Sette appunti di viaggio (estate 2012)

Signori, sono tornato.
Plutonia Experiment riapre i battenti da oggi, mettendo da parte il palinsesto estivo per tornare alla regolare programmazione quotidiana.
Partendo già da lunedì ho molti spunti e articoli da condividere con voi lettori. Si tornerà per esempio a parlare di plagi più o meno palesi, ma anche di come la Crisi può essere un evento scatenante di cambiamenti positivi, specialmente per chi lavora in campo artistico. Vi recensirò un paio di ottimi saggi che ho letto in questi giorni, che mi hanno aiutato a capire come e quanto è possibile gestire al meglio la propria presenza in Rete, cercando di ricavarne un lavoro. Recensirò anche BPRD: Hell on Earth, l’ultimo volume a opera di Mike Mignola, che grazie a una grande botta di fortuna ho comprato a New York nel giorno ufficiale della sua uscita, il 15 agosto. Insomma, dalla settimana che inizia il 27/8 (quando tutti o quasi sarete tornati online), aspettatevi tante belle cose.
C’è dunque molta carne al fuoco, ma per oggi concedetemi una top 7 di fine vacanza, che riassume un po’ questi giorni di tour in Canada e negli USA tramite pochi appunti di viaggio. Foto e itinerari li ho già condivisi su Facebook e Twitter, quindi se volete curiosare date un’occhiata ai miei profili “social”.

