fumetti

Allegri trentenni morti

Ogni maledetto lunedì su due

Questo post nasce navigando a vista, dopo la lettura nel nuovo libro a fumetti di Zercalcare, Ogni maledetto lunedì su due, che vi consiglio caldamente.
All’inizio l’idea era quella di ricavarne una recensione, ma ho preferito cambiare impostazione all’articolo. Innanzitutto perché su Zerocalcare potrei dire soltanto una serie di banalità che tutti già sanno: è bravo, è talentuoso, sa passare dall’agro al dolce nel giro di due tavole, senza farti mai pesare le cose.
Poi sì, ci sono i radical chic, che lo accusano di far leva su facili sentimenti (la nostalgia, la cultura POPolare, le battute da film comico etc etc). Ma io i radical chic li odio, e comunque su di loro torneremo più in là nel post.
Da dove partire, dunque? Innanzitutto con una confessione: Ogni maledetto lunedì su due (d’ora in poi OMLD) mi ha fatto ridere – molto – e al contempo mi ha lasciato un retrogusto amaro, ma piacevole, per ciò che l’autore ha fatto trapelare pagina dopo pagina, con un intermezzo che fa da struttura portante alla raccolta di strisce pubblicate in questi due anni sul blog di Zerocalcare.
Da questo retrogusto nasce anche il titolo del mio post: Allegri trentenni morti.

Innanzitutto c’è il discorso dell’identificazione.
Zerocalcare ha qualche hanno meno di me, ma rientra (per sua stessa ammissione) nella fascia che in Italia viene chiamata “dei trentenni”, ma che comprende tutti coloro che sono nati più o meno tra il 1973/74 e il 1983/84, con anche la possibilità di sforare in entrambe gli estremi. Perché essere trentenni in Italia è più uno stato sociale che non un fatto anagrafico.
E Zerocalcare è uno “di noi”, ossia facilmente identificabile tra chi cura questo blog (cioè io) e molti di coloro che lo leggono abitualmente.

La rivoluzione degli auricolari.

La rivoluzione degli auricolari.

 

Siamo i figli degli anni del boom, della Milano da bere, di un paese che garantiva diritti e prospettive. Non è mai stato il Bengodi, ma si stava bene.
E noi siamo cresciuti cullandoci in sogni e illusioni. Senza scadere nella pesantezza e nella retorica, Zerocalcare ci ricorda quali erano i suoi sogni da ragazzino. Che, magia delle magie, sono sorprendentemente simili ai miei.
Diventare paleontologo o archeologo.
Clonare i dinosauri.
Vivere in futuro simili a quello dei film di fantascienza.
Fidanzarsi con Natalie Imbruglia (eh sì, questa coincidenza mi ha stupito più delle altre).

Nel giro degli ultimi 10-12 anni le prospettive di questo paese hanno iniziato a livellarsi verso il basso. I sogni sono diventati soltanto illusioni, e noi – molti di noi – siamo rimasti a guardare la nave che andava verso l’iceberg.
Questa è la metafora scelta da Zerocalcare per descrivere il paese: un Titanic, possente e dalla stazza rassicurante, che però è andato pian piano incontro al disastro, senza fare nulla per tentare di modificare la rotta.
Colpa del manovratore, ma colpa anche nostra.
Siamo dei trentenni non all’altezza dei sogni che avevamo.
E il paese è stato ancor meno all’altezza, non aiutandoci in alcun modo a realizzarli.
Altro che sogni: ci han tolto anche il lavoro e il diritto all’istruzione. Per non parlare di tutti coloro che sognavano di campare onestamente, intrattenendo il prossimo: scrittori, fumettisti, blogger. Che qui da noi oramai sono considerati la feccia, i perdigiorno per antonomasia.
I tanti perché di questo sfacelo li abbiamo visti in mesi e mesi di discussioni, qui su Plutonia. Non ci tornerò oggi.

Sì, in questo libro si parla anche di troll!

Sì, in questo libro si parla anche di troll!

 

Ora facciamo un passo indietro.
OMLD è soprattuto un libro a fumetti divertente. Le strisce quotidiane di Zero le conoscete in molti. Il suo modo di affrontare i piccoli grandi scazzi della vita di tutti i giorni riesce a coniugare uno stile narrativo fresco e brioso con un’introspezione “light”, mai ossessiva o pesante, mai retorica.
L’utilizzo di metafore visive, di pupazzetti (i Cavalieri dello Zodiaco, Holly e Benji, Freddy Krueger etc etc), per dare volto alle varie coscienze del protagonista è azzeccato, immediato, spassoso. Ecco, proprio su questo punto ho letto le critiche di alcuni radical chic, di quelli che la vita deve essere sempre complicata e piena di rimandi ermetici e cerebrali. Di quelli che se un fumettista ha successo, loro no, ti dicono che preferiscono seguirne un altro, quello semisconosciuto, che scrive in sanscrito e che lancia profondi e misteriosi messaggi contro questa umanità stanca e cattiva.
Solo io sento rosicare?
Solo io sento la puzza degli snob che si estende fino a qui?
Ma vabbé, lasciamoli nel loro triste universo a sfumature di grigio, dove si sono autoproclamati sommi sapienti e migliori tra i migliori.

