Fantastico per modo di dire

Chicken Park, fantastico all’italiana

In questo periodo ci sono giuste e sacrosante lamentele (noi da queste parti le lamentele le teniamo in gran conto) sulla mancata programmazione nei cinema italiani di Iron Sky. Un film che sicuramente avrebbe meritato una passata sul grande schermo, invece che il consueto download semi-legale nell’attesa di poter acquistare almeno il DVD originale.
Invece no, in tutta Europa solo noi abbiamo snobbato il piccolo gioiellino finlandese, a dispetto del tam-tam in Rete, del tanto hype creato su blog e social network. Alla fine ci siamo meritati un posto al sole – nel senso che abbiamo fatto più o meno la stessa figura di quei paesi nordafricani che Iron Sky non l’hanno messo in rotazione nei cinema.
Tutto brutto e disdicevole, per carità. Però c’è un interrogativo maligno che si fa strada nella mia testa.
Proprio parlando di Iron Sky con i miei abituali lettori qualcuno ha commentato (cito a spanne): “Poi però ti capita di andare al cinema a vedere Attack the Block in pieno week end e di trovare soltanto due spettatori paganti in sala”.
Allora, signori, forse la colpa non è solo del cattivissimo sistema di distribuzione, no?

Un altro caso singolare che mi viene in mente è Troll Hunter. Film a mio parere davvero molto bello, che prima o poi recensirò qui sul blog. Anche di questa pellicola si è fatto un gran parlare nel 2010, anno in cui è uscito. Ne è nato subito un caso, un po’ come per Iron Sky: tutti (a quanto pare) volevano vederlo, ma in Italia nessuno lo distribuiva. Il risultato è stato sempre lo stesso: chi non poteva farne a meno l’ha scaricato da qualche sito di streaming, gli altri hanno aspettato il DVD, tra l’altro venduto in sordina e a prezzi non certo friendly.

Un troll di “Troll hunter”. Più carino di quelli che solitamente infestano la blogosfera.

A questo punto però, tornando all’episodio della sala vuota di Attack the Blok, mi chiedo: ma non sarà che a una buona fetta di italiani non frega una beata minchia del cosiddetto “fantastico”? Sì, ok, alcuni film vanno bene perché sono grandi produzioni che contano su un battage pubblicitario impressionante. Penso ai vari The Avengers, i Batman, i Transformers etc etc.
Ma le produzioni minori? Chi se le fila? Gli appassionati, cioè noi, certo. Che siamo pure in buon numero, ma comunque troppo pochi per costituire una fetta di mercato in grado di influenzare le scelte di produttori e distributori. Gli altri spettatori semplicemente certi film non se li filano (idem per i libri), come se nel nostro DNA ci fosse solo spazio per la commedia leggera e i film strappalacrime “con contenuto sociale”. Magari è proprio così. Magari ci meritiamo di essere snobbati come reietti perché vogliamo storie di troll, di astronavi, di supereroi e di alieni che non siano quelli disneyani e pacioccosi.

Poi capita anche il fenomeno contrario. Raramente ma capita. Guardate gli Avengers: ora che l’intero multiverso ha visto il film tutti si dichiarono fan di Hulk, Thor, Iron Man, perfino di Occhio di Falco. Molti di questi appassionati fans dell’ultima ora sono gli stessi che anni fa additavano come dementi immaturi chi leggeva i fumetti di casa Marvel, ridendo di loro perché “alla tua età non puoi pensare a queste stronzate“.
E adesso che cosa è accaduto? Abbiamo mutato il DNA attraverso un buon film? Abbiamo mostrato loro che in fondo si fa presto a dire “stronzate” riferito a cose che non conoscono? Oppure seguono solo una delle tante mode del momento?

37 commenti

  1. Seguono una delle tante mode del momento.
    E riguardo i cinema semivuoti per qualunque film che non sia un blockbuster hollywoodiano o l’ennesima commediola italica, purtroppo è la triste verità.