  • Nomadismo. Mi sono sempre ritenuto un sedentario DOC (e probabilmente continuerò a esserlo), tuttavia ho scoperto che per natura o per necessità l’uomo può tranquillamente adattarsi al nomadismo, facendoselo perfino piacere. Dieci stati americani e due province canadesi attraversati in nove giorni, non so quante ore di viaggio sulle spalle, tempo dedicato al sonno ridotto al minimo sindacale (4/5 ore a notte). Eppure alla fine ho preso il ritmo senza problemi, sentendo la necessità di muovermi verso la prossima meta. A volte la cosa più difficile da fare è davvero il primo passo.
  • La diversità che arricchisce. Aderendo a un tour internazionale ci siamo trovati imbarcati in un magnifico viaggio multietnico: una quarantina di cinesi (tra sino-americani e cinesi provenienti dalla madrepatria), diversi australiani, una famiglia di indiani e una di vietnamiti. Dopo le titubanze iniziali si è creato uno splendido clima di simpatia, espressa spesso con poche parole e pochi, essenziali gesti. Ho scoperto che la convivenza è possibile anche quando si viene da mondi antitetici. Anzi, ho avuto la prova che la diversità non è altro che arricchimento. E non è una frase fatta. Da questo viaggio io mi sento proprio così: arricchito. Quindi lasciatemi dire che i razzisti sono tutti coglioni. Sì, anche voi là fuori in ascolto, che scrivete stronzate infami spacciando il tutto per articoli ricchi di sarcasmo e ironia. L’anziano cinese a malapena alfabetizzato che ho conosciuto in questi giorni vale molto più di voi, che vi beate della vostra sterile cultura.
  • Spazi aperti. Per il secondo anno di fila non ho potuto fare a meno di notare quanto in Nord America amino avere degli spazi aperti, liberi e condivisi, in cui la gente può incontrarsi, oppure semplicemente passare delle ore all’aria aperta, leggendo, navigando sul web o chiacchierando tra amici. Parchi, piazze, aree di sosta tra un palazzo e un altro, panchine, gradinate: tra Canada e USA l’imperativo sembra essere proprio quello di offrire aree di aggregazione ai cittadini. Un concetto opposto a quello che siamo abituati a vedere in Italia, dove le uniche aggregazioni avvengono invece nei centri commerciali o nei locali alla moda. Ci stanno forse insegnando a diffidare del vicino, della strada, del contatto col mondo esterno? O è in primis colpa nostra, popolo di superbi e vanagloriosi individualisti, pronti a diffidare di qualunque cosa che sia accessibile a tutti, perdendo così il ruolo di status symbol? 
  • Wi-fi per tutti. Sembrerà ma una cavolata ma non lo è. Quanto è bello potersi sedere in un parco a mangiare un panino (vedi sopra) e al contempo godere di una connessione wireless libera, potente e gratuita per controllare la posta, per aggiornare i social network o perfino per lavorare? Ecco, tutto questo qui è ancora precluso, mentre altrove è oramai la normalità. Perfino nel bel mezzo delle disabitate autostrade del Vermont è sufficiente fermarsi in una qualunque area di sosta per trovare una rete sicura a cui agganciarsi. E non parliamo delle grandi città. Discutiamo tanto di futuro e di utopie, ma direi l’accesso al Web libero e gratuito è una delle fondamenta su cui costruire tutto il resto. Ricordate che sto parlando di paesi, gli States e gli USA, che hanno una “fissa” per la sicurezza nazionale, ma che non rinunciano a incentivare l’utilizzo globale del Web. Mentre a noi, qui in Italia, continuano a raccontare le favolette sulla necessità di registrare chi si connette e bla bla bla, limitando quindi ogni discorso di questo tipo.
  • Canada. La vera scoperta di questo mio viaggio. Tre giorni che dovevano rappresentare una tappa intermedia e che invece sono stati forse i più belli del tour. Ho trovato un paese tutto da visitare, immenso e pulito, ordinato e civile, con poche bellissime città che intervallano distese naturali immense. Note di merito per Ottawa e sopratutto per Quebec City, uno dei posti più belli che ho visitato nella mia vita. Sicuramente uno dei paesi da segnare e da tenere in conto per un’eventuale, futura fuga dal nostro derelitto paese.
  • Bloggare, scrivere. Credevo di soffrire di più l’impossibilità di non poter aggiornare il blog quotidianamente. In realtà non è andata così. In primis avrei pure avuto il tempo e il modo di scrivere un paio di post on the road, complice il wi-fi presente ovunque (vedi sopra). In realtà non ne ho sentito l’esigenza. Il diario di viaggio l’ho tenuto su Facebook e Twitter, social network ottimali per condividere fatti e stati d’animo in maniera rapida ed efficace. Secondo, credo che la pausa, coi soli post programmati in anticipo a fare da palinsesto ridotto, sia stata necessaria. Nel mentre mi arrivano echi di soliti troll, di brutta gente che scrive brutte cose su brutti blog. Insomma, anche ad agosto la blogosfera può dare il peggio di sé. Eppure, visti da lontano, questi problemi (e soprattutto chi li provoca) appaiono ridimensionati. Risibili. Ridicoli.
  • Un paese vecchio. C’è poco da fare: l’Italia è un paese per vecchi. Te ne accorgi quando ti trovi nel centro di New York, di Ottawa, di Toronto o di Boston e tutte le persone che escono dai palazzi dirigenziali dimostrano un’età compresa tra i 25 e i 50 anni. Allora fai il paragone con ciò che vedi a Milano (o in altre città Italiane) e ti cadono le braccia. Fin quando qui il potere sarà in mano ai “cumenda” vecchi, retrogradi e ignoranti, ci sarà poco da sperare e poco da fare. Mentre il resto del mondo affronta la famigerata Crisi lanciando le nuove generazioni all’attacco, noi lasciamo che dei vecchi spaventapasseri continuino a sfruttare i giovani per conservare i loro privilegi immeritati.
    Welcome in Italy: enjoy your stay.

