21 risposte »

  1. Ci riflettevo in questi giorni e mi sono reso conto di non ricordare i finali di molti libri, a volte anche di quelli finiti di recente, però non ti so dire se è per colpa dell’autore o mia che sono più concentrato nella parte centrale e forse leggo con più fretta/trepidazione la fine. Per quanto mi riguarda invece sono abbastanza cane a scrivere i finali, un po’ perché difficilmente so dove andrò a parare quando inizio qualcosa e in parte perché appena ho l’idea che mi pare giusta rischio di essere frettoloso e questo potrebbe essere notato dal lettore. Sarà l’ansia di mettere la parola fine, boh.

    • Anch’io ricordo più le parti centrali dei romanzi che non quelle finali (men che meno i prologhi). Proprio come te mi lascio cogliere dalla corsa all’ultima pagina, quindi leggo con più fretta.
      Come autore devo invece ammettere che scrivere i finali è una dannata faticaccia 😀

  2. Scrivendo, a volte i finali sono la prima cosa che viene in mente. è quando non è così che diventa tragico… Mi è già capitato di scrivere tre o quattro finali diversi per la stessa storia prima di sceglierne uno… che è quasi sempre il primo che ho scritto. 😀

  3. Il finale per me conta più del prologo.
    Come lettore sono paziente di solitoa resisto fino a metà libro prima di cassarlo.
    A volte non ricordo esattamente la fine ma mi rendo conto che è la fine a dare rilevanza alle parti che magari ricordo meglio.
    Insomma non sempre ciò che mi resta dentro è la fine però un buon finale rende estremamente nitide e intense le emozioni vissute negli eventi salienti.
    E’ come se una buona fine caricasse ancora più di significato le parti più interessanti di una storia.
    Un buon finale mi ricorda l’operazione che facevo da bambina di ripassare a penna un disegno per farlo risaltare.
    Un finale affrettato è come dare una botta con la gomma da cancellare al suddetto disegno. Non lo cancella ma lo rende sbiadito.

  4. L’inizio può forse non essere il massimo, ma il finale è quello che chiude o lascia aperto il tutto, e un cattivo finale rischia di rovinare ogni cosa. Così dò molta importanza al come finisce una storia, anche se in fondo le uniche cose che non sopporto ma odio sono i finali preconfezionati, messi li solo perché una storia “per essere alla moda [in]” deve avere un finale baddy, oppure perché per essere popolare deve finire con un happy end.
    Poi ci sono i gusti, c’è chi preferisce l’amaro e chi il dolce, mentre i finali che ho apprezzato di più non finiscono mai in modo netto, c’è sempre un pò dell’uno e dell’altro, e non c’è neanche un “The end” netto.
    Curioso il giudizio su IT. Neanche a me piaceva il finale ma strano, adesso lo trovo perfetto.
    Dell’ombra dello scorpione ho apprezzato ben poco, il finale per niente.

    Detta così sembrerebbe che l’inizio conti poco, però devo aggiungere che quando compravo un libro la prima cosa che facevo era il leggere le prime righe.
    Da quelle decidevo, in caso positivo si passava a leggere a caso qualche pagina nel mezzo e, se tutto era ok c’erano buone probabilità di acquistarlo.
    E allora il finale per non deludere, e l’inizio per interessare.

    • Sì, anch’io facevo così coi cartacei 😉
      Leggevo a sbafo le prime pagine, e se non mi convinceva, lo mollavo. Con gli ebook, costando poco, rischio più spesso l’acquisto a occhi chiusi.