  2. Che il fantastico interessi pochino è fuor di dubbio, sono certo che se mettessimo a confronto la fetta di mercato interno di un sottogenere fantasy e un altro più mainstream (vampiri sbrilluccicosi che si amano alla follia per esempio), l’analisi risulterebbe anche più orribile. Perché una buona fetta di interesse per il fantastico, di interesse per il fantastico non ha nulla.

    Il discorso cinematografico merita però una puntualizzazione: va bene che ci sono prodotti che ancora oggi vendono, ma è risaputo che anche questo settore inizia a sentire la crisi. Una serie di tanti fattori sta portando alla chiusura di molti cinema e, onestamente, dedicarsi a pellicole di nicchia non vedo come possa attrarre un imprenditore che già fa fatica a stare in piedi. Attack the block garantisce due paganti a sera… quantomeno.

    E’ triste ma è così.

  3. Io non credo che il fantastico non interessi al pubblico.
    Il fantastico è ovunque – al cinema, in TV, nei fumetti, sui giornali, nei tweet di Red Ronnie…
    Ciò che manca, forse, è il coraggio – dei distributori, per rischiare su un prodotto piccolo e privo di garanzie, del pubblico per provare a bruciare una manciata di euro su qualcosa che non è certificato dalla presenza di grosse star, grossi effetti speciali, registi roboanti (“Dallo stesso regista di …”).
    E il pubblico introduce, io credo, un secondo elemento critico – poiché ormai il fantastico ha vinto, ed è ovunque, gli appassionati sono una percentuale ridotta rispetto agli spettatori casuali.
    Gli spettatori casuali non sanno che esiste Iron Sky, non sanno che esiste Troll Hunter, un film come Attack the Block non sanno cosa sia e come classificarlo.
    Non conoscono la differenza fra fantastico e mainstream.
    Il fantastico ha vinto, e ne paga le conseguenze.

      1. Nel senso che non è più il prodotto di nicchia che era un tempo – ma diventando un prodotto di massa, si è adeguato a delle leggi di mercato che non privilegiano la qualità, ma il volume.
        Esempio scemo…
        Quando eravamo ragazzi (facciamo un discorso da vecchi), c’era un sacco di ottima fantascienza – Nord, Fanucci, Urania, Robot, la Libra, la SugarCo…
        Però per trovare quei libri toccava sbattersi – a Torino c’era una sola libreria che aveva tutto il catalogo Nord e Fanucci sugli scaffali, negli anni ’80.
        Oggi non c’è Feltrinelli che non abbia un bancone stracolmo di fantasy – ma la maggior parte è cartastraccia destinata ad essere letta e dimenticata.
        Il fantastico è entrato nel lessico quotidiano – ma deve pagare un prezzo molto alto.
        Se poi ci aggiungi il nostro mercato strettissimo (pochi lettori, pochi spettatori, nessuno che fruisca dei lavori in originale…), il risultato è catastrofico.

        1. Ok, ora ho capito e condivido.
          L’esempio che fai è perfetto. Qui a Milano c’erano due o tre librerie traboccanti di ottimi volumi della Nord e di Fanucci. Poche, considerando la grandezza della città, ma ci trovavi roba ottima.
          Ora la situazione è come la descrivi tu: ovunque “fantascienza” e “fantasy”, ma la qualità, meh…

  4. Mi accodo a Davide qui sopra.
    Siamo comunque di nuovo al discorso dell’altro giorno. Terzomondismo italico a gò-gò. Però come dicevo anche altrove, mi metto anche dalla parte del distributore. A parte le poche, sparute nicchie che sanno cosa sono prodotti come Iron Sky o Attack the block, il 99% del pubblico non sa nemmeno di che si parla. Un distributore “medio” ha interesse nell’investire su qualcosa che vedrebbe solo l’1%? No.
    Certo, è un po’ un cane che si morde la coda.

    1. Perdonami ma non sono d’accordo sul fantastico sia nato come prodotto di nicchia…la fantascienza è nata sulle riviste pulp destinate ad una massa pressochè incolta, così come le strisce di Flash Gordon o Buck Rogers. Ed è quasi sempre stato così, non dimentichiamoci ad esempio il successo dei film della Hammer negli anni 60 o dei mostri della Universal degli anni 30. Erano soprattutto le grandi masse che andavano a vedere quello che era, appunto, cinema “popolare” (nel senso migliore e peggiore del termine contemporaneamente) anche se era disprezzato dagli intellettuali e da certa critica.