26 commenti

  1. Bentornato.
    Il rientro, che sia da una gita in giornata oltreconfine o da un viaggio oltreoceano di giorni o settimane o mesi è sempre traumatico.
    Siamo un paese sconfitto.
    Se avessimo i carri armati dei conquistatori nelle strade forse saremmo più vitali.
    Ma la sconfitta degli italiani è nella testa.
    Ci è stato inculcato il culto della mediocrità, ci è stato garantito che essere squallidi è ok perché tutti alla fine sono squallidi.
    I genitori hanno lasciato ai figli, quali precetti fondamentali, “fatti i cazzi tuoi”, “fatti furbo” e “non fare cazzate”.
    Con la cultura non si mangia.
    Siamo cattivi, amareggiati, egoisti e profondamente infelici.

    Gli Stati Uniti riconoscono costituzionalmente “il conseguimento della felicità” quale diritto di tutti i cittadini; noi nella costituzione ci abbiamo messo il lavoro (e sappiamo poi come è andata a finire) – che sia qui la differenza?

    1. Traumatico è la parola giusta.
      Troppo evidenti le differenze per non notarle. Patetici coloro che si aggrappano al classico “ma in Italia mangiamo meglio”. Come se questo bastasse per riequilibrare il tutto.
      Oltre alle tue annotazioni aggiungerei anche che molti connazionali si sentono fighi “perché sì”, riuscendo a sottolineare i difetti di tutte le altre culture, esaltando i pochi pregi della nostra.
      Un atteggiamento che non porta a nulla, del tutto sterile.
      E infatti…

  2. Welcome!
    Per quanto condivido al 99% ciò che affermi, devo anche ricordarti che non è tutto oro quello che luccica. Visitare un paese come turista non è come viverci. Certi ragionamenti andrebbero fatti dopo un’esperienza ben diversa da un Tour, che sia multietnico o meno.

    Quanto al wi-fi gratis… non so milano, ma a Bologna si sta cablando l’intera città. Il centro storico è già fatto. Ora l’area di copertura si sta allargando anche verso le cerchie più esterne grazie alla collaborazione dei commercianti. ^^
    Anacronismo del tutto bolognese… se da una parte i commercianti appoggiano il comune nell’espansione della rete wi-fi, dall’altro vorrebbero la chiusura delle aree pedonali per favorire la circolazione delle auto. A che serve il wi-fi se si è impegnati a cercare parcheggio? Ah, sì… forse ha consultare Google Maps per vedere se da qualche parte c’è un buco libero! (ma chi gli spiega che le mappe sono vecchie in media di 3 anni, e non visualizzate in tempo reale? Colpa dei telefilm americani!) ^^

    1. Ne sono perfettamente consapevole. Anche da turista potrei elencarti i mille difetti che ho visto in giro, soprattutto negli States. A ogni modo, tutto sommato, mi sembra che qui siamo indietro parecchio, soprattutto come mentalità. E a volte è la mentalità che fa la differenza.

      Questione wi-fi: per me è una faccenda d’importanza prioritaria, visto che oramai in Rete si fanno mille cose utili, oltre che cazzeggiare. Qui a Milano hanno provato a estendere una rete pubblica gestita dal comune, ma è piena di difetti, con una registrazione complicata, un tempo limite di collegamento (un’ora al giorno… ma che è?!?) e con molti difetti di linea.
      Insomma, bel tentativo, ma all’atto pratico è pur sempre meglio lavorare con la connessione dati, costosa e ammazza-batterie.

      1. Qui dove sto io da settembre avremo il Wi-fi comunale, limitato alla piazza del comune, gratis per due ore al giorno.
        Che è un salto qualitativo colossale rispetto ai circa 78K al secondo della rete Telecom… ma è ancora anni luce indietro rispetto a posti infinitamente più sperduti, là fuori

  3. Bentornato, prima di tutto.
    Andare all’estero, e poi ritornare in Italia, è una martellata nei co…siddetti. Se tu che vivi al nord la vivi così, nel ritornare a casa “al sud” potresti morire e avere tentazioni suicide. Per il resto, a parte l’ultimo punto, sono estremamente contento che ti sia divertito e abbia visto cose splendide e bellissime.
    E poi diciamoci la verità: viaggiare è uno dei piaceri della vita. E chi non lo fa…beh, si perde qualcosa di grandioso.

