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Professioni che non pagano

Tra amici se ne parla da un po’.
Sui forum legati a scrittura, musica, cinema etc se ne parla da sempre.
Con la cultura non ci mangi“. Quante volte avete sentito questa frase? E se con la cultura in Italia probabilmente non si mangia davvero, figuriamoci con la cultura pop(olare), vale a dire la narrativa, la musica, i film di genere e tutta questa robetta qui.
Basta considerare che i pochi che in Italia campano di sola scrittura sono una decina di fortunelli in tutto, da Saviano a Umberto Eco, passando per Fabio Volo (e ‘sti cazzi no?). Musicisti? A parte i best-sellers sono sempre meno i cantanti che hanno introiti notevoli. Più che con le vendite si porta a casa qualcosa coi live, ma siamo lontani dai tempi dell’artista che vive grazie ai diritti di due canzoni scritte vent’anni fa. Cinema? In Italia? Ok, magari se siete tipo quel tale, Vaporidis… sennò lasciamo perdere.
Ecco dunque un elenco di professioni che molti intraprenderebbero volentieri ma che, a dire chi già le fa, fruttano davvero pochi soldi. L’intento di questo articolo non è però polemico. Al contrario, vorrei che qualcuno che questi lavori li fa, aiutasse un po’ tutti noi a fare chiarezza in merito. E magari a vedere un barlume di speranza per il futuro.

 

  • Scrittori. Abbiamo già detto, no? Coi diritti di vendita di un libro (dai 6 ai 18 mesi per prepararlo) si mette insieme una cifra che va da poche centinaia di euro a qualche migliaio. Fate due conti e capirete perché è davvero dura vivere di sola narrativa. Infatti in Italia quasi tutti gli scrittori hanno il doppio o il triplo lavoro.
  • Editori. Vi rimando a questo mio guest post. Dice tutto.
  • Editor. Senza la “i” finale. Vale a dire i tizi che correggono gli svarioni di un manoscritto, cercando al contempo di migliorarne lo stile e l’armonia globale. Un lavoro ritenuto un tempo indispensabile e di cui ora si sente un gran bisogno. Ma il mercato gioca al ribasso, quindi è difficile trasformarlo in un lavoro fisso.
  • Traduttori. Ok, qui qualche speranza c’è. Ma non limitandosi alla sola narrativa. Conosco un paio di traduttori e so che nel settore vige la legge della jungla. Clienti che non pagano, ben sapendo che una denuncia porterebbe a risultati irrisori e diluiti negli anni. Clienti disposti a spendere solo pochi spiccioli. Etc etc.
  • Blogger. Se parlate dei fatti vostri, per bravi che siate a farlo, difficilmente troverete qualcuno disposto a pagarvi. Però potete sfruttare questo vostro talento scrivendo articoli per portali generalisti, dalla musica alla moda, dal gossip alle diete. Certo, non dovete essere molto snob, altrimenti col piffero che riuscirete a scrivere un articolo sull’ultimo flirt di Emma Marrone…
  • Impaginatori. Chiedete a lui.

E ci siamo occupati soltanto di professioni legate al mondo della scrittura, altrimenti l’elenco sarebbe troppo lungo.
Se vi interessa prossimamente posso invece proporvi l’elenco opposto, ossia quella delle professioni alternative che a quanto pare producono un po’ di introiti.

29 risposte a "Professioni che non pagano"

  1. In effetti molti scrittori sono ANCHE editors, pubblicisti o giornalisti, o addirittura impiegati di banca (Tullio Avoledo mi sembra appartenga a questa categoria).
    Insomma, in Italia la scrittura (come pure la lettura) è sempre una cosa secondaria…

    1. Sì, Avoledo è bancario. Non so se ora, avendo venduto bene, fa ancora questo mestiere.
      Certo che se non riesce a essere “solo” scrittore uno come lui, siamo tutti fottuti.

  2. In linea di massima, c’è un antico e ben radicato disprezzo per qualunque attività che non comporti fatica fisica.
    Le attività che comportano l’uso della creatività sono particolarmente squalificate.
    Scrivere? E cos’è, un lavoro?
    Tradurre? Ecchessaràmai…
    Il passo successivo è ovviamente che se si tratta di una cosa da nulla, può farla anche il primo che capita… la segretaria della sezione paghe e contributi che ha fatto le vacanze in Irlanda, ad esempio…
    E allora perché pagare?

    (per delle traduzioni, sono ormai sei mesi che attendo il pagamento – i libri sono usciti, non ne ho neanche avuto una copia di cortesia, e sono ancora qui che aspetto… tanto, chessaràmai, giusto?)

