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L’umiltà se la tengano i perdenti

Maria Sharapova compleanno

(For english version, scroll down!)

Il 19 aprile del 1987 nasceva in quel di Njagan, ridente cittadina della Siberia (allora facente parte dell’Unione Sovietica) Maria Sharapova, campionessa di tennis, icona dello sport, sex symbol, atleta femminile più pagata al mondo (26 milioni di dollari annuali, sommando gli introiti sportivi a quelli pubblicitari).
Qualche mese fa Maria è diventata una delle muse per eccellenza di Plutonia Experiment, grazie anche al fatto che presta volto e fisico a Sibir, una delle supereroine di 2MM, di cui potete trovare le avventure in formato ebook, nell’apposita sezione del blog.
Devo ammettere che allora conoscevo poco di lei. Da quel momento ho iniziato a seguirla, sia sul campo (e sono riuscita anche a vederla dal vivo, grazie a un azzeccatissimo regalo di compleanno) che nelle vicissitudini che la coinvolgono a livello mediatico.
Cos’ho dunque scoperto su di lei?

Presto detto: Maria Sharapova è una ragazza dal carattere più che deciso. Determinata, poco incline a concedere confidenze (nonostante la sua grande esposizione come personaggio pubblico), piena di fiducia nelle sue capacità di tennista, e pure consapevole di essere una ragazza ammirata anche per il suo fascino. Così come sa di essere costantemente sotto attacco da parte di quella non indifferente fetta di pubblico che la odia.
L’attaccano proprio perché a volte è un po’ troppo fredda (fa figo dirlo di una siberiana, no?), perché non gioca a fare l’atleta umile, di quelli che propinano banalità supreme come “vinca il migliore” e “l’importante è partecipare“.
Non sapendo a che altro appellarsi la attaccano perché nei momenti clou dei suoi incontri geme; caratteristica che le procura orribili commenti da erotomani falliti, specialmente su YouTube.
L’attaccano perché è vincente, e le piace esserlo.
Perché non è umile come piacerebbe a qualcuno.

A noi blogger questa faccenda dell’umiltà ce l’hanno rifilata fin dai primi giorni in cui abbiamo iniziato a riscuotere qualche risultato positivo. Citare pubblicamente un successo, ottenuto con fatica, spesso contro tutti e tutti, viene visto come un chiaro indizio di presunzione, di spocchia. “Questo si è montato la testa.”
Altri, più semplicemente, non si fidano: oltre a dirci che non siamo umili, mettono anche in dubbio ogni risultato ottenuto. Se dici che in molti hanno scaricato un tuo ebook, questi simpaticoni fanno battutine ironiche, si danno di gomito.
Se dici che bloggare è enormemente soddisfacente ti fanno notare che è solo una passione, quindi “oh, vola basso, che nessuno ti ha chiesto di farlo!“.
Se dici che quindi lo potresti/vorresti fare per lavoro ti rispondono che allora non è più una passione, ma che dunque lo fai per i maledetti quattrini, e ovviamente senza umiltà.
Intendiamoci: nulla contro la nobiltà di questo sentimento. E’ che molti lo fanno erroneamente corrispondere alla mediocrità, alla modestia di maniera, quella servile che serve ad attirarsi facili simpatie. Ecco, a quella io e molti colleghi diciamo “no grazie”.
Un po’ come fa Maria, insomma.

Casual...
Casual…

Che poi, si fa presto a dire “non sei umile“.
Nel 1987 I genitori di Maria Sharapova si erano appena trasferiti a Njagan, lasciando la natia cittadina di Gomel, che era situata a troppo vicino alla centrale nucleare di Chernobyl, che il 26 aprile del 1986 aveva subito il noto incidente che tanto ha spaventato il mondo.
Nel giro di tre anni Maria ha cambiato tre case: Gomel, Njagan e infine Sochi. Una famiglia di sfollati, la sua, come tante altre colpite dalla tragedia di Chernobyl.
Già a sei anni si dedicava al tennis, dando prova del suo talento emergente, tanto che in un piccolo torneo di bambini venne notata dalla grande Martina Navratilova. La campionessa ceca convinse i genitori di Maria a farla trasferire negli Stati Uniti: solo lì avrebbe ricevuto l’adeguata preparazione per diventare una tennista di successo.

