riflessioni

La visione romantica della scrittura

La visione romantica della scrittura danneggia gravemente la scrittura stessa.
Ne sono fortemente convinto. Questo è uno dei motivi per cui non frequento più blog strettamente legati all’atto di scrivere (preferendo quelli che offrono letture e non solo consigli per gli aspiranti imbrattacarte), né partecipo a forum di identica matrice.
Cosa intendo per “visione romantica”? Più o meno tutte quelle banalità riassumibili con: “La scrittura e sangue, introspezione profonda… Si viene posseduti da una specie di demone!
Ecco, magari per qualcuno è così, ma per me sono frasi fatte che non vogliono dire un cazzo. Sì, oggi mi sento diplomatico.
Io scrivo perché mi diverte. Mi diverte più che giocare a pallone o studiare fotografia, tanto per fare un paio di esempi. Quindi scrivo, cercando di divertire anche chi mi legge.
Demoni? Esorcismi? Introspezione profonda?
Ma anche no.

Specifichiamo: la scrittura è sudore e fatica, nel senso che non è un’attività mentalmente o fisicamente riposante. Ebbene sì: digitare per ore al computer non è uno svago, una passeggiata di salute. Bisogna anche studiare, documentarsi. In questo senso posso concordare con chi dice che la scrittura è sofferenza.
Ma non è sofferenza psicologica, o almeno, non al punto da atteggiarsi a poeti maledetti che conosco i meandri della mente umana più del resto dell’umanità.
Né credo si scriva sotto gli effetti di una “possessione demoniaca”. C’è poco da esorcizzare e le pure lo si fa (capita a tutti, prima o poi), di solito avviene in maniera più inconscia che non conscia.
Altro mito da sfatare: lo scrittore solitario chiuso in una torre d’avorio. Siamo seri: nell’epoca del Web 2.0? Dove tutti condividono tutto e dove i lettori devi andarteli a cercare porta a porta? Dove le collaborazioni sono necessarie anche per creare un semplice ebook? Andiamo, andiamo! Può darsi che gli scrittori sia tendenzialmente più “orsi” di altri creativi, ma di certo non sono tutti cloni del buon Giacomo Leopardi.
Non a caso tra le cose più divertenti di questo ambiente ci sono i progetti di scrittura collettiva o partecipativa. Bizzarro, eh?

Ancora: la visione romantica dello scrittore lo vuole come uno che si pone sopra le miserie umane, osservandole con fare snob, per poi raccontarle. Perché, secondo tali poeti maledetti, nulla è superiore all’arte di scrivere.
Balle. Scrivere è nobilitante quanto fare musica, quanto dipingere, quanto recitare, quanto fare sport. Non esiste una scala di valori che pone lo scrittore, pur solitario, sfigato e asociale, al di sopra di tutto il resto. Per dirla tutta non esiste nemmeno questa visione ottocentesca che ho appena descritto, se non nella testa di tanti intellettualoidi che se la tirano.

Non esiste nemmeno lo scrittore che trascorre il suo tempo ciondolando da un circolino all’altro, portandosi appresso il suo portatile per scrivere dove gli capita, ossia in chiassosi locali da film americano, circondato da amici e belle donne. Né esiste lo scrittore che vive come un recluso in una stanza buia, accompagnato da un sottofondo di musica triste, cercando l’ispirazione in una bottiglia di bourbon.
Scrivere è un lavoro, spesso non pagato, quindi ci si arrangia a buttar giù racconti nei ritagli di tempo, nella speranza che qualcuno capisca che non stiamo solo giocherellando col nostro ego per vedere chi ce l’ha più lungo. Altro che pipponi mentali e atteggiamenti da artstia.

Mi piacerebbe che anche in Italia lo scrittore fosse visto come nei paesi anglofoni: un comunicatore, spesso brillante, invitato a parlare attraverso la stampa e i nuovi media. Un giocherellone, un Peter Pan mantenuto giovane dalla sua creatività, scanzonato ma al contempo in grado di offrire una visione lucida e, perché no, ironica sulla realtà. Anche e soprattutto attraverso la narrativa d’evasione.
Utopia?
Utopia.