    1. A me questa cosa la rinfacciano da quando ho finito di studiare.
      Ossia che nella vita non faccio un cazzo perché non arrivo a sera sporco di olio, grasso o di catrame. E’ una filosofia molto diffusa nei paesi lombardi che sono sì vicino a Milano, ma ancora legati a un mondo agricolo.
      Posso confessarti di sentirmi molto umiliato ogni volta che tirano fuori questa storia?
      Umanamente e professionalmente.

      1. Io mi incazzo.
        Perché è uno svilire tutto ciò che faccio e tutto ciò che sono.
        Il problema è che sebbene io sia perfettamente in grado di annientare chi mi fa questi discorsi – ehi, sono uscito vivo dall’università italiana! – di solito questi discorsi arrivano da mio padre, nei confronti del quale ho un rispetto che evidentemente non è reciproco, ed un legame affettivo che mi impedisce di insultarlo ogni volta che lui insulta me.
        Perciò mi infurio tre minuti e poi me ne faccio una ragione – tanto cambiargli la testa non si può, allora tanto vale infischiarsene.

  3. Mah, sai… io sono sempre stato un caso disperato. Da piccolissimo volevo fare il cowboy (ma chi lo fa più, oggi? Le mucche sono prodotte in provetta, messe in rastrelliera e spremute come limoni). Poi, crescendo, decisi che il mio mestiere sarebbe stato il capitano di una nave interstellare (a 18 anni ho avuto un grave trauma quando, a scuola guida, mi hanno detto che non esisteva una patente per navi spaziali!). A parte una breve fase dell’esistenza in cui mi immaginavo ginecologo, ho deciso di dare spazio a passioni più terrene… e non essendo un tipico italiano, ho schivato il mestiere di calciatore, il pr, e quant’altro per… per la scrittura, la fotografia, e ora con la chitarra, la musica!
    Un vero caso disperato! ^_^

    1. Eh, più o meno siamo sulla stessa barca 😀
      Io volevo fare l’archeologo, poi lo storico… infine lo scrittore…
      Ho perfino avuto la possibilità di fare qualcosa tipo PR nel mondo della musica ma ho rifiutato perché quel che vedevo mi faceva senso.
      Siamo in due a essere casi disperati 😀

    2. Ecco, anche nel mio caso i primi attacchi di questo genere arrivano dalla parentela stretta (madre in primis).
      Ovviamente non c’è margine per farle capire il mio punto di vista – perché in linea di massima non interessa –
      Poi me ne faccio una ragione pure io, con la consapevolezza che se con un ebook portassi a casa 1000 euro il suo parere sulla scrittura (tanto per dirne una) cambierebbe di botto.

  4. Io voto per l’articolo opposto! Vorrei proprio sapere quali sono le professioni che – grazie alla cultura – pagano, almeno a livello italiano.
    Tanto lo so che sono capitato male a prescindere!

  5. Il fatto è che la generazione dei nostri genitori, sarà una banalità dirlo ma è così, viene dalla guerra e di conseguenza è molto pragmatica. La concretezza è la prima cosa a cui pensare. Perchè quando non hai più nulla e devi portare a casa da mangiare per te e la tua famglia, la cultura è l’ultima cosa a cui pensi. Ti devi sporcare le mani perchè non c’è tempo per i sogni, a meno di non essere ricchi di famiglia (e pure lì, anche fare l’industriale era una questione ereditaria). Poi chiaro che son passati gli anni e la società è cambiata, ma per loro sarà sempre così. E sinceramente, in parte li capisco pure. In questi tempi di precarietà totale, la prima cosa che un genitore vuole per suo figlio non è la felicità bensì la stabilità. Una volta che hai quella, puoi pensare anche ad attività secondarie che ti possano rendere felice se non ricco.

    1. Indubbiamente è vero.
      Sono ragionamenti che io stesso ho fatto molte volte.
      Non a caso tendo a giustificare più i vecchi che non chi, nelle nuove generazioni, fa un medesimo discorso, senza però avere la scusante di aver vissuto tempi duri e severi.

  6. E invece la prostituzione tira sempre. Non tanto quella di strada, che richiede l’impiego del proprio … capitale, quanto quella morale. La mia è vocazione, invece, tutt’altro settore.

  7. Anche io sono un caso disperato e come Mcnab volevo fare l’archeologa (no, in realtà volevo essere Indiana Jones…non come lui, volevo proprio essere lui), poi la storica (cioè la laurea in storia ce l’ho anche) e infine la scrittrice con brevi puntate al teatro. Per fortuna ho sempre avuto dei genitori che mi hanno sostenuto e dirò di più proprio perchè i miei nonni hanno dovuto smettere di studiare da piccoli per lavorare hanno sempre spinto i loro figli a studiare e poi i loro figli a loro volta hanno spinto i propri a studiare per farsi una cultura, per elevarsi, per andare a stare meglio. Io mi sento male pure per loro perchè hanno investito tanto su di me in termini di aspettative, speranze e anche a livello materiale per vedermi (e vedere un’intera generazione) di ragazzi che non sono più ragazzi allo sbando senza un futuro se non quello di essere sfruttati e fare lavori sottopagati…quando li trovano.

