Lifestyle Blog · riflessioni

Non stavamo meglio quando stavamo peggio

Ah, l'odore dei girasoli!
Ah, l’odore dei girasoli!

La modernità non è altro se non il presente in cui, volenti o nolenti ci troviamo a vivere. Ogni epoca può essere definita moderna rispetto alla precendete. Sì, è una banalità, ma nemmeno poi tanto, se ci pensiamo.
Puntuali come l’influenza di stagione, drappelli di nostalgici del bel mondo antico attraversano le epoche per puntare il dito contro il superfluo che, a loro dire, ha minato la morale, la coesione sociale etc. Queste denunce rétro vengono solitamente portate avanti con… le migliori tecnologie che offre l’epoca sotto accusa.
Le battaglie luddiste combattute su Facebook, per esempio, sono patetiche. Se frequentate il noto social network vi sarà capitato di imbattervi in qualche meme che santifica con parole nostalgiche “i bei tempi di una volta”, in cui i bambini si divertivano a giocare con le biglie, gli adulti avevano sani lavori che li facevano arrivare a sera stanchi, sporchi e sudati, ma temprati nel fisico.
Mica come i fighetti di oggi, che si divertono a rispondere ai call center per guadagnarsi i soldi per comprare l’iPhone.
Già, a proposito, vogliamo parlare del fascino che avevano le telefonate dalla cabina? O del fatto che se ti si fermava la macchina nel bel mezzo di una superstrada dovevi farti una sgambata di due ore dal meccanico più vicino, visto che i cellulari non esistevano?
Ecco, sì, spesso e volentieri si leggono queste cose. Su Facebook. Ovvero sul social network più incline al cazzeggio di tutto il Web. Ma anche sui blog, spesso specchio della vanità di chi nel “bel mondo di una volta” non aveva alcuna voce.
Ma dunque si stava davvero meglio quando si stava peggio?

Ah, la sana fragranza di urina delle vecchie cabine!
Ah, la sana fragranza di urina delle vecchie cabine!

Ma per favore.
Io ho una forte nostalgia per gli anni ’80 e per i primi ’90. Mi son0 divertito moltissimo, ho visto bellissimi film, ho ascoltato musica memorabile, ho letto dei libri spettacolari. Ma erano soprattutto gli anni in cui l’Italia si stava tuffando nell’Occidente vero e proprio. Nella modernità. Anche col consumismo? Ebbene sì. Si è esagerato? Probabilmente. Ma l’alternativa quale era? Restare un paese agricolo, ambire a un’utopia sovietica? Senza dimenticare che i paesi sovietici di certo non disdegnavano la “modernità”, ed è di questo che parla il post, non di politica.
Ci sono affezionato, a quei due decenni, gli ’80 e ’90. Era una vita più semplice, più innocente. Ma questo è forse un fattore più legato alla mia età di allora (l’adolescenza), che non a considerazioni oggettive. Eppure non tornerei mai indietro, non a quello stile di vita. Perché tutte le innovazioni di cui faccio uso, oramai in modo inconsapevole, quasi tutti i giorni, hanno migliorato il mio tenore di vita.
Partendo ovviamente da Internet.