    1. Ne parlavo giusto con la mia compagna di viaggio: senza offesa per nessuno, ma almeno abbiamo avuto la fortuna di nascere vicino a Milano.
      Del sud me ne parlano male proprio tutti i “sudisti” che conosco, tranne quelli secondo cui è sufficiente avere il mare e un piatto di pasta per essere felici.

  4. Ahhhh, il Canada…
    Ti invidio, ma tanto mi sa che l’ho già detto in altri lidi!
    Bentornato e in bocca al lupo: l’Italia potrebbe essere una bellissimo paese, se solo lo si volesse…

  5. Bentornato.
    Fai bene viaggiare e grazie anche per voler condividere con noi i tuoi pensieri e le tue esperienze al riguardo.
    Non sono mai stato negli USA (e chissà se potrò mai andarci…) ma posso comunque aggiungere che, senza attraversare l’Atlantico, il tuo stesso scoramento l’ho provato anche io durante i miei viaggi nelle capitali della Mitteleuropa come Vienna, Praga e Budapest.

  6. Siamo il Quarto Mondo, nemmeno il Terzo. E mentre tu ci comunicavi via social network di meraviglie di wi-fi libere, il nostro bel monopolista nazionale, dichiarava che non intendeva investire un centesimo nel miglioramento delle linee…

  7. Il Canada è davvero un bel posto dove vivere. Ricco e socialmente equo. Per quanto riguarda l’America ho parecchi dubbi. Niente sanità pubblica, competitività esasperata, consumismo idem, cultura scientifica finalizzata al guadagno. Non sono una amante dell’american way of life e il brutto è che questa mentalità si sta diffondendo anche da noi con la graduale privatizzazione dei beni pubblici.

    1. Sì, la società americana è fallace sotto molti aspetti. Meglio quella canadese, non ci piove. Eppure, rispetto all’immobilità italiana, preferisco ancora la competetività esasperata degli States. Lì se hai un’idea buona puoi venderla, venderla bene. Qui al massimo te la rubano.

  8. Che invidia… sono stato recentemente a New York, e non avrei più voluto andarmene. Tutta un’altra cosa. Un posto da vivere, non da visitare. Quando è stata ora di andare via mi è venuto il magone.
    Il Moro

  9. Bentornato 😀
    Ti dico che ho provato le stesse cose al mio ritorno dall’Olanda, e non parlo di grandi cose come classi dirigenziali diverse.
    Wi-fi, non come in America, ma spesso lo si trovava.
    Servizi pubblici e di pulizia che definirli perfetti e dire poco.
    Di vecchi in posti rilevanti, banche-quartiere finanziario-comune, nanche l’ombra.
    E non continuo. Il quadro è chiaro no?

  10. Bentornato! Ad Ottobre, Chtlhu permettendo, partirò per una vacanza negli States di 15 gg. Cercavo un itinerario da seguire e il tuo mi sembra ottimo…credo ti imiterò! Una domanda, quanti giorni consigli di fermarsi a New york?(è la prima volta!)

  11. Intanto bentornato 🙂
    Riguardo la differenza fra Italia e estero, ricordo ancora il mio ritorno dall’Inghilterra nel 1993. Ero stato un mese nella vecchia Albione senza preoccuparmi di cosa accadeva nel Bel(?)paese, e appena salito sull’aereo sono andato allo scaffale coi giornali in omaggio per i passeggeri e ho afferrato il corriere.
    Prima pagina: suicidio di un deputato coinvolto in tangentopoli; ormai più di cento gli indagati per corruzione; la mafia beffa la magistratura di Palermo e ruba un’auto della polizia.
    Ho piegato il giornale e l’ho rimesso nello scaffale.

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