riflessioni

Scrivere di scrittura, senza praticarla

Continuare a parlare di scrittura, al posto che limitarsi a scrivere e basta, ha ancora senso?
Questa frase sembrerebbe provocatoria, ma in realtà i miei intenti polemici sono davvero minimi, almeno quest’oggi. Soprattutto perché vengo da un periodo in cui la voglia di scrivere narrativa latita alla grande. Ma nessuno – credo – mi può accusare di non averci provato.
Il post nasce da tutte quelle occasioni in cui mi capita di notare questo fenomeno bizzarro: aspiranti scrittori (definizione di per sé orrenda) che dedicano articoli e articoli sugli aspetti teorici di questa passione, ma che sembrano insitamente, forse incosapevolmente refrattari a essa.
A livello di curiosità personale mi piacerebbe sapere da dove nasce questo strano, illogico meccanismo mentale. Per fare un esempio, chi ama il calcio va su un campetto e tira quattro calci al pallone, anche se non è bravo come Messi o Cristiano Ronaldo. Poi magari smette con la sopraggiunta età, però almeno ci prova, a emulare certi idoli.
Di solito, porgendo loro una domanda diretta (tipo: ma perché non ci fai leggere qualcosa di tuo?), riceverete una risposta che suona come “ci sto lavorando, prima o poi pubblicherò il mio racconto/romanzo“.
Solo che, generalizzando, questo momento X non sembra arrivare mai.
Chiacchierando con amici che nutrono il medesimo interesse per la parola scritta, ho isolato quattro possibili cause di questo bizzarro fenomeno:

  • Parlare di scrittura senza occuparsene in maniera diretta permette di immaginarsi scrittori senza esserlo. Senza provarci. Il che in fondo non è per niente male: ci si dà delle arie senza subire la parte sgradevole della faccenda (editing, marketing, recensioni etc).
  • Mania di perfezionismo. Si pensa di non essere mai pronti, di aver bisogno di leggere ancora il manuale X e il libro Y, prima di fare un buon lavoro. E intanto il tempo passa, e con esso la voglia, le occasioni e un sacco di altra roba. Ne abbiamo parlato qui.
  • Fottuta paura. Beh, l’ambiente là fuori non è propriamente amichevole. Aver paura di essere sbranati dal troll saccente di turno non è affatto paranoico. Ma darla vinta a questa gente qui non è la soluzione, se scrivere vi piace davvero. Curioso invece che il problema in questione (la fottuta paura) sia caratteristico anche di questi troll del perfezionismo, che raramente pubblicano qualcosa scritto di loro pugno. Terrore della legge del contrappasso? (nel caso, fate bene ad averne…)
  • La teoria è meglio della pratica. Anche qui, in fondo, non c’è niente di male. C’è chi preferisce esaminare e analizzare la scrittura altrui senza scrivere a sua volta, oppure facendolo in modo del tutto incidentale. Non recensori ma nemmeno scrittori. Alla fin fine c’è bisogno anche di loro.
  • Non ne vale la pena. Ci si guarda in giro e si vede che di scrittura, in Italia, non si campa, memori anche di quel che dice il beota qualunquista (“eh, con la cultura non ci riempi il piatto!“). Quindi forse si intuisce che, ok la passione, ma la vita è breve, e forse è meglio trovare delle vie di mezzo che offrono qualche prospettiva in più. Non molte, ma almeno qualcuna. Gestire un blog, per esempio, potrebbe essere una soluzione.
    – – –

writing1

(A.G. – Follow me on Twitter)

25 risposte »

  1. Mi ritrovo drammaticamente nel secondo punto… ^_^”
    Non tanto per i manuali, più per gli altri libri… Ma sto cercando di redimermi. 😀
    P.s. Ma il beota qualunquista non era un ministro della Repubblica? 😀

  2. io credo di avere il problema opposto (se è un problema): nel buio della mia cameretta scrivo qualcosa (non costantemente, ma con un buon ritmo), ma non parlo mai della “professione di scrittore”, a meno di non ricevere domande dirette.

    • Anche questo potrebbe essere considerato un errore, perché fare un po’ di social marketing sulla scrittura sembra oramai essere indispensabile, ai fini promozionali.
      Ma tra le due cose, ti dirò: pur sempre meglio scrivere.

  3. Io non sono né scrittore né scribacchino, semplicemente parlo delle cose che m’interessano. Il problema però è diffuso, non solo in rete con i tanti- troppi- critici improvvisati che scatenano flammoni su flammoni ergendosi a guardiani dell’eterno stile, salvo poi fallire clamorosamente quelle rare volte che si mettono a praticare le loro stesse regole, ma anche nella vita di tutti i giorni. Tanto per fare un esempio quando avevo la mia fanzine a Napoli, in anni-ahimè – tanto lontani conoscevo un sacco di giovani aspiranti disegnatori e sceneggiatori che frequentavano la locale scuola di fumetto; a diversi di loro chiesi dei lavori da pubblicare….beh …mai ricevuto niente, erano troppo occupati a poltrire, a raccontare di quanto fossero bravi e fighi…e sopratutto a lamentarsi che nessuno dava loro un occasione per dimostrare il loro talento.
    Anni dopo mi è capitata la stessa cosa con degli artisti di Chioggia in Veneto.
    Per quello che ne so la maggior parte degli esponenti di queste due categorie non hanno mai combinato niente di buono sotto questo profilo.
    Magari stanno ancora aspettando…chi lo sa…. 😛

    • Il fenomeno è sempre esistito. Con internet poi tutti hanno la possibilità di immaginarsi chissà cosa e di atteggiarsi a giudizi e giustizieri. Peccato che sia mancato del tutto il rispetto per chi prova davvero a combinare qualcosa, al posto che parlarne e basta.
      Forse è anche per questo che uno alla fine ci perde anche gusto, per la mancanza di rispetto.
      Comunque sia, è sempre una sconfitta.

