Sepolcri imbiancati e mangiatori di melma

Tutti ridono.
Noi soprattutto.

Post ad alto rischio di insulti e trollaggio. In fondo, che me ne importa? Tanto so già che là fuori ho molti amici. Spero di incontrarne presto qualcuno per parlare di infodump e show don’t tell faccia a faccia. In modo da mostrare loro quanto li apprezzo.
Perché a volte bisogna essere molto immersivi nel mostrare ciò che si pensa. Così dice uno di questi mentecatti linguacciuti.
Ma non è solo di questi amici che voglio occuparmi oggi. Sarebbe fin troppo generoso dar loro quel minimo di visibilità che anelano, perciò li lascio a fondo articolo, senza link né altro. Che poi il mio è un discorso generico, non mi interessa citare qualcuno nello specifico. Per fortuna certi blog stanno morendo di stenti (e spero che soffrano atrocemente nella dipartita), inutile perfino ricordarli.
Ma in realtà questo post parte da un’altra prospettiva.

Tutto comincia da una considerazione: dall’acquisto del Kindle in poi le mie letture sono esclusivamente limitate a romanzi e antologie in lingua inglese. Pescare nello sconfinato catalogo di Amazon è sempre una delizia per gli occhi e una tortura per la carta di credito.
Sta di fatto che sono mesi che non compro più nulla in libreria, uscendone, al contrario, sempre più schifato. Nei giorni scorsi in molti mi hanno chiesto perché non sono andato al Salone del Libro. La risposta è: perché sarebbe stato come entrare in dieci megastore Feltrinelli riuniti sotto un unico tetto. Roba da brividi…
No, guardate, passo. Tanto non avevo nulla da comprare.
I soldi che prima spendevo per costose e inutili edizioni rilegate li ho destinati quasi totalmente all’acquisto di fumetti. Del resto per comprare tre o quattro buoni ebook mi bastano circa 10 euro al mese, senza contare gli autoprodotti di qualità (alla faccia dei tizi come coso, mr.Bukkake o come diavolo si chiama, che dall’alto della sua competenza da bamboccio saccente li ritiene tutti illeggibili. Credibile uno così, no?)

Di conseguenza seguo con molta attenzione quei blog che propongono recensioni di libri disponibili solo in lingua originale, come Strategie Evolutive, Minuetto Express, Midian o come quello gestito da Angelo Benuzzi. Nulla contro gli scrittori italiani, chi mi conosce sa che li sostengo da sempre, specialmente quelli al di fuori dai soliti circoli e circoletti della grande editoria (grande come visibilità e solo per quello, specifichiamo). Anzi, direi che proprio dalle autoproduzioni arrivano spesso le note liete, i tentativi coraggiosi di svincolarsi dalle autocastranti leggi di mercato che nessuna casa editrice italiana si sogna mai di sfidare.
Il punto è che in metà catalogo di un editore di media portata inglese o americano trovo più materiale e più varietà che non consultando l’intero catalogo Mondadori degli ultimi dieci anni. Facile sparare contro Mondadori? Ok, cambiate il nome, la sostanza rimane quella.

Il problema non è però che gli editori italiani pubblicano cose brutte. La stessa cosa succede ovunque, perché i lettori “deboli” hanno dei gusti di mer*a – e qualcuno deve pur dirlo. Il punto è che qui da noi non propongono null’altro. Non esiste praticamente nessun lavoro di scouting capillare. Un esempio pratico riguarda i generi di cui sono appassionato: horror, fantascienza, fantastico. Sugli scaffali c’è tutto il peggio reperibile sul mercato e, in più, le ennesime riedizioni di Asimov, King, P.K.Dick.

Tipico editore medio/grande italiano.

Siamo fermi di almeno vent’anni nel passato e gli scorci di presente che ci mostrano attraverso i libri fanno pensare a un’umanità colpita da una lobotomia di massa. Individuo la colpa di tutto ciò nei sepolcri imbiancati che stanno tignosamente attaccati ai posti di responsabilità in molte case editrici. Vecchi non di carta d’identità (anche se spesso…) bensì di testa, di idee, di mentalità. Tizi che non hanno la minima idea delle correnti che vanno per la maggiori al di fuori di questo triste paese, ma che giocano a fare gli intellettuali che la sanno lunga.

