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Ragazza milanese in metropolitana

Katie Holmes è perfetta nel ruolo. Milanese nello spirito?
Katie Holmes è perfetta nel ruolo. Milanese nello spirito?

Il rientro di oggi a Milano, dove lavoro, ha portato quella bella ventata di grigiore e di acidità che solo la routine di una grande città sa generare.
Che poi Milano, in questi 18 anni di frequentazione, tra scuola, università e lavoro, è cambiata moltissimo. In peggio. Ne abbiamo già parlato tante volte. E ogni anno riesce a perdere qualcos’altro di bello – quel poco che rimane. Volevo scrivere un post estemporaneo che descrivesse l’atmosfera della Milano post-natalizia senza ricorrere ai luoghi comuni. In realtà credo basti una foto: la ragazza (età X, tra i 15 e i 35 anni) scazzata e dallo sguardo duro che prende la metropolitana. Ipod o cellulare fanno parte dell’equipaggiamento standard per evitare contatti umani.
Una sola, senza nome, che rappresenta un’intera generazione. Ci starebbe bene una vignetta in stile fumetto: “Sono problematica, non rompetemi i coglioni. Non attaccate bottone.”
Vorrei una città più sorridente, anche per motivi futili. Così, perché è bello vedere le persone allegre (specialmente le donne).
Temo sia oramai impossibile.

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

27 risposte a "Ragazza milanese in metropolitana"

  1. Ho vissuto a brescia per 30 anni ho vissuto per 6 in valle camonica, la differenza e immensa, in lombardia, a parte eccezzioni quasi tutti sono repressi, privi di vita quasi fossero automi che seguono un percorso preordinato senza curarsi della parte umana che si sta spegnendo a causa di social network, musica mp3 e altre cazzate, oggi i bambini per essere felici devono avere la ps3 come esempio un gioco tipo skylanders per il cuore devi ipotecarti il fegato per stare al passo-.-” noi alla nostra eta avevamo bisogno solo di una biglia e di qualche scatola di scarpe per divertirci.
    Diciamo una cosa semplici il senso di umanitá che ho trovato in valle e ben diverso dall atmosfera repressa che si respira.
    desiderare che le cose cambiano é come chiedere a babbo natale di eliminare la fame sopratutto ora che si sente parlre di guerra civile almeno secondo alcune testate di blog lette recentemente cosa e rimasto della nostra povera italia?

  2. Eh guarda ti capisco. Non troppo tempo fa scrissi pure io un post lamentandomi di ‘sto mondo sempre col muso e tutto chiuso in se stesso da un alone di menefreghismo e ”sonpiùficoioNonmiRompere-ismo”… Vabè, che ci vuoi fare. Così è…

  3. Questo articolo potrebbe tranquillamente recare anche il titolo di “ragazza romana in metropolitana”. Ti faccio i miei complimenti per aver saputo cogliere nel segno anche con le immagini, oltre che con le parole, come fai di solito. Se Robert Capa fu capace di fotografare il miliziano repubblicano colpito a morte durante la Guerra Civile Spagnola del 37, tu sei stato capace di cogliere lo scazzo esistenzialista della tipica simil-Nicole-Minetti di questi anni e di queste ultime generazioni..

  4. Sarà che io tento di vedere sempre il positivo, ma vedo anche tante facce sorridenti in metropolitana (o in tram, o su qualunque mezzo ATM ^^). Mi piace sorridere e tento di farlo spesso: spesso anche i più musoni sorridono di rimando, se qualcuno fa il primo passo 🙂 Diciamo che a me piace fare i primi passi! 😀
    Certo, ogni tanto è possibile mettere anche me nella lista dei musi-lunghi in stile “odio tutti”, dopo certe giornate…
    Tu hai molta più esperienza di me (ho 20 anni – potrei essere, quindi, la donna della foto!) e sicuramente hai una visione meno naive della mia (sono un po’ ingenua, me ne rendo conto), però volevo solo dirti che non credo affatto sia impossibile. Un po’ difficile, questo sì… ma fattibile 🙂

    1. Figurati, a me fa stra-piacere leggere un commento come il tuo! Ben venga chi ha voglia di regalare sorrisi, non dico sempre, ma almeno quando si ha la possibilità di farlo.
      Aggiungo che, a questo punto, spero di incrociarti per caso su qualche mezzo dell’ATM, così potrò finalmente dire che qualcuno mi ha sorriso sulla metropolitana 🙂

  5. Breve, conciso, illuminante. La perfetta cartolina da Milano calza.. perfettamente con la descrizione di un’ipotetica ragazzina della mia cittadina piemontese (40mila abitanti). Solo che a Milano potrei anche capire l’atteggiamento esistenzial-menefreghista, qui a Vercelli, no. Penso che, per quanto l’atmosfera massificante di una grande città aiuti, questi visi sono figli anche di una generazione senza fantasia e voglie, pur senza generalizzare. Riuscire ad affrontare la vita col sorriso sulle labbra è il risultato di quello che vibra (o non vibra) dentro.

    1. Forse non ci sono tutti questi motivi per ridere, ma tanto affrontare le giornate da scazzati non risolve nulla. Senza parlare di quelli che lo fanno per atteggiamento, perché palesare dei problemi (a volte inesistenti) li rende più complicati, interessanti.
      A dire loro.