  4. Io piuttosto faccio il contrario, con risultati spesso discutibili ma almeno imparo :D… Credo… Secondo me fra quelle che hai elencato comunque per la maggiore va la paura di essere giudicati. Io stesso ce l’avrei, ma non mi espongo ”realmente” tenendo l’anonimato.

  5. Io mi diverto a fare entrambe le cose. Molti articoli sulla scrittura nascono da mie riflessioni o questioni o lacune. Parlare di scrittura se neanche provi a scrivere narrativa ha poco senso.

  6. Uh quanti ne ho visti di sti tizi soprattutto nei forum di scrittura, quelli che sembra stiano scrivendo il libro del secolo, però non è mai pronto, o hanno il blocco dello scrittore, o sono alla ventimillesima revisione anche se ancora non l’hanno finito, e intanto stanno a parlare di tutto quello che ruota attorno all’arte di scrivere e alle tecniche narrative e alla poetica di *nome scrittore sconosciuto a caso* e magari criticano anche aspramente gli scritti altrui – ah i paladini delle sacre regole di scrittura quanto mi urtano 😛 – e poi alla fine della storia, quando vai a vedere cos’hanno combinato, al massimo trovi due o tre raccontini imbarazzanti e nulla più.
    Io sono arrivata al punto di ignorarli proprio e continuare per la mia strada a scrivere quello che mi piace scrivere e come mi piace scriverlo 😀

    • Urtano anche me, urtano parecchi…
      L’unica è proprio ignorarli – magari tutti insieme, tipo class action.
      Ignorarli è il peggior danno che puoi far loro, visto che l’attenzione è tutto ciò che desiderano.

  7. In tutta sincerità io ho smesso di scrivere perchè, semplicemente, non avevo il talento necessario. E credo di avere abbastanza senso critico da riconoscerlo. Però qualche pezzo piccolo, di straforo, sotto varie forme, in qualche modo, esce. Magari anonimo, magari solo per pochi intimi, perchè scrivere è una necessità da sempre. Quindi magari, chi scrive di scrittura e non scrive, e pospone sempre il momento, ha solo paura di riconoscere una verità simile a questa, perchè abbandonare un sogno non è sempre cosa facile…

    • E’ una cosa che ti fa onore, e che non escludo nemmeno per il mio futuro, qualora dovessi ritenere i miei risultati in questo campo insoddisfacenti.
      Aggiungo anche che è una scelta, quella di smettere di scrivere o di scrivere di meno, che reputo mille volte più onorevole rispetto al non provarci mai, ma continuare ad atteggiarsi a guru del mestiere.

      • Beh la sacccenza è una cosa che irrita profondamente, non posso che condividere con te. Soprattutto da chi cerca la pagliuzza senza accorgersi della trave.. Però come hai scritto da qualche parte, la cosa migliore, per certa gente, è, semplicemente, ignorarla…

  8. La seconda e la quarta. E per questo mi sento spesso una ciofeca. ._.

    Riguardo la lentezza da perfezionismo, diciamo che ci vuole ancora tempo ma ci sto lavorando. Anche perché questa lentezza deriva da poca abilità –> che deriva dal mio approccio eccessivamente teorico (il quarto, appunto).

    Anche per questo ho aperto un blog, allenarmi a scrivere, in generale, poi perfezionare la narrativa e combattere le mie insicurezze. E per ora mi sembra di sentirmi molto meglio, devo dire. Vedremo.

  9. io ho deciso di prendermi un periodo, breve o lungo lo decideranno le contingenze, per scrivere “sul serio”. Sto’ cercando manuali, ripassando la grammatica, revisionando, dandomi compiti ecc… La prima paura è stato proprio il giudizio altrui: vuoi scrivere e fai errori di ortografia? si, è vero a volte scappano, come mi sto accorgendo che cappello qualche concordanza e a volte nn si capisce cosa voglio dire. Sbaglio, mi manca un mestiere e a volte mi offendo, a volte mi scoraggio. Ma sono grata a tutti coloro che sul web parlano di scrittura, mi fa sentire meno sola, a volte capisco cose nuove, a volte leggo delle cose belle. E qualcuno parlerà senza praticare, ma finché se ne parla tutto va bene.
    ps. non credo che tutti quelli che amino il calcio siano andati a tirare due calci in un campetto, come è sicuro che a me piace la musica ma sono stonata come una campana.

  10. Scrivere è una malattia degenerativa incurabile che ti costringe ad atteggiamenti compulsivi e meccanici (come sedersi a una scrivania in orari strani, pervasi da una febbre sconosciuta), e che ti sconvolge la mente obbligandoti a pensare di (e a volte a parlare con) personaggi immaginari che fanno cose immaginarie mentre sei al lavoro, mentre sei per strada, mentre parli con la gente.
    Per cui secondo me se non trovi mai il tempo per scrivere o non ti viene mai la voglia di scrivere o non hai mai l’ispirazione per scrivere, beh, forse, non lo so, magari, può darsi, tu questa malattia non ce l’hai. Samuel M

  11. I am sorry but I don’t speak Italian so hope you understand my English. Is it ok if I use your picture of the pencil/H and 2 men – not for Commercial use – for a University course I am doing – just to make my boring page a bit better!

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