56 risposte »

  1. Completamente d’accordo.
    Quando ero più giovane (xD), i tempi in cui non scrivevo, pensavo anche io fosse qualcosa del genere…poi ho iniziato…e non è nulla di quello che gli pseudo-intellettuali dicono.
    Non capiscono che,anche se è una passione, è una cosa impegnativa, se vuoi far venir fuori qualcosa di buono, e che non lo fai solo per la gloria ma per cercare di guadagnarti qualcosa (eh? si, guadagnare con un passione. Eresia…mandateventeaf…).
    Utopia? Forse, ma credo che durante la seconda guerra mondiale, nel pieno del conflitto, se avessi detta a qualcuno che nel giro di pochi anni si sarebbe conclusa ti avrebbero preso per pazzo 😀

    • Penso che da giovani sia anche lecito avere una visione idilliaca dell’attività che ci piace. Come i calciatori che pensano tutti di arrivare a giocare nel Real Madrid, per dire. Poi si entra in un’ottica più realistica, di sacrificio ma al contempo di divertimento.

  2. Io non riesco davvero a capire secondo questi scrittori (perché si definiscono così) dove siano il sangue e i demoni da esorcizzare. Per ora la trovo un’attività rilassante, che se da un lato come dici tu stanca a livello mentale, ma non meno di altre, dall’altro mi fa passare alcune ore piacevoli e divertenti. La fase della documentazione e della creazione è esaltante e realizzare la storia è divertente come poche altre cose. Forse la revisione è la parte più seccante, ma ancora non sono uscito dallo studio facendomi sorreggere da qualcuno.

    • Concordo. Sono arrivato alla fine di alcune ore di scrittura molto stanco (e magari soddisfatto), ma non distrutto psicologicamente. Se scrivere fosse così devastante mi occuperei d’altro.

      • Dopo un pomeriggio di scrittura, provo la stessa stanchezza di una sessione di D&D di cui sono il Master, e tu mi capisci… Soddisfatto, stanco per aver tirato le fila della storia e senza le stigmate sulle mani 😉

  3. Condivido dalla prima all’ultima parola. Qualche tempo fa sul mio blog dicevo appunto che per me scrivere è una fatica vera. Certo non come fare 500 flessioni, ma è comunque impegnativo. Anche e soprattutto per il livello di autocontrollo ed autodisciplina che mi devo imporre. Però scrivere è la cosa che preferisco fare quando ho due minuti liberi e sono anni che cerco di farne un lavoro (ebbene si: sono anche tignosa!). E l’unico demone che cerco di esorcizzare è quello che è costretto a combattere il mio protagonista sulla pagina!

  4. Quel tipo di scrittura – se mai c’è stato – ormai è sorpassato. Non esistono demoni, muse, ispirazioni o altro. Lo scrittore è uno a cui piace raccontare storie. Punto. E è anche un lavoro che stressa, perché uno scrittore – un vero scrittore – non si mette davanti al computer e butta giù tutto quello che gli viene in mente. Ma deve appunto documentarsi, ragionare su quello che deve scrivere, leggere, rileggere, correggere.

    • C’è ancora, fidati. Specialmente in chi, a tutti gli effetti, non scrive ma dice soltanto di farlo o di volerlo fare. E allora sì, la scrittura diventa una posa. Come chi dice “vorrei aprire un bar a Santo Domingo”, e passa tutta la vita a struggersi su un’idea molto stereotipata di Santo Domingo.
      Non so se ho reso l’idea 😉

  5. >> (Alex) Non esiste nemmeno lo scrittore che trascorre il suo tempo ciondolando da un circolino all’altro.
    Trovarli, i circolini nei quali ciondolare. Però dovrebbero offrire anche buon vino ed essere frequentati da dolci fanciulle. Così almeno quel ca**o di portatile potrebbe restare spento XD

    >>(Daniele) Non esistono demoni, muse, ispirazioni o altro.
    Non sono d’accordo. Le muse esistono (mi pare che Alex dia loro largo spazio qui sul blog) e i demoni anche. Inoltre, sia le muse che i demoni spesso danno il La all’ispirazione, che poi sarebbe ciò che fa partire il motore. Soltanto dopo arriva tutto il resto (documentarsi, ragionare, leggere, rileggere, ecc). L’ispirazione ti permette di avere l’idea primigenia del mondo che stai per raccontare. Se ne può fare a meno? Non lo so, forse.