Voglio dire… andiamo! Io e voi siamo qui che discutiamo. Io sto scrivendo questo post dalla mia casetta, dalle parti di Milano. Voi mi state leggendo da Roma, da Cagliari, da Napoli, da mille altre località dello Stivale. Statistiche alla mano c’è chi mi legge anche dagli Stati Uniti, dal Canada, dalla Turchia, dall’Australia, da Singapore. Dalla Nuova Zelanda!
Con una semplice mail posso restare in contatto con amici “reali”, che magari si sono trasferiti lontano, ma anche con amici “virtuali”, molti dei quali hanno uguale peso e importanza della mia vita.
Sì, perché chi dice che i rapporti in “digitale” non contano nelle dinamiche della vita di ciascuno di noi, che non sono reali, dice evidentemente una scemata. O forse frequenta le persone sbagliate.
Ancora: coi social network posso leggere gli aggiornamenti dei miei scrittori preferiti. Posso entrare in contatto con persone che stimo, e condividere qualcosa con loro, fosse anche un “ciao”. Posso vedere le foto che Maria Sharapova posta su Facebook, scattandole direttamente dal suo cellulare. Su Twitter posso far sapere a Brian Keene che ho apprezzato il suo ultimo libro. Una mia recensione può venire ribloggata su una webzine sudafricana. Sì, è capitato anche questo.
Posso scambiare due battute scherzose con Elisabetta Canalis, che spesso è così gentile da rispondere. Posso intervistare il mio autore preferito, o almeno provarci. A volte basta chiedere, no? E ora ci sono i mezzi per farlo. Nessun posto e nessuna persona è più irraggiungibile.
Ho elencato opportunità serie ma anche sciocchezze, giusto? Vi ho visto, che storcevate il naso, leggendo un paio di punti del mio elenco, qua sopra. Eppure anche le piccole inutilità del suddetto breve elenco sono capaci, nel piccolo, di incidere quotidianamente sul mio umore. No, non rimpiango i tempi in cui se avevi un problema o una giornata storta, e nessuno con cui parlarne, ti dovevi chiudere in camera ad ascoltare canzoni tristi. Il mondo che comunica, senza alcun confine se non quelli della stupidità, mi piace. A volte mi fa incazzare, perché la Rete viene usata anche da molti, troppi imbecilli, ma mai vorrei cancellarlo, spegnerlo.
Su e con Internet potrei anche lavorarci e guadagnare uno stipendio onesto, se non abitassi in Italia. E magari un domani capiterà anche qui, in questo paese luddista.

La bellezza di spaccar le pietre!
La bellezza dello spaccar le pietre! Questo sì che era un lavoro da uomo.

Facciamo altri esempi.
Il cellulare? Odioso, è vero. Non mi piace parlare al telefono. Però, grazie al mio smartphone da 250 euro (ampiamente ammortizzati), posso controllare la posta ovunque mi trovo. Posso aggiornare il blog, posso scattare foto. Posso rimanere in contatto con le persone a cui tengo, anche se sono dall’altra parte dell’oceano. Ancora: grazie a questo scatolino di 200 grammi ho anche un navigatore satellitare per non perdermi, un comodo traduttore, un blocco note per prendere appunti, una torcia elettrica, una radio, un orologio, un calendario… Tutto in tasca.
Ne potevamo fare a meno, di questa tecnologia? Forse sì, ma io sono contento che esista. Forse disimparerò alcune attività, come per esempio scrivere a mano libera, o a orientarmi con una semplice cartina geografica? Può darsi, ma non è detto. La tecnologia può non diventare un vizio. In ogni caso l’evoluzione è da sempre un dare/avere.

Sugli ebook non aggiungo nulla, perché sarei fin troppo di parte. Dell’odore della carta non me ne frega nulla, lo sapete. Così come non mi interessa dell’odore del vinile, né del fascino della custodia in plastica dei DVD.
Continuo a comprare libri, DVD e CD musicali, ma son ben contento di poter risparmiare soldi e spazio, accedendo anche alle loro controparti digitali. Prima avevo una sola opzione, l’acquisto del bene fisico, ora ne ho due. Sono più ricco!
Se non lo tocchi non lo possiedi“, dicono alcuni. Affermazione sciocca e pregiudiziale. Ma tanto le cose cambieranno, piaccia o meno ai luddisti. E’ l’evoluzione, baby. Per ulteriori riflessioni in merito, date un’occhiata all’articolo del collega Davide Mana.

Ah, il peso concreto di un buon grammofono!
Ah, il peso concreto di un buon grammofono!

