Accenni di criptobotanica

 

Oramai tutti sapete cosa si intende con la parola criptozoologia. Trasmissioni più o meno serie come Voyager e Mistero (su quest’ultima… vabbé) hanno contribuito a illuminare le menti fino a pochi anni ignare di tutti questo campo di studi.
Oltre la criptozoologia c’è però un’altra pseudoscienza gemella, che rimane ancora oggi poco conosciuta e ancor meno citata in televisione: la criptobotanica. Facile intuire di cosa si tratta, ossia dello studio di forme di vita vegetali considerate sconosciute, estinte o addirittura non esistenti.
Proprio come accade per la disciplina gemella, i criptobotanici si ritengono in tutto e per tutto scienziati, mentre fuori dal loro contesto difficilmente vengono reputati tali, anche se i distinguo sono tanti e distribuiti su un’ampia scala di valori.
I “vangeli” della criptobotanica sono prima di tutto alcuni resoconti di esploratori e viaggiatori dal tardo medioevo in poi, anche se alcuni ricercatori di questo ramo riescono a pescare dei riferimenti “scientifici” anche nella rielaborazione di leggende e miti del passato più remoto.

Partiamo da uno dei rari successi della criptobotanica, vale a dire il Wollemi Pine, un vero e proprio fossile vivente scoperto in Australia più di quindici anni fa. Ritenuto estinto milioni di anni fa, è stato ritrovato in un remoto canyon delle Blue Mountains, a nord di Sidney. L’artefice della mirabolante scoperta è un ranger, David Noble, che di certo non si aspettava di suscitare un tale clamore scientifico.
Il Wollemi Pine, ribattezzato “pinosauro”, è stato prontamente tutelato dalle autorità ambientali australiane e viene ritenuto uno degli alberi più antichi del mondo, risalente a un passato remotissimo, in cui perfino i continenti non erano così come li conosciamo oggi.

Una scoperta simile risale al 1948, quando in Cina venne scoperta una metasequoia, anch’essa ritenuta estinta da centinaia di migliaia di anni.

Nephentes Rajah

Passando a casi ben più fantasiosi, per certi versi pulp, alcune delle più note fissazioni dei criptobotanici riguardano le piante carnivore giganti, capaci di divorare uomini o altri grandi mammiferi. Tutta una serie di avvistamenti riguardano soprattutto i territori dell’Africa Nera, spaziando dall’Albero del Madagascar (più volte dichiarato come hoax, ossia falso giornalistico) allo Ya-te-veo, di cui, secondo “gli esperti”, esisterebbero esemplari tanto grandi da poter divorare uomini, variando così la classica dieta a base di insetti.
Gli Ya-te-veo rappresentano più o meno gli Yeti della criptozoologia, per importanza e ossessione. Molteplici sono gli avvistamenti, dall’Africa all’America Centrale, fino a toccare perfino qualche isolotto sperduto dell’Oceano Indiano.

Perfino i Nepenthes Rajah, piante insettivore del Borneo, rappresentano una delle “fissazioni” dei criptobotanici. Nonostante si tratti di una specie piuttosto diffusa, tanto da essere oramai coltivata e venduta anche in giardini privati, non si è mai spenta l’eco riguardante una fantomatica sottospecie di Nepenthes Rajah, con esemplari tanto grandi da nutrirsi di scimmie, roditori o anche mammiferi più grossi.
In realtà pare che esistano davvero piante carnivore grandi abbastanza per “mangiare” perfino dei topi o altri roditori, ma di certo non si tratta dei Nepenthes, che anzi spesso fungono da raccoglitori d’acqua piovana, presso cui si abbeverano piccoli animali, senza alcun rischio per la loro salute.

Sempre riguardo le piante carnivore sono quantomeno interessanti gli studi di un criptozoologo/botanico piuttosto noto e intraprendente, Karl Shuker, che da anni studia alcune zone dell’America Latina in cui si dice crescano delle piante enormi e forse in grado di nutrirsi anche di carne di mammiferi e non di soli insetti.
Il sito di Shuker è decisamente retrò, ma forse potrebbe interessarvi dare uno sguardo.
Basta cliccare qui.

12 commenti

  1. Interessantissimo. Dovresti tornare a scrivere più spesso e più frequentemente di questi argomenti, che sono delle miniere di curiosità spettacolari.
    Delle piante carnivori giganti avevo letto qualcosina pure io.

    1. Grazie dell’apprezzamento, Angelo 🙂
      In questo periodo sono articoli un po’ “buttati”, ma l’appuntamento del giovedì ho voluto salvaguardarlo. A parte la pausa di metà agosto, tornerò a scrivere post di questo genere 😉

  2. Segnalo come nota a pié pagina che esiste anche una variante scientificamente dignitosa della criptozoologia e della criptobotanica – esistono alcune università (ovviamente non in Italia) che hanno programmi di criptozoologia e finanziano ricerche in questo senso.
    Si pubblicano riviste, ci sono costosissimi manuali.
    Si tratta di un giro chiusissimo e iperspecialistico, che di solito viene guardato con una certa ironia dai colleghi, ma che è estremamente affascinante.
    I miei sporadici tentativi di entrare nel giro sono falliti miseramente (se fossi un paleontologo dei vertebrati avrei forse una mezza possibilità in più).

    1. Sì, sì, non volevo denigrare queste due discipline (e se l’ho fatto me ne scuso… sono io a essere il loro primo fan).
      Effettivamente so che in alcuni paesi -ovviamente non l’Italia- esistono veri e propri corsi, perfino musei… Uno per esempio in Germania, se non sbaglio.

  3. Leggendo questo articolo mi è tornato alla mente il bel romanzo Rovine di Scott Smith…anche li abbiamo una bella pianta affamata se non ricordo male!

    1. Eh 🙂
      Per ora ho poco (pochissimo) materiale a disposizione. Ma senz’altro un libercolo criptobotanico/criptozoologico mi piacerebbe scriverlo, prima o poi 😉

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