    • Certo, un conto è l’ispirazione partendo da “muse” e “demoni”. Ne faccio ampio uso.
      Quel che intendo dire nel post è che non credo alla scrittura come mezzo unico per esorcizzare demoni interiori. Può essere una forma di psicanalisi, ma il fine ultimo dello scrittore, a mio parere, non è questo. Non se vuole scrivere buone storie da regalare al prossimo.

  6. Eh caro mio hai ragione. E poi chi ha scritto ‘sta frase? cito: “La scrittura e sangue, introspezione profonda… Si viene posseduti da una specie di demone!“ con la e senza accento!
    Chi scrive comunica. Non scrive per sè. Non esiste. Chi scrive non si può chiudere nella propria torre d’avorio (che poi le guardie zoofile africane se lo beccano gli fanno pure il culo) perché DEVE stare in mezzo alla gente, sentirne gli odori, sapere di che cosa parlano, capirne i dialoghi. Deve partecipare. Altrimenti di cosa scrive? E poi escono quei romanzi che li leggi e dici: “E quindi?”.
    Bella!

    • Sono d’accordo.
      Si può scrivere per se stessi, ma a quanto punto non ci si può definire scrittori, bensì tizi che per diletto tengono un diario. Nulla di male, ovviamente! Ma sono due cose differenti.

  7. L’atteggiamento da “scrittore dannato” fa male all’immagine dello scrittore vero e proprio tanto quanto il disinteresse diffuso per la categoria.
    Scrivere è un lavoro duro. Non si evocano magicamente le parole dall’aere per divertire i lettori. Uno scrittore non è un distributore automatico di parole, perdiana!
    Ecco, si, facendo queste considerazioni quella bottiglia di bourbon comincia ad essere allettante… 😀

  8. Secondo me tutto va considerato in modo ampio. Esistono sicuramente tanti che scrivono perché è un piacere, ma c’è qualcuno per il quale diventa un’ossessione. La figura dello scrittore/poeta maledetto, malato, alcolizzato, drogato, etc. è sicuramente suggestiva ma rappresenta solo dei casi isolati, peraltro spesso mitizzati dai biografi. Tuttavia, pur nella sua marginalità, rappresenta comunque una tipologia esistente, sia pure molto meno diffusa di quanto si pensi.
    Diciamo che vale lo stesso principio in base al quale gli stranieri vedono gli italiani come pizza-mandolino-mafia o gli svizzeri come cioccolatieri, riparatori di orologi a cucù e impiegati di banca. Per ogni categoria esistono degli stereotipi, spesso non le caratteristiche più diffuse ma quelle più vistose, che colpiscono maggiormente l’attenzione.

    • Esatto: ci sono dei casi (limite) e non sono nemmeno pochi, concordo. Però non mi sembrano esempi sani da seguire 😀
      Tutte le dipendenze fanno male perché non ci fanno vivere con serenità. E nemmeno lavorare con la medesima serenità.
      Nonostante quel che pensano in Italia scrivere è un lavoro. Un’arte, se vuoi, ma con cui dovresti pure pagarti da vivere. Quindi l’autodisciplina è necessaria.

  9. Oggi, scrivere, se non lo fai per te, se non ti senti automotivato è davvero tosta. Richiede un impegno eccessivo per farlo bene. Se non lo fai a tempo pieno produce poca cosa o non si riesce molto bene. Ho sempre davanti a me l’immagine di uno scrittore che lavora a un testo nel suo inesistente tempo libero per 4 e più anni e poi un lettore qualsiasi o un editor qualsiasi in 10 minuti (in alcuni casi anche in 5 minuti) bruciano 4 anni (4 nei casi migliori) di impegno.
    Se invece si scrive perché piace davvero può andare anche bene. La mia brevissima esperienza di pubblicazione è stata poco piacevole.
    Forse mi sono trovato sempre di fronte a situazioni non esattamente buone, magari se avessi avuto un po’ più di fortuna, magari oggi non avrei nutrito questa opinione, me la sarei goduta di più, non so se rendo l’idea.
    Ogni tanto scrivo ancora, ma non con quella cosa di diventare qualcuno. Scrivo per me. Quel che viene in più è sempre grasso che cola. E quando qualcuno riconosce quell’impegno fa un bene che non si può nemmeno descrivere tanto che è bello.
    “Io scrivo perché mi diverte. Mi diverte più che giocare a pallone o studiare fotografia, tanto per fare un paio di esempi. Quindi scrivo, cercando di divertire anche chi mi legge.” La miglior cosa si possa fare 🙂 .
    In bocca al lupo per le tue creazioni.