Per contro, come già accennato, l’alternativa sarebbero questi cialtroni, sottospecie di grillini della blogosfera che si credono “la novità” solo perché conoscono un nutrito repertorio di insulti e un’innata capacità di stroncare ogni esperimento narrativo indipendente, dall’alto della loro esperienza da recensori masturbatori. Esperienza che di solito corrisponde a un racconto pubblicato ogni cinque o sei anni, perché prima devono studiarsi maniacalmente i manuali e infamare a destra a manca, per illudersi di essere fighi e belli. Salvo poi – così mi dicono voci ben informate – tremare come mammolette ogni volta che si trovano faccia a faccia con coloro che hanno infamato via Web. Il classico compertamento da codardi che caratterizza tutti i bulletti di quartiere.
Questi sono anche peggio dei sepolcri imbiancati, sono l’alternativa nazista alla Repubblica di Weimar.

Noto con piacere la crescente voglia dei lettori di prendere a calci nel culo entrambe le categorie. La gente si è frantumata i testicoli di avere a che fare con estremisti e talebani, quindi adesso lo spazio ce lo prendiamo noi. Sbagliando, per carità. Sperimentando, accusando anche tonfi clamorosi tra concorsi non riusciti, racconti incompleti e autopubblicazioni di alternante qualità. Pur sempre meglio però che non fare come questi teppistelli della Rete, che stanno davanti a un monitor a masturbarsi sui manuali di scrittura senza mai produrre un cazzo se non livore.
Per “noi” intendo persone con pareri spesso antitetici, mosse spesso da profondi contrasti di vedute, ma pronte a collaborare onestamente quando ci sono i presupposti per farlo. O almeno a ignorarsi con altrettanto rispetto se proprio non si va d’accordo. Cosa che là fuori se la sognano.
– – –
NB.: Flame e insulti verranno cancellati seduta stante dai commenti. Non ho tempo da perdere con stronzi e troll, se non per sporgere querela nel caso ce ne fossero gli estremi.

55 commenti

  1. Ho capito leggendo i post tuoi o di Davide che deve essere successo qualcosa di recente-non credo che ti chiederò “cosa ” un po perchè lo immagino, un po perchè non sarebbe il caso di pubblicizzare certi atteggiamenti o certe persone. Io sono stanco di certi atteggiamenti, se a qualcuno non piace quello che scrivi (o quello che scrivo io) che legga qualcos’ altro. Alla larga dai maestri di vita e di stile, che poi sono quelli che fanno i maggiori danni.
    Per il resto rivendichiamo il nostro diritto di sbagliare ma di farlo con la nostra testa.

  2. Quando ho letto questo post non ho potuto fare a meno di sorridere. Mi ricorda tanto la situazione che c’era nel mio settore alcuni anni fa. Prima di FB, prima dei blog si discuteva sui NG, ogni tanto saltava fuori uno di questi cosiddetti “cvitici” che iniziava sproloquiare di minchiate. Fortunatamente ho imparato da uno dei più grandi fotografi italiani come troncare sul nascere queste cose; lui con tatto e stile chiedeva :” ma tu, che cazzo hai mai pubblicato?”. Questo era sufficiente per farli sparire dal gruppo.
    Probabilmente è la strategia migliore.

  3. Io ribadisco quanto già scritto a “casa” di Davide. spammo questo articolo senza pietà per ogni dove.
    Essere stretti in una morsa, gli editovi vevi da un lato, e i galletti da cortile dall’altro, non è mai una bella cosa.
    Però vedo con piacere che si sta creando una zona molto interessante, uno spazio in cui questa gente non ha nulla a che vedere.
    E tutti ridono.

  4. Perché gli editori italiani non si sbattono a pubblicare Libri che circolano con successo all’estero? Semplice! Perché il lettore italiano medio cerca sempre la solita zuppa. E cosa ci dobbiamo aspettare da un paese che, secondo le statistiche, ogni anno, sforna nuovi diplomati che stentano a comprendere ciò che è scritto in un articolo di giornale?

  5. Visto che è stato citato Strategie Evolutive:

    http://strategieevolutive.wordpress.com/2012/05/28/lettera-aperta-ad-un-critico-inadeguato/#more-11889

    Per suscitare tali reazioni, direi che c’è qualcuno che ha fatto il professorino una volta di troppo. Almeno avesse/avessero un nome vero con il quale firmare i loro essay sulla literarificshion.

