Il prezzo del divertimento

xbox

Qualche settimana fa leggevo un editoriale su una blogzine (mi spiace moltissimo non aver salvato il link, perché non posso citarvi la fonte), in cui si faceva un discorso strano, per me non condivisibile, ma nemmeno del tutto privo di annotazioni interessanti.
In pratica si criticava una società – la nostra – in cui spesso si fatica a pagare un mutuo, a fare un pieno di benzina o a riempire il frigorifero, ma nella quale riusciamo comunque a trovare 200 o 300 euro per comprare il nuovo modello di smartphone.
Sostituite la parola smartphone con iPod, computer, tablet, fotocamera: cambia il prodotto, non il succo del discorso.
L’autore dell’articolo si domandava quanto e addirittura se sia lecito spendere così tanti soldi per degli aggeggi che – a suo dire – servono più che altro per divertimento, ovvero come passatempo.
Ed è qui che le perplessità, personalmente parlando, si accumulano come fiocchi di neve in una tormenta invernale.

Innanzitutto dovremmo discutere il perché certi gadget vengono definiti obbligatoriamente degli inutili, graziosi gingilli per passare il tempo libero.
La cosa può essere vera per molti, ma sfalsata per altri. Io, per esempio, sto cambiando da due anni il mio comparto informatico/elettronico, perché ho la necessità di potermi collegare a Internet anche in mobilità. E vi assicuro che in mobilità ci sto parecchio, tra trasferte di lavoro e spostamenti di lavoro. Da qui la necessità, per esempio, di aver un solido smartphone e un tablet leggero ma completo (nel mio caso è in Kindle Fire HD).
Divertimento? Senz’altro. Perché lavorare online, gestire questo blog e i miei social, è prima di tutto un divertimento. Ma è anche una professione – nel senso che mi occupo di tutto ciò in maniera professionale.
Quindi un investimento di 199 euro per acquistare il Kindle Fire non lo vedo come uno spreco, né come soldi tolti al mio budget alimentare.

golden iphone

Altri esagerano?
Senz’altro. Conoscono persone che hanno speso 700 euro per il nuovo iPhone, che utilizzano semplicemente per telefonare, mandare SMS, giocare a Ruzzle e pubblicare foto su Instagram. Vale a dire che sfruttano sì e no il 10% di un aggeggio forse sopravvalutato, ma comunque di ottima qualità.
Se poi costoro sottraggono i sopracitati 700 euro dal budget famigliare, questo non ve lo so dire. Sicuramente c’è chi lo fa. Ma non sono gli idioti che fanno categoria, non vi pare?

Ultima questione: e se fosse davvero solo per divertimento?
L’esempio è sotto gli occhi di tutti: le console di videogiochi. Cose che, all’effetto pratico, sono inutile. Eppure vendono molto e permettono a tante persone di trascorrere ore felici. Spento un videogame non rimane forsa nulla di pratico, se non una sensazione di benessere.
Facendo questo parallelo dovremmo quindi dire che qualunque prodotto/servizio legato a un benessere non strettamente necessario – i centri estetici, le SPA, i ristoranti – sarebbero da chiudere, o dal lasciar fallire.
Non vi sembra un tantino esagerato?

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

43 commenti

  1. Il paradosso è che la società e il benessere legati a essa, il ciclo produttivo e il lavoro della gente, è legato più che altro al consumo e alla vendita di questi prodotti. Ed è anche per questo che la Crisi dilaga: non si spende quasi più per i beni extra. Quindi i signori che fanno i benpensanti e i filosofi moralisti da bar, dovrebbero pensare che se si spendesse solo per alimenti e affitti, in capo a pochi anni ci sarebbe una disoccupazione molto maggiore di quella attuale.

    1. Il tuo ragionamento non fa una piega. Del resto abbiamo visto come sono finiti quei paesi in cui si è voluto eliminare il “superfluo” in favore del necessario.
      Se qui non si producono più beni di consumo l’economia non gira più. Infatti ci siamo ridotti a vendere solo contratti telefonici di varia natura, con l’illusione che un paese si possa sostenere solo su robe inesistenti e non su prodotti reali.