    • Secondo me affidare le nostre creazioni a un editore sta diventando sempre più un modo per farsi giudicare da degli incompetenti. Basta vedere quel che pubblicano le CE italiane.
      In questo modo, coi dieci minuti che tu citi, sono in grado di rovinare un lavoro e una passione. Se ci sono reali motivi è giusto che avvenga tutto ciò. Ma se si tratta di processi nati nell’ottica di un ambito fallimentare (quale è l’editoria nostrana) allora non accetto il giudizio.
      Per fortuna in Rete sono nati tanti luoghi più adatti a migliorarsi come scrittori, mostrandosi al prossimo, ossia a lettori più motivati e spesso più competenti di quelli a cui non invieremmo i nostri manoscritti.

  10. E non scordiamoci quelli che non sono interessati a farsi leggere perché “io scrivo per me stesso”.
    😀
    La visione romantica della scrittura ha fatto (quasi) più vittime della lettura e non-comprensione dei manuali di scrittura.
    Il fatto è che ammettere che sì, in effetti, mi siedo alla tastiera e mi spremo le meningi per far venir fuori qualcosa di decente, forse pare un po’ pochino.
    D’altra parte, non l’abbiamoconosciuto tutti, il compagno di scuola che scriveva poesie insipide su un quadernoa quadretti, e poi rimorchiava alla grande spacciandosela come se fosse Baudelaire redivivo?
    Ecco, la parola chiave, alla fine, credo che sia “spacciarsela”.
    Per un sacco di gente.

    • Certo, dire che la scrittura è un lavoro e che richiede anche un continuo studio appare forse banale agli occhi dei nostri artistoidi che si sparano le pose 😉
      L’esempio delle poesie è perfetto. A volte leggo robe orrende, scritti da tizi che si danno arie da novelli Baudelaire (come dici tu). E guai a fargli notare che son cose senza né capo né coda, tra l’altro scritte col culo. Perché quella è Arte.

  11. Non credo agli scrittori maledetti ed ho un’età (e l’esperienza) per capire che il lato romantico delle cose lascia il posto alla (dura) realtà.
    Il romanticismo serve spesso, anche nella scrittura, sia chiaro ma condivido praticamente tutto quanto hai detto, Alessandro!
    Per quanto mi rigarda: scrivo perchè i personaggi dei miei racconti hanno qualcosa da raccontare e perchè mi diverte. Spesso mi piace ciò che rimane sul foglio, nel senso che il risultato è un lavoro che mi piacerebbe leggere, se scritto da altri.

    • Il romanticismo serve in senso applicativo, non come cliché dello scrittore complessato e cervellotico, hai ragione 🙂
      Anch’io scrivo per le tue stesse ragioni, specialmente l’ultima (ottenere qualcosa che mi piacerebbe leggere se scritto da altri).