    Ah, e le loro vignette demenzialumoristiche alla yankee very cool, e lo slang da bimbominkia acculturato (alfa privativo, by the way) tipo Meh, Epic Fail e compagnia brutta, al quinto utilizzo stuccano, eccitano e divertono meno di un ravanello bollito. Generalmente, se vuoi smettere di essere simpatico e un gran figo, agisci come se fossi davvero persuaso di esserlo, e poi preparati per l’arrivo del vagone di pernacchioni che ti meriti.

    Guardiamo e passiamo, sì?

    1. Siamo già passati, ma nel mentre spero di averne tirato sotto alcuni 😀

      Ottima l’analisi sul linguaggio tipico di questi poveracci, roba da farci un altro articolo.
      Al prossimo sfogo… 😀

  6. In qualità di italica scribacchina non posso che dissentire. XDDD
    No, seriamente. Girare per librerie richiede una buona dose di capacità speleologiche: se scavi e scavi, e poi scavi ancora, qualcosa di buono lo trovi. Ma nelle piccole librerie, gestite da gente con gusto e personalità, non nelle catene commerciali. Ho la fortuna di abitare vicino a uno di questi luoghi meravigliosi, e che gli dei la preservino.
    Quanto al fastidio per l’acredine “critica” a tutti i costi, non potrei essere più d’accordo.
    Infine, dopo un po’ le storie vanno tirate fuori. Anche se sono imperfette. Il rischio è rimanerne intrappolati per anni. I miglioramenti arrivano producendo cose diverse, non lavorando all’infinito sullo stesso testo. Opinione personale e sindacabilissima, naturalmente.

  7. Che aggiungere? Mi ero ripromesso di non perdere più tempo con certi elementi -parlo dei segaioli delle recensioni- ma quando si accumula troppa merda va tirato lo sciacquone.

  8. Non voglio entrare nel discorso perché non conosco il fatto che l’ha scatenato (ma alla fine non importa se c’è un fatto o dieci; se ci sono dei dati constatabili, la cosa sta in piedi lo stesso). Volevo solo riferirmi a quanto dice Glauco: ci sono in giro pochi libri interessanti perché non c’è chi li potrebbe leggere. È il cane che si morde la coda. Nessuna casa editrice (che, come azienda, deve puntare anzitutto ai profitti, specie in questo momento di difficoltà economica allargata) investirebbe su un “nuovo autore” se non esiste già un bacino d’utenza per quell’autore. Nel mio piccolo spazio-libreria della mia cartoleria, non porterò testi della (per esempio) Gargoyle, perché nessuno li chiede e neanche li sfoglia per curiosità; eppure ne ho 3 sullo scaffale da più di un anno. E potrei fare altri esempi. La mia domanda è: cosa si deve fare per allargare lo spazio vitale di lettura della gente di oggi? come è possibile sradicarla dalla monomania di gazzetta dello sport-mondadori-alfonsosignorini? Probabilmente in tutto questo giro ha la propria responsabilità anche la scuola; ma anche i partiti, che ai miei tempi avevano federazioni giovanili dove giocavi a biliardino, ma avevi anche la biblioteca con autori (a quei tempi) fuori dai circuiti e qualcuno che ti consigliava (parlo della vecchia FGCI). Non è un’analisi facile perché sono in ballo troppi fattori, quindi non è facile non dico risolvere, ma quanto meno trovare il bandolo della matassa. O almeno io non ho una traccia da seguire.

  9. Da lettore, e non scrittore.., sono d’accordo su quasi tutto, anch’io però mi diverto ancora , sopratutto quando sono in giro, ad entrare in qualche libreria e cercare..cercare..ha un fascino che il digitale non può avere.che sia più pratico ed economico, non ci piove, anche quest’anno sfalcerò un centinaio di libri da regalare alla biblioteca del paese, ormai hanno un settore composto dalle mie rottamazioni..però quando riprendo in mano le mie Libra degli anni ’70 o Lovecraft , Bierce, Asimov, etc. presi all’epoca, quasi quasi mi commuovo..o forse è perchè sto invecchiando? Comunque il kindle l’ho preso anch’io..ahahah.alla faccia di chi non CI vuole bene.

