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La Mano di Dio

“La mano di Dio” – The Stand

No, non sono impazzito, e questa non è una deriva religiosa di Plutonia.
In realtà voglio trattare un argomento spinoso che mi provoca sentimenti contrastanti. Il tutto nasce dalla lettura del libro La Notte Eterna, terzo della bella trilogia scritta da Guillermo Del Toro e Chuck Hogan. Ma in realtà – non volendo spoilerare sul romanzo – la domanda me la pongo da un po’.
E’ la stessa domanda che mi ha fatto bocciare senza riserve un film come Codice Genesi, tanto per dirne una, o Segnali dal futuro, che di per sé non è poi una pellicola poi così brutta.
Per farla breve: riesco a digerire assai poco tutti quei romanzi/film in cui l’intervento del Divino serve in qualche modo a sistemare la faccenda e a far vincere il concetto di “Bene”, più o meno astratto che sia.

Parte del fastidio deriva dallo stratagemma narrativo del Deus ex Machina. Citando Wikipedia:

Si tratta di una qualsiasi soluzione di una storia che non presti il dovuto riguardo alla logica interna della storia stessa e appaia alquanto improbabile, usata solo per permettere all’autore di concludere la storia nel modo voluto.

L’intervento divino è uno dei Deus ex Machina più abusati e – in linea di massima – più brutti e stantii tra quelli utilizzabili per salvare capre e cavoli. Immagino che molti di voi ricorderanno “la mano di Dio” nella trasposizione televisiva de L’Ombra dello Scorpione. Una delle cose più brutte mai viste in TV.

La seconda fonte di fastidio nasce da convinzioni strettamente personali.
Sono stato cresciuto come un cattolico, ma non ho mai avuto vera Fede. Credo che esistano forme di vita superiori a noi, in questo o in altri universi. Pensando a un rapporto evolutivo dalle possibilità infinite direi che, sì, potremmo chiamarli Dei. Tuttavia sono intimamente convinto che nessuna di queste creature sia lì ad ascoltare le nostre preghiere per aiutarci o per salvarci nel momento del bisogno.
Mi sbaglierò, inutile negarlo. Quello che ho appena affermato è la mia filosofia di vita, non una verità dimostrabile. Tornando strettamente in topic, va da sé che con una visione del mondo come questa è difficile non fare qualche smorfia davanti all’intervento divino che salva i buoni o salva il mondo intero nel momento di maggiore difficoltà.

L’Occhio di Sauron

Buona parte del cinema americano va in questa direzione, e lo fa da molti anni. Ciò rovina anche delle pellicole ricche di potenzialità, anche se noto che ai più la spiegazione religiosa non dà gran fastidio.
A questo punto mi viene da fare un parallelismo un po’ blasfemo: non è che lo spettatore/lettore medio prende oramai le faccende di Fede più o meno come una trovata fantasy più o meno plausibile? Del tipo: se mi piacciono Sauron e Galadriel, in fondo perché non porre sullo stesso piano l’intervento di una mano divina che salva gli eroi dal cattivone di turno? E qui siamo tornati di nuovo a L’Ombra dello Scorpione.

Che ne pensate?

35 risposte a "La Mano di Dio"

  1. Sì, purtroppo ricordo quella mano… 😦
    I deus ex machina sono comodi, sono veloci, e permettono di non doversi sbattere per chiudere un cerchio o risolvere una questione. Però stonano, questo è vero. In Giappone, tornando al discorso da te aperto, si sentono più liberi di utilizzare Dio e la religione in storie di fantasia; non credendoci i loro muri mentali sono più sottili e facilmente valicabili. Da noi, invece, tutto pare assumere contorni quasi da fanatismo.
    Anch’io, come te, ho vissuto in una famiglia cattolica, e come te non sono credente. Accetto tutto, di solito, ma gli escamotage con divinità o cose simili, quando si tratta di narrativa, proprio non le sopporto.
    A parte non mi stiano raccontando la storia di Odino, o chi per lui, allora forse in quel caso ci può stare! 😀

    1. A proposito di Odino: un altro aspetto che consideravo nel post riguardava proprio il miscelarsi di religioni vere o presunte. Pare che molti spettatori, specialmente quelli giovani, siano disposti a credere tanto in Thor e Sauron quando in Cristo e Maometto.
      A me non importa granché, essendo quasi ateo, però la cosa è davvero… strana.

