Jungle Jim – African Pulp

Jungle Jim 19

Da qualche tempo seguo con interesse alcuni artisti sudafricani, in particolare scrittori, fotografi, filmmaker e modelle.
Corrispondendo con alcuni di loro via Twitter ho scoperto una generazione ricca di talenti e di energie creative, con un grande senso di apertura verso il prossimo.
Un po’ l’opposto di quel che avviene qui in Italia.
Di letteratura “di genere” sudafricana ho già parlato recensendo due libri della coppia S.L. Grey (pseudonimo con cui pubblica un’affiatata coppia di scrittori), Il Manichino e The Ward.
I romanzi sono ottimi, superiori alla media di molti altri horror italiani e americani letti negli ultimi mesi. Proprio grazie a S.L. Grey ho scoperta l’esistenza dell’interessantissimo magazine di “african pulp” Jungle Jim, pubblicato bimensilmente e acquistabile anche su Amazon. Il progetto è molto valido e spendo volentieri qualche parola per presentarvelo.

Una rivista digitale, scritta in inglese, che spazia dall’horror, alla fantascienza, dal pulp puro al thriller. Tutti gli scrittori e illustratori coinvolti sono rigorosamente africani. Quasi tutte le storie pubblicate sono ambientate in Africa.
Questo, in poche parole, è Jungle Jim.

Andiamo più nel dettaglio.
La qualità dei racconti è mediamente molto buona. Le copertine, di cui vi pubblico una gallery in calce al post, sono davvero belle e particolari. Il prezzo – circa 2.70 euro a numero – è irrisorio, soprattutto contando che ogni nuova uscita di Jungle Jim contiene tre o quattro racconti autoconclusivi, più una storia a puntate (di tanto in tanto).

Qualche indizio su alcuni dei racconti finora pubblicati negli oltre venti numeri di Jungle Jim:

Una visione futuristica di un Egitto futura potenza stellare;
Divinità oscure che risorgono dalla jungla congolese;
La Cape Town del 3000, in cui gli umani convivono con gli alieni;
L’esplorazione della cava maledetta di Kokwana;
L’invasione di centipedi giganti in un parco tematico del Kenya;
Un incontro con Frida, la più spietata serial killer nigeriana;
Una corsa ai diamanti che scatena la follia omicida nel deserto;
I segreti della razza aliena che vive nel sottosuolo di Mombasa.

Questo e molto altro ancora, ovviamente.
Il tutto con ricche sfaccettature che permettono al lettore “straniero” di scoprire un’Africa molto diversa da quella che appartiene all’immaginario collettivo europeo e/o occidentale.
Un’Africa più corrispondente alla realtà che, per assurdo, si sublima agli occhi dei lettori attraverso le metafore del fantastico.

Jungle Jim 6

Se leggete in inglese vi consiglio di dare un’occhiata al sito ufficiale del magazine e di provare l’acquisto di un numero a vostro piacimento.
Difficilmente rimarrete delusi, in più avrete la possibilità di sperimentare nuove sfumature della narrativa pulp, cosa che non fa mai male, specialmente oggigiorno, coi confini tra i paesi che si assottigliano sempre più.

Da italiano resta il rammarico di non avere nulla del genere all’orizzonte.
Il nostro ambiente letterario è troppo frammentato e antagonista per sostenere un progetto così ricco, diffuso e propositivo. Da noi oramai vige la sfiducia, alimentata dalle piccole ma crudeli lotte tra clan, che non fanno altro se non creare ulteriore disinteresse verso quei generi letterari, già ignorati dai nostri conterranei.
Pace e amen: vorrà dire che continueremo a guardare altrove.

Jungle Jim covers

(A.G. – Follow me on Twitter)

19 commenti

  1. Wow! Grazie per la segnalazione. Mi precipito ad acquistare un numero. Sembra interessantissimo. Proprio leggendo qui da te ho scoperto S. L. Grey. E questa rivista pare una miniera di autori…

  2. Gran bella segnalazione! Le copertine mi piacciono un sacco 🙂 Non sono una grande fan dell’horror, ma tutti li altri generi citati sono nelle mie corde, quindi penso proprio ci darò un’occhiata.
    Grazie 😀

  3. Non vorrei sbagliare, ma Jim della giungla era un personaggio deglia anni ’30? Forse c’era qualche film, non ricordo bene.

  4. Cominciamo coi dati pedanti: “Jungle Jim” è il nome col quale di solito vengono indicate quelle strutture di tubi metallici nei parchi giochi. Era anche un personaggio di una serie di telefilm con Johnny Weismuller – una specie di tarzan con la giacca.
    Il gioco di parole del titolo è ovvio – unos pazio incui giocare, ma anche un riferimento “africano”.

    E dopo essermi reso insopportabile con questa nota, passo a notare come esistano ormai davvero dozzine di riviste digitali, orientate a generi e temi diversi, o rappresentative di culture differenti.
    Jungle Jim è un’ottima scoperta, e sarebbe una strada da seguire.
    Ma (tutti in coro!), qui non potrebbe mai funzionare… (e finché continuiamo a crederci, non funzionerà mai).

    1. Qui non funzionerà mai perché nessuno (o comunque pochissimi) pagherebbero un solo euro per leggere una rivista, perdipiù digitale.
      Se la lettura non interessa più in senso assoluto, allora ogni buona idea muore nella culla.
      Però a me fa piacere scoprire altre culture con tendenze opposte alle nostre (crescita dei lettori, del mercato digitale etc etc).

      1. Infatti credo che l’unico esperimento di questo tipo (seppur con poca narrativa e non di genere) sia Speechless – che è gratuita, appunto. Sarebbe curioso vedere cosa succederebbe se venisse a costare un euro.

        1. Quasi facile da indovinare: proporzione del 100 a 1. Su cento vecchi lettori, uno rimane. Gli altri se ne vanno – di questi la metà accusa la redazione di furto, vagabondaggio, genocidio, abigeato e “di volerci guadagnare”.

          Ad ogni modo mi sa che un numero di questa rivistina lo compro, anche se non ho il tempo di leggerla adesso. Mi sembra che se lo meritino, e mi piace lo stile della copertina.

        1. In effetti, così ha più senso!
          Piuttosto, i miei 2 euro e 68 li ho spesi. Volevo prendere l’uscita più recente, ma dato che Amazon mi ha proposto il primo dove ci sono i PIRATI… Segnalo solo che l’acquisto è ultra-macchinoso a causa della presenza di DRM (e del fatto che K4PC ha smesso di girare su wine) però ne sono uscito vittorioso. Per farlo una seconda volta, dovrà convincermi davvero molto!

  5. Grazie per la segnalazione! La prima impressione davanti a questo progetto è stata molto ma molto invitante, complice il fatto che dell’ambientazione Africana conosco davvero poco (il che è imbarazzante, lo so).

    Pur da semplice lettore, capisco quanto sia difficile realizzare qui qualcosa di simile. Capisco che buona parte del problema sono proprio i semplici lettori (e non me ne chiamo fuori), ma spero comunque che prima o poi un progetto di questo tipo veda la luce! Mi farebbe davvero tanto piacere… Forse deviare sul mercato anglofono un ipotetico progetto italiano aiuterebbe?

    1. Sì, deviare sul mercato anglofono potrebbe essere la soluzione migliore, anche se gli sforzi sarebbero ovviamente decuplicati, nell’ottica di produrre un magazine di livello (lessicale) buono.
      Ma non poniamo limiti alla provvidenza.

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