Cinque metodi sicuri per battere la depressione dello scrittore

Per questo sabato avrei voluto tanto redigere la mia versione del meme delle 11 domande, a cui mi ha invitato Luca. Ho anche iniziato a rispondere e proporre le mie undici “cose di me”, tuttavia mi sono trovato presto arenato in un pantano mentale, senza più sapere cosa dire e cosa scrivere.
A questo punto, per un fortunato gioco di associazione di idee, mi è venuto in mente questo post di Germano: Cinque metodi sicuri per battere la depressione dello scrittore. Che non nasce come meme ma ha tutte le caratteristiche per diventarlo.
Il post è perfetto per la settimana che si va a chiudere. Mercoledì abbiamo infatti parlato della visione finto-romantica della scrittura, con buona pace di ancora crede a questi cliché. A questo punto vorrei accontentare proprio loro, gli amanti degli stereotipi. Li rassicuro: anche noi scribacchini non-romantici* siamo soggetti a spaventosi cali d’umore e a periodi decisamente negativi. Il punto è che noi -mi permetto di parlare al plurale- non andiamo in giro vestiti di nero a tagliarci le vene, bensì tentiamo di risolvere i problemi in modo che la scrittura stessa ne risenta il meno possibile.
I metodi? Poco convenzionali e del tutto soggettivi. Visto che in questo inizio settembre sto attraversando un periodo personalmente non esaltante, ecco come combatto la “depressione**”, per non smettere di scrivere.

  • Guidare

Pensate che io la patente l’ho presa a vent’anni perché ai tempi non me ne fregava nulla di motorizzarmi. Fino ai venticinque abbondanti ho guidato poco. I miei tragitti abituali erano quelli per recarmi al lavoro o in università, oppure per raggiungere le fermate dei mezzi. Per il resto ho sempre utilizzato molto i treni. Sono un pendolare fatto e finito.
Poi, di punto in bianco, complice il cambio dell’auto, ho iniziato ad apprezzare i piaceri della guida, specialmente in solitario. Senza nessuno a fianco che strilla “gira di qua”, “parcheggia più avanti” etc etc. Guidare mi sgombra la mente. Mi permette di rimuginare su problemi e situazioni delicate in modo molto più lucido. Ovviamente non è una regola generica. Le strade ideali per innestare questi processi mentali sono quelle periferiche, con poco traffico, oppure quelle che conosco bene, in cui posso davvero dedicare buona parte del cervello al problem solving.

  • Shopping compulsivo
Guidare è un bel modo per sgomberare il cervello.

Come le donne, esatto. Non c’è nulla che mi aiuta a sconfiggere la depressione quanto una bella strisciata della mia carta di credito. Venale? Banale? Senz’altro. Anche qui ci sono delle specifiche direttive affinché l’incantesimo funzioni.
Il luogo principe in cui scialacquare denaro a fine terapeutico e senz’altro la fumetteria. Fino a qualche anno fa era la libreria, ma ora gran parte dei miei acquisti libreschi avviene in digitale, su Amazon. Effettivamente non è la stessa cosa: per combattere la depressione devo stringere in mano il mio acquisto, sentirlo tra le dita. Un po’ come le cose assurde che dicono gli odoratori della carta, gli anti-ebook per partito preso.
Seguono a ruota i negozi di elettronica e di DVD, infine anche quelli di abbigliamento (ma del genere che dico io).

  • Aggiornare il blog

Se la depressione causa un blocco alla mia scrittura, solitamente non causa anche un relativo blocco alla gestione del blog. E’ un’attività con cui sono tanto a mio agio da poterla svolgere in qualunque condizione mentale. Senza andare nei dettagli vi assicuro che ho aggiornato il blog anche in momenti in cui dei miei parenti molto stretti erano in condizioni di salute estreme… e così ho detto tutto, no?
Del resto non è la prima volta che paragono la gestione del blog a un’attività zen. Mi rilassa e al contempo mi permette di sfogarmi. Anche quando la depressione è causata dal blocco dello scrittore (e quindi non conseguenza di altri eventi), il fatto di occuparmi di un articolo da pubblicare subito o da programmare per il futuro mi dà la sensazione di restare in esercizio, di non perdere del tempo prezioso.
Io amo il mio blog.