Da allora Maria Sharapova non ha mai smesso un giorno di allenarsi e di giocare. Dall’età di sei anni, appunto, proiettata in un paese straniero, che fino a pochi anni prima era considerato un feroce nemico dell’Unione Sovietica. Infanzia e adolescenza votata al sacrificio, alla preparazione fisica e mentale per affrontare i campi da tennis.
Sì, parliamone della preparazione mentale: il tennis è uno sport straordinariamente solitario. Ogni giocatore è solo con la sua racchetta. Vittorie e sconfitte sono un fatto maledettamente personale. Non cè gioco di squadra, né il sostegno dei compagni, come avviene nel calcio, nel rugby e in mille altri sport.
Ricorda un po’ il mestiere dello scrittore.

... sportiva.
… sportiva.

Raggiunti i vertici del circuito femminile, il WTA, inanellando vittorie su vittorie, Maria si è anche prestata a posare per famosi brand di moda; ha anche fatto da madrina a orologi, automobili, bibite etc etc. Probabilmente era poco umile già allora, no?
Peccato che pochi citino altri fatti, per esempio che con parte di quei 26 milioni di dollari annuali Maria Sharapova gestisce, finanzia e promuove una fondazione da lei stessa creata nel 2006 (quando aveva 19 anni, eh!). Fondazione che si occupa di aiutare i bambini in difficoltà, specialmente gli orfani dell’Est Europa e tutti quelli che ancora oggi subiscono gli effetti delle radiazioni di Chernobyl.
Questo il sito della Maria Sharapova Foundation, se volete dare un’occhiata.

Ora Maria ha anche lanciato una linea di dolciumi, Sugarpova. Altra mossa poco umile, anzi, abbastanza presuntuosa. Come, non le bastano quei 26 milioni di dollari l’anno? Chissa perché nessuno fa notare che con Sugarpova Maria ha creato posti di lavoro per qualche centinaio di persone, e che una bella fetta di introiti va a finire nella sopracitata Fondazione.

L’umiltà? Ripassate fra qualche anno. Per adesso a me Maria piace così.

Buon compleanno campionessa!

maria sharapova torta di compleanno

Per approfondire:

Il sito ufficiale di Maria Sharapova
– Maria Sharapova su Facebook
– Maria Sharapova su Twitter
La pagina Wikipedia su Maria Sharapova

– – –

Humility is for losers: Happy B-Day Maria!

On April 19th 1987, Maria Sharapova was born in  Nyagan, a small town in Siberia (part of former Soviet Union). Now she is a tennis champion, a sports icon, a sex symbol, the highest-paid female athlete in the world (26 million dollars a year by summing the advertising revenue and the matchs.).
A few months ago Maria became one of the muses for my blog, Plutonia Experiment, “interpreting” the russian superheroine Sibir, one of the characters of 2MM, whose adventures can be found in ebook format, in the specific section of this blog.
I must admit that at that time I knew little about her. From that moment I started to follow her, both on the tennis field (also live, in Milan, thanks to a perfectly timed birthday present) and in the vicissitudes involving her in the media.
So what I found out about her?

Maria Sharapova 2013 1

Soon said: Maria Sharapova is a girl with a very strong temper. Determined, disinclined to grant confidences (despite its large exposure as a public figure), full of confidence in his ability as a tennis player, and well aware of being a girl also admired for its charm. Maria also knows that there is a slice of the audience who does not love her.

The haters attack Maria because sometimes it is a bit too cool, because she not pretend to be humble just to be more sympathetic. They attack her because Maria wants to win everything.
They attack her because, actually, she often wins.

Many critics often say to us that we are not humble bloggers.
Others simply do not trust us. In addition to telling us that we are not humble, they also question our every small success.
If we say that many persons have downloaded one of our ebook, the critics smile evilly and say that does not matter, or that it is not true.
If we say that blogging is something enormously satisfying, they’ll point out that it is just a passion, then “oh, fly low, that no one has asked you to do it.”
If we say that we could / would like blogging for work, they answer that then it is not longer a passion, and we only care about making easy money. Without humility.

Maria Sharapova - Roland Garros 2013

I have nothing against the nobility of humility. But many do erroneously paid it to mediocrity, the sly modesty, which serves to bring upon easy sympathies. At this behavior I and many fellow bloggers say “no thanks”.
A little ‘as Mary, in fact.