  2. Il ragionamento di base è quello: Perchè uno vive?
    Per continuare a vivere, riprodursi e morire? Se è solo per questo, allora queste cose si possono anche eliminare.
    Tuttavia c’è da considerare l’orribile esempio di Equilibrium (Una società senza divertimenti o cose inutili).
    Davvero vorrebbero un mondo simile?

    1. Io capisco che chi ha problemi a mantenere la famiglia magari nemmeno ci pensa, a divertirsi. Però ci sarebbe anche da chiedersi come mai siamo arrivati a certi estremi, in cui di nuovo il cosiddetto “superfluo” sta di nuovo diventando esclusiva di una piccola élite.

  3. Il mio vero rimpianto è quello di essere stato giovane ed economicamente indipendente in un periodo in cui tutti questi “aggeggi” non esistevano. Appartengo infatti a quella generazione – sono del 1964 – che ha avuto la possibilità di lavorare molto presto e, quindi, a 19 anni nel 1983 guadagnavo quanto un mio collega che mandava avanti una famiglia. Solo che non c’erano tablet, pc e nemmeno consolle per videogiochi. Il bello è che – a differenza di altri miei coetanei che non masticavano fantascienza- avevo anche la percezione che dal punto di vista tecnologico le cose si sarebbero evolute in questo modo! Oggi, effettivamente, esistono delle difficoltà oggettive perchè ci si trova ad affrontare oneri di spesa che sottrraggono consistenti fete di stipendio come, invece, non avveniva prima. Più che altro, rinuncio personalmente a cose che invece non nego ai miei due figli adolescenti. Pertanto, loro hanno il tablet, lo smartphone e diverse consolle per i videogiochi (portatili e non). In questa ottica di amorevole condivisione paterna, riesco a stare bene e non mi pesa nulla.

    1. Beh, certo, avere dei figli comporta sacrificarsi per loro. E’ sacrosanto (infatti io di figli non ne voglio, perché sono egoista… LOL)

      Da ragazzino io invidiavo i compagni coi primi computer, i commodore 64, e poi i mitici .286.
      Non ho mai ritenuto che l’adeguamento tecnologico, magari raggiunto attraverso attività ludiche, sia da classificare come spreco di soldi.

  4. Interessantissima riflessione, che condivido al 50%.
    Dico la mia:
    -la prima parte la condivido in pieno. Etichettare un tablet, uno smartphone, una fotocamera digitale o un nuovo pc come un mero “aggeggio per divertirsi” è una cosa miope, che impedisce una corretta analisi del fenomeno. E di fenomeno si tratta, perché in questi tempi di crisi ha conosciuto una flessione il mercato alimentare ma non quello della tecnologia. Io uso il pc, il tablet e il cellulare per lavoro…e in particolare quest’ultimo l’ho cambiato proprio perché avevo la necessità di uno strumento efficiente. Questi oggetti mi fanno lavorare meglio, quindi il budget famigliare aumenta di conseguenza, soprattutto per me che sono un “libero professionista”.

    -la parte sulle console…su quella non sono d’accordo. Se un ragazzo, privato di console elettronica, non riesce ad ottenere quello stesso benessere psicofisico stand con i suoi amici, frequentando luoghi deputati all’aggregazone di giovani, alla cultura, al gioco…beh, la società è malata. Significa che quell’adolescente, quel ragazzino, non è sufficientemente educato a relazionarsi con gli altri e col mondo circostante. Soldi spesi per il benessere “e basta” dei membri di una famiglia sono, secondo me, soldi spesi in modo sacrosanto. Il problema è: siamo in grado di educare le persone a creare il proprio benessere senza spendere montagne di soldi? Perché, se la risposta è no, abbiamo un maledetto problema.

    Questa è la mio opinione in merito, opinione fondata sul fatto che, grazie al mio mestiere, di bambini e adolescenti ineducati alla relazione con gli altri ne vedo parecchi…ma rimane comunque solo un’opinione. 😉

    1. Però, sui videogiochi, potrei fare questa osservazione: a me dicevano la stessa cosa quando giocavo coi librogame e ai GDR: sono alienanti, inutili, era meglio quando i ragazzini giocavano a calcetto ai giardinetti…
      Secondo me sono discorsi sempre molto delicati, e si rischia di infliggere gli stessi commenti che noi non volevamo sentire da ragazzini.
      Per inciso io avevo anche parenti che dicevano lo stesso dei libri: non insegnano a relazionarsi col prossimo etc
      Quindi sono molto cauto a condannare questa o quella fonte di divertimento.
      Per inciso: io non uso videogiochi da almeno dieci anni.