Ci sono poi anche coloro che sperano che la Crisi economica causi un crollo di tutta questa modernità.
Sono felici che essa provochi la chiusura delle aziende che producono cellulari e computer, in modo che tutti si possa tornare a compare soltanto “le cose veramente utili”. Si augurano che la Crisi favorisca il fallimento delle agenzie di viaggio (“Ai miei tempi ci si accontentava di andare a Cesenatico sul 128!“). Spesso sono gli stessi individui che “se lavori al computer non lavori veramente“, e che quindi vorrebbero far tornare tutti a tagliar legna o a fabbricare pentole in rame. Che poi sono lavori dignitosissimi, che continuano a prosperare, per nulla ostacolati dalle nuove professioni digitali.
Io sono convinto che la Crisi possa offrire delle opportunità, oltre a una marea di disgrazie assortite, che ben conosciamo. Reinventarsi, migrare, investire le proprie capacità in un lavoro nuovo, folle e coraggioso. La mancanza di certezze assolute può essere uno stimolo per migliorare la propria vita. Ne abbiamo parlato, tempo fa. Eppure credo che queste opportunità che nascono dalla disgrazia siano affrontabili unicamente nell’ottica del mondo moderno, interconnesso. La tecnologia, sempre più economica e a portata di tutti, è una carta vincente – spesso l’unica – del nostro mazzo. Insieme alle competenze personali, questo è palese.
Competenze che nascono sempre da un mix di nuovo e di vecchio. Da quanto abbiamo appreso studiando sui libri di carta, ma anche da quello che abbiamo imparato dal nostro amico blogger che abita in Kansas, e che conosciamo solo via blog.
Perché, e forse questo è il cuore del discorso, la rivalità tra il vecchio mondo e quello nuovo sta solo nella testa di chi preferisce trovare comode giustificazioni alla crisi del nostro sistema. O sulla propria, singola crisi esistenziale.
Forse sarebbe meglio che gli amici luddisti riflettessero sul gap sociale ed educativo che le vecchie generazioni hanno creato, spaventate da quelle nuove, potenzialmente dotate di tutte le qualità per prendere in mano il mondo e migliorarlo. Allora meglio affossarle, ostacolarle. Il primo passo per farlo è quello di lasciarle allo sbando, senza punti di riferimento, partendo dal sistema educativo. In senso darwiniano si potrebbe parlare di sopravvivenza. Non che così la pillola sia poi tanto più dolce.
Se i ragazzi di oggi sono dei decerebrati senza arte né parte, la colpa forse non è di Facebook e o dell’iPhone. Forse bisognerebbe chiedersi quanto, quando e come sono stati abbandonati dagli educatori, quest’ultimi convinti che il loro mondo (quello degli anni ’70, ’80 e ’90) fosse già perfetto, e quindi intoccabile. Forse bisognerebbe anche esaminare i loro genitori, che del “quando stavamo peggio” hanno conservato i ricordi di comodo, ma nessun insegnamento. Spesso comportandosi come cinquantenni tra il depresso e l’infantile.
Aggrappati a un mondo che aveva gli stessi guai di oggi, ma con sfumature diverse. Negli anni ’80 si rimpiangeva il ’68, e già si imprecava contro la nascente rivoluzione informatica, o contro la TV, quest’ultimo spesso indicata come nemica di comodo.
Nel ’68 c’era chi rimpiangeva l’Italia preindustriale. O quel tizio che negli anni ’30 faceva arrivare i treni in orario.
E via elencando.

Ma no, io non stavo meglio quando stavo peggio.
Conservare le cose buone del passato e adattarsi alla modernità è l’unica via per combinare qualcosa di buono. Difficile farlo, obbligatorio provarci.
Mettetevi il cuore in pace.

modernity

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

35 risposte a "Non stavamo meglio quando stavamo peggio"