Also it’s easy to say “you’re not humble.”
In 1987 Maria Sharapova’s parents had just moved to Nyagan, leaving his native town of Gomel, which was located too close to the Chernobyl nuclear power plant, that in the April 26 of 1986 had been the well-known incident that so frightened the world .

In three years, Maria has changed three houses: Gomel, Nyagan and finally Sochi. At that time her was a nomadic family, like so many others affected by the tragedy of Chernobyl.
At six years old Mary was dedicated to tennis, giving evidence of his emerging talent, so much that in a small children tournament she was noticed by the great Martina Navratilova. The czech champion convinced the parents of Mary to transfer her in the United States to receive the best possible preparation.

Since then Maria Sharapova has never stopped one day to train and play. From the age of six years, who emigrated to a foreign country, which until a few years ago was considered a fierce enemy of the Soviet Union. Childhood and adolescence devoted to sacrifice, physical and mental preparation to face the tennis courts.
Yes, let’s talk about the mental preparation: tennis is a extraordinarily lonely sport. Each player is alone with his racket. Wins and losses are a fact damn personal. There is no team play, nor the support of fellow, as in football, rugby and many other sports.
Tennis remember a little the job of the writer.

Maria Sharapova 2011

After reaching the top of the women’s circuit (the WTA) by victory after victory, Maria also served as testimonial for famous fashion brands, and also for luxury watches, cars, soft drinks etc etc. Probably this is also not very humble, right?
Unfortunately, few speak of other facts, for example, that with some of those with $ 26 million in salary, Maria Sharapova manages, finances and promotes a foundation that she created in 2006 (when he was 19 years). The Foundation help childrens in need, especially the orphans of Eastern Europe and all those who still suffer the effects of Chernobyl radiation.
This is the site of the Maria Sharapova Foundation, if you want to take a look.

Now Maria has also launched a line of candy, Sugarpova. Another deed that is not humble, on the contrary, it is quite presumptuous. Are not enough for the $ 26 million a year? This is critics think. I wonder why no one points out that with Sugarpova Maria has created jobs for hundreds of people, and that many of the gains are donated to the Foundation.

Humility? Maybe I’ll talk about in a few years. For now there is no need of it.

Happy birthday champ!

Maria Sharapova Australia

To learn more about Maria

Official Site
Official Facebook page
Official Twitter account
Wikipedia page about Maria

– – –

Alex Girola – follow me on Twitter

15 risposte a "L’umiltà se la tengano i perdenti"

  1. mi piace il modo in cui hai usato il tennis come metafora della scrittura. Hai mai letto Infinite Jest di David Foster Wallace? Comunque è vero, l’umiltà a volte è usata come una maschera per l’inadeguatezza. O peggio come un’arma da parte di chi rode dell’altrui successo o delle altrui passioni.

    1. Di Wallace ho letto e recensito “Il tennis come esperienza religiosa”, che ho trovato ottimo…
      E in effetti il tennis può essere la metafora per molte cose…
      Grazie mille per il commento 😉

  2. Il passo fondamentale è fregarsene degli haters. O di quelli che a torto vengono a insegnarti l’umiltà, non conoscendola loro per primi. E ammetto che sia estremamente difficile.

    Per quanto concerce l’oggetto del post, auguroni a Maria. ^^

    1. Sì, è vero: il vero nirvana è arrivare a fregarsene degli haters (un po’ come fa Maria, appunto).
      Non è per nulla facile, soprattutto quando si mettono a fare prediche.

  3. Grande Maria! E bellissimo articolo! Il tennis comunque, e lo so bene, è veramente uno sport diffiilissimo, in cui puoi contare solo su te stesso e in cui ”schizzare” male e andare di matto è facilissimo. Avrai sicuramente notato persone che durante le partite urlano e si incazzano con se stesse xD Fa un po’ ridere a vederle da fuori, ma ti assicuro che dentro di loro hanno una rabbia pazzesca. La Sharapova ha una tenuta mentale mostruosa, poco da dire. Così come Nadal, che per quanto non mi piaccia ammiro proprio per questo aspetto.
    Auguri Masha!

    1. È vero, il tennis richiede quasi la stessa concentrazione di un’arte marziale, ed è forse lo sport più solitario, insieme all’atletica leggera.