  • Camminare

Sono un gran camminatore. Una volta ero anche un buon cicloamatore, ma purtroppo ho perso l’abitudine. Anyway, camminare è ottimo, è terapeutico. A tal proposito vi consiglio di recuperare questo ottimo post di Strategie Evolutive, che vi darà anche preziose dritte di lettura.
Adoro passeggiare ovunque, sia in città che in montagna, sia tra il traffico che nella natura. Ho attraversato più volte Milano a piedi, specialmente quando avevo bisogno che i rumori della metropoli ovattassero i miei pensieri. Quando posso fuggo invece in montagna, dove l’aria è davvero più buona. I muscoli che si tendono per affrontare le salite smaltiscono lo stress accumulato nel cervello.
Infine New York: percorrere a piedi Manhattan e Brooklyn mi ha trasmesso la sensazione di essere vivo, come raramente mi era capitato in passato. Vivo e al centro di migliaia di altre persone vive. Bellissimo.

  • Contemplare la bellezza

Sono un esteta. Mi piace la bellezza – naturalmente sto parlando di quella femminile. Non c’è niente da fare: le donne belle mi trasmettono serenità mentale. Non eccitazione?, direte voi. Non necessariamente, rispondo io. Sono due cose diverse. Quando sono in quel particolare stato mentale che definisco grossolanamente depressione preferisco di gran lunga ammirare una delle mie muse senza che essa debba essere senza veli. Anzi! Non è banalità né finto romanticismo, ma a volte l’eleganza di una posa o uno scatto glamour – sensuale ma in cui di fatto non si vede nulla – sono davvero più coinvolgenti di una nudità troppo ostentata.
E’ forse per questo che il mio stereotipo di bellezza esclude, salvo eccezioni, celebrità volgari, maggiorate o rifatte da capo a piedi.
La vedo come Oscar Wilde: La Bellezza è l’unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana. Le filosofie si disgregano come la sabbia, le credenze si succedono l’una sull’altra, ma ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, ed un possesso per tutta l’eternità.

Jessica Alba, perfetta per rassenerami un po’ d’animo.

– – –

* Vediamo quanti fraintendono l’ironia di questa definizione…
** Parlo di depressione in senso generico, senza l’intenzione di banalizzare quella vera, dura malattia che è la depressione clinica.

20 commenti

  1. Guidare è effettivamente una delle cose più rilassanti che esista. Mi è capitato di guidare a vuoto, di notte, solo per sentire il rumore della pioggia sul metallo e delle ruote sulla strada.
    Ovviamente affinchè funzioni la velocità è ridotta ai limiti da “scuola guida”.

    P.S.
    Mai provata la meditazione?

    1. Guidare è rilassante e ti estranea dal resto del mondo. Se guidi non puoi (non dovresti) parlare al telefono, navigare, leggere o fare altro. Forse mi piace anche per questo.
      Mai provata la meditazione, sono un tipo troppo frenetico per resistere. Se sto fermo più di mezz’ora senza fare qualcosa inizio a diventare nervoso…

  2. Amo lo shopping compulsivo in libreria e fumetteria…però sono un paio d’anni che – complice la crisi economica – mi tocca limitarmi.
    Quindi finisce che mi deprimo ulteriormente. 😦

    1. Eh, tu tieni famiglia… Immagino sia dura 😦
      Io da buon egoista so di fare del male solo a me stesso, quindi ho poche remore morali a spendere soldi che dovrei risparmiare.

  3. Abbiamo in comune il punto 4. Camminare è il metodo migliore, non solo per far passare la depressione. A me rasserena l’animo e mi trasmette una sensazione di vita e pienezza.
    Un’altro sistema che adotto è la lettura. Non riesco a scrivere? Okay. Fanculo la depressione, un buona storia mi salverà 🙂

    1. La lettura vale anche per me, in effetti 🙂
      Ora leggo meno rispetto al passato, vuoi perché sono spesso online, vuoi per il lavoro. Ma un buon libro a settimana mi regala sempre momenti di preziosa quiete mentale 😉

  4. due cose mi aiutano… comprare scarpe e correre nei boschi,
    infatti ho un fisico della madonna e una sacco di scarpe di scorta LOL
    a parte gli scherzi per me camminare o passeggiare è una delle cose migliori che faccio. Parli di New york e ti capisco. Io non c’è una città dove mi sono potuto fermare qualche giorno che non ho percorso in lungo e in largo a piedi

    1. Correre piacerebbe anche a me, ma col ginocchio messo male mi devo limitare a camminare 😦
      Concordo sull’attraversare le città a piedi…con calma e guardandosi attorno. Bellissimo!

  5. Camminare è un modo splendido per rimettere le cose a posto, il più è poterlo fare in solitudine per lasciare correre i pensieri. Come ti dissi tempo fa anche tirare 50 colpi in un poligono scarica parecchio la mente, un altro bel metodo per me (taaanto tempo fa) era affilare una lama con la pietra.

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