      1. Uhm… Per la verità non sono proprio d’accordo… E nemmeno con Antonio.
        Mi spiego: con questo ragionamento, poi sembra che tutto sia uguale. E invece io penso che NON SIA COSI’. C’è una questione di qualità, che così invece non salta fuori… Andare al cinema a vedere Schindler’s List (o anche Cloud Atlas, o Tarantino, se non vogliamo per forza scegliere film con temi “impegnati”) NON E’ UGUALE ad andare a vedere il Cinepanettone. Con buona pace de “i gusti sono gusti”, secondo me.
        Obiettivamente, per quanto io mi trovi COMPLETAMENTE D’ACCORDO con chi considera i videogame come una possibile forma d’arte, c’è una sostanziale differenza (sostanziale, non formale) con i giochi di ruolo o libri.
        Il GDR prevede interazione con le persone e col mondo circostante. Interazione sulla base dell’interpretazione di un ruolo, certo, ma pur sempre interazione.
        Un libro prevede l’utilizzo di quell’immaginazione legata alla visualizzazione di cui il videogioco non ha bisogno: le immagini sono già lì, belle e pronte.
        Poi, certo, che tutto possa diventare alienante siamo d’accordo, però mi sembra una realtà di fatto che certe cose si prestano più di altre… Insomma, anche il cibo può creare dipendenza, come l’alcol, però non mi sembra che le due cose si equivalgano! 😀 Eppure nessuno si sognerebbe di dire che il classico bicchiere di vino a cena, o la birra una tantum con gli amici ti rendono un alcolizzato!

      1. O meglio: tutto può alienare, se diventa un’ossessione.
        Io per esempio conosco un paio di persone alienate dallo sport (che di solito viene preso come esempio di vita sana). Questi tizi, miei coetanei, hanno rinunciato a ogni altra attività che non siano corse cicilistiche, podismo o maratone. Manco in famiglia li vedono più.
        Altro che videogiochi…

  5. Ci sono almeno due casi che posso identificare, in cui accade questo:

    1) quel che serve a divertire gli altri e a me no, è inutile; non so sia atteggiamento solo italiano, ma lo si sente spesso, un attribuire al gusto dell’altro l’inutilità. Per cui se tu spendessi in qualsiasi altra cosa, comunque, saresti uno sprecone, mentre quello che faccio io è utile, perché IO lo capisco- Vale anche al contrario di quanto dicevi tu però, IO che ho lo smartphone ho fatto bene a spendere quei soldi mentre tu che ci vai alle terme non hai capito nulla del nuovo millennio (o cose del genere);

    2) un certo atteggiamento verso tecnologie (ma non solo) poco comprese e quindi ritenute inutili (soprattutto da un popolo di tecno analfabeti). Ma si può allargare a tante altre cose, anche a cose ludiche il cui contenuto pratico è “difficilmente” comprensibile. Esempio classico: spendo tot euro per un gioco da tavolo. Spendo gli stessi soldi (con quel che costano i board game fantasyflight games può succedere) per andare alle terme. Nel primo caso sono un ragazzino troppo cresciuto che non sa gestire bene il denaro. Anche se con quei soldi mi godo delle belle serate una volta alla settimana con altri sette amici. Nel secondo caso eeehhhhhhh oooohhhhh che figata invidia cazzo anch’io appena li ho ci vado.

    In entrambi i casi si tratta secondo me di una miopia culturale, una ristrettezza di vedute ad ampio raggio, che influenza tutto quello che facciamo. E forse anche un insegnamento (piovuto dalla generazione precedente, dai media, da… non so) che bisogna essere comunque impegnati a fare qualcosa che sia utile. Sempre. Se poi ti diverte meglio. Ma che serva a qualche cosa.

