36 anni vissuti a Oz

Causa l’Avengers Day, culminato con la recensione di ieri (grazie a tutti per i commenti, a proposito), il palisesto di questa settimana è stato stravolto. Il post “misterioso” del giovedì verrà recuperato fra sette giorni, idem la classica recensione del venerdì.
Oggi voglio approfittare di questo periodo frizzantino e anarchico per lasciarvi qualche considerazione personale. Roba che stancherà i più e che infatti mi concedo poche volte all’anno. Del resto questo è un blog di intrattenimento, non un diario personale. Però a volte può essere interessante sfogarsi un po’ e magari raccogliere qualche considerazione esterna. Del resto i commenti esistono per questo, no?

Sono settimane strane queste. Impegni lavorativi superiori alla media quotidiana, scazzi burocratici e irritanti faccende personali (storie di parenti, che non a caso fa rima con serpenti) stanno alzando la mia pressione oltre i livelli di guardia. Perché, sì, io soffro di pressione alta.
Qualcuno la chiama “vita reale”, dando così legittimazione a un’esistenza fatta di scazzi e brutture. Il retaggio dei nostri nonni, cresciuti con l’idea di dover versare lacrime e sangue, è sopravvissuto a generazioni e alla modernità. 
Qualunque cosa faccia riferimento invece ad argomenti, passioni o tematiche più creative e fantasiose, viene al solito considerato tempo buttato, ore sottratte alla vita reale, alla sofferenza del vivere, la cui uniche gioie concesse sembrano essere quelle massificate: TV, calcio, shopping compulsivo, chiacchiere maligne da ufficio.
Ma non voglio che questo post si trasformi in un pippone demagogico, quindi cambio traiettoria.

Io la vita reale l’ho sempre affrontata nella giusta maniera: senza farmi schiacciare da essa, ma al contempo senza sfuggirle al punto da diventare una specie di otaku. A 36 anni e mezzo sto ancora sfrondando rami della mia esistenza che ritengo dannosi e superflui per la mia salute mentale, che poi corrisponde per ovvie ragioni a quella fisica/corporea.
Non ho grandi ambizioni. Non voglio diventare ricco, perché il prezzo da pagare sarebbe troppo elevato. Non voglio diventare famoso perché sono schivo. Non voglio frequentare gente che non ha nulla da spartire con me, errore plurimente fatto in passato. Meglio pochi amici, ma buoni.
La cosa che assolutamente voglio è conservare le mie passioni e il tempo che coltivarle e condividerle. Per alcune persone che conosco anche questo è chiedere troppo. Perché “devi crescere/devi occuparti di cose serie“. Ovviamente il punto di vista soggettivo non viene mai preso in considerazione. Alcune cose sono stupide “perché sì“. 

Ovviamente sarebbe impossibile spiegare a costoro quanto, tanto per citare l’esempio più recente, la visione di The Avengers mi ha fatto bene allo spirito, all’umore e alla… pressione. Inutile spiegarlo, infatti nemmeno ci provo.
In 36 anni e mezzo di vita ho provato sulla mia pelle ogni genere di delusioni, tradimenti e fregature. Non me ne lamento: è così per tutti. Ciò che non è mai venuta mai meno è la passione per il fantastico e la creatività legata a essa. Libri (scritti e letti), film, fumetti, giochi di ruolo: sono stati e sono ancora oggi dei compagni di viaggio che non servono a isolarmi dal mondo, bensì a interagire con una parte di esso che mi piace molto.

Gli ultimi mesi non sono stati facili nemmeno sulla blogosfera. A intervalli regolari saltano fuori strani tizi che decidono chi è degno di parlare di certe cose, chi ha diritto di scrivere e chi no, chi dovrebbe soltanto “buttarsi dalla finestra” (CIT). Lecito, anzi, obbligatorio ignorarli, ma a volte l’attacco mediatico è così violento da far vacillare anche il più cinico tra noi.
All’inizio ci rimani male, ti preoccupi e imprechi, poi fai l’unica cosa davvero utile: te ne freghi e prosegui lungo la tua strada. Con Due minuti a mezzanotte ho ritrovato il piacere di scrivere per divertirmi e divertire. E se qualcuno si diverte con me (pare di sì), vuol dire che quel che sto facendo non è poi così sbagliato.

