cose quotidiane

Come ripagare il lavoro creativo

dignity at work

Primo Maggio. Festa del lavoro.
Da qualche anno m’impunto nello spendere due parole per quel che concerne il lavoro applicato ai settori di cui tratta questo blog: scrittura, comunicazione, blogging (etc etc). No, putroppo nessuna delle attività appena citate è quella che mi procura i soldi necessari per vivere dignitosamente.
Il problema, in fondo, è tutto in questa ammissione. Conosco pochissime persone che in Italia riescono a campare occupandosi di scrittura, dove con questo termine includo derivati vari (narrativa, saggistica, ma anche blogging, web copywriting etc). L’unica alternativa, a quanto pare, è quella di continuare a occuparsi di queste attività come se fossero passioni. Ossia: in modo meno professionale del dovuto.

Qualche mese fa io e altri colleghi blogger abbiamo sollevato la questione dell’opportunità del bloggare a pagamento*. Le risposte sono state moltissime, ma oltre il 50% di esse erano negative. Alcune anche insultanti. Siamo stati chiamati accattoni e miserabili. Ci è stato detto che in fondo nessuno ci chiede di gestire un blog, quindi non dobbiamo pretendere nulla. Ci hanno definiti “scribacchini di merda”. Ci hanno accusati di peccare di superbia, di non essere umili.
Bene, oggi peccherò ancora. In occasione della Festa del Lavoro vi propongo un semplice vademecum per rendere merito al lavoro di un creativo freelance. Non necessariamente coi soldi.
Procediamo.

dignity.gif

Come ripagare il lavoro creativo indipendente

  • Condividere i contenuti proposti

Vi è piaciuto l’articolo pubblicato su un determinato blog? Avete apprezzato lo shooting fotografico o la gallery proposta su Tumblr di un determinato artista? Vi piace la canzone di Tizio, ascoltata su Youtube? Ebbene: fategli promozione. Il “come” è semplicissimo: attraverso i social network. Tutti voi avete un profilo Facebook, Twitter, G+ (etc). La condivisione è facile e spesso semplificata dagli appositi tasti situati su blog e piattaforme simili.
Condividere non è solo essenziale per la sopravvivenza dei creativi slegati da editori, case discografiche etc: è anche divertente e gratificante.

  • Comprare

Comprate l’ebook o l’mp3 dell’artista che vi piace. Non scaricate materiale illegale su Torrent o Emule, non per quel che concerne i creativi che davvero apprezzate. I costi sono spesso irrisori (da 1 a 4 euro, in media). Piattaforme come Amazon e iTunes sono facilissime da usare, intuitive a pratiche. Spendendo un euro darete un senso al lavoro svolto dall’artista che stimate. Lo spingerete a continuare. Gli infonderete fiducia. Gli permetterete di mettere insieme pranzo e cena grazie a ciò che ha creato e pubblicato.
Inoltre va fatto un piccolo ragionamento sulla percezione del denaro. Spesso buttiamo soldi per gesti inutili, come per esempio gli 8/9 euro di un aperitivo fatto controvoglia. Poi però ci facciamo paranoie per spendere 1 euro per comprare un mp3. Ecco, le persone mature devono uscire da questa trappola psicologica.

  • Donare

Molti blog hanno un tasto “donazioni”, collegato con PayPal. Anch’io ce l’ho. Lo trovate nel menù alla vostra destra. La donazione è libera, ciò non vuol dire che è sempre e comunque evitabile. Se un blogger chiede una donazione lo fa per due motivi: (1) perché quei pochi soldi possono essere reinvestiti in nuovi progetti creativi, (2) come gesto tangibile di apprezzamento per il lavoro svolto.
Il mio consiglio è: ogni mese tenete da parte cinque euro, e donateli – distribuendoli – a quei blogger che, secondo voi, negli ultimi trenta giorni hanno allietato le vostre giornate, e arricchito le vostre conoscenze.

  • Usare le Wishlist

Altri blog hanno anche una wishlist. Una lista dei desideri. La mia, per esempio, è questa. Si tratta di fare un regalo, né più né meno. L’uso ideale della wishlist è questo: attingete da essa in occasione di qualche ricorrenza (Natale, Pasqua, compleanno del blogger) per fargli un dono gradito. Un gesto di cortesia per ripagarlo del fatto che seguite giorno per giorno ciò che scrive, fotografa o crea qualcosa per tutti i lettori che riesce a raggiungere.

  • Offrire un pranzo, o altro

Metodo ancor più antico per mostrare gratitudine a un artista o a un creativo, è quello di offrirgli un pranzo o una cena. Con tutti i modi che ci sono oggigiorno per contattare una persona – social network, email, chat – è davvero semplice farsi avanti e avanzare tale proposta. Che può essere qualcosa su questa falsariga: “Quanto passerai dalla mia città sarò ben lieto di pagarti un pranzo, in segno di riconoscenza per quello che ogni giorno pubblichi sul tuo blog, gratuitamente“.
Scommetiamo che guadagnerete anche un amico?