      Quello che è successo secondo me è una conseguenza di tanti fattori: l’imborghesimento generale (sono venute a mancare le fasce “ignoranti” che affollavano le sale, sono nate le tv) , la colonizzazione socioeconomica (niente più sale di quartiere o cinema normali, solo multisale dove il film non conta niente, il profitto come logica su tutto, le multinazionali che esportano lo stesso identico prodotto inerte in tutto il mondo), internet che ha abbattuto morali e costi (perchè pagare anche solo 3€ per un film se posso scaricarlo gratis ?) e un certo tipo di messaggio fatto passare negli ultimi vent’anni (contano solo i soldi e l’apparire, tutto ciò che è vagamente cultura o diverso da quello che fa la massa, non va bene. Un po’ alla “Essi vivono”, diciamo.

  5. Sebbene mi rattristi non poter godere di chicche come Iron Sky al cinema, non me la sento di puntare il dito contro i distributori italiani. Per loro sfortuna hanno a che fare con un pubblico che segue solo quello che gli viene indicato a lettere cubitali. E il discorso si può ampliare a molti mercati legati all’arte. Ma penso che in questi lidi già si sappia di cosa sto parlando 🙂

  6. E’ che l’Italia funziona così Alex: gli italiani sono il popolo delle eccellenze, nel senso che, quando fanno una cosa, non hanno rivali, la fanno benissimo. Io sono convinto. Se guardi in giro nel mondo, quando c’è una scoperta o una cosa figa, l’ideatore è un italiano o di mezzo c’è un italiano. Okay. Però nel mainstream degli italiani non c’è la cultura del rock per esempio – anche se abbiamo tirato fuori l’eccellenza anche nel rock – e non c’è la cultura del fantastico. E’ come se non ci fossimo abituati – non noi che siamo cresciuti con Tolkien eccetera. Così, a meno che non sia una superproduzione americana, un film fantastico finlandese non se lo caga nessuno, per esempio. Ahimé.

    1. Sì, gli italiani non hanno certo meno fantasia, talento o creatività rispetto ad altri. Solo che di solito la dimostriamo fuori dai nostri confini, o comunque in contesti molto circoscritti (se rimaniamo in Italia).

  7. Il pubblico è una bestia difficile da identificare. Pensi di averlo inquadrato e poi ti sorprende. Come dicevo nel mio post che ha originato questo topic, Hunger Games da noi si è rivelato un flop terrificante, a dimostrazione che non sempre l’hype o le mode funzionano. D’altro canto, Cosmopolis di Cronenberg sta funzionando piu che discretamente, cosa sorprendente considerando che si tratta di un film difficile ma viene da chiedersi se parte del suo successo sia dovuto alla presenza di Pattinson come protagonista (senza di lui, chissà come sarebbe andato ?). Cito un altro episodio: qualche giorno fa in un noto negozio specializzato di film, il proprietario mi diceva che dopo anni che tutti gli chiedevano quando sarebbe uscito in dvd “Le evase”, film carcerario con Lilli Carati, ora che è uscito, e in una bella edizione, non ne ha venduto quasi una copia. Perchè ? vallo a sapere.

    In quanto al fantastico che non tira, non siamo i soli. Compro regolarmente le riviste francesi Mad Movies e L’Ecran Fantastique, e vi garantisco che anche oltralpe (dove peraltro storicamente il fantastico non è per nulla disprezzato) la situazione è esattamente come la nostra, con la differenza che almeno lì le uscite in homevideo sono almeno il triplo che da noi (e comunque, per dirne una, Halloween 2 di Rob Zombie da loro non è mai uscito in sala).

    1. Riguardo al discorso su Pattinson mi sa che Cosmopolis sta andando benino proprio grazie alla sua presenza.
      Il che denota quantomeno una certa furbizia da parte di Cronenberg, che è riuscito a stare al passo coi tempi, al contrario di alcuni suoi colleghi passati a miglior vita (artistica), tipo Romero.