      Su IT, che è un gran romanzo, ho il ricordo di un finale zoppo. Magari dovrei rileggerlo, ma non lo farò mai. Tutte quella pagine… O_O

  5. Io trovo che inizio e fine siano importanti uguali in un romanzo\racconto. Personalmente i finali di cahha mi lasciano un pò l’amaro in bocca, soprattutto se mi sono ciucciato mille pagine di romanzo. Dall’altro lato un inizio sciatto non è per forza indice di un romanzo sciatto.
    Ad esempio Schätzing inizia (IMHO naturlamente!) maluccio il 5 giorno ma poi lo porta avanti splendidamente e il finale mi ha soddisfatto. Uno che inizia a mille e finisce a mille è China Mieville. Uno che inizia da schifo e spesso finisce da schifo ma che adoro comunque alla follia è Palahniuk.
    Per concludere, leggo nei blog cosa si consiglia e lì decido, sulla fiducia 😉

  6. Per quanto mi riguarda sto scrivendo un libro che inizia con il finale, e il seguito è la “spiegazione” di come i personaggi ci sono arrivati. E’ un finale non finale ovviamente, uno stratagemma per attirare il lettore e incuriosirlo, certo è che solo per il primo capitolo ci sono voluti otto mesi di lavoro e spero siano stati spesi bene anche perché non ho un vero e proprio confronto con persone esperte.

      • Non mi ritengo uno scrittore e quindi non sapevo da che parte iniziare, negli otto mesi ho scritto quasi duecento pagine, quasi la metà del libro, ma il primo capitolo continuava a cambiare per l’evoluzione della storia. Scrivendo solo la sera il tempo è poco e la maggior parte lo passo a “rivedere” e correggere le frasi che possono essere migliorate, rendere più credibili gli intrecci delle storie parallele ecc.
        Tu magari hai più esperienza e penso che scrivere sia più fluido per te. Io sono abbastanza umile da questo punto di vista e se hai qualche consiglio sono ben lieto di accettarlo.

        • Non volevo essere antipatico, credimi!
          È che, nel mio umilissimo parere, è meglio procedere spediti in una prima grezza scrittura, e poi tornare indietro per sistemare tutto. Per riscrivere interi capitoli, se necessario. È solo un metodo tra i tanti, si capisce, ma il rischio di arenarsi fin da subito in un capitolo che non ci soddisfa rischia di ammazzare lo stimolo per proseguire.
          A ogni modo, ripeto, questo è solo il mio punto di vista 😉

          • Non ti devi preoccupare accetto qualsiasi critica e ti ringrazio per il consiglio e in effetti è quello che mi è successo, anche se da un paio di settimane ho ritrovato l’ispirazione e sto continuando a piè sospinto. Sono forse un po troppo critico su quello che scrivo e non mi ritengo mai soddisfatto, in confidenza è un po frustrante non sentirsi all’altezza dei grandi scrittori che mi influenzano, le loro pagine sanno di seta e le mie di iuta, tuttavia continuo sulla mia strada insistendo. Un mio amico diceva “punta alle stelle, male che va cadi sulla Luna”

  7. I romanzi con i finali che ricordo meglio sono quelli di James Ellroy, struggenti, amari e senza riscatto per i protagonisti. Di Stephen King, invece, rammento sicuramente il finale di Christine La macchina infernale.

  8. Eh, bel dilemma… Devo dire che subisco moltissimo il fascino dell’incipit, forse più da “scrittore” che da lettore, mentre da lettore sicuramente il finale rimane nel mio cuore (e nella mia mente) più a lungo.
    Tuttavia… sempre da lettore, l’inizio di un romanzo è per me importantissimo, inizio inteso però come primo capitolo, diciamo: un romanzo che non mi conquista nelle prime dieci pagine è spesso destinato ad essere lasciato lì…
    Da “scrittore” devo dire che ugualmente incipit e finale mi rimangono difficilissimi, ma anche qui alla fine vince l’incipit: mi ci blocco spesso e lo riscrivo decine di volte, spesso è addirittura la causa di alcune cose che rimangono incomplete per anni…

  9. Se l’inizio non m’acchiappa, abbandono il libro, quindi forse forse è peggio il finale monco, fiacco o telefonato, perché magari il libro mi ha preso per 300 pagine e mi indispone che l’autore non abbia saputo dargli (almeno per me) un finale decente, all’altezza del resto. Ho deciso di non leggere più i romanzi di un certo autore inglese perché invariabilmente i finali sono raffazzonati e deludenti :/

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