* Il blogging su retribuzione/con donazione, me ne rendo conto, è solo uno dei tanti aspetti della questione.

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

22 risposte »

  1. La bruttisima faccenda dei blogger barboni di qualche mese fa è – per quel che mi riguarda, e l’ho già detto altrove – il momento nodale in cui la blogsfera italiana ha perduto la sua innocenza.
    È interessante notare che, proprio in coincidenza con quella lunga e feroce discussione, si sono verificati due eventi piuttosto interessanti.
    Da una parte, un sacco di frequentatori della blogsfera si sono trasformati da lettori in blogger – perché dopo aver detto a chi aveva un blog che cercare di usare il blog per guadagnare era illegittimo e volgare, si son detti che in fondo però provarci non sarebbe stato male.
    Dall’altra, sono sorte iniziative quantomai dubbie per certificare alcuni blogger, appioppando loro improbabili etichette anglofone sulla base di protocolli che valgono grossomodo quanto la carta su cui sono stampati – la classica illusione italiana che avere una gilda permetta ai membri di sopravvivere mentre gli altri vanno alla deriva; ed è interessante, io credo, che molti sostenitori di simili certificazioni fossero fra i più vocali e volgari oppositori dell’idea che un tasto di donazione possa essere poco ma abbastanza: autocertificati professionisti timorosi della concorrenza dei dilettanti, in un ambito in cui professionalità e competenza si certificano coi fatti, non coi papiri.
    Interessante, non trovi?

    • Interessante, sì.
      Che poi il ragionamento “Io non pagherei mai questa cosa, ma se può fruttare qualche spicciolo quasi quasi ci provo pure io” è tipica di questo paese.
      Così come le categorie/corporazioni/affiliazioni che dovrebbero – agli occhi di alcuni – attribuire attestati di professionalità e quindi di remunerazione.
      Professionali come quelli che mi han detto di scrivere articoli per loro, ovviamente gratis, e al contempo di donargli 20 euro perché “si autofinanziano”.

      Comunque sì, quell’episodio è stato uno spartiacque anche per me.

  2. Pingback: Primo Maggio
  3. Economie feroci, poi – tra capo e collo – il regalo di nozze alla collega che si sposa… No, sul serio, hai ragione.

  4. Meno male che mi sono perso la polemica. Detesto quelle cose.

    Direi che quelle idee sono il risultato di tipiche deformazioni italiote circa il lavoro, il compenso, e il lucro. Per l’Italiano medio il lavoro deve essere 1. noioso; 2. brutto; 3. faticoso; 4. se possibile burocratico e alienante. Ancora meglio se 5. del tutto inutile. Inoltre direi che è necessario lavorare in un ambiente poco stimolante, al comando di quadri e dirigenti incompetenti e autoritari, che toccano il culetto alle segretarie e mestano nel torbido.

    Non lavori in un ambiente simile? Non fai il contabile e da giovane sognavi di fare il pilota di caccia? Ma allora il tuo non è un lavoro, è un passatempo, è inutile, non dovrebbero pagarti! ti stai pure divertendo… Il fatto che il tuo “divertimento” sia di utilità agli altri, naturalmente, non passa per l’anticamera del cervello che interiorizza quelle forme di pensiero.

    Quanto al guadagno, siamo sempre lì. In Italia sono considerati leciti solo i seguenti modi di incamerare reddito e costruire un patrimonio: 1. stipendio fisso (e basso) da lavoro atroce di cui sopra; 2. proventi di qualche attività criminale (spaccio di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione); 3. lascito testamentario (come nelle probabilità del monopoli: hai ereditato 10.000 dollari da un lontano parente, condoglianze!); 4. speculazione finanziaria ed edilizia su vastissima scala; 5. gioco del calcio in serie A.

    Invece quanto alla vendita di armi e all’acquisto di diamanti in Africa ci sono ancora molti ingiusti pregiudizi.

    La produzione di contenuti disponibili sul web non è contemplato fra i lavori seri. Lo sarebbe solo se fosse un lavoro che si fa con contratto e ferie pagate. Se lavorate come “liberi professionisti” e non siete avvocati, allora non state lavorando. State giocando, vi state divertendo, e quindi è ingiusto pagarvi – perché si paga la fatica, si paga il sacrificio, si pagano le nevrosi e gli esaurimenti.

    Ed è del tutto inutile far notare che non sono obbligati a pagarvi, che il contenuto che stanno leggendo – e che magari hanno cercato, e che quindi per loro è utile – è distribuito gratuitamente. La sola idea che voi possiate mettervi in tasca un centesimo grazie alla loro visita li manda in bestia, come se quel centesimo fosse entrato in tasca a voi dopo essere uscito dalla loro.