    1. Annotazioni interessanti.
      Tra l’altro dal tuo commento salta all’occhio una cosa che solo in Italia è tragicamente vera. Qui si è considerati “ragazzi” fino a 40 anni. Questo un po’ per DNA, ma anche perché non abbiamo davanti un futuro roseo, quindi fa comodo (oddio) pensarci come adolescenti eterni.
      Colpa anche della gerontocrazia dominante.

  8. Una ricca carrellata di scrittori che per vivere fanno altro si trova regolarmente nel campo della fantascienza, che si sa, è un genere che paga pochissimo. per lo più si tratta di persone che hanno una professione, in certi casi brillante, nei più diversi campi della scienza e della tecnologia. In ogni caso, io non credo troppo nella scrittura come professione esclusiva e trovo che le esperienze della vita comune siano una ricchezza per ogni genere di artista. Detto questo, aggiungo che i parenti/amici ben intenzionati e coi piedi per terra, in questa ottica, possono ben essere utilizzati nell’ambito dell’ispirazione letteraria. Come ha detto Carver “mettici dentro tutto, mettilo a frutto. E con minore eleganza: del maiale non si butta via niente

  9. Beh, dipende anche dove lavori. Poco tempo fa Nvidia cercava un “master blogger” con un buon contratto. Però doveva saperne di GPU! (E ottimo inglese, naturalmente, e parecchia esperienza nel settore…)
    Mi stupisce un po’ la questione del traduttore. Solitamente non è ritenuto uno degli ostacoli alla penetrazione di opere “minori”, proprio per via dei costi? Mi sa che metterò da parte le mie velleità da traduttore, eheh

      1. Grazie per l’informazione. In questo caso, in effetti, l’editore parte già in debito prima ancora di dare il libro alle stampe. Non è più così strano che piccoli autori abbiano problemi di penetrazione.

  10. vabbe, dai farsi pagare per fare il blogger sarebbe come farsi pagare per fare sesso! E’ un controsenso! Lascia stare che in qualche paese magari succede (sono paesi culturalmente svantaggiati), è una roba che si fa per passare il tempo con gli amici (niente di male, ma sarebbe come pretendere di guadagnare soldi ascoltando dischi metal mentre ti fai le canne con gli amici).

  11. Arrivo tardissimo e sono devastato quindi citerò solo un breve aneddoto.

    Una casa editrice di cui non farò il nome mi contattò interessata ai miei sertvizi da impaginatore.
    Volevano un preventivo per tutto il catalogo.
    E io lì, GIUBILO.
    Però, aggiunsero, e non scherzo, “guardi che noi già lavoriamo con i cinesi…”
    Quindi mi dovevo adeguare alle loro tariffe e magari scendere un po’.

    Serve altro?

    No, così non ci mangerò, però credo che ci siano altre professioni correlate (il copyrighter ad esempio, guardate per chi la conosce Simona Cremonini) che possono avere collegamenti con Editor, Editori,… e far guadagnare decentemente.

  12. Io mi annovero tra i pochi fortunati che hanno un lavoro creativo “fisso”.
    Ma quando mi raffronto con qualche cliente esterno con cui faccio delle collaborazioni, trovo sempre qualcuno che non riesce (davvero, non <i<riesce, senza cattiveria) a percepire il valore del lavoro creativo, e cerca di giocare al ribasso.
    C’è poco da fare: è questione di mentalità, e quella ci vogliono decenni (o secoli) a cambiarla.

  13. Sior McNab, ho finalmente deciso di uscire dal lurkaggio.
    Mi sembra il minimo, visto che apprezzo un sacco il tuo blog che seguo circa da un mesetto, e mi sto pian piano leggendo tutti i suoi romanzi/racconti.
    Che dire, io non scrivo ed al momento, non lavoro in campi attigui (però leggo molto).
    Apprezzo sempre con grande interesse però le tue riflessioni (e quelle di coloro che commentano puntualmente i post; grazie anche a loro), che si possono espandere non solo al mondo della scrittura ma a tantissimi aspetti della nostra società.

    Quindi grazie, grazie mille.
    E viva gli eBook, abbasso i gerontocrati.

    P.S. Per inquadrare il mio personaggio, considera che uno dei miei Dei in terra è Zweilawyer. 😀

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