatori.
      Di certo il mercato italiano degli ebook è destinato a crescere, anche se non credo arriveremo ai livelli degli States o della Corea del Sud (il 15% dei libri venduti è in formato digitale!). Per il futuro rimango vigile, curioso e attento.
      Non opero preclusioni di alcun genere, pur rimanendo nel campo dell’autopubblicazione. Insomma, il futuro è un bel cantiere, con molti strumenti a nostra disposizione 😉

      1. Marginali o meno che siano i ricavi attualmente, direi che possiamo essere d’accordo sul fatto che nel lungo periodo raggiungeranno dei valori interessanti e che le persone che usano amazon in massima parte non sono le stesse che fanno acquisti su altri store. Per esempio io ho un Sony Prs-650 e non compro da Amazon. Uso lo store sony o UltimaBooks per scaricare Epub. In quest’ottica ogni giorno che non sei presente in una grande catena di distribuzione è un giorno in cui non dai l’opportunità a nuovi utenti di conoscerti, leggerti e diventare tuoi “fan”. Passami il termine. Parlo di persone che una volta letto un tuo lavoro diventeranno parte attiva della tua community, del tuo blog, passeranno parola ai loro amici, lasceranno recensioni positive in giro per la rete e compreranno volentieri il tuo prossimo ebook.
        E siccome non si può essere dei maghi nelle previsioni di vendita e indovinare da quale store si avranno i maggiori ricavi, non si può scegliere a priori su quale proporre i propri libri.

        Inoltre tu sei uno scrittore con diversi titoli a disposizione, per di più tutti già ben prodotti (parlo di copertine, formattazione, proofreading) che hanno dietro una certa “professionalità”. Se dovessi produrli da zero costerebbero 300-400 euro a titolo almeno. Ma li hai già a disposizione e non devi lavorarci sopra. Devi solo caricarli sui vari siti secondo i programmi di pubblicazione.
        Sarebbe un onere per te, ma solo per ore spese e non in denaro perché i distributori non impongono costi iniziali significativi se non ti appoggi a loro per servizi aggiuntivi e prendono la percentuale sulla vendita.
        Se dietro la tua scelta non c’è una volontà “politica”, quindi mi sembra solo che tu stia rinunciando ad una grandissima opportunità. E a maggior ragione visto che i numeri non sono grandi.
        Faccio un esempio semplificato.
        Se il mercato potenziale del tuo libro vale 1000 lettori (distribuiti equamente in tutte le piattaforme) e non sei presente sul 90% delle piattaforme vendi 100 ebook. Se l’ebook costa 1 euro non hai guadagnato nemmeno i soldi per pagare i professionisti che ti aiuteranno con il tuo prossimo lavoro.
        Ben diverso sarebbe se il mercato valesse 100000.
        Anche senza aumentare la tua raggiungibilità in rete guadagneresti 10000 euro.
        Direi che potrebbe anche bastare per i tuoi bisogni ma comunque ne perderesti 90000. Insomma questo ragionamento se lo può permettere un autore affermato, con una solida base che compra il suo libro il giorno stesso dell’uscita. Ma credo che chi voglia aumentare il proprio bacino di utenza debba fare diversamente.
        Ora ovviamente nessuno può decidere per te e mi guardo dal farlo. Ti offro un punto di vista diverso dal tuo sperando che possa dare lo spunto anche agli altri per rilanciare la discussione. Saluti. Riccardo.

        PS.
        Per esempio, hai pensato all’utilizzo del POD per raggiungere l’80% di lettori italiani che ancora non hanno un e-reader? Non mi sembra che sia un mercato trascurabile, no?

  16. È una decisione che non mi dispiace affatto. La trovo sensata, in linea con la tua esperienza e con l poca che posso vantare io. Il blog non è mai stato superato, in quanto vetrina. Anche se, anche se, io utilizzerei entrambe le porte, blog e sito di distribuzione, magari quest’ultimo dopo un sei mesi rispetto alla prima pubblicazione, giusto per raggiungere lettori che il tuo blog non raggiungerà mai, semplicemente perché, magari, non è conosciuto. ^^

    1. Esatto.
      Il blog è la base, per come la vedo io. Magari il problema si pone (giustamente) per chi ha dei blog piccolini. In tal caso passare direttamente sul portale di vendita dovrebbe essere la prima mossa da fare. Eppure lasciare un ebook in balia del destino non porta a nulla.
      Come dicevo in un altro commento creatività e autopromozione oramai vanno a braccetto.