    Perdonate lo sproloquio torrenziale, ma le farneticazioni fossili di questo paese cominciano veramente a irritarmi. Bel post, meritevole di uno spam feroce 🙂

    • Oltre a perdonarti io ti faccio anche una statua o – se preferisci – un’icona sacra.
      Dici tutte le cose che penso da sempre, soprattutto sulla concezione italiota del lavoro, che non può essere né bello né divertente. Deve essere avvilente, noioso, gestito da persone orribili e grette.
      Se così non è, come dici tu, allora non è lavoro.
      Tutto il resto viene di conseguenza.
      Di nuovo: quoto tutto, tutto, tutto.

      • Voglio una bella icona russa, con lo sfondo dorato. Se si può vorrei apparire come San Francesco d’Assisi, mentre accarezzo il lupo 🙂

        Comunque, se qualcuno vuole ospitarmi, gli scrivo una serie di post: “Gli Italiani e il lavoro”. Pubblico impiego, privati, piccola e grande azienda, concorsi, tutto.

    • Fantastico il post, e questo commentp da solo é da applausi.
      Perché é sacrosantemente vero. La cultura deve essere per tutti e di tutti, quindi gratis. E chi ne produce i contenuti non deve/può chiedere di essere retribuito, altrimenti non é piú gratis. Come poi faccia a vivere, con questi presupposti, é un problema solo suo.

  5. Avevo seguito a suo tempo la polemica. Capisco la tua posizione e mi sento di condividerla. All’inizio ero scettico, perché è pervasiva l’opinione che ciò che stai facendo non sia un lavoro… questa idea di lavoro che descrive bene Alessandro Madeddu in un commento. Ti dirò, decisivo è stato il mio ingresso nel mondo del lavoro, molto diverso da come lo immaginavo e da ciò che il mio percorso di studi mi aveva preparato ad affrontare. Per cui, dico: ben vengano pulsanti, wishlist e vari ammenicoli. Mi sembra però di capire che la risposta non sia ampia, da come ne parli, persino con qualcosa di semplice e a costo zero come la condivisione. Io stesso ho l’impressione che i post che condivido non li legga nessuno, ma forse solo perché uso il social network sbagliato.

    • La risposta non è ampia, no. Più che altro bisogna sempre ribadire il concetto, perché non sembra mai radicarsi autonomamente in testa ai lettori. E io non amo ripetere tutte le volte quanto ho detto oggi nell’articolo.
      Spero che prima o poi certe cose diventino automatiche anche qui..l

  6. hai proprio ragione,quindi se passi dalla provincia di Bergamo fammelo sapere che un pranzo o una cena te la offro volentieri,dovrai pero’ accontentarti della cucina casalinga di mia moglie, per i ristoranti purtroppo non è periodo…

  7. Sì, quoto anch’io.
    Naturalmente.
    Cristo santo, a volte mi sembra di stare alla Fiera dell’Ovvio.
    Peccato che non sia così.

  8. L’ha ribloggato su Il Ragnoe ha commentato:
    Io non ho intenzione (almeno per parecchio tempo ancora, poi chissà: se Il Ragno dovesse continuare ad espandersi nei prossimi anni, c’è sempre tempo per cambiare idea) di usare il mio blog per guadagnare qualcosa, ma è comunque importante ricordare che vale la pena spendere qualche euro per ripagare il lavoro che i blogger svolgono, un impegno spesso sottovalutato. Perciò, riposto quest’articolo e vi invito a rifletterci.

  9. Ciao, giungo tardi a visitare il tuo blog e tra ci arrivo per vie traverse… ma l’importante è il tempo e l’interesse verso le tue parole!! Trovo coerente e sensato (oltre che ben scritto) tutto ciò che scrivi e condivido. Mi è capitato di seguire da lontano questa polemica scrivendo un post sull’e-book di eFFe: I book blog e già lì , tra le righe, dicevo che il LAVORO CULTURALE va riconosciuto e come sottolinei tu ci sono vari modi per conoscerlo, premiarlo e soprattutto fare in modo che abbia la possibilità di esistere. Nessuno mai lo dice, ma scrivere è una passione, vero, ma richiede tempo, fatica e impegno… però bisogna pur mangiare e così il tempo per questa “passione” resta limitato, a volte si trascura o si deve mettere da parte anche senza volerlo. Faccio la “blogger ” da pochissimo, ma amo la scrittura da sempre e articoli come il tuo mi regalano un sorriso e un pensiero: menomale, allora non sono un’aliena!!!
    C’è un sacco di gente che si nasconde dietro affermazioni di indipendenza, libertà, ma a volte mi chiedo: forse per vivere mangiano carta e bit… Lo insegnino anche a me!

    A proposito ufficializzo l’invito: se passi da Torino ti offro pranzo e giro turistico per la città!
    Laura

    • Grazie mille!
      Sia per il commento, ricco ed esaustivo, che per l’offerta di invito a pranzo a Torino 😉

      Sul concetto di passione in molti ci giocano. Siccome è tale, non merita di essere pagata, se non di tanto in tanto, a mo’ di elemosina.
      Chissà perché l’Italia, patria di artisti e poeti, alla fine si è imbruttita con stupidi preconcetti come questo…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.