    1. Matteo, è lo stesso motivo per cui io mi incazzo se qualcuno mi deride, che ne so, se dico che ascolto musica pop o se vedo Sanremo.
      Al che vedo che queste frecciatine arrivano da chi si lamenta (giustamente) perché viene preso in giro perché legge fantascienza o pratica giochi di ruolo. Allora sei vittima solo quando ti fa comodo, e diventi giudice quando ti fa comodo?
      Per questo sono diventato molto cauto a criticare le passioni altrui.

      Idem per le spese tecnologiche. Ogni tanto mi si accusa di spendere troppi soldi per computer, tablet etc
      Poi vado a vedere che le critiche me le muove chi spende 100 euro per trascorrere un paio d’ore nel locale di tendenza, e allora dico “sti cazzi!”

  6. Come ho scritto sopra, il videogioco è espressione artistica in grado di formare la persona. La sua inutilità pratica è pari all’inutilità di un libro, di un film. Anche la religione o la filosofia sono perfettamente inutili. Anche la figura del blogger, potremmo farne a meno, giusto? Eppure ci servono. Figurarsi una tecnologia in grado di connetterti al mondo.

    1. Volendo guardare le cose superflue sono, in effetti, moltissime.
      Ma sono anche il sale della vita e – esagero – dell’evoluzione sociale.

  7. Credo ci sia che davvero abbia le mani bucate e spenda soldi inutilmente in gingilli di cui seriamente potrebbe fare a meno, e questo andando a danneggiare la propria situazione economica/familiare. Detto questo, parlando in generale penso che spendere soldi per il divertimento sia quasi un dovere di ogni persona, perché la vita non è fatta di lavoro, obblighi e rinunce. O almeno, non dovrebbe essere questa la vita. Si è spesso dell’idea che chi spenda soldi in qualcosa che ha a che fare con lo svago sbagli, ma è una cazzata bella è buona. Ci siamo intrappolati da soli in una visione ristretta di come dovrebbe essere il nostro stile di vita. Lavori prima di tutto, ti mantieni e poi forse ti godi il poco tempo che rimane svagandoti in qualche modo. La vita è una e bisogna godersela il più possibile, senza certo farci rimettere altre persone se si è in una situazione poco incline alla ”festa” e allo svago.

    1. “Lavora, consuma, crepa”, dicevano qualche anno fa.
      Ora saltiamo il passaggio intermedio e rimare “Lavora, crepa”.
      Che poi a me i discorsi “Si stava meglio quando non c’era niente” mi sanno tanto di demagogia da bar…

      1. Idem! Però sai… Ogni tanto mi vien da pensare che vivere senza un cavolo, in mezzo ai boschi e ai campi, coltivando quel che magni, pescando, cacciando… Un po’ come i primitivi proprio.. Non malaccio no?! D’altra parte arrivano prepotenti i ricordi della mia tazza in cui esplementare i miei profondi sentimenti, il cibo congelato o riscaldato ecc ecc… Vabè… Un pensiero che sfuma da solo insomma!

  8. Premesso che secondo me, ognuno, se ce li ha, può spendere i suoi soldi come vuole; il problema è che certi desideri sono criminalmente indotti nella massa dalla turboplutocrazia imperante ormai sull’intero mondo.
    Comprarsi un smartphone per telefonare come un telefonino da 50 euro penso sia solo stupidità, come quello che ogni stagione segue la moda rinnovandosi completamente il guardaroba perché deve essere sempre al passo con i tempi.
    Se invece, come te, uno utilizza l’oggetto tecnologico al pieno delle proprie possibilità sono soldi spesi in modo sacrosanto.
    In un discorso più ampio direi che molte innovazioni introdotte molte volte sono solo una scusa per fare profitto.

    1. Io mi fermo alla prima parte della tua affermazione: se uno ha un certo budget può spenderlo come vuole. Credo molto nello “shopping terapeutico”, pur riconoscendo gli eccessi di molti.
      Però, se ci mettessimo qui a giudicare le spese di ciascuno di noi, alla fine potremmo trovare pecche e inutilità in ogni singola scelta.