  10. Rispondendo a tutti coloro che si sono posti la questione del “come migliorare i gusti dei lettori”: la risposta non la conosco proprio.
    So solo che quella che danno questi cialtroni è sbagliata. Non è più possibile far filtrare l’idea che tutto fa schifo e che nessuno deve osare scrivere se non dopo anni di lunga formazione (tutta uguale, ovviamente, perché gli unico manuali buono sono quelli che consigliano loro.

    È più o meno lo stesso motivo per cui sono contrario all’antipolitica. La soluzione ai problemi non è mai qualcosa di completamente distruttivo.
    Coloro che propongono roghi, che infamano e insultano per me sono solo delle teste di cazzo. Né più né meno.

    1. Io credo che l’unica strada praticabile sia segnalare i buoni libri – indipendentemente dal genere – e cercare di far capire perché sono buoni.
      Pubblicare infiniti ravanamenti su quanto le cose brutte sono brutte non porta avanti la discussione, non migliora nulla.
      Segnalare buone letture a basso prezzo, libri dimenticati, alternative a ciò che offre il bancone del grande magazzino… aiutare le persone a formarsi un gusto che sia personale e vivo…
      Per lo meno ci si prova.

        1. Eh, vedi, Masca, è un problema di esclusione – il libro che io segnalo, a te potrebbe piacere oppure no.
          Tante teste, tante idee – mica tutti dobbiamo amare le stesse cose.

          Perciò…
          Se lo segnalo come buono, e tu lo leggi, se ti piace, ok, se non ti piace metti in prospettiva i miei futuri suggerimenti.
          Se ti segnalo quella che io considero una ciofeca, e tu la eviti, potresti perderti un libro che a te invece potrebbe piacere. Se invece lo leggi lo stesso, allora cosa leggi le mie recensioni a fare?

          1. Sul valore della recensione si protrebbe discutere per anni. Ma quello che intendevo non si basa sulla soggettività. Il MI PIACE è aleatorio come dici tu, ma sono dell’avviso che un prodotto fatto (scritto) male vada segnalato. Naturalmente con dei toni civili, non vedo a cosa possa servire insultare l’autore. Non si tratta di piacere o meno. L’esempio lampante è quel grosso editore che ultimamente sta spacciando romanzetti da quattro soldi come capolavori….bisogna ignorare oppure dire: gente guardate che spendere nove euro per quella roba è troppo. E te lodice uno che è di bocca buona! 😉
            In ultimo ritengo che un po’ di colpa ce l’abbiano anche gli autori se in Italia non si riesce a costruire uno scambio utile di opinioni. A volte si ritengono degli intoccabili e rispondono alle critiche con l’insulto oppure con un ‘tu non sei nessuno’. Perso che il mea culpa debba essere generale. Un po’ più di umiltà da parte di tutti sarebbe molto utile.

  11. Parole sante. Il Salone del libro l’ho disertato anche io. Ormai tramite la rete oltre a risparmiare, trovo tutto quello che mi serve in poco tempo e senza girare a vuoto delle ore come un imbecille. Da quando ho il Kindle non dico che la mia vita di consumatore librario sia stata stravolta, ma è decisamente cambiata in termini di risparmio, scelta e varietà delle proposte. Sarò sincero: sono sempre stato scettico riguardo agli ebook, ma prima di spendermi in giudizi ho provato per un po’ di tempo un ebook reader. Sono rimasto molto soddisfatto e alla fine l’ho comprato.
    Sono convinto che molti sparino a zero senza cognizione di causa, solo per avere “visibilità” o amore cronico e malsano di “parlar male”.
    Personalmente amo la critica, anche feroce, ma solo quando è costruttiva. L’insulto, oltre a denotare una mancanza di argomenti è perdente in partenza e come tale, a mio avviso va ignorato.
    Dal momento che sono un po’ fuori dal giro, mi piacerebbe avere qualche link dei fenomeni citati nel post. Anche in privato, giusto per farmi un’idea…..
    Infine non capisco perché si debba stroncare per partito preso qualsiasi esperimento? Da quanto vedo in giro mi sembra che le scritture collettive siano una bella palestra utile a divertirsi e confrontarsi. Che poi i risultati siano altalenanti credo faccia parte del gioco. Non riesco a capire dov’è il problema….