Concludendo, OMLD è un volume che senz’altro vi consiglio, a meno che non siate dei radical chic, o dei tipi talmente seri a cui un sorriso può causare seri danni alla pelle.
Personalmente parlando, questa lettura è stata un gran bel viaggio.
E quell’ultima tavola, con la copertina di Left of the Middle che affonda insieme al Titanic di noi trentenni… Mamma mia.
Brividi.

Natalie Imbruglia - Left of the Middle

PS: Vi piaccia o meno, oggi qui su Plutonia gira questa musica. Chi mi conosce meglio saprà perché mi appartiene.

– – –

Altre recensioni di fumetti.

Alex Girola – follow me on Twitter

22 risposte »

  1. Bel pezzo, partecipato ed esaustivo.
    E che profonda amarezza, anche. Trasversale all’età. La malinconia di un mondo che non c’è più, che prometteva di meglio e ci ha scagliato addosso il peggio.

  2. Oddio, sarà che io sono nato nel ’70 e ricordo purtroppo gli anni del terrorismo, la strage di Bologna, e poi i vari scandali di corruzione e tangenti, e i discorsi catastrofisti sul debito pubblico e la disoccupazione alla fine degli anni ’80…
    Beh, insomma, io la sensazione di vivere in un paese con un futuro radioso non l’ho mai avuta. Credo che ciò che sta accadendo in questi ultimi mesi sia solo l’inevitabile confronto con problemi troppe volte rimandati nel corso degli anni, che intanto sono diventati decenni e che ora pesano sul presente.
    Adesso inizia la vera sfida: dimostrare che sappiamo cavarcela.

    • Mah, io da giovane questo paese non lo percepivo così negativo, sarà che m’informavo di meno (sto parlando dell’adolescenza o poco più). Non a caso negli anni ottanta l’Italia era nella Tor five dei posti dove la gente anbiva vivere. Ma da lì non abbiamo più fatto nulla.

  3. Io sono nato nel ’67.
    Volevo fare il paleontologo – e faccio il paleontologo (al momento a stipendio zero, naturalmente).
    E nel tempo libero leggo (anche) libri di archeologia.
    Non clono i dinosauri, ma scrivo fantascienza – perché credo che scrivere fantascienza aiuti a realizzare il futuro che desideriamo (è un discorso che abbiamo già fatto).
    Questo come premessa per segnalare che anche i quarantenni condividevano molti di quei sogni – e se io sono uno straccio di dimostrazione, forse ai tempi, con un po’ d’impegno, almeno un paio si riusciva a realizzarli.
    L’impressione che ricavo spesso, lavorando con le generazioni più giovani (i nati negli anni ’90), è che sia stata loro inflitta una nefasta dose di “realismo”.
    Loro sognano di fare soldi senza lavorare.
    D’altra parte, noi sognavamo di fare i paleontologi (o di scrivere, o di viaggiare), e qualcuno c’è riuscito.
    E l’impressione è che non ce lo perdoneranno mai.

    PS: la vera differenza – io sognavo di fidanzarmi con Kate Bush o con Stevie Nicks.
    😉

    • Fare soldi senza lavorare è un buon sogno, alla fine. Oggi tocca lavorare senza guadagnare, o quasi. Siamo ad una svolta importante, credo. A me non è chiaro se le generazioni più giovani siano attrezzate per il futuro (chi lo è mai, in fondo?); sopratutto perchè mai futuro fu più incerto e oscuro in generale. Anche le ipotesi sono impraticabili.
      A me piaceva Senta Berger, ma era già sposata.
      Il mio sogno – visto che leggevo molto e mi procuravo i libri nei negozietti di compravendita – era che un giorno un adolescente – come ero io allora – potesse trovare su una bancarella o in un negozietto simile un mio libro, dozzinale finchè si vuole, ma una “mia” avventura. Forse l’ho realizzato. Ma quel sogno è obsoleto, ormai.
      Ora sogno solo di andarmene (a piedi con Girola, magari), via, lontano, dimenticando e dimenticandomi.
      Lo so, lo so: la delusione è un lusso. Ma certo non è andata proprio benissimo.
      Chiedo scusa se sono andato fuori tema.

    • Di sicuro il nostro è un paese in cui i sogni sono semmai stati tollerati, mai incoraggiati.
      Ben venga chi di noi ha comunque realizzato dieci, ma resta la consapevolezza che altrove quel dieci sarebbe stato capitalizzato a venti.
      L’impressione è che per molti anni a venire il gioco sarà al ribasso.

