film · recensioni

Compagni di Scuola (1988)

Compagni di scuola
di Carlo Verdone
Italia 1988

Una cosa curiosa che ho notato in questi anni è l’amore trasversale che unisce gli appassionati di cinema e di letteratura di genere: la vecchia commedia all’italiana.
Pur con notevoli eccezioni non posso fare a meno di notare quanto questa singolarità (niente a che fare con connettivismo) sia davvero diffusa e radicata.
Appassionati di fantascienza e di horror che citano a memoria Fantozzi, Manuel Fantoni, Don Buro e Oronzo Canà.
Vuoi perché in fondo quelle erano commedie a loro modo intelligenti – spesso geniali – vuoi perché sono l’altra faccia della stessa medaglia. Dimostrano al mondo che sappiamo ridere quanto spaventarci, sognare quanto burlarci di una realtà così stupida da risultare divertente.
Io appartengo di certo a questa categoria di strani aficionados.

Carlo Verdone è uno dei miei attori e registi preferiti. Purtroppo lo paragono un po’ a Stephen King: ha dato il meglio di sé negli anni ’80 e ora procede a tentoni, vivendo dei fasti passati, azzeccando raramente qualche guizzo geniale dei bei tempi che furono. A ogni modo quel che ha costruito rimane ed è immortale.
I vecchi film di Verdone, pur essendo commedie spassose, erano permeati da un fondo di malinconia tanto più percebibile in quanto nascosto tra battute, macchiette e gag spassose. Il pregio di Carlo è, a mio parere, quello di aver portato sullo schermo il ragazzo italiano medio degli anni ’80. Un po’ mammone un po’ spavaldo, costantemente diviso tra la voglia di affermarsi e l’insita timidezza dovuta dalla paura di sfigurare agli occhi di una società patriarcale e conservatrice.

La punta più alta della carriera di Verdone è Compagni di Scuola, film del 1988 in cui più che mai la commedia si “inquina” di un retrogusto amarognolo. Amarognolo ma non demagogico, struggente o drammatico, specifichiamolo.

Federica, affascinante trentacinquenne, è stata abbandonata dal ricco amante che l’ha mantenuta per anni, e prima di lasciare la lussuosa villa di lui, decide di organizzare, a quindici anni dal diploma, un incontro con i suoi ex compagni di liceo.
Non si tratta di un evento gioioso in ricordo dei vecchi tempi. Ciascuno degli invitati è stato segnato dalla vita, e nel corso della riunione, che dura dal pomeriggio all’alba successiva, emergono problemi, frustrazioni, delusioni nonché cattiverie, rivelandosi una riunione in gran parte malinconica.

Un incipit sufficiente, visto che il film è arcinoto e tutti, chi per scelta chi per caso, l’hanno probabilmente visto almeno una volta.
Le riunioni tra ex compagni di scuola sono di per sé occasioni tristissime, in cui si finisce a fare i conti con fallimenti, rimpianti e nostalgia. Il solo fatto di invecchiare e di perdere la spensieratezza dei diciott’anni dovrebbe essere un deterrente per evitare certi tragici confronti col passato.
Il film in questione ci dimostra tutto ciò con un’amarezza ampiamente mitigata da alcuni sketch comici memorabili, complice un trio di attori che sono il vero valore aggiunto della pellicola: Angelo Bernabucci (Finocchiaro), Alessandro Benvenuti (Santolamazza) e Maurizio Ferrini (Lepore). Anche perché, occorre dirlo, parte del successo dei lavori di Verdone è attribuibile proprio a dei cast memorabili, figuranti compresi.

Quella a cui assistiamo è una serata tragicomica in cui qualcuno deciderà di prendere decisioni radicali, qualcun’altro commetterà errori irrimediabili, mentre altri ancora aspetterà semplicemente l’alba per poi tornare alla vita di sempre, con qualche rimpianto in più.