  1. Penso che la frase “si stava meglio quando si stava peggio” sia un po’ come la celeberrima “le stagioni non sono più quelle di una volta” (che a me invece sembrano rispettare perfettamente le loro tempistiche e caratteristiche, anche se evidentemente non possono riproporsi uguali identiche in ogni singola precipitazione e giornata di solleone perfettamente abbinata all’ora e al minuto dell’anno precedente). Va bene come frase detta così, ma se si cerca di argomentarla si rischia solo di creare discussioni sterili.
    Il mondo è cambiato in peggio, forse, però vedo che ogni generazione si gode le “novità” del suo tempo. Così, gli ultrasessantenni disdegnano internet ma passano ore davanti alla televisione, che quando erano giovani loro non esisteva.
    Ogni epoca ha i suoi pro e contro. Mia zia ha vissuto uno dei periodi più bui, la dittatura fascista, però mi raccontava con nostalgia di quei decenni. NON dei treni in orario o dei presunti meriti mussoliniani, ma della radio che permetteva di ascoltare la musica in casa ed era una novità per quei tempi; e parlando delle invenzioni moderne (dal suo punto di vista) era felice che in vecchiaia potesse beneficiare di cose utili come il phon (ai suoi tempi asciugarsi i capelli per una donna era un’impresa) o i fornelli a gas che rimpiazzavano la stufa a carbone e la sua orrenda puzza.

  2. Il tuo è un pensiero assolutamente condivisibile. Sono stato bambino e adolescente negli anni 70 e di quel periodo mi trovo a rimpiangere un certo fervore creativo nel cinema, nella tv, nella musica e nei fumetti che oggi, invece, appare un pò appiattito e omologato. La tecnologia odierna è quella che sognavo proprio in quegli anni vedendo serie come Spazio 1999 o UFO e, l’unico cruccio odierno, per dirla tutta, è la mancanze di risorse personali che non mi consente di acquistare il meglio in questo senso come i-pad, i-phone o tv di ultima generazione. Altro che odore della carta e quanto si stava meglio con lo stradario anzichè con il navigatore. Il problema è potersele permettere queste cose, più che altro.

    1. Diciamo che la tecnologia sta raggiungendo costi accessibili, come tutte le cose che costituiscono mercati di massa.
      Ricordo che alla fine degli ottanta possedere un personal computer era privilegio di pochissimi, così come avere un cellulare alla fine dei novanta.
      Secondo me occorre saper scegliere prodotti che garantiscono una qualità accettabile a prezzi accessibili.

  3. Il 90% o giù di lì dei nostalgici non ha buona memoria. é ovvio che molti erano più felici negli anni 80, ma tendono a dimenticare che negli anni ’80 avevano 10-20 anni. Con lo scarico di responsabilità che ne consegue. Ricordano giornate passate in bici sotto il sole e le confrontano con i pomeriggi di oggi passati a combattere con le bollette. E’ il rimpianto per la gioventù, e per tutto ciò che può ricordarglielo. A tutti quelli che rimpiangono i bei vecchi tempi ricordo sempre di quando per andare in bagno dovevano uscire in cortile (anche a gennaio) e svuotare periodicamente la latrina.
    Un po’ diverso può essere il discorso dei ragazzi di oggi che sono dei decerebrati (è un’odiosa generalizzazione, eppure è l’impressione che danno). La facilità di accesso alle informazioni può secondo me portare a una pigrizia mentale: chi me lo fa fare di studiare se posso trovare qualunque informazione su wikipedia tramite il mio smartphone? Dimenticando che lo studio sviluppa anche il ragionamento e l’intelligenza. Ovvio che questo non è colpa della rete o delle tecnologie, ma dell’uso che se ne fa. E si ritorna al discorso dell’educazione. I genitori dovrebbero insegnare ai loro figli a pensare, ma anche il sistema educativo in generale forse dovrebbe esser ripensato e adattato ai tempi in cui viviamo.
    Ma sto andando OT, scusate… 🙂

    1. La tecnologia è un mezzo, e come tutti i mezzi va imparato a usare.
      Le nuove generazioni hanno strumenti quasi fantascientifici, ma li usano al 10% delle loro possibilità.
      Però voglio essere ottimista: per motivi incontrollabili dalla volontà umana, molti di loro impareranno a fare buon uso di questo patrimonio tecnologico.
      Gli altri saranno schiacciati. È darwinismo pure questo 🙂