  12. Questa visione romantica della scrittura mi sembra un po’ storpia e generico, nel senso che riscontro tutti i difetti del tipo “io so che cosa è la scrittura, mentre voi…” Ma mi pare che anche tu cada nello stesso tranello, anteponendo alla tua critica il tuo modo di vedere e vivere la scrittura come il più veritiero.
    Dicevo visione storpia, perchè?
    Qui non si considera che ogni essere umano che decide di dedicarsi all’arte (ogni arte ha le sue regole, quindi non sto parlando di artisti che ricevono la grazia dal cielo solo riflettendo) della scrittura ha una propria personalità, un proprio vissuto, un contesto sociale, politico, economico in cui si muove, e per citare Bloom, del quale sto piacevolmente facendo conoscenza, la vivida individualità di ragionamento.
    Esiste un equivoco di fondo quando si parla di introspezione, scrittura solitaria, ecc.
    Non credo che gli artisti del periodo romantico abbiano danneggiato l’arte e non mi risulta che i poeti maledetti rientrino nel modello che hai appena delineato, basti citare Rimbaud.
    L’introspezione altro non è che la forza vitale che c’è in ognuno di noi. La quale va conosciuta in profondità.
    Vogliamo parlare di Shakespeare, Poe, Lovecraft, Dick, Melville?
    Io penso, e qui mi fermo, che ci siano troppi pregiudizi in giro e che si parli sempre troppo spesso di cosa fanno e cosa pensano gli altri.
    A chi interessa cosa pensa X della scrittura o qual’è il suo modo di scrivere? E perché?
    Perché, invece, non porre a ogni scrittore, citando sempre Bloom, (non un critico cattivo italiano, eh) la seguente domanda: la sua opera accresce la nostra consapevolezza e in quale modo? indipendentemente dal fatto che io mi sia divertito, la mia consapevolezza è stata intensificata, la mia coscienza è stata ampliata e purificata?

    • “Ma mi pare che anche tu cada nello stesso tranello, anteponendo alla tua critica il tuo modo di vedere e vivere la scrittura come il più veritiero.”
      Dal momento che scrivo un post in merito va da sé che offro al lettore il mio parere e non una visione univoca e dogmatica, non trovi? 😉

    • Ma il punto del post non è se l’opera dell’ipotetico autore mi illumini o mi narcotizzi.
      Il punto è che esistono autori – o sedicenti tali – che indipendentemente (ma anche no) dalla qualità della loro scrittura, sono persone che assumono atteggiamenti fasulli e fuori luogo, e li propagandano come conditio sine qua non dell’atto creativo.
      Insomma, dei poseur.
      Il fatto che molti ci credano significa che molti si mettono alla tastiera più preoccupati dell’immagine che proiettano che non della storia che devono raccontare.

      • Questo è un commento intelligente, ma il contenuto del post è troppo generico.
        Infatti viene criticata la visione romantica della scrittura in quanto tale, denigrandola e non considerando, pur essendoci scrittori da posa, che questo modo di intendere la scrittura ha portato alla luce a dei capolavori pur non essendo, come sostieni, conditio sine qua non.
        Il problema di fondo è che si scinde l’essere umano dall’individualità.
        Si sta ragionando attraverso il sistema causa/effetto.
        Esempio: Walter Tevis.
        Il fatto è che dal post, almeno per me, si desume solo una critica al romanticismo in se e non ai poseur.

          • Scherzi? Perché penso che il commento di Davide è intelligente significa che il tuo è stupido? La parola che ti ha traviato è “questo”? A questo punto dovrebbero essersi offesi tutti.
            Quindi chiedo venia a tutti per la scelta sbagliata della parola.

  13. Post che più che giusto non si può. di romantico nella scrittura credo non ci sia nulla. Magari potrebbero creartelo gli altri se si ha fortuna, ma rimase sempre qualcosa di etereo.
    Purtroppo bisogna essere realisti

  14. Sono d’accordo si e no.
    Io ho gironzolato per almeno un paio di circolini, e c’e nè un terzo che mi corteggia da parecchio tempo.. Sì (rispondo a Lycas) ci sono donzelle, e in maggioranza, ma di ogni età, per cui non aspettarti solo le muse di Alex!

    Non sono uno scrittore, forse anche perché mi sono bruciato da solo, ma scrivo anche in locali chiassosi… mi capita a volte, in vacanza, di farlo. Ma non così spesso. Per cui questo genere di scribacchini esistono.

    Niente Bourbon… rimango lucido… al massimo succo d’arancia rossa senza zucchero (che salutista del menga che sono!). Però ci son volte che scrivo al buio, con canzoni tristi… ma è colpa di iTunes, perché io lo faccio sempre girare con la selezione casuale dei brani, e quando becca un brano triste, poi genius me ne rifila un’infilata da tagliarsi le vene. Esistono anche questi scribacchini (oddio… son sempre io!).

    Quanto ai progetti di scrittura collettiva, sì che sono divertenti. Ma son casi rari che producano lavori di qualità… e non per la scarsa bravura dei partecipanti (comunque da considerare), piuttosto per la differenza di stile, di approccio, e di comprensione dell’eventuale trama globale. E poi ci vuole un Master che diriga (e non scriva)… Insomma, son casi rari, per lo meno per i miei gusti.