In Compagni di scuola abbiamo una varia umanità: dal trentacinquenne italiano medio che più medio non si può (Verdone nei panni del “Patata”), all’artistucolo da quattro soldi, perennemente al verde e in cerca di spintarelle (De Sica/Tony Brando).
La componente femminile non fa una figura migliore di quella maschile, non considerando la padrone di casa, Federica (Nancy Brilli), una donna dalla vita sentimentale distrutta, padrona soltanto della propria bellezza. Né Valeria (Eleonora Giorgi), costantemente combattuta con un amore fatto più di alti che di bassi. Né, ancora, la moglie infelice Margherita (Giusi Cataldo), o Jolanda (Isa Gallinelli), zitella inacidita e invidiosa dell’amica del cuore.

L’ironia della sorte è che gli unici ex compagni di scuola che hanno realizzato qualcosa (soldi, carriera) sono i più “spietati”: dal burino volgarissimo, Finocchiaro, arricchitosi vendendo carne all’ingrosso, al sottosegretario ammanicato (Valenzani/Massimo Ghini), pronto a concupire l’amante minorenne del povero Patata.
Ed è proprio lei, la studentessa liceale innamoratasi del suo professore, interpretata da una bellissima Natasha Hovey, a rappresentare l’innocenza e il sogno di un futuro migliore di quello che probabilmente sarà. Innocenza che infatti viene tradita nel corso della sciagurata festa.

Film memorabile, da qualunque punto di vista lo si guardi.

16 risposte a "Compagni di Scuola (1988)"

  1. Il mio film preferito in assoluto!
    Non saprei neanche spiegare bene il perché. Forse la tematica, il filo conduttore di fondo… fatto sta che pur riconoscendo le superiorità e lo spessore di ben altri noti capolavori, a mio gusto, questo è il top assoluto.
    Citare i film preferiti è sempre un esercizio impegnativo. Si ricordano o si scordano titoli a seconda del momento e molti di questi sono in classifica per determinati particolari o ricordi.
    Ci sono una serie di film che vedo e rivedo volentieri e che quando passano in tv ‘non si possono perdere’, nonostante si conoscano a memoria. Ma non ho dubbi, quando penso a film che mi sono piaciuti totalmente, in ogni parte, in ogni periodo e che mi trasmettono costantemente le stesse sensazioni sono solo due: Compagni di scuola e I Goonies.

    1. Ah, se il commento l’avesse scritto A. Girola, avrei confermato che i Goonies è sempre ben piazzato tra i film di famiglia (numerosa, sa, ormai siamo ai nipoti, si figuri lei!)

  2. Concordo sul fatto che sia probabilmente il miglior film di Verdone. Un film tanto divertente nella prima parte, quanto malinconico e triste nella seconda.
    Postiglione, Tony Brando, Finocchiaro, Fabris (dai Fabris è un’icona quasi zen!) sono personaggi indimenticabili. Lo rivedo con piacere almeno una volta all’anno.

  3. Io più che a King lo paragono ad Alberto Sordi – che passò dal fare film divertenti e intelligenti, a film che volevano avere per forza il “messaggio”, rifilando al pubblico pistolotti democristiani piuttosto stucchevoli.

    Sulla commedia all’italiana, ho un atteggiamento ambivalente – per logoramento ricordo battute e situazioni (spesso più che intere pellicole), ma alla lunga si tratta di un genere molto molto in basso sulla mia lista di preferenze.
    Il tutto, con la possibile eccezione di Monicelli.
    Ma Monicelli ha trasceso il genere.

    Su Compagni di Scuola in particolare, forse comparve troppo a ridosso del mio esame di maturità, ma mi mise una grandissima tristezza.
    Io, quando si parla di riunini di ex allievi, rimango caninamente fedele a Grosse Point Blank (che rimane un film consigliatissimo).