  4. Il solito post da 92 minuti di applausi, io sono stato bambino negli anni ’70 e quindi me li ricordo belli perchè ero bambino/ragazzino/adolescente ma solo per quello. Quando sento dire che “adesso non si può uscire perchè c’è la violenza” mi viene voglia di ricordare che in quegli anni ogni giorno c’erano rapine nelle banche, sequestri di persona, la gente andava nei cortei con la p38 ecc ecc. Adesso diamo la caccia agli zingari perchè “rubano i bambini”. L’ unica cosa che rimpiango è forze la speranza del futuro che i ragazzi di oggi forse non hanno più

    1. Esatto, la violenza c’è sempre stata, anzi, prima (in alcune forme) era perfino più tollerata. Penso alla violenza sulle donne, che “dovevano tacere e sopportare”.
      Ora c’è questa visione di un presente più selvaggio anche perché i media con certe storie ci fanno interi palinsesti, dando l’impressione di una società sotto assedio. Che poi fa comodo anche ai politici, no?
      Ma io questa aurea età della pace e del bengodi mica me la ricordo così.

  5. Post grandioso e sacrosanto, ottimo modo di iniziare la giornata. Questa memoria selettiva luddista ma anche nostalgica del quando ero giovane io è una piaga sociale da estirpare con gli psicofarmaci, le endorfine e/o una buona vecchia badilata.

    1. Grazie 😉
      Io toglierei le “nuove tecnologie” ai luddisti, lasciando i loro strepiti distruttivi ai fogli fotocopiati, alle affissioni sui muri. Troppo facile fare certe cose su facebook, salvo poi dire che è il Male…

      1. Giusto, dovrebbero recapitare una pergamena a chi è già stato corrotto dai mali della tecnologia acciocché la faccia pervenire a quelle anime perdute che necessitano della Verità, potrebbe essere la Prima Lettera di Ludda* ai Connessi.

        * Lo ammetto, immagino questo dio arcaico e arteriosclerotico al quale vanno le loro preghiere, ma che non le riceve mai perché non crede nel fermo posta.

  6. Condivido, ho la moglie di un mio amico, neanche trentenne, che fa la parrucchiera e dice che è la tecnologia che impedisce ai giovani di andare via di casa prima, perché tutti spendono soldi in pc, tablet, smartophone ecc… e che era meglio una volta.

    Non sto neanche a commentare…

  7. Suppongo basti dire che ciò che ci circonda (la modernità) è solo un mezzo in cui noi viviamo. E’ l’uso che ne facciamo che fa la differenza, e che di conseguenza decreta se grazie a questo mezzo si sta meglio o si sta peggio (a parte che anche lo stare meglio, o lo stare peggio, è un qualcosa di molto personale).
    Questi che oggi si lamentano della “modernità” non sono che lo specchio di quelli che nel 1960 si lamentavano della “loro modernità” (il frigorifero? ai miei tempi c’erano le ghiacciaie! Ti sei comprato la bianchina? Ma che farsene, alla tua età andavo al mercato con il carretto trainato da Guastoldo, l’asinello di famiglia).
    Di gente così ce ne sarà sempre… lotteranno contro i mulini a vento piuttosto che adattarsi e apprezzare ciò che c’è di nuovo.

    Poi è anche vero che, se la tecnologia si è evoluta, noi non abbiamo fatto altrettanto. Ricordo ancora un’articolo di un’annetto fa, dove una ragazza giapponese, intrappolata in un incendio, chiese aiuto via Twitter (con lo smartphone) piuttosto che chiamare direttamente i vigili del fuoco!
    Ecco… qui c’è qualcosa di molto sbagliato (e ne avrei da raccontare anche di molto recenti)! Però alla fine la tipa si è salvata perché una sua amica ha letto il Tweet, e visto che non abitava molto lontano da lei, ha potuto chiamare i pompieri e dare l’indirizzo dell’incendio!

    1. Per contro potrei però citare il tizio, che conosco di persona, che si rifiutava di tenere il telefono in casa. Quando sua madre fu colpita da infarto, lui tardò così tanto a trovare soccorso dai vicini, che la poveretta ci lasciò la pelle.