Una volta i cantastorie erano apprezzati. Intrattenevano, allietavano e a volte istruivano. Nella cosiddetta “era moderna” pare che essi siano soprattutto dei perditempo. O almeno così la pensano molti italiani.
Io non so se 36 anni e mezzo spesi con un piede in questo mondo e l’altro altrove, in quelli di fantasia, siano anni buttati, come qualcuno mi ha garbatamente fatto notare.
Tuttavia, fatte le dovute riflessioni, credo che per il tempo che mi rimane da vivere non mi comporterò poi tanto diversamente. Anzi…

40 commenti

  1. Ne stavo parlano con amici martedì, dopo qualche bicchiere che scalda l’animo: ci siamo, perché anche uno degli amici è della mia opinione, letteralmente rotti le scatole di dover sacrificare la VITA al lavoro, solo perché c’è questa mania che devi lavorare 12 ore al giorno, sennò sei un lavativo. Devi stare piegato per 12 ore e poi magari puoi concederti un diversivo, ma solo di quelli che la società ti consiglia, possibilmente qualcosa in tv di sport. Solo quello è considerato qualcosa di degno, perché come sempre il resto è perdere tempo. E anche la mia pressione sta salendo, troppo.

  2. Beh, c’è gente che vive a hooligania e tutte le domeniche si diverte a percorrere su e giù l’italia delle tribù calcistiche; c’è gente che vive a beautyfulia e passa 6 ore al giorno davanti alla tele a vedere Maria Filippa e le sue stronz… ehm, vabbé.
    Morale: la risposta giusta da dare a certa gente è: “Se proprio voglio sprecare la mia vita, avrò il diritto di scegliere il cesso in cui buttarla, no?”

  3. Ti adoro quando scrivi questi post.
    Io dico sempre che i mostri mi hanno salvato la vita in diversi frangenti. Quando dico una cosa del genere mi guardano come se la mia destinazione dovesse essere una stanza con le pareti imbottite.
    Però è vero. I mostri mi hanno salvato la vita in tante di quelle occasioni che fatico a contarle.
    E quando dici che andare a vedere The Avengers ti ha fatto bene allo spirito e alla pressione, non fatico a crederci.
    Ho buttato via la mia vita? oddio, può anche essere, appresso a robe tentacoloidi, insetti giganti, uomini neri usciti dagli incubi etc.
    Ma almeno, porca puttana, mi sono divertita 😀

    1. Grazie!
      Anch’io, come te, sono stato salvato dai mostri. E dagli alieni, e dai supereroi, e dai pirati etc etc.
      La cosa bella è che continuano a salvarmi ancora adesso. Molto più di quanto fanno tante altre “persone reali” pronte solo a criticare.
      Non se si tratta di qualche forma di dissociazione, ma del resto sai come la penso sulla “realtà” 😉

    1. Infatti, siamo tutti alienati, ma noi ci siamo presi il lusso di scegliere, di cambiare mondo (o di inventarne di nuovi) giorno per giorno.

      Cavolo, questa me la auto-cito! 😀

  4. Una frase che andava di moda anni fa era: l’immaginazione al potere! Poi hanno deciso che era troppo anti-tutto (a cominciare dalle chiese di tutti i tipi, laiche e religiose) e l’hanno cancellata dai muri. Ora sono rimasti solo i muri e li usano per attaccarci i manifesti elettorali e quelli di Aiazzone (quando non è il periodo che fallisce). Di fronte a certe cose bisognerebbe rispondere come Rocco Barbaro: me ne f**to!

    1. L’immaginazione al potere, già. Fin quando esisteranno persone come noi, i dissociati dalla realtà, ci sarà ancora speranza che l’immaginazione rimanga, che ne so, almeno all’opposizione.