  9. Tutto giusto.
    Aggiungo solo che per svagarsi e far “giocare” la mente non servono necessariamente molti soldi.
    Per due euro su qualsiasi bancarella si può comprare un libro usato che ci può intrattenere per giorni interi, per dire.
    E se non si vuole rinunciare al tablet, non c’è solo l’iPad, così come per chi ha bisogno di spostarsi non c’è solo la Porsche, ma anche la Panda. O la tessera dell’autobus.
    La chiave di tutto, una volta di più, siamo noi.

    1. Certo che sì.
      Così come si trovano smartphone molto competitivi a meno della metà del prezzo di un iPhone. Io ho un Sony Experia della scorsa generazione e mi ci trovo bene.
      Poi, per carità, mi piacerebbe poter stare al passo con ogni minchiata tecnologica, ma bisogna anche sapersi frenare.

  10. Esistono 2 categorie “negative” agli opposti del discorso.

    1) Esiste gente che salta i pasti ma deve avere sempre l’ultimo gadget tecnologico in mano. Apparire e non essere. Una volta erano le rate per la macchina, oggi quelle per smartphone e tablet; il concetto è lo stesso da sempre.

    2) Un certo senso di snobismo finto intellettuale nei confronti di chi gioca: il divertimento come la cultura diventano quasi obbligatori, servono anche essi ad apparire. Quindi diventa per forza differente spendere xxx per un telefono, in un centro estetico o per un qualsiasi altro motivo.

    Tutti quelli che riescono a gestirsi una giusta via di mezzo tra necessario, superfluo, utile, indispensabile, etc. fanno bene a divertirsi ed a godere nei modi che più ritengono opportuni.

    1. Di solito quelli della categoria uno sono i tizi che si comprano un iPad 3 da 800 euro, solo per giocare a solitario e per farlo vedere quando vanno in giro. Uno status symbol vero e proprio, che però trovo davvero ridicolo.

      Gli snob, invece, mi stanno sul culo a 360°. Che poi di solito sono falsi e paraculi come pochi altri.

  11. Per esteso, anche un abbonamento sky o mediaset premium è inutile, a cosa ti serve?
    Anche comprare musica è inutile, a cosa ti serve?
    Andare al cinema, a un concerto, a teatro? Inutile!
    Guardare una partita di calcio, rugby, basket ecc? Inutile!
    Comprarsi un gelato? Inutile!
    Andare al ristorante o in pizzeria? Inutile!
    Aperitivo al bar? Inutile!

    1. Esattamente.
      Infatti questa idea idiota del “tutto inutile” va a sposarsi con una ancora più subdola, quella del “tutto gratis”.
      Non vado al cinema perché tanto i film di trovano in streaming.
      Non compro musica perché la scarico da eMule, o da Youtube.
      Idem per gli ebook.
      Non mi abbono alle tv a pagamento perché tanto lo stesso materiale lo trovo sul sito cinese (e se lo chiudono ne aprono subito altri tre).
      Resta da trovare qualche gabola per non pagare per il cibo, poi questa bella filosofia distruttiva avrà distrutto tutto ciò che poteva distruggere.

      1. oh c’è già anche la gabola sul cibo. Leggevo un paio di settimane fa di un ristoratore di Roma che ha fatto causa a un gruppo di clienti che se ne sono andati via senza pagare…il giudice ha dato ragione a loro perchè “non è reato”. Quindi, tutti da Cracco ora! 😀
        Quello che penso io sul tema lo ha già detto qualcun altro meglio di me, ossia che che se uno i soldi li ha se li può spendere come vuole, ma è vero soprattutto che lo fa anche la massa che non li ha e si ritrova con le finanziarie sul collo perchè “tanto si paga a rate” e si indebita per l’abbonamento alla palestra o perchè “piuttosto non mangio ma alla vacanza non rinuncio”. Mia madre, che viene dalla generazione della guerra, dice sempre che siamo diventati incapaci di fare sacrifici. E credo che purtroppo abbia ragione. Si vuole tutto e subito, e il domani…ci penseremo quando arriverà. Solo che poi arriva e ti chiedi come sei finito con le pezze al culo. Io ho uno stipendio discreto e non ho molti vizi oltre ai fumetti (zero tecnologia, niente smartphone o adsl), però ultimamente mi sento sempre in colpa per ogni acquisto “ludico”, guardo la mia collezione di fumetti e penso di aver dilapidato “inutilmente” un sacco di soldi che mi sarebbero potuti servire per altre cose “utili”. Non so, sarà l’età, sarà la crisi (che si sente sempre di più, nonostante le file per gli iphone), ma quando apro il portafoglio ora mi chiedo tre volte se ne valga veramente la pena…