  8. Splendido post, non potrei essere più d’accordo.

    Da tutto questo trarrei una riflessione, che probabilmente farebbe comodo alla generazione di vecchi che ha rovinato la situazione economica dell’Italia: la vita va affrontata con coraggio, cercando di dare il meglio di sè, e non cercando di affossare tutti gli altri per fare i cosiddetti “galli ‘ncopp a munnezz”, come diciamo a Napoli.

    Distruggere i giovani del paese non gli garantirà un futuro migliore da dominatori ricchi e viziati, specie se i migliori di questi giovani verranno resi improduttivi dalla frustrazione o scapperanno (giustamente) verso paesi (relativamente) meno idioti.

    Forse quello che avevano le generazioni precedenti più di questa era la speranza di potercela fare restando nel belpaese; per quanto mi riguarda però io questa situazione la affronto pensando che non passerò la mia vita a spaccarmi il culo pagando le pensioni per dei vecchi ingordi e osservando l’Italia che brucia; e nel mio caso poi, per questioni lavorative, essendo io stesso il primo a curare la salute di questi vecchi.

    Concludo dandoti, nel mio piccolo, un consiglio: magari ti sembrerà una banalità ma hai mai pensato di scrivere i tuoi ebook in inglese (o almeno di tradurli) ? Come spesso dici tu, l’Italia anche nel mercato degli ebook è un caso a parte (un caso di merda)… Proprio per questo, considerato che da quello che leggo la tua conoscenza dell’inglese è ottima, non ti converrebbe provare a scrivere direttamente per la “perfida albione” ? :p
    Ti seguo da poco quindi perdonami, magari è una cosa che già fai da tempo; nel caso non fosse così però penso che è una strada che dovresti assolutamente prendere in considerazione. Complimenti per il tuo blog e per l’articolo, è veramente fantastico :), buona giornata

    Nick

    1. Ho avuto la fortuna di viaggiare un po’ per il mondo. Nei quartieri finanziari c’erano quasi esclusivamente giovani. Senza contare che era possibile connettersi a internet quasi ovunque, gratuitamente.
      Saranno piccole cose, ma amerei vederle anche in Italia.

      Riguardo al tradurre gli ebook in inglese, ci sto pensando… senz’altro si tratta di investire un po’ di soldi, ma probabilmente è l’unica via percorribile per ottenere dei veri risultati.

      Grazie dei complimenti!

  9. La modernità diventa un bersaglio perché non la si capisce, così come è comodo additare i giovani per non vedere come le famiglie non funzionino. Sempre a cercare un nemico esterno, una ragione per non guardarsi allo specchio e iniziare finalmente a vedersi per quello che si è.
    Se poi ci si riferisce agli anni ’80 come all’Arcadia felice mi viene troppo da ridere. Inflazione al galoppo (chi se li ricorda i mutui con interessi tra il 15 e il 20%?), la Guerra Fredda, una miriade di conflitti in Africa e i residui delle dittature in Sud America, l’Apartheid in Sud Africa… devo continuare? Si stava meglio una moneta che a guardarla male si svalutava, a scaricare il conto del debito sulle generazioni a venire, conun tasso di disoccupazione che era paragonabile a quello di oggi (guardare le cifre, please)?
    Ma provare a sollevare lo sguardo? A capire che ogni tecnologia apre delle porte e ne chiude delle altre? Che anche le cose più esecrabili hanno comunque un peso economico? No, eh?