  2. Sono credente (quasi “eretico” a dire il vero) ma quando si parla di interventi divini in film o romanzi li giudico in base alla loro fuzionalità narrativa.
    Per capirci: se uno vuole scrivere un romanzo o girare un film per esprimere la sua fede nell’esistenza di Dio mi sta bene, però il film o il romanzo li giudicherò esclusivamente come film o romanzo, prescindendo dal messaggio condivisibile o meno.
    D’altro canto se dovessi farmi convincere a credere in Dio da film come “Giorni contati” penso che ritornerei rapidamente ateo…

  3. dipende sempre dal contesto, ma in linea di massima trovo che se ne faccia un abuso negli ultimi anni, mi riferisco sopratutto alla saga Left behind di La Haye, che aveva potenziali enormi, ma che gli autori vanificano puntando più a l’evangelizzazione del lettore più che un suo reale coinvolgimento.
    ma se un intervento divino in ambito fantasy riesco a tollerarlo, se ben costruito, in un contesto più reale mi trovo spesso più insofferente, e la sospensione dell’incredulità se ne va a farsi benedire

  4. Dipende dal film e da come viene inserito tale intervento. Se lo mettono così alla cazzo per risolvere una situazione ormai impossibile allora anche a me da fastidio. Preferirei vedere una pellicola in cui sono tutti nella merda e alla fine ci lasciano pure le penne e amen! 🙂 ”Segnali dal futuro” che hai citato invece a me è piaciuto parecchio. Che poi non è proprio un intervento divino nel senso ”classico” della parola. Ti consiglio di guardarlo. Film non bellissimo ma comunque carino, soprattutto nel finale appunto 🙂 Non è mandato in vacca e accontenta sia chi vuole vedere un lieto fine sia chi crede che non ci sia più nulla da fare vista la situazione incasinata. Vabè non ti spoilero nulla.

  5. Il meccanismo deus ex machina aveva un senso quando veniva usato per storie “edificanti” dal punto di vista religioso ma stiamo parlando di quella paramitologia tardo medioevale, di storie trasmesse oralmente. Difficile accettarlo in un contesto moderno, a meno che non si tratti di lavori fantasy creati / pensati con il coinvolgimento diretto delle divinità locali nelle vicende raccontate. Si tratta comunque di cose francamente poco interessanti per quello che mi riguarda, anche le storie ambientate nell’universo di Warhammer perdono rapidamente quota e senso quando si arriva a queste soluzioni.

  6. Come hanno detto, molto dipende da come l’elemento religioso è inserito all’interno della trama. Se è parte integrante della storia e la accompagna dall’inizio alla fine (con un potere divino che sia immanente al contesto), ben venga.

    Se la mano di Dio emerge nel finale solo perché non c’è altro modo di risolvere la vicenda, allora il Deus Ex Machina è un concetto che sminuisce e mortifica la storia. Perché le toglie una conclusione naturale.

  7. In realtà, un narratore dovrebbe essere abile a mascherare il deus ex-machina, facendolo passare come puro caso, o persino conseguenza logica.
    È dal tempo del cespuglio in fiamme, comunque, che se ne farebbe volentieri a meno.
    E questo lo dico io, che invece ho fede. 😉

    1. Hai ragione. Esempi positivi di quel che dici: Signs per quel che riguarda il cinema, Le notti di Salem per i libri.
      In queste due opere il forte intervento superiore non mi ha disturbato. Merito degli autori che l’hanno contestualizzato.

  8. A priori non condanno nessuno stile narrativo. Il metodo del deus ex machina è usato e abusato nel modo peggiore… senza dare spiegazioni, senza un contesto che possa giustificarlo, e ciò ovviamente finisce per affossare l’intera storia.
    Se però viene usato con consapevolezza e l’intera vicenda viene costruita per dare supporto al finale, rendendolo credibile in quel contesto, allora tutto può cambiare ma…

  9. Di “Segnali dal futuro” ricordo solo il finale, che è ha terminato con mia somma gioia quella pellicola a mio parere soporifera. (Proyas, per l’amor di Dio, che fine hai fatto?).
    Dal canto mio, cresciuto come un cattolico e rimasto tale, così dicono, posso dire che effettivamente l’utlizzo di un Deus Ex Machina il 75% delle volte nonè molto congeniale e rischia di infastidire. A mio parere l’intervento divino (che sia esso razionale o voluto come quello di un Dio simil-cristiano, o irrazionale o caotico come le divinità di Lovecraft e gli Dei del Caos) è un qualcosa che va usato con sottigliezza, un fattore nascosto ma molto potente. Per dire, non ho disapprovato il Deus Ex Machina in Codice Genesi (pur non avendo apprezzato la morale di fondo), perchè in quel caso si trattava della storia di una missione, e come tale ci si aspetta, o comunque è naturale. che il “mandante” voglia che le cose vadano per il verso giusto.
    Mi viene in mente uno dei più famosi Deus Ex Machina della storia della Letteratura: la morte dei Tripodi nella Guerra dei Mondi. Amo quel pezzo, che invece fa venire l’orticaria a molti. Si tratta di uno stratagemma semplice ma geniale, che spiazza il perbenista, che si accorge ineluttabilmente di quanto l’espediente per l’happy ending in sostanza è…brutto, e che la naturale soluzione delle cose, che era quella proposta da Wells, sarebbe stata quella dei Tripodi triofanti sulla razza umana. Magistrale.