  12. Le querelle ormai va avanti da troppo tempo, al punto da aver stufato anche chi non è direttamente coinvolto. Fatto salvo il diritto legittimo di critica, quello educato, andare oltre/sopra le righe sta diventando una sorta di abitudine che non capisco.
    Ho poco tempo per la Rete per tutta una serie di motivi e man mano che scopro toni eccessivi elimino quel particolare blog/forum dalla mia lista. In generale chi cerca la visibilità lo si colpisce nella maniera più dura ignorandolo/a.
    Rimane, in casi rari per fortuna, da considerare chi passa il limite della querela. Il che spiega come mai io conosca bene alcuni avvocati e come mai un paio di pupazzi che circolano in Rete abbiano smesso di fare il m io nome in qualsiasi circostanza.

    1. Perfetto Angelo, voglio raggiungere il tuo stesso risultato.
      Le vie legali sono brutte, antipatiche e fanno perdere tempo, tuttavia a volte servono per tutelare il proprio nome. Chi passa il limite è avvertito. Fin quando stiam qui a parlare di libri mi va bene tutto, ma se si passa al personale, non sarò da meno.

  13. Che io non capisco nemmeno di chi parli (visto che i blog delle triglie sono morti o morenti da anni) ti dà l’idea del peso che possono avere certe persone e le loro opinioni. Su google non trovo nulla e non conosco forum o siti o blog ai quali potresti riferirti. Cioè queste persone non hanno alcun peso o valore e nemmeno una minima presenza online, e se ce l’hanno sono sostenuti da chi già li conosce ma niente di quello che fanno raggiunge uno come me che sta appena un minimo al di fuori del “mondo” della scrittura online.

    Insmma per essere sintetico: fottitene.

    Simone

    1. Immagino che di tutto ciò filtri ben poco all’esterno, ed è una fortuna.
      In effetti oramai sono faide di categoria (categoria già sfigata di suo, quindi sai che bellezza).
      Tra l’altro a me non fanno né caldo né freddo, è solo quando se la prendono con persone che frequento – per “ovvia” proprietà transitiva – che m’incazzo e li picchierei volentieri.
      Ma forse non meritano nemmeno tanto sforzo.

  14. No, beh… inchino e un applauso. Poi è interessante vedere come queste cose accadono in tutti i campi quindi, forse forse, la morbosa e saccente spocchiosità è proprio insita nel nostro bel dna XD

  15. No, io al Slaone ci entro ancora. E ci vado perché se si ha pazienza si possono ancora trovare delle cose buone. Ma ci vuole molta pazienza, ecco perché se non si ha voglia è meglio stare fuori.
    Quello che mi preme dire però è altro: che cosa dobbiamo fare allora? perché dire che le cose fanno schifo ok, ma poi?
    Io leggo anche manuali, scrivo sempre tutti i giorni, leggo di tutto, cerco di farmi un’idea. Ecco, io credo che non si possa dire a prescindere che bisogna essere neutri sempre e comunque. Se avrò un’idea, la dirò, basta essere competenti in quel che si dice, o no?
    C’è sempre il rischio che, altrimenti, anche le cose degne di nota (in tutto o in parte) vengano rigettate dall’alto dei propri troni di cristallo.

      1. Qui nessuno mette in dubbio la liceità di una critica negativa, ci mancherebbe.
        Io per natura preferisco segnalare le cose che mi sono piaciute, ma ci sta anche fare l’esatto contrario.
        Quello che si deve evitare è l’insulto, il sarcasmo greve, il tirare in ballo minacce più o meno velate e frasi infamanti. Perché d’ora in poi se uno si comporta così io lo querelo.
        Parla male dei miei libri e dei mie progetti ma lascia stare la mia persona e i miei amici. Visto che le persone in questione non lo fanno li reputo delle merde con cui non è possibile alcun dialogo.

        PS: Ovviamente non ce l’ho con te, scusa se sono risultato aggressivo ^^

  16. Ragazzi, scusate se non rispondo uno a uno, il lunedì si sta rivelando pessimo.
    Però vi sto leggendo e vi ringrazio per aver sopportato il mio sfogo.
    Di solito non sono così, ma quando ci vuole ci vuole.