    Come ho detto… si e no.

    • Beh, Glauco, però io torno alla definizione che do io di scrittore. Tu sei uno che scrive e pubblica (e autopubblica, per me non fa differenza). Non ti atteggi, mettendoci secoli per produrre un racconti per poi lamentarti di quanto è terribile l’atto creativo etc etc.

      Sui progetti di scrittura colletiva ti do ragione, almeno in parte. Secondo me bisogna far distinzioni a secondo di cosa pretendono di essere. Se hanno mire alte, serve un durissimo lavoro di raccordo e di coordinazione.

  15. Lo scrittore è uno che si inchioda alla sedia finchè non gli vengono le emorroidi, non sente le dita, ha la gobba a furia di stare curvo sul pc e magari gli è venuta pure qualche ernia. Questo dopo essersi fatto scoppiare il cervello in fase di studio.
    Molto brutale.
    Molto estremo.
    Ma gli piace, e tanto (gli) basta.

    😉

    Scherzi a parte non ho mai creduto alla scrittura come valvola di sfogo, via d’uscita o analisi dell’anima. Se è una valvola di sfogo, scrivi senza pensare a quello che stai scrivendo perchè lo fai di getto. E il rischio di scrivere idiozie (o cose personali che non interessano a nessuno) è molto vicino. 😀

    • La vediamo in modo molto simile.
      Specifico, sennò qualcuno si arrabbia, che non c’è l’ho con chi scrive per sfogarsi. Ma la scrittura professionale, piaccia o meno, è qualcosa di più ragionato.

  16. Boh. A me capita spesso di mettermi al tavolo del bar con portatile e cuffiette, isolarmi in mezzo alla gente, ignorato da tutti, e scrivere. Lo preferisco al chiuso di casa mia. Lo faccio da un’anneto, abbastanza di frequente. Le donne fanno come tutti gli altri: mi ignorano. Probabilmente pensano sia una posa: pazienza. Gli amici che passano di lì a volte si fermano, chiacchierano, si stupiscono del mio chinotto al posto dellla birra (o del bourbon), qualcuno mi fa anche perdere tempo…
    Faticoso scrivere, certo che è faticoso. Documentarsi, obbligatorio. Lo prendo come un lavoro, e per me il piacere è quello di arrivare a un’opera che mi soddisfi.
    Poi, è vero, anni di fatiche e dieci minuti per essere giudicati da una sinossi e quattro pagine, fa girare le balle, per non dire che deprime. Ma è l’industria culturale, pochi cazzi.
    Ah, demoni e muse, esistono, eccome. Per me sono la miccia che accende un’idea, che poi diventa una storia poco a poco.
    Insomma, se esiste un’idea romantica dello scrittore, io non credo di esserci vicino. Penso che chi ha questa visione non abbia molta idea di cosa sia *leggere* prima ancora che scrivere. Per cui, non sono molto d’accordo, Alex, sull’idea che lo steretipo romantico e dannato dello scrittore danneggi la scrittura, perchè ho la netta impressione che sia un’idea di NON legge.

    • Sì, è probabile che questo stereotipo sia più calzante per chi non legge o, peggio ancora, per chi dice di scrivere ma in realtà non lo fa. Sono molti. Conosco gente che ha “il romanzo della vita” in testa, ma che dopo anni ha scritto sì e no 200 parole. E se la tirano, credendo di essere così superiori da dover aspettare il momento propizio per dimostrare a tutti gli altri che finora hanno scritto solo scemenze. Questa, oltre a essere un’idea “romantica” è anche supponente e fastidiosa.

      • Io so di qualcuno che ha pubblicato libriccini (probabilmente a pagamento…) e si posa artista et figo, ma chi lo conosce mi conferma che è un bluff, e che si vede. Ma poi, guarda, in giro c’è di ogni, e a me, più che le pose o gli stereotipi, lasciano perplesso certe scelte editoriali, scritture veramente da poco conto però con la firma di quello che è stato in TV. Va bene che l’editore deve vendere, ma, insomma… ecco, QUESTO fa male alla narrativa, alla lettura, alla scrittura.