    1. A me l’espediente per concludere “La guerra dei mondi” con la vittoria dei terrestri piace molto. Consideriamo poi l’anno in cui è stato scritto. Per quei tempi era davvero una trovata geniale e originale.

      1. Grande climax, in effetti. Però, nel caso della “Guerra dei mondi” direi che si può parlare di Deus ex machina in senso molto lato. Nel romanzo mi sembra che ci sia una chiave di lettura evoluzionista e darwiniana molto forte, per così dire. La loro superiore intelligenza e tecnologia non basta ai marziani, perché non può nulla contro i microrganismi terrestri, ai quali l’uomo è diventato resistente grazie a una selezione durata millenni e millenni. La morale implicita del romanzo (chissà poi se era anche questo che Wells aveva in mente…) è che la selezione naturale NON crea forme di vita superiori ma forme di vita adatte al sopravvivere in un determinato ambiente.

  10. Che poi mi chiedo, sta cosa che devono vincere sempre i bbbuoni ma dove sta scritta? Ma non sarebbe divertente se ogni tanto vincessero i kattivi kattivissimi? 🙂 Che poi sarebbe piu’ realistico, non e’ che nella realtà vincono sempre e solo i gigli di campo, anzi, molte volte sono le erbacce a prevalere!

    1. Sì, anch’io la vedo così.
      I buoni vincano quando la cosa è giustificata dalla trama, altrimenti non è mica obbligatorio concludere sempre in bellezza 😉

      1. L’unico problema che vedo nell’idea del trionfo del villain (oltre ad alcuni igienici dubbi che potrebbero sembrare, come dire?, moralisti) è che andrebbe in rotta di collisione con l’idea generalmente accolta che la letteratura e lo storytelling in generale siano fondamentalmente un esercizio di menzogna. Ergo, se la letteratura e lo storytelling (esercizio di menzogna) rappresentano il trionfo del Male, dovremmo pensare che nella realtà il Male non trionfi. Il che è palesemente assurdo, anche alla luce della storia dell’uomo a partire… beh, dall’austrolopiteco in poi. 😉

  11. Anche io cresciuto cattolico e poi passato ad un ateismo (o forse dovrei dire umanesimo?).
    Tu qui per deus ex machina intendi un utilizzo letterale del sistema. Un vero e proprio Dio che appare e risolve i problemi. Personalmente ci può stare solo in un urban fantasy (più o meno esplicito). Se mi hai introdotto un elemento divino/soprannaturale nel corso della storia, lo puoi far agire nel finale. Se no, stai barando
    Inoltre, l’elemento divino in Signs (che ho appezzato molto) e in storie che comunque intendono dio più come un concetto di “avere fede” e la relativa lotta interiore del personaggio nel vedere il mondo con gli occhi del fedele o no, mi fanno imbestialire. Perché il messaggio evangelico di fondo mi dà l’effetto di un ceffone “eh, al solito, non ci sono prove, anzi le prove puntano in direzione contraria, non hai motivo per credere a questa piuttosto che a un altra favola…. ma lo devi fare, e il quel caso, tutto si risolve (il protagonista può diventare un martire oppure no, dipende)”
    Questo non è inserire Dio, è semplicemente forzare l’idea di dio come filtro per vedere le cose, senza un motivo che non sia “perché è bene, fidati”.
    Di solito almeno lo struggling del protagonista è elemento centrale della trama, e quindi non appare dal nulla nel finale, ma mi suona comunque troppo evangelico. sorry
    Inoltre il deux ex machina in senso lato (l’oggetto magico che dal nulla risolve tutto, la persona inaspettata che arriva e salva la baracca) ha rotto le scatole. E’ solo sinonimo di pigrizia dell’autore che non si è sbattuto per inserire indizi che portino a quelle logiche conseguenze.(es a quanti girano le scatole ogni volta che una megainvasione viene fermata con un singolo atto che si ripercuote su tutto e su tutti? Esempio recente: the Avengers e i Chitauri che muoiono tutti appena la navicella esplode. I classici minions che scompaiono se uccidi il mostro finale…)

    1. Interessante disamina.
      Concordo nell’esprimere un certo fastidio per gli evangelici, a cui aggiungo anche quelle sette di Reborn Christians ancora più fanatiche. Oltre al messaggio di fondo (quello che sottolinei tu), mi dà fastidio quel vago sospetto che il regista voglia in realtà “catechizzare” lo spettatore, non solo raccontare una storia.