  17. Ancora una volta cado dalle nuvole perchè non conosco le persone di cui parli probabilmente per mancanza di tempo.
    Anche io faccio come Angelo, quando i toni di un blog non mi piacciono semplicemente me ne vado e li lascio cuocere nel loro brodo e spero che anche altri facciano come me.
    Quanto a te e al fatto che invece tu sia preso di mira personalmente, capisco che tu non possa lasciar correre ma credo che tu ti possa riconsolare davvero perchè paga molto di più essere costruttivi che distruttivi…ne sono certa.

    Per quanto riguarda le critiche, mi piacciono di più le segnalazioni positive che quelle negative.
    Trovo utili le negative solo quando c’è molta pubblicità e molto parlare attorno ad una cosa e allora qualche warning se mi stanno per tirare la fregatura lo gradisco.
    Altrimenti con tutta la roba che c’è in giro anche se mi segnali tutto quello che non ti piace non è detto che io riesca ad evitare le cose brutte.
    Preferisco di gran lunga una segnalazione positiva che taglia la testa al toro….

  18. Alex, sono d’accordo con te, ma penso che si debba fare anche un’altra riflessione. Il Talebanesimo di cui tu parli è una tendenza attuale, molto antipatica, e che, addormentando la ragione, ha persino in qualche caso generato dei mostri (uno dei punti più bassi raggiunti è stata la brutta faccenda di cyber-bullismo che ha subito GL D’Andrea, terminato con la chiusura del suo blog). E siamo tutti d’accordo, credo. MA questo Talebanesimo è forse il sintomo – sgradevole e a volte persino odioso – di una malattia MORTALE che colpisce la narrativa fantastica in Italia da troppo tempo. Che questo settore sia malato è evidente (basta andare in libreria e cercare il settore horror/fantascienza/fantasy). Che in Italia l’assenza di meritocrazia e la raccomandazione colpiscano solo politica e aziende è una pericolosa illusione; l’arte non è impermeabile a questi fenomeni (anzi). E allora forse questo tipo di critica è la risposta, estremamente negativa ma magari fisiologica, a una situazione di grave malattia. Che non colpisce solo i grandi editori, ma anche la piccola produzione indipendente fino ad arrivare alla stessa autoproduzione. Le critiche talebane sono a volte uno specchio impietoso dei difetti e dei problemi che affligono la nostra situazione attuale; fingere che non abbiano ragione su nulla secondo me è pericoloso, perchè a volte hanno avuto ragione, soprattutto su fenomeni editoriali molto noi, e lo sappiamo tutti. Samuel M

    1. Ipotesi interessante – ma la cura rischia di rivelarsi peggio della malattia.
      Perché se la risposta ad una editoria irrispettosa del pubblico è una critica altrettanto irrispettosa… non è mica un bel quadretto.
      Il grosso problema – l’han detto altri migliori di me in passato – è (anche) l’assenza di una critica seria e professionale per ciò che riguarda il genere in generale ed il fantastico in particolare.
      OK provenire dal fandom, ma gli atteggiamenti da fanboy danneggiano il genere quando portano al fallimento di un discorso serio.

      Insomma, possibile che davvero non esista una alternativa tra talebanesimo e marchette?

    2. Ciao Samuel,
      bello che tu sia passato di qui, grazie.
      Capisco che il problema è complesso e spinoso, non a caso ho tirato in ballo i due estremi del problema.
      Ciò nonostante il cyber-bullismo e il bullismo in generale non l’ho mai sopportato, né lo ritengo un metodo accettabile per risolvere (o sottolineare) gli ENORMI problemi dell’editoria di genere italiana.
      La critica secondo me dovrebbe essere lontana, lontanissima da affermazioni quali “lo scrittore X si deve buttare dalla finestra”, o anche “è un ritardato” etc etc.
      Anche se sono cose dette per scherzo (io comunque non rido), vanno a imbestialire l’ambiente, e si tende a dimenticare che dietro a un autore c’è in primis una persona.
      Inoltre credo che bisognerebbe dare più spazio alle cose positive, che ci piacciono (e che pure esistono), senza limitarsi a spernacchiare tutto il resto.
      Se uno parte del presupposto che “nulla è bello” (come dicono alcuni in quell’ambiente) ecco, per me non c’è dialogo, non lo desidero e mi disgusta anche l’idea di considerare queste persone affini ai miei campi d’interesse.