  5. Una frase che invece non è mai passata di moda è “un grande lavoratore”, come qualifica di normalità ed affidabilità.
    Un tizio sbarella ed ammazza la moglie, i due figli, la suocera, il gatto, il postino, tre passanti ignari e un tassista prima di farsi saltare le cervella?
    Costernazione.
    Era una persona così normale, e poi un gran lavoratore.

    L’idea che s possa provare piacere e divertimento per ciò che si fa, e che quel piacere e quel divertimento siano parte del compenso, parte del motivo per ci si sceglie una certa strada, ci viene presentata come ridicola.
    “Mio figlio deve imparare che il lavoro è sofferenza,” come disse quel tale protestando perché suo figlio a scuola si divertiva.

    Anch’io non sottoscrivo le tue posizioni.
    Ed è probabilmente per questo che mi diverto molto a fare il mio lavoro, e sono in bolletta.

    1. Hai detto tutto tu.
      Del resto siamo stati cresciuti col concetto del dover “scontare i peccati” e del vivere secondo leggi e convenzioni che il 99% delle personi accetta supinamente.
      Tutto ciò ci viene spacciato come un percorso formativo che fa bene, necessario a diventare “veri uomini”. Espressione che mi fa inorridire… Contiente così tanti sottotesti barbari e degradanti che nemmeno vi immaginate. O forse sì.

  6. Bisognerebbe vivere con divertimento ed è quello che faccio, naturalmente sapete cosa intendo per divertimento… Davide “Brao bagai, lavorador e tut” – anche io la sento spesso.
    Ora però solo con la vita reale si sbarella

  7. Cosa vuoi che ti dica… gli amici non dovrebbero mai mettere il dito nella nostra vita così come noi non lo facciamo nella loro. L’amicizia nasce nell’accettazione delle differenze, e non nella critica (che a volte credono “costruttiva” e necessaria a rendere la tua vita uguale alla loro), e soprattutto non nella condanna.
    Chi critica e condanna… sotto sotto non capisce (se va bene), o rode dentro (se capisce e invidia). Chi è felice non critica, ne condanna… se uno è felice della propria vita, non si mette a guardare quella degl’altri e a lanciare giudizi.
    Ognuno è proprietario della propria esistenza… e ognuno è libero di spenderla come più preferisce.

    Per cui… stai facendo un buon lavoro. Se davanti allo specchio ti senti soddisfatto di ciò che fai, allora non porti dubbi di fronte “a ciò che altri dicono”. Quando avrai 96 anni e mezzo sarai tu a dover rendere conto a te stesso… mica coloro che criticano… ^^

    1. Io dubbi non ne ho, se non quelli normali, umani.
      Ciò nonostante non è semplice convivere con persone che ti ricordano ogni giorno che sei un cogl*one e che stai buttando la tua vita in cose inutili.
      Fregarsene è meno semplice del previsto…

  8. Ho sempre pensato che alla fine ognuno ha i passatempi che vuole. E in quanto passatempi, a meno che non creino disagi o danni agli altri, non debbano essere nemmeno criticati.

    Finchè “la casalinga di Novara” si limita a guardare Beautiful senza rompere le bolle a figli e marito con i guai di Ridge e Thorne, ma condividendo la visione con le amiche perchè deve staccare il cervello una mezz’ora da una giornata passata a fare i servizi in casa, non ci vedo nulla di male.

    Così come non mi sento di dare addosso a chi, dopo una settimana passata in ufficio, come unico desiderio per spegnere il cervello e non pensare si pantofola sul divano sabato e domenica a guardare tutto il multiverso pallonaro/sportivo.

    “Purtroppo” viviamo in una società dove ormai il cuore pulsante di tutto è “il lavoro”. Poi però andando bene a vedere, di lavoro ce n’è poco, se non se ne trova sei “il bamboccione” o “lo sfigato” di turno.