      Non ho un quadro chiaro di come vanno le cose all’estero.
      Posso solo dire che nei miei viaggi riservo sempre un occhio di riguardo a videoteche, librerie, fumetterie. La proporzione di materiale “fantastico” che ho trovato a Londra, NY, ma anche solo a Stoccarda è nettamente superiore alla nostra media.
      Forse poi vendono poco, ma la scelta non manca.

  8. Magari sparo una stronzata, eh, però vorrei cercare di spostare il discorso: a mio modesto parere le sale cinematografiche hanno spazi limitati in conseguenza dei cosiddetti “pacchetti vendita”. Mi spiego: vuoi che la tua sala proietti l’ultimo film di Batman? Okay, ma acquisti anche i miei altri 9 Blockbuster. Il nostro piccolo imprenditore può permettersi di non proiettare l’ultimo Batman?
    Gli spazi di proiezione quindi si riducono e le possibilità per le case di produzione di piazzare altri film si ridimensionano, quindi, si scelgono tipi di film che possano interessare un pubblico con determinate “affinità elettive”. (Notare le scelte della Fandango.)
    Urge un ripensamento della filiera.

    Inoltre, non penso sia vero che gli spettatori casuali non conoscano i film in questione, dato che sono proprio gli spettatori casuali, quelli che vedono un film così, un tantino alla sera tanto per, che usufruiscono maggiormente dei siti streaming, e che per forza di cose vengono a conoscenza dell’esistenza di certe pellicole.
    Molto probabile, invece, che non abbiano mai sentito parlare di film come “il vento fa il suo giro”, anche se con il fantastico non c’entra una mazza.

    Qualche link: http://d.repubblica.it/dmemory/2008/01/19/attualita/attualita/031fre58131.html

  9. [quoto] non sarà che a una buona fetta di italiani non frega una beata minchia del cosiddetto “fantastico”? [quoto]

    Secondo me una buona fetta di italiani va al cinema seguendo i clamori della cronaca. Di Avenger si è parlato ovunque, anche nei TG nazionali… e allora tutti a vederlo. Di Troll Hunter non ha parlato neppure il panettiere (ovviamente escludo il web… dove il tam tam c’è stato), e in molti non si sono neppure accorti che esiste. Di Iron Sky idem. E che parlare di Wang dei Manetti Bros? Che fine ha fatto?

    Sgarbi ha sbagliato solo ovino… non sono capre, son percore! pecore! pecore! ^_^

    (e così mi son sfogato un pochino!)

  10. C’è da dire che molto dipende dal bombardamento pubblicitario e da come viene presentato un film, a quali e quanti titoli viene associati (l’emblematico “dai creatori di…”). Attack the Block, per esempio, avrebbe potuto essere spinto parecchio, con robe tipo dal creatore di Scott Pilgrim e dallo sceneggiatore di Tin Tin (che poi magari l’hanno fatto, non so, non ho visto trailer italiani). Basti pensare a che razza di impalcatura hanno tirato su con L’altra faccia del diavolo, vera e propria robaccia spacciata per ben altro. E quindi il pubblico italiano poco c’entra, in fondo, o meglio, è stato plasmato in questi anni a ricevere solo determinati stimoli, stimoli che distributori e quanti altri lavorino nell’industria cinematografica forniscono un po’ a caso, così, come gli gira, seguendo le mode, o creandole quando non ci sono.

    Chiaro che gli interessati ci saranno sempre, vedi noi baldi blogghi, ma i film li avranno già visti in lingua originale, perché bisogna anche dire che il doppiaggio italiano, madò, meglio la tortura. 🙂

    1. Secondo me però noi italiani abbiamo in culo pesante più di altri.
      Non facciamo nemmeno lo sforzo di inserire in Google un titolo che ci interessa ma di cui si sa poco. Ovviamente non parlo di noi che siamo fighi, ma dell’italiota medio 🙂
      Poi sì, molti internet non sanno nemmeno cos’è e si basano solo sui trailer che passano in TV, quindi la scelta diventa automaticamente limitatissima.