      1. Davide, mi sono espresso male. Non intendevo che questo nuovo Talebanesimo sia la cura, credo che sia un sintomo della stessa malattia, cioè la decadenza della narrativa di genere italiana (ammesso e non concesso che si sia mai avuto una golden age italiana). Per il resto la penso assolutamente come Alex, simili affermazioni (lo scrittore tal dei tali è ritardato) sono del tutto inaccettabili. Samuel M

      2. -Tu puoi individuare il cattivo critico allorquando comincia a discutere il poeta e non la poesia.-
        -Non prestate alcuna attenzione alla critica degli uomini che non hanno, loro stessi, scritto un’opera notevole.-
        Entrambe di Ezra Pound

        E tra i pochi romanzi usciti dal loro circoletto non ce n’è uno che io abbia trovato decente, alla faccia delle regolette.

  19. Per contro, come già accennato, l’alternativa sarebbero questi cialtroni, sottospecie di grillini della blogosfera che si credono “la novità” solo perché conoscono un nutrito repertorio di insulti e un’innata capacità di stroncare ogni esperimento narrativo indipendente

    Rispondo a questa parte perché mi riguarda. Poi se ti do’ fastidio cancella pure o spezzami le gambe.

    Parlando degli Autopubblicati, ho recensito positivamente “Marstenheim”, tre dei dieci racconti di “Ucronie Impure” e due degli otto gareggianti di “Deinos”. Quindi dire che stronco tutto è falso.
    Peraltro sono cosciente che alcuni prodotti autopubblicati sono migliori della media pubblicata dalle Case Editrici. Parlando del tuo stesso “La nave dei folli” ho detto che è meglio della Strazzulla e del Ghirardi (ma, probabilmente, è leggermente peggio della Troisi).
    Il paragone negativo viene quando comincio a confrontare gli autopubblicati con la bella narrativa angloamericana.

    Al resto ho già risposto sul blog di Davide Mana. Il mio blog si occupa principalmente di recensioni positive (30 positive contro 8 negative, ho fatto i conti), quindi darmi dello stroncatore professionista è un po’ fazioso.

    1. La farò semplice: arrivi qui con la coda tra le gambe, tutto educatino, mentre sul tuo blog fai il sarcastico/sornione/infamatore.
      Sei la classica persona che non mi piace e spero un giorno di potertelo dire in faccia. Credo che capiterà, prima o poi.
      Non me ne frega nulla di come e a chi paragoni i miei lavori, non considerandoti un recensore dotato di qualità oggettive per giudicare una qualsiasi cosa in senso definitivo. Hai i tuoi gusti personali e questo è il tuo unico (nonché sacrosanto) metro di giudizio che ti concedo.
      Modera soltanto i termini quando fai certe battutone, perché il limite tra il lecito e il (legalmente) non lecito spesso è molto sottile. Ovviamente non parlo di ebook, che possono tranquillamente farti schifo, senza che la cosa mi tanga.

      1. Sono gentile perché hai scritto in calce al post che non volevi flame e trollaggio, né più ne meno. Se poi cambi idea non ci posso fare niente.

        Sul blog sono sornione e vivace perché non voglio che i miei lettori si addormentino a metà dalla noia.
        E comunque “dalla mente che ha inventato il cialve” era una godibile e raffinata citazione, mi spiace che tu non ti sia divertito.

  20. Emh. Ciao ^_^
    Posso chiedere il significato di questo passo?

    >Sei la classica persona che non mi piace e spero un giorno di potertelo dire in faccia. Credo che capiterà, prima o poi.

    Suona un po’ minaccioso “^-^

    1. Non lo è. Semplicemente, se devo essere insultato, preferisco che me lo si faccia viso a viso, da una persona con un nome e cognome.
      Onde poi poter rispondere civilmente, oppure recuperare gli estremi per querelare, nel caso di estrema necessità.

  21. Ps: Specifico che, qualora non ci fosse la possibilità di recuperare l’identità degli “insultatori” in via canonica, non avrei problemi a rivolgermi alla Polizia Postale, come già fatto in passato.

        1. Ottimo, ci sono passato anch’io ^^
          A spanne ricordo che mi giudicò “una scoreggia controvento, la rovina della letteratura italiana”.
          Una medaglia da appuntarsi al petto, dici bene 😀

    1. Il link a fondo articolo è molto divertente, il paladino che si mette dalla parte dei lettori forti e poi si incazza quando l’opinione di uno di questi non coincide con la sua.

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