    Forse quelli come “noi” (ci metto in mezzo tutti 😉 ) che “vivono ad Oz” sono un po’ più fortunati degli altri che decidono di svagarsi “spegnendo il cervello”, dato che, oltre alla propria vita reale, hanno la possibilità di vivere tutte quelle che vogliono attraverso la fantasia, i film, i libri, i fumetti, i telefilm e la musica.

    1. Figurati, a me calcio e sport piacciono pure 😉
      Rivendico semplicemente il diritto di coltivare anche altre passioni senza sentire le solite tiritere stupide.

  9. Visto che si può, cito: “portare il cervello all’ammasso”. E’ quello che stanno facendo in molti, ignorando quanto questa pratica sia una sorta di ossimoro. Io cerco di fare quello che mi fa stare bene e se qualcuno ha in animo di protestare c’è un sacco di spazio dove farlo, lo dico sempre dopo aver depressurizzato la camera di equilibrio.

  10. E faresti bene a fregartene. Ne ho sentite troppe di queste discussioni, credimi.
    Io solo a 43 anni suonati ho dovuto lasciare in parte certe passioni, ma solo per motivi contingenti, e solo temporaneamente.
    Qualcuno 700 anni fa pronunciò una certa frase” Non ti curar di loro…”
    Tutto sommato mi sembra che sia valido ancora oggi.

  11. EH, cavolo, che dire? Siamo una massa di frustrati che si sente meglio quando gli altri stanno peggio. Se tu non ti adatti, ma soprattutto se tu non ti allinei sei elemento di disturbo, perché crei alienazione e insinui il dubbio che si possa anche vivere diversamente, anche cercare di essere mentali oltre che corporali. Così la penso io che vivo costantemente tra i due mondi. Coraline è stupendo…

  12. Su questo argomento ho un punto di vista dannatamente fermo: la vita è la mia e la gestisco come mi pare!
    Per come la vedo io, fai benissimo a fare quello che ti fa stare bene, senza girarci attorno e fregandotene di quello che possono pensare gli altri. Ci sono persone in giro talmente represse che sembrano esplodere da un momento all’altro, solo perché credono che ammettere di guardare i cartoni animati o dilettarsi con una seduta a d&d sia meschino e poco valutato. Questi non si godono la vita, preferendo apparire come la massa che li circonda piuttosto che essere loro stessi.
    Be’, io non sono così, io vivo non mi lascio vivere dagli altri. E se agli altri questo non va giù (in fondo è tutta invidia), affari loro!
    Tu vai così che sei sicuramente sulla strada giusta per dire “Io Vivo!” 😀

  13. Anch’io mi sono trovata talvolta a dover difendere con le unghie e con i denti il piccolo spazio che riservo alla scrittura e alla lettura. Ma resisto! Donna, nerd e vecchiotta. Ce n’è d’avanzo per doversi difendere.

  14. Stupidità. Ignoranza. Frustrazione.
    Credo che siano queste, purtroppo, dilaganti caratteristiche a far parlare questo tipo di persone, che molto spesso non vedono al di la dei loro occhi (al di la del loro naso sarebbe troppo distante).
    Tentano di mostrare che il loro stile di vita sia l’unico migliore, per sentirsi meglio, per non guardarsi allo specchio e pensare di aver fatto le scelte sbagliate, per non sforzarsi di cambiare.
    Io di solito faccio come faccio quando ricevo una chiamata fastidiosa, la ignoro.
    😀

  15. E’ da quando ho 7 anni che mi dicono “che è ora di pensare alla *vita reale*”… a me sembra di pensarci quando serve, il mio tempo libero sarà pure *libero*?
    Fai benissimo a fregartene, è l’unico modo, dopotutto non fa del male a nessuno 😉

  16. Mi vengono in mente i racconti di una mia collega che, avendo smesso di fumare, comunicava questa notizia ad altri colleghi fumatori, che reagivano con paura e invidia. Anche chi fuma sa che razionalemente e forse emotivamente deve smettere, ma non ci riesce. Lo stesso fanno i benpensanti con gli abitanti di Oz.

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