  17. apprezzo le frecciate rivolte ai “poeti maledetti”: finchè sono degli adolescenti a descriversi tali, ok, ma quando sono degli adulti che infarciscono ogni componimento con parole tipo “afrore; morte; sangue; putrido” allora no. La sfiga della scrittura è che basta aver fatto le scuole dell’obbligo per riuscire a buttar giù due righe, seppur schifose, e ritenersi un poeta; non come nella pittura o nella musica, che devi studiare e spendere fior di quattrini per poter portare a termine qualcosa.

    • Diciamo che certi “poeti” si fa però in fretta a smascherarli. Possono raccontarla a chi è ignorante e legge un libro all’anno, ma davanti a un lettore più smaliziato non accumulano altro se non figure di melma 🙂

  18. Lo scrittore romantico, adattato ai nostri tempi, mi sa tanto di disadattato sociale.
    Poi boh, sarà che io scrivo perché mi diverto e poi perché ho un sacco di cose da dire, ma quelli che se la tirano manco fosse loro, mascherandosi da intellettuali radical chic, proprio non li sopporto. Guardavo giusto ieri sera un’intervista di una nota autrice italiana (che del vivere il ruolo dello scrittore dannato ci ha fatto pure uno stile di vita) e l’unica cosa che pensavo era “ma l’avranno chiusa nella credenza da piccola?” XD
    Se vai a vedere, la stessa visione romantica dello scrittore si applica al lettore XD

  19. La scrittura può servire una interminabile quantità di cause, esterne o interne. Diventa a volte una specie di maschera con la quale interpretare un ruolo, quello dannato e sofferente chissà perché gode di una compassionevole stima. Una specie di cilicio artistico, con il quale più soffri e piangi, più ti avvicini all’Olimpo letterario. Mah, per me gli scrittori si suddividono in: chi ha qualcosa da dire e sa come scriverlo, chi non ha qualcosa da dire ma scrive lo stesso… e chi copia in giro e dice che è roba sua. Se poi a scrivere è una casalinga o un letterato poco importa: se riesce a farmi andare oltre le due pagine è uno che ci sa fare. L’arguzia e l’intelligenza non si misurano dagli anni di scuola, idem dicasi per l’arte dello scrivere. Se ti piace e ti impegni, puoi. Per quanto mi riguarda vado a periodi, dipende spesso da come mi alzo la mattina. Questo è per me il modo più stimolante di scrivere, non riuscirei a leggermi sempre nello stesso modo, non ritengo credibile una persona che scrive sempre lo stesso tipo di cose, che ha sempre la stessa atmosfera nella testa, mi annoia mortalmente. Viva la vita! … E che tutti gli scrittori di questo mondo si ricordino che è bene viverla la vita e non solo passare il tempo a raccontarla…. Cri 🙂

  20. Un panorama differente in Italia è un’utopia a causa della mediocrità di un’editoria italiana che non sa scommettere e non sa crearsi un mercato offrendo prodotti letterari che non siano scadenti.
    E i forzati della penna che aprono quarantacinque pagine web per far sfoggio dei propri virtuosismi lessicali e del loro primo premio alla sagra della zampina dimostrano involontariamente la propria frustrazione.

  21. “Altro mito da sfatare: lo scrittore solitario chiuso in una torre d’avorio.”
    Ne conosco abbastanza (intendo persone che dovrebbero aver maturato una visione diversa della scrittura). Alcuni di questi disprezzano gli stessi lettori che dovrebbero “convincere” con le proprie opere. In alcuni casi sono quasi disgustosi (ho avuto parecchie discussioni con persone del genere).

    Al contempo però bisogna dire che tutte le arti nobilitano, il che non significa che siano superiori ad altre attività, con cui ne condividono la dignità, ma è ovvio che le arti in genere forniscono un’apertura mentale maggiore, una maggiore capacità di introspezione, riflessione, sensibilità. Ed è una gran cosa.

    Conosco troppe persone che fanno della propria vita una routine dedita alla mera sopravvivenza. La scrittura è per me un modo per travalicare la condizione di mediocrità in cui versano molti individui del nostro tempo, cosa da non confondere con l’autocompiacimento di cui hai parlato in questo post. ^^

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