  17. Per quanto mi riguarda è inusuale avere un contatto con l’autore, ma è una possibilità che mi piace moltissimo. Perchè se pubblichi nel modo in cui hai annunciato qui dai la possibilità al pubblico di leggerti anche al di fuori dei tuoi scritti.
    Non sto dicendo che ti conosciamo come persona, ma come autore di libri, racconti e blog. Anche fuori dai tuoi testi “ufficiali”.
    E questo aggiunge interesse all’intera tua creatività. Certo, il tuo è un blog molto seguito ed anche positivamente inteso. Hai una certa reputazione già di tuo.

  18. Ciao, io penso che il metodo di pubblicare i tuoi libri sul tuo blog sia valido, ma solo perché tu hai un blog noto e molto seguito.
    Io mi diletto nella scrittura ormai da tempo, ma con le case editrici tradizionali non sono ancora riuscito a concludere nulla. A differenza di te, io scrivo sì per piacere personale, anzi soprattutto per quello, ma penso che, visto tutto il lavoro e la passione che ci metto, se devo pubblicare una mia opera vorrei farlo come si deve, e magari guadagnarci pure qualcosa. Se no tanto vale che me ne stampo tre copie e le faccio leggere a parenti e amici. Non sono disposto a svendere il mio lavoro.
    Per pubblicare con una grande casa editrice devi essere o figlio di Qualcuno, o veramente bravo (e questo non sempre basta). Io non ho santi in paradiso e, purtroppo, per quanto io sia sicuro di essere la prossima superstar della letteratura mondiale e che da ogni mio libro Hollywood debba ricavare almeno due o tre kolossal ,:-) a quanto pare rimango un genio incompreso dalla grande distribuzione… XD
    Le case editrici piccole lasciano il tempo che trovano. Per far distribuire il mio libro in quattro librerie che lo metteranno nell’ultimo scaffale in fondo, nascosto dietro a tutti i vampiri vegetariani, allora meglio tornare al discorso delle tre copie da far girare tra gli amici.
    L’autopubblicazione mi sembra una buona via di mezzo. E’ a costo quasi zero, se ti va bene guadagni qualcosa, se ti va meno bene magari qualche casa editrice degna di questo nome ti nota… mi sembra un buon metodo per chi cerca di emergere, un possibile trampolino di lancio.
    Ora il mio ultimo libro è nelle mani di un correttore di bozze (che grazie al cielo non mi chiederà un soldo!) e, dopo che me l’avrà restituito e gli avrò dato l’ultima controllata, ho intenzione di pubblicarlo su Amazon.
    Il vero peccato è non saper scrivere in inglese. Purtroppo ho idea che il mercato ebook in italia sia ancora una cosa piuttosto di nicchia. Io, personalmente, non ho mai visto nessuno con un lettore ebook in mano, per strada o sul treno.
    Una domanda però ce l’avrei, visto che l’hai tirato in ballo: come ti trovi con Lulu? Trovi che sia una piattaforma migliore di Amazon?
    Ciao, e grazie per l’interessante articolo!

  19. Per chi mi chiede un’opinione sul Print on Demand e su Lulu: la mia esperienza col POD è pessima. Poche copie vendute, quasi nessuna, e costi di spedizione elevati.
    Lulu è una buona piattaforma per caricare gli ebook gratuiti; con quelli a pagamento non ho mai provato ma, a pelle, mi orienterei su Amazon o Simplicissimus.

    1. I servizi di Print on Demand sono molto cambiati rispetto agli ultimi anni e la loro qualità è andata crescendo. E’ ovvio che il costo della copia stampata è maggiore di quella digitale, ma rimane competitivo rispetto ai libri cartacei dei grandi editori e, se un tuo lettore non vuole saperne di ebook, vendere dal tuo blog in formato cartaceo è solo un’opportunità in più che dai agli altri di leggerti. Alcuni servizi come http://www.bookdepository.co.uk inoltre garantiscono spedizioni gratuite in tutto il mondo, ma non ho letto le condizioni di utilizzo dei loro servizi perciò non saprei se pretendono una percentuale maggiorata sulla vendita.
      Te lo dico perché mi affascina molto l’evoluzione dei servizi offerti agli autori e la seguo con interesse. Saluti a tutti. Riccardo

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