      1. Quando ero giovane anch’io mettevo la “maschera”; mi travestivo da quello di sinistra: sciarpa lunga fino ai piedi, eskimo, barba lunga e incolta (beh, quella è rimasta!) e sguardo truce di chi ha tutti i problemi del mondo sul groppone. Però almeno avevo una tessera di partito in tasca. Oggi vanno di moda questi attegiamenti da “gente vissuta”. E poi ci sono quelli che, purtroppo, non vedono davvero niente dentro e fuori di loro. Che è anche peggio.

  6. La provincia non è da meglio. In *** anni di università ho avuto un solo scambio sul treno con persone che non conoscevo, neanche tramite altri conoscenti. La seconda volta, sono stato trattato come un maniaco. Poi ho imparato anch’io a indossare le cuffie. Ultimamente ho scoperto che è un buon ritaglio di tempo per leggere qualcosa in più. Poi io sono anche piuttosto riservato, quindi certe barriere non mi scomodano poi molto. Però sarebbe bello incontrare un’imprevisto come la sopra citata Camilla.
    Però, boh, sarei anch’io per non crederci – non tanto alla sua testimonianza, perché so che esiste, quanto alla loro effettiva incidenza contro tutte le barriere che abbiamo eretto nel frattempo.

    1. Abbiamo un carattere simile, credo. Anch’io sono piuttosto riservato, quindi non vado certo a fare il primo passo. Però sono pronto a stupirmi. Diciamo che in 18 anni di Trenitalia (ex FFSS) non ho avuto granché da rimanere sorpreso. Il peggio è quando ti prendono come uno psicopatico, come dici tu.
      E comunque il treno leggo tantissimo, o aggiorno i social network 🙂

  7. direi che il commento ideale a questo post è: “Ragazze acidelle” dei Flaminio Maphia. 🙂
    Comunque a me quello che fa tristezza è l’isolamento che ha portato l’avvento della tecnologia, dall’ipod agli smartphone, Io in metro osservo sempre gli altri, e le donne (in prevalenza, ma non solo, ovviamente) sono sempre lì a spippolare sui tasti, faccia abbassata, poi camminano senza togliere lo sguardo dallo schermo. Già al mattino presto. Che mi chiedo, che diavolo avranno da dirsi tutti quanti. Il mio telefono rimane muto per giorni e giorni (ragione per cui ho ancora lo stesso telefono e piano telefonico di piu di dieci anni fa). Ultimamente c’è stato l’ulteriore step: il tablet. Quelle che entrano in metro tenendolo stretto come un bimbo, quelle che lo tengono sopra la testa tipo portatori in Africa. E sbirciando, noto che a differenza degli uomini che vi leggono i giornali, loro stanno sempre a scrollare la rubrica o le mail. Poi scuoto la testa come un vecchietto davanti al cantiere, e mi immergo in qualche libro…

  8. A me è capitato di incontrare due volte nello spazio di poco tempo in metropolitana un tizio che mangia una banana (cioè l’ho roconosciuto perchè entrambe le volte mangiava la banana). Sempre intorno alle 9 di mattina ed entrambe le volte ho pensato…ma ‘sto pirla la banana non se la può mangiare a casa sua…

  9. Capisco il tuo punto.di vista ma nom e’ che il grigiore della citta’ e’ dato sempre e solo dallo scazzo delle donne. E’ vero che ci stanno tante acidelle in giro ma e’ vero pure che ci sono un sacco di uomini con certi musi lunghi…e ogni tanto una si stanca anche di sorridere quando magari vorrebbe solo un po’ di tenerezza e invece trova menegreghismo e distacco.

  10. Sbaglierò, ma io ci vedo tanta paura. Paura di non essere adeguate a chissà quale standard, di doversi mettere in gioco in circostanze che non possono controllare e simili. Occhiali da sole always on, testa china a fare qualcosa su un device, cuffie perennemente in posizione… sembra la versione moderna del non vedo-non sento-non parlo.

  11. Spezzo una lancia per la tipa in metro con la faccia di pietra.
    Di certo avrai un’idea di quanti siano i molestatori / rompicoglioni / tamarri / maschimedi con gli ormoni sempre a manetta e di quanto possano rendersi fastidiosi ad una donna sola, specie se di aspetto appena migliore a quello di un cassonetto.
    Una mia amica mi raccontava che ormai, nel breve tragitto a piedi che compieva da casa all’ufficio, era costretta a tenere gli occhi bassi tutto il tempo, per evitare contatti visivi con gente che le si approcciava in ogni modo.
    E da allora ho notato che molte ragazze / donne hanno sviluppato questa forma semiautomatica di autodifesa, e non mi sento di dare addosso alla tipa di cui sopra, che dovrà dribblare decine di attenzioni non richieste ogni santo giorno.
    Detto questo, sì, le pochissime volte che mi capita di prendere la metro qui a Roma, il campionario di espressioni fa paura.
    Sembra di trovarsi in un brutto film di baccelloni alieni.

    1. Non riesco a darti torto, non del tutto, quantomeno.
      Però mi sa che tutto è consequenziale, come il classico cane che si morde la coda.
      In realtà bisognerebbe imparare a valutare un po’ di volta in volta come comportarsi. Per dire: ci sono certi treni locali in cui in effetti l’unica opzione valida è quella di farsi piccoli piccoli e sperare di non essere visti…

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