    1. su Sordi però non sono molto d’accordo, trovo che il suo umorismo fosse feroce e cinico come pochi, e anche molto poco conciliante. A sgombrare gli equivoci basterebbe solo “il medico della mutua” dove calca la mano proprio sulla lobby dei medici della mutua, il sistema sanitario clientelare tanto caro alla vecchia DC 🙂

      1. Però poi cominciò a fare il tassinaro che incontra per caso Andreotti e mentre lo scarrozza gli chiede “ma che dobbiamo fà co’ sti ragazzi…”
        Invecchiando, Sordi divenne estremamente retorico e populista – il bravo italiano che si sacrifica, non capisce ma si adatta, e i giovani sono così egoisti che non capiscono, hanno solo pretese…
        “Bello, onesto…” con la Cardinale rimane un capolavoro assoluto.
        La selezione di tassisti, vetturini e pensionati delle ferrovie degli ultimi anni, ecco, anche no…

        1. Per me Sordi è un mito assoluto, poco meno di Verdone.
          Però è vero che durante la carriera si sono un po’ svenduti, vuoi al genere ultracommerciale (Verdone) vuoi a certi ammiccamenti politici (Sordi).
          Resta ovviamente tutto ciò di buono che hanno fatto in altri frangenti.
          Di Sordi mi piace poi sempre ricordare Un borghese piccolo piccolo, uno dei suoi film meno noti, ma molto bello. In altri tempi avremmo parlato di un film di denuncia.

          1. Concordo sul Borghese… così come su gran parte della produzione di Sordi fino a metà anni ’80… beh, ok, a inizio anni ’80.
            Allo stesso modo, Verdone era meglio quando sfuggiva a certe macchiette forzate e faceva film come questo, o come Borotalco…
            Opinioni personali, ovviamente.

  4. Il merito di Carlo Verdone, negli anni 80 e inizio 90, è stato sicuramente quello di saper fotografare una generazione capace ancora di coltivare sogni e illusioni. Come il protagonista di Borotalco intento a provare ad “ingranare” come venditore porta a porta di raccolte musicali che, pur nella precarietà di questo impiego, avrebbe potuto agevolmente ripiegare come negoziante di alimentari nel negozio del terrificante suocero magistralmente interpretato da Mario Brega (i genitori delle ragazze erano veramente così arcigni!). In quegli anni, infatti, si viveva nella percezione che qualunque problema – di tipo personale o a carattere nazionale come la crisi economica di una casa automobilistica – si sarebbe risolto in extremis. Per quanto riguarda Alberto Sordi, mi vengono da rammentare due film: “Finché c’è guerra c’è speranza” e, per l’appunto, il quasi dimenticato “Un borghese piccolo piccolo”. del primo mi piace rivedere spesso su youtube il discorso che il protagonista fa alla famiglia quando questa scopre il suo vero lavoro e del secondo, invece, il fatto che è una pellicola del 1977 e la cupa violenza in essa rappresentata è arrivata prima di molti celebrati autori americani del ventennio successivo.

  5. Verdone era bravissimo, poi per conto mio ha perso lo smalto e anche l’inventiva. Il successo? Bah?
    Questo film però non è tra i miei preferiti, troppo amaro e con personaggi troppo diversi da come il buon Verdone me li aveva fatti conoscere

  6. Verdone è semplicemente cresciuto, maturando e cambiando i punti di vista. I film di oggi sono girati dal punto di vista di un sessantenne che non sa bene come collocarsi nella società odierna, in affanno con i cambiamenti velocissimi e la malinconia, da sempre presente nel suo animo.
    Io lo adoro anche oggi, anche se mi sarei risparmiato volentieri i film di Veronesi trovando del buono anche lì pensa, ma “Compagni di Scuola” è un film capolavoro. Dirigere così tanto attori in maniera magistrale, dare il giusto spazio a tutti per approfondire le loro psicologie e narrare una storia tragica che molti hanno vissuto partecipando a qualche cena di questo genere. Uno dei miei film preferiti, grande post Alex!

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