      2. Sul “tutto gratis” qualche eccezione da fare però ce l’avrei: quando il prezzo è esagerato rispetto alla qualità del prodotto non dico che sia giusto procurarselo illegalmente, ma nemmeno mi crea grossi problemi l’idea che qualcuno approfitta delle “fonti alternative”.
        P.S. Per trovare cibo gratis ci vorrebbero 365 giorni l’anno di campagne elettorali… 🙂

        1. Beh, certo, ci vuole correttezza da entrambe le parti.
          Che poi tutti gli studi di marketing contemporanei sottolineano proprio quanto la lealtà tra venditore e consumatore sia la chiave del successo (visto che oramai, grazie alla Rete, è difficilissimo farsi fregare).
          Ma in Italia qualcuno è rimasto legato a strategie di vendita vecchie di 20 anni.

  12. condiveido in pieno il tuo ragionamento, uso il PC dai tempi di Basic e solo per lavoro, ho da poco scoperto qualche sito( come questo..) per distrarmi con cose che reputo rilassanti e non scicche ma non mi permetterei mai di giudicare negativamente chi gioca con console od altro solo perchè appartengo ad una generazione che non era digitalizzata.Se una persona si rilassa, sta bene con se stessa e probabilmente migliora la propria vita ( nel senso che scarica la tensione ed evita una gastrite..), non vedo cosa ci sia di male.Certo che 600 euro per l’ultimo Apple non glieli darei mai, ma de gustibus….peggio chi passa ore alle slots.

  13. Il problema è che c’è anche gente, molta, che vede tali oggetti come solo uno status symbol senza i quali non si è niente. E ne conosco alcuni che fanno le rate per l’Iphone o il Galaxy 3 per poi usarli come userebbero un cellulare da 100/200 euro. Quindi il discorso andrebbe anche oltre il mero fatto dell’utilità\divertimento. Poi per il resto la penso come te, nel senso che senza un cellulare, almeno, sempre connesso ormai è anche difficile starci se poco poco si utilizza il web intensamente. Quindi no, in generale no che non sono oggetti inutili.

    1. Sì, per alcuni questi gadget elettronici sono solo status symbol, un po’ come certe macchine di lusso.
      Il punto è che di solito chi può permettersi certe spese corrisponde a colui che non è in grado/non vuole imparare a usare ciò che acquista.

  14. Secondo me c’è comunque un fattore “desiderio”, altrimenti non si spenderebbero 700 euro per un iphone mentre uno smartphone “decente” può costare sotto i 200 euro. Certo, magari non ci sfrutti le app più esigenti. Se fossi in condizione di ristrettezza, ci penserei due volte. Però è sempre stato così. Ti faccio un esempio più banale: i giocattoli. Ai miei tempi era il galeone dei pirati Lego (o il castello), sicuramente sarei cresciuto anche senza! Però il discorso era interno alla famiglia – fosse per me, avrei comprato mezzo catalogo.
    Caso limite: io spendo cifre esorbitanti in libri. Non dubito che ci siano molte persone che li ritengono “superflui”. Secondo le statistiche, un numero molto vicino alla metà degli italiani!
    In altre parole, il discorso secondo me regge solo se c’è chi veramente nella scelta tra il cibo (magari per la famiglia) e uno status symbol sceglie quest’ultimo.

    1. Penso che per oggetti meravigliosi come i Lego ( o trenini, soldatini, fumetti, libri, ecc.) il discorso sia un po’ diverso dato che a differenza di uno smartphone fra 40 anni potranno ancora dare molte soddisfazioni, mentre lo smartphone al massimo potrebbe diventare un fermacarte.

      1. Sì, era una disquisizione su cosa è “superfluo”. Inoltre, ci sono prodotti Lego per svariate fasce di prezzo. (E or ora scopro che c’è pure un’altra marca che produce mattoncini simili e compatibili con Lego!)