  11. Il sommo ha ragione, nel senso che è un azzardo prendere un prodotto con un capacità di vendita limitata, ma sono anche convinto che, se non si inizi a proporre questi prodotti la cultura, la passione, la curiosità o come volete chiamarla per questo tipo di film/libri non ci sarà mai.

    Credo, oltretutto, che sia anche la lungimiranza dei grossi distributori ad essere fallace.
    Loro, i grandi, potrebbero distribuire ogni anno alcuni di questi film/libri in modo da sperimentare o coltivare questo tipo di pubblico.
    D’altronde se ne sono viste tantissimi di flop famosi e questi distributori sono ancora qui, non credo che qualche azzardo danneggerebbe le loro posizioni.
    Sul mercato chi non è disposto a scommettere è destinato a essere demolito.

    La domanda è: A lungo andare cadranno loro, oppure il DNA degli italiana scenderà sempre di più verso il baratro?

    E per ultima cosa (si, si ora me ne vado e non do più fastidio xD) anche se fosse una moda quella che ora fa “piacere” gli Avengers può darsi che qualcosa rimanga e da moda diventi qualcosa di più concreto 🙂

  12. La situazione cinematografica del nostro paese è diretta conseguenza di un livello culturale in stato vegetativo e di un sistema distributivo che cerca di minimizzare le perdite con ogni mezzo, anche arrampicandosi sugli specchi. Già è difficile che un film come Prometheus (un blockbuster di Ridley Scott, che non è esattamente uno sconosciuto) esca in orario, figuriamoci se perle come Iron Sky o The Troll Hunter hanno qualche possibilità di vedere la luce. Ma forse è meglio così. Le poche volte che film simili sono arrivati da noi, il doppiaggio faceva pietà (affidato magari a qualche calciatore o comico nostrano), il numero di copie era insufficiente, e la pubblicità nulla. “Visto, non avremmo dovuto ascoltare gli appassionati!” è una scusa che ho sentito troppe volte.
    Le cose cambieranno? Non credo. Come dici tu, non siamo una fetta di mercato sufficientemente ampia per influenzare produttori e distributori, che preferiscono giocare sul sicuro: pellicole comiche basate su personaggi e format televisivi, drammoni pretenziosi, e un’orda di film hollywoodiani (alcuni validi, molti orrendi) accompagnati da imponenti campagne pubblicitarie.
    Il resto non tira.

  13. Io credo che funzioni alla grande, il fantastico. Ma è in atto da qualche decennio il Regime di Realtà, che vuole l’aderenza alla realtà condita di problemi psicologggici il must have della società bene acculturata italiana. Capisci? AcCULturata.
    Ma poi, i nostri blog stanno a smentire questo stato di cose, che è imposto da un pugno di intellllettttuali che se credono chissàcchi? Ma de che stamo ancora a parlà?

    Ok, I’m back. Sentivi la mia mancanza, eh? 😀

  14. Bisognerebbe quantificare l’interesse nel fantastico. Servirebbero i numeri per capire quanto possa rendere in termini economici distribuire non dico in modo capillare ma almeno decente, ottimi prodotti come Troll Hunter (ho dovuto aspettare il dvd per vederlo) o Iron Sky. E’ sempre la solita questione: quanto possono incassare questi film? Al cinemino di provincia conviene? E’ consolidato, come giustamente affermi che una forte campagna pubblicitaria può anche far riversare nelle sale frotte di spettatori pronte a sorbirsi delle ciofeche stellari ma è cosa per le grandi produzioni. Le piccole case non possono far fronte a simili spese con l’incognita del rientro dei soldi investiti. Ritengo che gli amanti del fantastico apprezzino anche gli altri generi ma viceversa? Ultima considerazione: se dopo neppure sei mesi ho a disposizione il dvd spendendo poco di più che andare al cinema nell’insopportabile odore di pop corn e rompiballe d’ordinanza compreso nel prezzo che parla di continuo alle tue spalle o addirittura risponde al telefonino mi conviene ancora andare al cinema? 🙂