      • Infatti. Il gioco sarà più che mai al ribasso. Hai ragione. La preoccupazione è fino a che punto si spingerà il ribasso. Senza voler fare allarmismi, mi pare che stiamo facendo passi indietro da gigante, e non solo in Italia. A me pare anche che, al di là dei fatti, i “segni” ci siano tutti. E non parlo di “segni” incoraggianti. A volte mi pare di stare vivendo in un racconto di Ballard. E in questo senso (anche se non ci sarò più) sarei davvero curioso di vedere come vivranno da adulti e oltre i ragazzi che ora sono adolescenti o pre adolescenti. Non ci vedo vie di mezzo: o saranno felicissimi in un mondo molto migliore o sarà dura, ma dura dura.

        • Io non sono un pessimista per natura (o meglio, lo sono per quel che riguarda le mie cose personale, ma le cose generali, il macrocosmo sociopolitico etc).
          Il fatto che in questo caso non riesca a spendere una vera parola di incoraggiamento mi preoccupa dunque più del dovuto…

  4. Io sono nato nell’86, ma a gennaio quindi non sono lontanissimo da quella fascia. Mi riconosco paurosamente in molte di queste cose, dal voler fare il paleontologo o l’astronauta, all’immaginare un futuro più ambizioso dell’eterno presente di oggi, al subire la rivoluzione informatica… dell’mp3, dei dvd e quant’altro. Ah, il cellulare!
    E una cotta per la cantante di “Torn”, musica che girava allora (ma oggi no).

    • Come ho detto, la fascia dei trentenni è molto capiente 😛
      Alla fine ci hanno illusi per bene, dai.
      Però noi continuiamo a non adeguarci, per fortuna.

      Ps: da me Nat non ha mai smesso di cantare, anche se anche lei ha subito il suo brutto risveglio.

  5. Ero proprio fuori dal mondo… non sapevo nemmeno che fosse uscito, e per questo ti ringrazio.

    Passando invece al lato più polemico del post, non posso che darti ragione. I sogni sono ormai merce rara, venduta a caro prezzo e quasi sempre sotto forma di truffa ben orchestrata.
    Ma il problema è che sembra che alle persone, almeno quelle che rientrano nella categoria, vada bene così…
    Non fraintendermi, non sono fra quelli che dicono “è così, che ci vuoi fare” ma mi rendo conto che sempre più spesso, miei coetanei, rinunciano ai loro sogni solo perché la società ha inculcato loro che è così che si cresce.
    E così, mi dispiace dirlo, ma i sogni finiranno sempre più in basso, fino a sparire del tutto…

    • Le persone, italiani compresi (o forse direi: soprattutto loro) hanno disimparato a sognare per le cose che contano davvero.
      Oramai il sogno è comprarsi l’auto più figa. Che poi, per carità, ci sta anche. Purché non si riduca tutto solo a quello…

  6. Conosco lui ma non ho letto questo volume, però capisco il discorso. 🙂

    Mi viene da pensare che la parola chiave sia proprio “sogno”, che per alcuni vuol dire tutto e per altri niente, come quando ci dicevano “non sognare a occhi aperti” eccetera eccetera. Beh, io ho continuato a farlo e magari non mi ha portato nulla di concreto, ma come persona mi piaccio di più così che se li avessi messi via. Perché, poi? Magari in nome di un’oscura idea di maturazione perché “devi piantarla con queste cazzate e diventare una persona adulta”, quando in realtà anche i sognatori diventano adulti, solo che poi – se nel frattempo non sono diventati matti – non hanno dentro quell’infelicità che li spinge a denigrare e ridicolizzare chi ha ancora voglia di divertirsi con la sua immaginazione, e ha ancora un dialogo aperto col proprio cervello.

    • “I piedi per terra”, che da sobrio consiglio è diventato un inno alla mediocrità.
      Non a caso un mio amico yankee continua a ripetermi che la grande differenza tra noi e loro è che loro sanno ancora sognare, nel piccolo come nel grande…
      Retaggio culturale?

  7. A me è arrivato stamattina (Santa Amazon).
    E leggerli (o rileggerlo, visto che è quasi tutto materiale che aveva già offerto gratuitamente sul suo blog) mi ha fatto bene: mi ha fatto sorridere, ridere, e riflettere.
    Poi arriva il tuo post a farmi riflettere ancora di più. Poi Davide che mi ricorda che anch’io, da piccolo, volevo fare il paleontologo (ma Jurassic Park e i cloni sauri ancora non c’erano).
    È poi basta, che mi sono messo a vedere il video dell’Imbruglia fatta di fumo.
    Bello, peccato che canti in ciabatte.

    • Che poi io Zerocalcare l’ho conosciuto grazie a te, quindi devo solo ringraziarti!

      Natalie è bellissima, ma ne hanno spesso gestito l’immagine come “fidanzatina interplanetaria”… Che poi allora mi piaceva così, mentre adesso la vorrei un po’ più sexy 🙂

  8. Ho letto i primi due (la profezia dell’armadillo ed un polpo alla gola), anche se è solo una raccolta delle striscie del blog non me lo faccio scappare.

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