    2. Esatto, l’esempio dei libri vale anche per me. E al posto dei Lego ci metto i Masters of the Universe, ma la sostanza è quella.
      Che poi, come diceva qualcuno, quasi tutto può essere superfluo. Ma non lo è se porta del benessere mentale/psicologico, e se tali spese non vanno a ledere il budget familiare delle cose importanti (istruzione, salute etc).

  15. Il nostro è il mondo in cui le cose importanti non te le puoi permettere, ma ti offrono un sacco di cazzate, scusate il termine. Però sta a noi comprarle o meno….

    Bisogna dire che spesso “ci fa star bene” sperperare quattrini (non parlo per tutti, ma penso che molti prima o poi abbiano constatato questo). Ci sarebbe da pensarci su.

  16. Detto brutalmente – come hanno già notato alcuni – allora tutto ciò che viene speso al di fuori del vitto e dell’affitto di casa è “inutile”.
    Forse il senso dell’articolo era di non farsi prendere dalla spirale di comprare ogni anno un nuovo modello aggiornato (e più costoso) di queste devices solo per essere trendy. In ogni caso tutto quanto rientra nel solito discorso del senso di responsabilità individuale: se io voglio comprarmi a ogni costo l’i-pad anche se le mie entrate non me lo permettono, un po’ sarà colpa della pressione sociale e pubblicitaria che “l’i-pad va di moda e tutti lo devono avere”, però un po’ è anche colpa mia che voglio una cosa pur sapendo di non poter spendere.
    Per fare un esempio su una cosa pratica come l’automobile – quindi non una cosa per divertirsi – conosco gente che (come accennava Luca) si è rovinata perché pur guadagnando 1000 euro al mese ha voluto a ogni costo comprarsi un macchinone da 40.000 euro…

  17. Come sempre avete già e ottimamente toccato ogni aspetto della questione. Mi viene anche in mente il fatto non secondario che “acquisire capacità giocando” sia il modo consueto con cui la nostra specie opera da sempre. Chissà cosa combineremo alla fine con le nuove acquisizioni, quali cose fondamentali usciranno fuori da tutto questo fermento. Qualcosa già sta prendendo forma …

  18. In realtà trovo più preoccupante il fatto che ci sono famiglie con spese ingenti (mutui, scuola per i figli, spesa…) non tanto che magari decidono di affrontare l’acquisto di tecnologie più moderne, quanto più che in realtà richiedono prestiti alle banche per finanziarsi le vacanze estive; quello per me è allarmante, perché confermano il fatto che ci sono status symbol assoutamente irrinunciabili. I tablet e i telefoni ora li puoi prendere a rate, quindi con 20 – 30 euro a mese non ti pesa come sganciare una cifra piena. Però è il fatto proprio che ho visto che sono aumentate molto le famiglie che richiedono prestiti per televisori e vacanze.
    Tecnicamente gli smartphone e i tablet sono macchine tremende che hanno infinite possibilità di essere usate come strumenti di lavoro; ho comperato anche io un telefono di questo tipo che mi permette di portare avanti non solo il lavoro, ma anche di andare ad ammortizzare altre spese “tecno” (una cosa molto stupida: l’applicazione per avere il navigatore e la possibilità di attaccarci una tastiera, così non devo comperare l’aggeggio per l’auto e un portatile per scrivere fuori casa). Se però accantoniamo il discorso “utilità e praticità” di una macchina modernissima, purtroppo ho visto anche frotte di ragazzini che brandiscono Iphone, e non credo che un 12enne debba controllare l’andamento della borsa, quanto più rappresenta uno status symbol all’interno del gruppo (e ho visto un padre comprare 2 iphone 4 appena usciti alle figlie 13enni). Però io spendo molto più in libri e fumetti, per cui potrei anche io avere una spesa “superflua” che non è tecnologica.

    1. Tutto vero.
      I tizi che fanno mutui per andare in vacanza o per comprarsi il SUV non li capisco neppure io. Ma credo siano vittime di un meccanismo malato, quello dell’apparire agli occhi di vicini, parenti, colleghi etc.

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