      Grazie per l’apprezzamento sull’articolo 😉

  4. Azz, bell’articolo ma…
    Abbiamo avuto uno scambio di battute qualche tempo fa io ed Hell su questo argomento. Io credo che confondere “Umiltà” con “Perdente” sia alquanto sbagliato. Nello sport soprattutto. L’umiltà è un valore per i vincenti, non per i perdenti. Ribaltando il tuo discorso, che peraltro è condivisibile sotto molti punti di vista, credo che gridare al mondo “ho vinto il premio X” sia una questione di orgoglio e umiltà. Umiltà perché mi sono sbattuto come un cane (senza offesa per i cani ;)) per raggiungere quello scopo e adesso voglio che qualcuno mi dica “bravo!”. E’ giusto e umano.
    Il problema sorge se io al mondo grido “IO ho vinto il premio X e voi siete delle m***e”, chiaramente scritto in maniera più elegante ma nel commento non posso scrivere un poema e il senso penso sia chiaro. Qui mi viene il dubbio che questo personaggio non sia affatto umile, ma un maleducato.
    La Sharapova sta chiaramente nel gruppo giusto, anche perché dimostra splendidamente il suo talento e non mi sembra sia famosa per la sua maleducazione ballotelliana. Tanto per fare un nome… 😉
    Per concludere, secondo me non bisogna confondere la mancanza di modestia o la maleducazione con l’umiltà, che, ripeto, per me è una Virtù che in questi tempi viene lanciata alle ortiche con troppa facilità.
    Se la S. ha crreato un marchio dolciario non credo sia “presuntuosa”, cavolo, ma una gran testina e la sua bravura sta proprio nel fatto che creerà nuovi posti di lavoro! E’ una grande, non perché non è umile ma perché sa il fatto suo senza fare del male ad altri (Si spera…).
    Ottimo articolo, mi hai fatto perdere tre telefonate 🙂

    1. Mi spiace per le tue telefonate perse 😛

      Guarda, condivido il tuo punto di vista, ed è bene che tu abbia aggiunto carne al fuoco.

      Come ho scritto per me l’umiltà è un valore, purché essa non diventi una scusa per rispettare a vita astruse gerarchie o gerontocrazie. Senza addentrarci in territori insidiosi basta guardare che succede in un certo partito italiano, dove l’ala dei giovani viene puntalmente tacciata di poca umiltà, solo perché sgomita per avere il proprio spazio.
      Non so se mi sono spiegato 😉

      Poi per il resto concordo con te. Gli strafottenti sono insopportabili, anche perché spesso valgono la metà di quel che dicono. Ne ho le prove! 😀

  5. Due cose per cui ti ripeto “bravo”; la prima per il doppio post italo/inglese, la seconda per aver affermato alcune cose importanti senza aver troppo riguardo per quella platea di “gne-gne” che affligge tanta parte della blogosfera. La Sharapova può piacere o non piacere, può essere discussa eccetera ma lo si deve comunque fare su una base di rispetto.

    1. Grazie mille.
      Gli esperimenti bilingue li faccio quando il tempo me lo permette… Diciamo che il compleanno di Maria è stato un buon stimolo.

      L’argomento “umiltà” è spinoso, si rischiano grandi fraintendimenti. Però sono qui a spiegare le mie ragioni, una volta tanto con calma e pazienza.

  6. Articolo doveroso e condivisibile. Come dice Hell, e come fa Maria, il massimo è riuscire a fregarsene dei commenti acidi, inconcludenti e forse invidiosi. Non è facile, perché non siamo muri su cui la palla rimbalza senza lasciare segni, ma diciamo che provare a tenersi su e proseguire sulla propria strada, incuranti del parere altrui e delle convenzioni socio-psico-blablabla che tutti rifilano in queste situazioni, con il solo obiettivo della propria realizzazione personale, per quanto complesso è la via giusta.

    Ah, e auguri a Maria! 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    1. Infatti è la via che sto cercando di intraprendere (e non solo io, giusto? 😉 )
      Alla fin fine siamo quel che siamo e non dobbiamo giustificarci con nessuno, né rispettare gerarchie immaginarie di persone che credono di meritare tutte le attenzioni solo perché esistono da più tempo di noi.
      Men che meno dobbiamo dar ragione ai repressi.

      Grazie del commento.
      E degli auguri 😀

  7. Condivido il punto di vista di Eddy ma tu non farglielo sapere. 😛
    Non sia mai che il ragazzo sapendo che gli ho dato ragione si monti troppo la testa perdendo così la sua umiltà.
    😀
    Ottimo articolo.

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