    1. Anni 80…Angelo sono d’accordo con te e mentre leggevo il tuo commento sugli anni 80 mi è venuto in mente l’AIDS che oggi come oggi è decisamente sotto controllo e molti tumori. Se è vero che il tumore continua a uccidere abbiamo oggi molti protocolli che permettono da una parte di allungare la vita (e viverla in modo dignitoso) e in molti casi permettono anche di guarire. E per molti tumori abbiamo cure più mirate.
      Dal punto di vista medico siamo andati avantissimo, penso anche solo all’ecografia che è un metodo non invasivo ormai usato diffusamente in tanti ambiti e che dà risultati di diagnosi e monitoraggio sempre più attendibili.
      Vabeh mi fermo perchè il succo credo si sia capito! 😀

    2. Io gli anni ’80 li adoro, ma avevano tutti quei “problemini” che elenchi tu. E comunque erano anni già protesi al futuro, tecnologicamente parlando.
      Io tutti questi ragazzini felici che giocavano a saltarello non li ricordo. Noi ambivamo ai computer! Alle astronavi!

  10. Un mio amico mi diceva sempre “io non sono nessuno ma sono più fortunato del re Sole a Versaille”.
    E aggiungeva per chi lo guardava come un marziano :
    “Ho l’acqua corrente in casa, non ho pulci e pidocchi a rendermi la vita impossibile, ho la casa sempre calda, non temo la febbre e le bronchiti, ho un letto molto più comodo e confortevole del suo”
    Davvero…ma te l’immagini andare sempre al fontanile a prendere l’acqua?Per non parlare della legna…

  11. Vogliamo parlare di quelli che dicono: “Una volta c’era il contatto umano, adesso sono tutti lì davanti al computer!”
    Bello il contatto umano di una volta, quello in cui ti omologavi al resto del quartiere perché altro non c’era. Dovevi giocare in quel modo, dovevi parlare di quello che piaceva al resto del gruppo, ecc…
    La situazione in età adulta cambia di poco, quando a trovare qualcuno che abbia i tuoi interessi e ti arricchisca, perché è quello che servirebbe il rapportarsi agli altri, è un’impresa. E allora ben vengano le tecnologie, così noi che condividiamo interessi simili, possiamo essere qui a parlarne.
    Di andare al bar e di parlare di motomondiale (esempio, eh?) non me ne può fregar di meno.

    1. Sì, quella del contatto umano è una delle storielle preferite di un mio collega. Che infatti cerca ancora di fare tutto a mano, evitando di archiviare via computer (a discapito degli altri, che devono rimediare per lui).
      Non per vantarmi, ma io in due ore produco più di quello che fa lui in otto, con matita e calcolatrice…

  12. gli anni 80 erano belli sopratutto perché eravamo ragazzini, e riuscivamo a divertirci con un po’ di fantasia, ma i limiti delle distanze erano insormontabili, e le amicizie giocoforza si sviluppavano in un fazzoletto. Poi avere amici con interessi comuni era piuttosto raro.
    Vedo invece che si preferisce sottolineare gli aspetti negativi, come il cyberbullismo, che intendiamoci esiste e non è da prendere sottogamba. Ma i bulli esistevano anche ai bei tempi, ora hanno solo qualche mezzo in più.

    1. I bulli esistevano eccome. Ne so qualcosa. Solo che ci si limitava a quelli di quartiere. Il brutto è che, al posto di scrivere su Facebook che sei un perdente, quelli ti menavano XD

  13. Quando ho iniziato a leggere mi sono venute in mente tante cose da dire, ma adesso, che sono arrivato in fondo (cosa che non tutti fanno…) ho perso le parole…
    Inutile dire che condivido appieno. E’ tutta questione di punti di vista: da piccoli il mondo ci sembrava migliore, forse, ma era il nostro essere piccoli a farlo diventare così.
    Rimanere legati al vecchio, snobbando il nuovo o peggio avendone paura è la cosa peggiore che possiamo fare a noi stessi…

    Complimenti per l’articolo! ;9

  14. Ma sì, sono quelle frasi di chi ha paura del cambiamento. Non dico la rivoluzione, anche quelli piccoli. Viviamo in quest’epoca, è inutile combatterla. Piuttosto, se qualcosa non piace ci si può impegnare (nei limiti delle umane possibilità) per migliorarla. Forse sarei stato meglio qualche decennio addietro, ma sarei stata un’altra persona e non avrebbe proprio senso fare un paragone con questo ipotetico me. Insomma, come frase proprio non ha senso!

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