      Più in generale il deus ex machina ha rotto, sì, anche se non lo riesco a condannare in quei film volutamente cazzeggioni, come The Avengers. Invece in pellicole e libri dai toni più seri, beh, non si può proprio vedere.

  12. Hai ragione da vendere e la vedo allo stesso modo, purtroppo però al giorno d’oggi la gente media – e credo non sia quella che frequenta il tuo blog – ha bisogno di certezze e fiducia e cosa c’è di meglio di un dio che ci prende in braccio in maniera molto semplice, seppure camuffata da una storia drammatica e o sentimentale.

    1. Non giudico chi ha Fede, anche se io non riesco proprio a condividere una visione del mondo basata su divinità “interventiste”.
      Diciamo che, almeno per quel che riguarda film e romanzi, spesso è una risposta di comodo.

  13. Concordo con te su tutto!
    La soluzione del dio che sistema le cose la trovo davvero sciatta e irritante.
    Sono credente e quindi il problema non è se credo plausibili o meno certi finali.
    Il punto è che lo abbiamo detto tante volte che la narrativa non deve imitare la realtà.
    La narrativa deve raccontarmi storie che siano coerenti e plausibili sulla carta.
    Storie che prendono forma in un universo loro.
    E le storie che mi piacciono sono le storie in cui sono i personaggi a fare le cose e non qualcuno al loro posto.
    Che poi nella mia vita normale io possa rimettermi o meno alla mano di dio questo è un altro conto.
    Anzi ti dirò di più.
    Visto che nel mio quotidiano sono troppo spesso in balia degli eventi voglio storie dove i personaggi possano agire e molto sulle proprie vite.
    La presenza divina non mi piace a meno di non rendere il dio un personaggio a tutti gli effetti con tutte le difficoltà e i vari conflitti. Ma allora è un dio con meno poteri e non è più un dio capace di fare il deus ex machina…

    1. Capisco il tuo punto di vista.
      In effetti immagino che per un credente certe esagerazioni nel tirare in ballo Dio per risolvere questa o quella questione possa risultare addirittura disturbante.
      Nel banalizzarlo.
      Non a caso, da non credente, nel post mi pongo un interrogativo del genere, anche se fose l’ho messo troppo in sordina e non è filtrato molto 🙂

  14. Bellissimo articolo e tema interessante e attualissimo. A mio parere, se l’intervento divino in un romanzo o in un film si inserisce nell’evoluzione logica del romanzo o del film, può anche starci, ma non deve essere la mano di vernice bianca che mette tutto a posto. Vorrei portare come esempio il telefilm Supernatural, dove l’intervento divino (angeli) solitamente incasina ancora di più le cose per i poveri fratelli Winchester. Per quanto riguarda Dio, si sa che c’è ma non interviene mai, e questo è un altro motivo di scontro.

  15. Essendo non credente, non riesco a trovare alcuna differenza tra l’invenzione di Dio e quella di un qualsiasi altro personaggio fantastico. D’altra parte, se credessi in Dio, non potrei escludere l’esistenza di altre creature altrettanto improbabili.

  16. Ovviamente io me ne vado e tu metti in piedi un baraccone come questo!
    Ottimo post, belle domande.
    Da paleontologo e studioso dell’evoluzione, ho di solito delle pessime notizie per chi ha Dio come co-pilota – tutto nella teoria dell’evoluzione sembra indicare che non ci sia un principio creatore.
    I paleontologi non dormono tranquilli, la notte (e neanche di giorno!)

    In narrativa, l’intervento di Dio è accettabile se era fra le opzioni contemplate fin dall’inizio – se insomma nell’universo descritto dall’autore tale possibilità era reale.
    Il che costituisce un problema con la narrativa “realistica” – dopotutto nella nostra realtà esiste una vasta fetta di popolazione che crede fermamente che l’intervento sia possibile.
    Ad un certo punto l’autore di una storia realistica può quindi buttare lì il miracolo e dirmi , “Beh? Quelli che ci credevano avevano ragione.”
    È sleale, ma ci sta.

  17. Penso che al giorno d’oggi il solo modo accettabile di usare il Deus ex Machina sia “mascherarlo” come intervento capriccioso del Caso o della fortuna, totalmente irriducibile a qualsiasi sistema etico, filosofico o semplicemente antropocentrico.

    «Chi considera bene, non può negare che nelle cose umane la fortuna ha grandissima potestà, perché si vede che a ognora ricevono grandissimi moti da accidenti fortuiti, e che non è in potestà degli uomini né a prevedergli né a schifargli: e benché lo accrogimento e sollicitudine degli uomini possa moderare molte cose, nondimeno sola non basta, ma gli bisogna ancora la buona fortuna» [F. GUICCIARDINI, “Ricordi”, C30]

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