    1. Ma infatti hai ragione: la convenienza nel distribuire certi film da noi è poca, il rischio elevato.
      Tuttavia a me il cinema piace e a volte è una sofferenza doversi vedere dei piccoli capolavori come Iron Sky sullo schermo di casa 😛

  15. La distribuzione ha la sua parte di colpa, perché ovviamente se un film non arriva nelle sale non lo vede nessuno.
    Il pubblico ha la sua parte di colpa, vero, ma credo che la gran fetta di colpa ce l’abbia la promozione.
    Io non credo che non ci sia un vero interesse verso il fantastico, penso piuttosto che il fantastico non riesce nemmeno ad arrivare alle orecchie e agli occhi degli spettatori. Per una semplice questione di pubblicità. Le grosse produzioni americane hanno milioni, ti sommergono di pubblicità e per un sacco di tempo non si parla che di quei pochi film che vengono eletti a capolavori dell’anno. Tutto il resto è noia, ma non perché non esista o perché il pubblico lo snobba, semplicemente non sa che esiste e quando sa che esiste, magari perché sta sfogliando il volantino del cinema davanti alla biglietteria, non sa di cosa si tratti e quindi piuttosto che pagare a scatola chiusa (e vorrei ben vedere…) preferisce rifugiarsi nei soliti noti hollywoodiani.

    È un concorso di colpa di varie parti, perché comunque come ho accennato anceh il pubblico ha la sua fetta di torta. In un mondo in cui informarsi è una banalità grazie a Google, anche il pubblico ha tutti i mezzi per potersi informare a prescindere dalla pubblicità martellante.

    Ciao,
    Gianluca

    1. Come ho detto qualche commento più in alto, i nostri connazionali hanno il culo pesante e a volte non fanno nemmeno lo sforzo di informarsi su Google. Questo direi che è un ostacolo abbastanza complicato da scavalcare. E forse a molti non interessa nemmeno provarci.
      Un fenomeno ancor più marcato nel campo dei libri, che non in quello dei film.

  16. Sono arrivato solo ora a casa e non vedevo l’ora di inserire, sia pur tardivamente, un mio contributo di pensiero (la connessione del pc del lavoro non consente l’inserimento di alcun post per questo blog). Comunque, io sono uno di quelli che ha atteso Iron Sky con convinta partecipazione, volevo proprio vederlo sul grande schermo. Eppure, a titolo di puro esempio e per quello che può essere il mio modesto punto di osservazione delle cose, posso dire che tra i miei colleghi, partendo dai dieci della mia unità organizzativa, fino all’intero compendio composto da almeno duecento persone di età compresa tra i 25 ed i 60 anni, con titolo di studio compreso tra il diploma e la laurea specialistica, molti con esperienze forti e dure alle spalle, conosce l’esistenza di Iron Sky e non credo sia assolutamente interessato alla visione di tale film. Sono una mosca bianca. Questo discorso può essere esteso ad altri titoli ed altre opere del genere amato dai frequentatori di questo blog. E stesso riscontro lo posso avere nell’ambito delle mie amicizie (anzi, forse pure peggio) o dei miei parenti. E’ la realtà dei fatti, a queste persone, a questa italica gggente piacciono i film girati da minimalistii registi italiani in location da “due camere e cucina” oppure i cinepanettoni. E’ così.

  17. Attack The Block è uscito in sordina in un periodo dove c\’è il trailer di Project X ogni 2 secondi alla tv e la gente che vuole un film fantastico sceglie di vedersi il suo concorrente diretto MIB 3 per una fidelizzazione al marchio.
    Ecco che così non c\’è mercato per un prodotto veramente meritevole.
    E nei mancati introiti si aggiungono quelli a cui interessava veramente ATB ma se lo sono già visto in modi più o meno legali dato che la distribuzione italiana non è così affidabile nei ripesconi (Tipo Hunger uscito 4 anni dopo perché Fassbender è un nome che tira oppure All Good Things di 2 anni fa perché Gosling è diventato il figo di turno).
    Comunque ci sarà la crisi, ma c\’è anche gente che ha in mano situazioni grosse ed è incredibilmente incompetente…

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